SALUZZO - Il “giallo” dell’asino zoppo costa un’accusa di calunnia a un maresciallo

La Procura sostiene che il militare abbia mentito sugli esiti di un accertamento nei confronti di un allevatore: l’animale non era maltrattato, ma invalido

Andrea Cascioli 09/06/2026 19:33

Un asino zoppo che “trascina” un carabiniere a processo. Non è la trama di un racconto umoristico alla Jerome K. Jerome, ma di una singolare vicenda che sta interessando il tribunale di Cuneo. Il protagonista è appunto un quadrupede con un problema di deambulazione, già anziano all’epoca delle indagini e ormai deceduto. L’animale, affetto da atrogriposi, era stato oggetto di una segnalazione per sospetti maltrattamenti a carico del proprietario, un allevatore di Villanova Solaro. Accadeva nel dicembre 2022, a seguito di un controllo dei carabinieri forestali di Saluzzo. La Procura sospetta però che un maresciallo abbia contestato i maltrattamenti pur sapendo che il problema era da ricondurre a un difetto genetico, presente dalla nascita. La malattia è l’atrogriposi ovvero, come ha spiegato in aula un veterinario, “un non armonico sviluppo dei tendini flessori” che nel caso in oggetto “aveva iniziato a manifestarsi nei primi mesi di vita”. Lo ha confermato nell’ultima udienza del processo per calunnia e falso l’allevatore che condivideva la propria stalla con il proprietario dell’asino. “Ho spiegato ai Forestali - dice - che l’asino aveva questo problema agli arti anteriori: gli avevo detto che anche il papà aveva lo stesso difetto”. Le dichiarazioni che il teste afferma di aver prestato, tuttavia, non erano state verbalizzate. Anche il veterinario dell’Asl coinvolto nei controlli sarebbe stato, secondo il teste, a conoscenza della malattia. L’asino era stato “adottato” anni prima dalla famiglia del proprietario, che lo aveva vinto durante una fiera a Moretta. Sebbene il veterinario avesse ipotizzato una prognosi infausta e la possibile soppressione, l’animale era riuscito a superare le difficoltà e a raggiungere un’età avanzata, morendo intorno ai quindici anni: “L’asino non era maltrattato, arrivava sempre qualcuno a dargli una carota o un pezzo di pane” ribadisce tuttora l’allevatore chiamato a testimoniare. Il 13 giugno verranno sentiti altri due testi chiave, il carabiniere che effettuò i controlli insieme al maresciallo accusato e il veterinario dell’Asl.