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<rss xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" version="2.0"><channel><title><![CDATA[Cuneodice.it > Attualità > Fossano]]></title><link><![CDATA[https://www.cuneodice.it/attualita/fossanese/]]></link><atom:link href="https://www.cuneodice.it/rss/attualita/fossanese/rss2.0.xml?page=124rss2.0.xml" rel="self" type="application/rss+xml"/><description><![CDATA[Tutte le ultime notizie di Attualità a Fossano aggiornate in tempo reale e le news che Cuneo dice]]></description><lastBuildDate>Tue, 30 Jun 2026 12:18:31 +0200</lastBuildDate><image><url>https://static.cuneodice.it/cuneo/images/logo.png</url><title><![CDATA[Cuneodice.it > Attualità > Fossano]]></title><link><![CDATA[https://www.cuneodice.it/attualita/fossanese/]]></link></image><item><title><![CDATA[Una proposta di legge per difendere i negozi di vicinato: Confesercenti lancia la raccolta firme]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/una-proposta-di-legge-per-difendere-i-negozi-di-vicinato-confesercenti-lancia-la-raccolta-firme_123169.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/una-proposta-di-legge-per-difendere-i-negozi-di-vicinato-confesercenti-lancia-la-raccolta-firme_123169.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/123169/151808.jpg" title="" alt="" /><br /><p>&ldquo;Le imprese di prossimit&agrave; sono un valore per tutti. Negozi, pubblici esercizi, botteghe, servizi e imprese diffuse nei quartieri e nei centri urbani, non sono soltanto attivit&agrave; economiche, ma rendono le citt&agrave; pi&ugrave; vive, pi&ugrave; accessibili, pi&ugrave; accoglienti e pi&ugrave; sicure. Per questo non possiamo correre il rischio di perderle&rdquo;.</p>
<p>A sostenerlo con forza &egrave; Confesercenti attraverso la direttrice generale della provincia di Cuneo Nadia Dal Bono. Una convinzione che &egrave; una priorit&agrave; da sempre e che ora si concretizza in un&rsquo;azione forte che per&ograve; ha bisogno del sostegno di tutti coloro che credono che poter contare su un negozio sotto casa sia pi&ugrave; bello e utile. Confesercenti ha infatti avviato una raccolta firme a livello nazionale, attraverso la quale intende promuovere una proposta di legge di iniziativa popolare per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimit&agrave;.</p>
<p>&ldquo;Da sempre sostenere le imprese di prossimit&agrave; &egrave; per noi una priorit&agrave; - prosegue la direttrice Dal Bono -. Per questo abbiamo aderito convintamente come provincia di Cuneo a questa iniziativa di Confesercenti nazionale e intendiamo sostenere la raccolta firme&rdquo;.</p>
<p>Ne serviranno 50mila autenticate di imprenditori e cittadini per far approdare in Parlamento la proposta di legge &ldquo;Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimit&agrave;&rdquo;. &ldquo;&Egrave; importante sostenere questa proposta - sottolinea la direttrice generale della provincia di Cuneo -, al fine di chiedere ed ottenere strumenti pi&ugrave; efficaci per rilanciare il commercio, i servizi e le attivit&agrave; diffuse nelle nostre citt&agrave;, riconoscendo il loro ruolo economico, sociale e civile&rdquo;. Il traguardo delle 50mila firme deve essere raggiunto entro il 25 novembre 2026.</p>
<p>&ldquo;Facciamo un appello a tutti per sostenere anche dal nostro territorio questa iniziativa per tutelare imprenditori e lavoratori, dare un servizio importante di scelta e qualit&agrave; che &egrave; anche un punto di riferimento per gli anziani, i giovani, i turisti e per tutti coloro che abbinano a un prodotto di qualit&agrave; un sorriso in pi&ugrave;, un consiglio e una spiegazione pi&ugrave; approfondita su ci&ograve; che si acquista. Una vetrina accesa rappresenta un piccolo mondo che crea e diffonde valori sociali, un&rsquo;economia sostenibile, produce occupazione, garantendo allo stesso tempo pluralismo dell&rsquo;offerta e accesso a beni e servizi essenziali per i residenti. Senza dimenticare il valore aggiunto che queste realt&agrave; offrono al quartiere e alle citt&agrave; perch&eacute; una serranda aperta significa avere una strada pi&ugrave; viva e pi&ugrave; sicura&rdquo;.</p>
<h2>Come si firma e quanto tempo serve per firmare online?</h2>
<p>&Egrave; possibile firmare online attraverso la piattaforma del Ministero della Giustizia, accedendo con SPID, CIE o CNS. Servono meno di 2 minuti ed &egrave; possibile farlo dal pc o dal telefono. Bastano pochi passaggi:<br>1. Clicca questo link <a href="https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6700009" target="_blank" rel="nofollow">https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6700009</a><br>2. Accedi alla piattaforma del Ministero della Giustizia tramite SPID o CIE.<br>3. Sottoscrivi la proposta con un clic.</p>
<p>&ldquo;Non lasciamo che le nostre citt&agrave; si spengano - &egrave; l&rsquo;appello che lancia Nadia Dal Bono, direttrice generale di Confesercenti della provincia di Cuneo -. Diamo forza al nostro territorio: firma e, se ti va, fai firmare anche altre persone. Grazie&rdquo;.</p>]]></description><pubDate>Tue, 30 Jun 2026 10:21:00 +0200</pubDate><dc:creator>c.s.</dc:creator><author><name>c.s.</name></author></item><item><title><![CDATA[Sacchetto (FdI): “Necessario un nuovo bando per il rinnovo dei mezzi spazzaneve nei Comuni montani”]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/sacchetto-fdi-necessario-un-nuovo-bando-per-il-rinnovo-dei-mezzi-spazzaneve-nei-comuni-montani_123155.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/sacchetto-fdi-necessario-un-nuovo-bando-per-il-rinnovo-dei-mezzi-spazzaneve-nei-comuni-montani_123155.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/123155/151783.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Un nuovo Ordine del Giorno &egrave; stato depositato dal consigliere regionale del Piemonte Claudio Sacchetto (Fratelli d'Italia). Collegato al disegno di legge n. 145 (Assestamento al bilancio di previsione finanziario 2026-2028 e disposizioni finanziarie), impegna la Giunta regionale a predisporre un nuovo bando destinato all'acquisto di mezzi e attrezzature per lo sgombero neve, finalizzati soprattutto ai Comuni montani, alle Unioni montane e alle Comunit&agrave; montane.</p>
<p>&ldquo;La sicurezza della viabilit&agrave; nelle aree montane rappresenta un servizio essenziale per cittadini, imprese e attivit&agrave; economiche. Garantire collegamenti efficienti durante la stagione invernale significa assicurare il diritto alla mobilit&agrave;, l'accesso ai servizi e la continuit&agrave; delle attivit&agrave; produttive e turistiche che caratterizzano molte realt&agrave; del nostro territorio&rdquo;, dichiara Sacchetto.</p>
<p>L'Ordine del Giorno richiama la Legge Regionale n. 59 del 1979, che riconosce la pubblica utilit&agrave; del servizio di sgombero neve e individua nella collaborazione tra enti locali uno strumento fondamentale per garantire l'efficienza degli interventi, soprattutto nelle aree montane.</p>
<p>&ldquo;L&rsquo;ultimo stanziamento regionale specificamente destinato all'acquisto di mezzi e attrezzature risale al 2022, quando furono messi a disposizione 400 mila euro attraverso un bando che ha consentito agli enti locali di rafforzare la propria dotazione. A distanza di alcuni anni, ritengo opportuno valutare una nuova misura che possa sostenere in particolare quei Comuni che dispongono di risorse limitate ma che devono affrontare ogni inverno costi significativi per mantenere aperta e sicura la rete viaria&rdquo;, continua Sacchetto.</p>
<p>La proposta prevede di destinare eventuali nuove risorse prioritariamente ai territori montani, favorendo anche forme di collaborazione tra enti e possibili sinergie con altri soggetti del territorio.</p>
<p>&ldquo;Le aree montane e interne piemontesi svolgono un ruolo fondamentale nella tutela e nella valorizzazione del territorio, metterle nelle condizioni di affrontare al meglio le emergenze invernali significa contribuire alla qualit&agrave; della vita dei residenti e sostenere la permanenza delle persone nelle aree interne e di montagna. Con questo Ordine del Giorno intendiamo fare una proposta concreta, affinch&eacute; la Regione continui ad accompagnare gli enti locali nello svolgimento di un servizio indispensabile per le nostre comunit&agrave;&rdquo;, conclude Sacchetto.</p>]]></description><pubDate>Tue, 30 Jun 2026 09:03:00 +0200</pubDate><dc:creator>c.s.</dc:creator><author><name>c.s.</name></author></item><item><title><![CDATA[Dai mini invasi ai limiti per l'imbottigliamento: "L'acqua è una risorsa non inesauribile, va tutelata"]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/dai-mini-invasi-ai-limiti-per-l-imbottigliamento-l-acqua-e-una-risorsa-non-inesauribile-va-tutelata_123154.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/dai-mini-invasi-ai-limiti-per-l-imbottigliamento-l-acqua-e-una-risorsa-non-inesauribile-va-tutelata_123154.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/123154/151782.jpg" title="" alt="" /><br /><p>"Acqua, un bene che la montagna ha il dovere di difendere!". Si apre cos&igrave; il comunicato diffuso dall'Assemblada Occitana Valades, che si inserisce nel dibattito relativo alla gestione delle risorse idriche (ri)partito nelle scorse settimane in concomitanza con la prolungata ondata di calore che ha investito il Piemonte.</p>
<p>Questo il testo completo: "Come ogni qualsivoglia volta che c'&egrave; un ondata di calore o una fase siccitosa prolungata si torna a parlare di emergenza idrica e di possibili soluzioni sempre uguali e mai attuate (generalmente la creazione di mega invasi che poi trovano l'opposizione delle popolazioni locali e vengono dimenticati fino alla prossima siccit&agrave;). Noi de l'Assemblada occitana ci dichiariamo favorevoli invece a progetti meno invasivi come i mini-invasi che genererebbero anche un ritorno economico in termini di turismo.&nbsp;Siamo fermamente convinti che l'acqua sia un bene da tutelare e da valorizzare. Non possiamo esimerci dal richiedere che l'acqua non venga sprecata e renderla un valore per la montagna. Crediamo sia necessario una nuova riformulazione dei versamenti (i canoni che attualmente sono ridicoli), con adeguati aumenti, che i Comuni di pianura versano alla montagna per lo sfruttamento dell'acqua in agricoltura. &Egrave; inoltre necessario che si ponga un limite allo sfruttamento delle fonti a fini commerciali (l'imbottigliamento). Non &egrave; tollerabile che quando si inizia a essere in emergenza siccit&agrave;, si invitino (giustamente) i cittadini a risparmiare e non sprecare l&rsquo;acqua si consenta alle grandi aziende di continuare a trarre profitti milionari alle aziende di imbottigliamento. Crediamo sia doveroso porre un limite a questa situazione.&nbsp;L'acqua &egrave; una risorsa non inesauribile, va tutelata, risparmiata e valorizzata. &Egrave; inoltre necessario un grande piano di rifacimento della rete degli acquedotti che ormai sono dei colabrodi. &Egrave; necessario che questi interventi vengano finanziati con fondi europei con un nuovo PNRR per contrastare il cambiamento climatico! L'acqua &egrave; delle montagne! Valorizziamola!".</p>]]></description><pubDate>Tue, 30 Jun 2026 09:01:00 +0200</pubDate><dc:creator>Redazione</dc:creator><author><name>Redazione</name></author></item><item><title><![CDATA[La Granda a rapporto: l’export in calo non scuote il “modello Cuneo”]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/la-granda-a-rapporto-lexport-in-calo-non-scuote-il-modello-cuneo_123134.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/la-granda-a-rapporto-lexport-in-calo-non-scuote-il-modello-cuneo_123134.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/123134/151755.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Le esportazioni faticano, il &ldquo;modello Cuneo&rdquo; no. Questo in sintesi dice il rapporto Cuneo 2026 della Camera di Commercio, presentato stamane nella sede dell&rsquo;ente camerale. Si tratta anche, ricorda il presidente <strong>Luca Crosetto</strong>, del primo degli eventi legati al centenario del palazzo di via Emanuele Filiberto: uno dei pochi che vennero costruiti appositamente per ospitare la &ldquo;casa&rdquo; delle imprese locali.</p>
<p>&ldquo;Questo splendido palazzo compie un secolo ma l&rsquo;istituzione, nata nel 1862, ha radici ben pi&ugrave; profonde&rdquo; ricorda Crosetto, riepilogando i numeri principali del report sullo stato di salute dell&rsquo;economia provinciale: &ldquo;In una cornice sicuramente molto instabile la nostra provincia si &egrave; trovata esposta in prima linea, eppure laddove la superficie s&rsquo;increspa emerge la tenuta straordinaria del &lsquo;modello Cuneo&rsquo;. Il nostro Pil si &egrave; attestato a 24,6 miliardi di euro, quasi il 15% della ricchezza dei piemontesi&rdquo;. Dalle vendite all&rsquo;estero, per&ograve;, arrivano le note dolenti: &ldquo;I primi dati dell&rsquo;anno registrano un netto calo dell&rsquo;export, -4,8%, in controtendenza rispetto alla tenuta nazionale: non possiamo ignorare questo campanello d&rsquo;allarme. Questo dato non ci deve spaventare, ma dev&rsquo;essere una bussola per capire dove rimboccarci le maniche&rdquo;.</p>
<p>Per il resto, il lavoro registra numeri pi&ugrave; che incoraggianti: &ldquo;Nel 2025 il mercato del lavoro cuneese ha visto una crescita dell&rsquo;occupazione a un eccezionale 72,6%: una cifra superiore di dieci punti a quella nazionale e supportata da un tasso di disoccupazione al 3,3%. Il 2025 &egrave; stato un anno in cui abbiamo finalmente potuto cogliere i frutti del completamento della Asti Cuneo e dalla tanto attesa, seppur parziale, riapertura del colle di Tenda&rdquo;.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/123134/small_151756.jpg" alt="Il rapporto Cuneo 2026" loading="lazy"></p>
<h2>La demografia lenta: due anziani per ogni bambino</h2>
<p>Il punto di partenza &egrave; una demografia che vede la Granda primeggiare, in Piemonte, col passo del gambero. L&rsquo;et&agrave; media dei circa 582mila residenti (583 in pi&ugrave; rispetto allo scorso anno) si attesta a 47 anni, in aumento rispetto al 2024 e in linea con la media nazionale, ma pi&ugrave; bassa di quella piemontese (48,3 anni). L&rsquo;indice di vecchiaia registra un dato di 212,6 anziani over 65 per ogni 100 individui con meno di 15 anni, anche in questo caso molto al di sotto della media regionale (248,3) e poco inferiore a quella nazionale (216,3). L&rsquo;indice di dipendenza strutturale, cio&egrave; il carico di individui non autonomi rispetto a 100 unit&agrave; di popolazione in et&agrave; attiva, si attesta a 60,7.</p>
<p>Il prodotto interno lordo ha visto nel 2025 una lieve flessione (-0,2%): nondimeno, sottolinea&nbsp;<strong>Elena Porta</strong> di Unioncamere, il valore aggiunto per abitante &egrave; cresciuto ancora e &ldquo;la provincia continua a vantare un livello di ricchezza per abitante nettamente superiore rispetto a quello piemontese e italiano&rdquo;. In termini statistici si parla di 37.775 euro a testa contro i circa 34mila della media italiana.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/123134/small_151757.jpg" alt="Il rapporto Cuneo 2026" loading="lazy"></p>
<h2>Imprese che durano, 6 su 10 oltre i cinque anni</h2>
<p>Sono 80.569 le localizzazioni nel registro imprese, comprendenti sia le unit&agrave; locali che le sedi d&rsquo;impresa: tra queste 14.199 imprese femminili, 5.603 imprese straniere e 5.863 aziende guidate da giovani. Le nuove attivit&agrave; in corso d&rsquo;anno sono state 3.361, a fronte di 3.287 cessazioni, con un saldo positivo di 74 unit&agrave;.</p>
<p>Cuneo &egrave; la 27esima provincia italiana per numero di aziende registrate, pur avendo attraversato una dinamica che tra il 2000 e il 2025 ha visto le sedi d&rsquo;impresa diminuire da 76mila a 64mila: un trend in linea con quello nazionale. Un dato che distingue la provincia, semmai, riguarda la sopravvivenza delle imprese: oltre 6 imprese su 10 traguardano i primi cinque anni di attivit&agrave;.</p>
<p>&ldquo;La struttura imprenditoriale di oggi &egrave; profondamente diversa da quella di inizio millennio&rdquo; osserva l&rsquo;analista di Unioncamere: vale in particolare per le attivit&agrave; del turismo che hanno raddoppiato il proprio peso in questo frangente, passando dal 3,4% al 6,1%. Il trend positivo di consolidamento strutturale delle aziende &egrave; proseguito anche quest&rsquo;anno. Oggi il 16,1% delle imprese &egrave; una societ&agrave; di capitale, contro il 5% del 2000, mentre la quota di imprese individuali &egrave; passata dal 72% al 60,4%.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/123134/small_151758.jpg" alt="Il rapporto Cuneo 2026" loading="lazy"></p>
<h2>Novemila &ldquo;scoraggiati&rdquo; dal lavoro in meno</h2>
<p>Lo stock di occupati &egrave; cresciuto di circa 7mila unit&agrave; dal 2024, con un aumento sia della componente femminile che di quella maschile. Il dato porta l&rsquo;occupazione complessiva a un ottimo 72,6%, dal 70,5% di un anno prima. In quest&rsquo;ottica va letto il leggero incremento di disoccupati, dal 2,8% al 3,3%: &ldquo;La crescita non preoccupa particolarmente, perch&eacute; gli inattivi sono diminuiti del 9%. Quello che probabilmente &egrave; accaduto - spiega Porta - &egrave; che una parte degli &lsquo;scoraggiati&rsquo; - sono 90mila, dai 99mila precedenti - ora &egrave; entrata nella forza lavoro o sta cercando di inserirsi&rdquo;.</p>
<p>Resta marcato invece uno squilibrio di cui si era gi&agrave; parlato nei report precedenti, quello tra l&rsquo;occupazione maschile al 74,8% e un&rsquo;occupazione femminile (63%) pi&ugrave; bassa di quasi 12 punti percentuali.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/123134/small_151759.jpg" alt="Il rapporto Cuneo 2026" loading="lazy"></p>
<h2>Il made in Cuneo ora cerca i mercati extra Ue</h2>
<p>L&rsquo;elemento che ha contraddistinto in negativo il 2025 - si diceva - riguarda il commercio estero: le imprese hanno visto un calo in termini di valore (10 miliardi e 980 milioni, -1,4% rispetto al record degli 11 miliardi registrato nel 2024). Nello stesso periodo si registrano 6,3 miliardi di importazioni, in aumento del 15%. Il saldo di bilancio commerciale &egrave; quindi pari a 4,6 miliardi di euro e in forte flessione rispetto all&rsquo;anno 2024.</p>
<p>Le esportazioni made in Cuneo hanno &ldquo;cambiato pelle&rdquo; in particolare per quanto riguarda la destinazione: la quota verso i mercati Ue &egrave; scesa al 62,5% del totale. Francia e Germania restano i principali mercati di sbocco, dietro guadagnano quote la Spagna e gli Usa mentre diminuisce la rilevanza di Regno Unito e Belgio. A fare la parte del leone &egrave; il settore alimentare, con una quota del 42% in continua crescita, che ne fa la principale voce di esportazione all&rsquo;estero nel manifatturiero.</p>
<p>Prosegue la sua corsa anche il turismo, dove sia gli arrivi (993.982) che le presenze (2,3 milioni) hanno registrato un incremento dell&rsquo;ordine di 10,7 punti percentuali, con un +12,6% di turisti stranieri: oggi rappresentano il 45,9% del totale dei pernottamenti, in aumento dal 30% di inizio millennio.</p>]]></description><pubDate>Mon, 29 Jun 2026 18:18:00 +0200</pubDate><dc:creator>Andrea Cascioli</dc:creator><author><name>Andrea Cascioli</name></author></item><item><title><![CDATA["Siamo tutti Mario Roggero": la solidarietà di Vannacci e Cruciani al gioielliere di Grinzane Cavour]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/alba-e-langhe/siamo-tutti-mario-roggero-la-solidarieta-di-vannacci-e-cruciani-al-gioielliere-di-grinzane-cavour_123058.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/alba-e-langhe/siamo-tutti-mario-roggero-la-solidarieta-di-vannacci-e-cruciani-al-gioielliere-di-grinzane-cavour_123058.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/123058/151647.jpg" title="foto Ansa" alt="foto Ansa" /><br /><p>&ldquo;Siamo tutti Mario Roggero&rdquo;. &Egrave; la scritta riportata su una t-shirt indossata da Roberto Vannacci e dal giornalista Giuseppe Cruciani, nel corso di un evento organizzato a Vicenza dal leader di Futuro Nazionale, dedicato alle &ldquo;vittime della criminalit&agrave;&rdquo;. Un messaggio dedicato al gioielliere di Grinzate Cavour, che attende la sentenza definitiva sul processo che lo vedo condannato a oltre 14 anni di reclusione per l&rsquo;uccisione di due rapinatori che avevano assaltato la sua attivit&agrave; nel pomeriggio del 28 aprile del 2021. L&rsquo;orafo fin dall&rsquo;inizio ha sostenuto la tesi della legittima difesa: sulla vicenda metter&agrave; la definitiva parola fine la Cassazione, con udienza fissata il prossimo 15 luglio.</p>
<p>&ldquo;Bisogna utilizzare casi estremi come una persona che ha ucciso due rapinatori per far capire che dobbiamo cambiare la legge sulla legittima difesa. Bisogna ampliare le possibilit&agrave; con cui una persona che viene aggredita nel proprio negozio debba poter reagire&rdquo;, ha detto Cruciani sul palco del Teatro Comunale di Vicenza.</p>
<p>Vannacci ha sostenuto che &ldquo;quando una persona si difende &egrave; sempre legittimata a farlo&rdquo; e ha chiesto di &ldquo;eliminare la possibilit&agrave; di risarcire il criminale&rdquo;.&nbsp;</p>]]></description><pubDate>Mon, 29 Jun 2026 08:58:00 +0200</pubDate><dc:creator>Redazione</dc:creator><author><name>Redazione</name></author></item><item><title><![CDATA[Qualità dell'aria, i mezzi pubblici assenti nelle nuove misure: "Si favorisce il trasporto privato"]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/qualita-dell-aria-i-mezzi-pubblici-assenti-nelle-nuove-misure-si-favorisce-il-trasporto-privato_123056.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/qualita-dell-aria-i-mezzi-pubblici-assenti-nelle-nuove-misure-si-favorisce-il-trasporto-privato_123056.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/123056/151645.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Dopo le nuove <a href="https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/il-piemonte-vara-nuove-misure-anti-smog-cancellato-il-blocco-delle-auto-euro-5_122932.html" target="_blank" rel="nofollow">misure per la qualit&agrave; dell'aria</a> introdotte e annunciate la scorsa settimana dalla Regione Piemonte, riceviamo e pubblichiamo l'intervento del Coordinamento Mobilit&agrave; Integrata e Sostenibile, in particolare sugli aspetti che riguardano il trasporto pubblico locale.</p>
<p>"La Regione Piemonte ha presentato le nuove misure per la qualit&agrave; dell&rsquo;aria che eviterebbero, a ottobre, il fermo di oltre trecentomila veicoli Euro 5 nella sola nostra regione, a causa del grave inquinamento che interessa la Pianura Padana. Su molti di questi provvedimenti non abbiamo la competenza per esprimere un parere, anche se persino ad un profano alcuni di questi appaiono molto ambiziosi e per vederne davvero risultati concreti pensiamo che saranno necessari impegno e verifiche puntuali nella loro applicazione. Sul tema del trasporto pubblico per&ograve; abbiamo le conoscenze e la preparazione per poter evidenziare che, con rammarico, nel piano &egrave; quasi del tutto assente il tema. Ricordiamo che il Piemonte &egrave; sul podio in Italia tra le regioni con il pi&ugrave; alto numero di autoveicoli rispetto alla popolazione, circa 700 ogni 1000 abitanti, e questo come conseguenza di politiche del passato che hanno preferito favorire il trasporto privato e, nello stesso tempo, hanno depauperato quello pubblico e collettivo che aveva servito i piemontesi per decenni. La nostra Regione inoltre continua ad avere la maglia nera per chilometri di ferrovie chiuse al traffico, interi territori hanno servizi di collegamento fragili, sottodimensionati o persino inesistenti nei fine settimana e in generale il servizio offerto dai gestori non &egrave; sempre all&rsquo;altezza di una regione sviluppata, di sicuro non in grado di offrire un&rsquo;alternativa competitiva all&rsquo;automobile.</p>
<p>L&rsquo;unico riferimento nel piano della Regione &egrave; l&rsquo;iniziativa Piemove per gli universitari, che &egrave;&nbsp;sicuramente un buon punto di partenza, ma per ora &egrave; limitata a una platea molto piccola, gi&agrave; di suo&nbsp;pi&ugrave; orientata all&rsquo;uso del trasporto pubblico, e ne esclude una pi&ugrave; ampia che comprende le scuole&nbsp;dell&rsquo;obbligo e chi deve spostarsi per parecchi chilometri per accedere agli istituti di riferimento.&nbsp;Come Co.M.I.S. continuiamo a sostenere che una visione complessiva per favorire una migliore&nbsp;qualit&agrave; dell&rsquo;aria e della vita dei cittadini stia in un reale e coraggioso investimento nel trasporto&nbsp;pubblico su ferro e su gomma; nel potenziamento dei servizi esistenti secondo le indicazioni che da&nbsp;anni i territori non mancano di fornire; in una riapertura razionale ma reale delle linee sospese, che &egrave;&nbsp;stata finora troppo timida e contraddittoria; in una regolamentazione tariffaria che istituisca&nbsp;finalmente un Biglietto unico regionale con un sistema facile, comprensibile e accessibile a tutti i<br>cittadini piemontesi.&nbsp;Il messaggio che rischia di passare &egrave; che usare l&rsquo;auto vada bene sempre e comunque, mentre&nbsp;l&rsquo;obiettivo di una buona amministrazione pubblica sarebbe di creare le condizioni perch&eacute; i cittadini&nbsp;scelgano di lasciarla parcheggiata o di non averne proprio bisogno.</p>
<p>Serve perci&ograve; un cambio di visione ed un approccio diverso al problema annoso della qualit&agrave;&nbsp;dell&rsquo;aria come a quello dei numerosi sinistri stradali che producono vittime e feriti con un costo&nbsp;umano e sociale elevatissimo.&nbsp;Lavoriamo tutti assieme per raggiungere gli obiettivi necessari al miglioramento della qualit&agrave; di vita&nbsp;dei cittadini altrimenti tutti i provvedimenti rischiano di essere inefficaci oltre a provocare uno<br>spreco di risorse preziose che se meglio investite potrebbero avviare finalmente cicli virtuosi con processi duraturi che si consolidano nel tempo".</p>
<p><strong>Co.M.I.S.</strong><br><strong>Coordinamento Mobilit&agrave; Integrata e Sostenibile</strong></p>]]></description><pubDate>Mon, 29 Jun 2026 08:33:00 +0200</pubDate><dc:creator>Redazione</dc:creator><author><name>Redazione</name></author></item><item><title><![CDATA[Gli orti "colpevoli" della mancanza d'acqua? "Spiegazione non convincente, gli sprechi sono altri"]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/gli-orti-colpevoli-della-mancanza-d-acqua-spiegazione-non-convincente-gli-sprechi-sono-altri_123022.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/gli-orti-colpevoli-della-mancanza-d-acqua-spiegazione-non-convincente-gli-sprechi-sono-altri_123022.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/123022/151577.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Dopo <a href="https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/caldo-e-siccita-l-ato-scrive-ai-comuni-sensibilizzate-i-cittadini-a-un-uso-responsabile-dell-acqua_122855.html" target="_blank" rel="nofollow">l'invito al risparmio di acqua</a> rivolto ai Comuni cuneesi dall'Ato, raccolto e promosso dal presidente della Provincia Luca Robaldo, arriva l'intervento del Coordinamento Alleanza Verdi Sinistra e Possibile di Cuneo. Di seguito il comunicato completo.</p>
<p>"Abbiamo letto il comunicato del Presidente della Provincia di Cuneo ai Comuni, in merito al problema della siccit&agrave; e la conseguente carenza idrica. La preoccupazione di Robaldo sarebbe anche condivisibile, se ci limitiamo ad una ottica di emergenza contingente, per&ograve; riteniamo che prendere di mira ad esempio gli orti famigliari come &ldquo;colpevoli&rdquo; della scarsit&agrave; d&rsquo;acqua, non sia del tutto convincente e non permette di individuare soluzioni davvero credibili e durature del problema. &Egrave; vero che Robaldo parla specificamente delle acque potabili, cio&egrave; quelle erogate dagli acquedotti a seguito di trattamenti di potabilizzazione, ma non tiene conti del fatto che tutte le risorse idriche possono diventare risorse potabili, in caso di necessit&agrave;, e quindi anche per questo, oltre che per la tutela della natura, vanno salvaguardate e mantenute in condizioni ottimali sia in termini di quantit&agrave; che di qualit&agrave;. Sono infatti queste acque che alimentano le falde sotterranee e, di conseguenza, la gran parte delle acque utilizzabili per a potabilizzazione. Quindi, per una efficace politica di salvaguardia delle acque potabili presenti e future, tutte le acque vanno salvaguardate, non solamente quelle gi&agrave; distribuite oggi dagli acquedotti. Succede invece che i nostri corsi d&rsquo;acqua, uno dopo l&rsquo;altro, stanno riducendosi e prosciugandosi anche del tutto in un numero crescente di casi. Una delle cause principali &egrave; quella dei cambiamenti climatici (a proposito, come mai i negazionisti sono cos&igrave; silenziosi in questo periodo?).</p>
<p>Esistono tuttavia altre cause, anche esse causate dalle azioni umane, che depauperano le acque del nostro territorio cuneese, alle quali il Presidente della Provincia non fa cenno. Prima di tutto bisogna considerare enormi estensioni di mais della pianura cuneese, che hanno sostituito le altre colture agricole storiche perch&eacute; gli allevamenti di suini ne han bisogno (variet&agrave; di mais usate come mangime). Il mais &egrave; la coltura che consuma in assoluto pi&ugrave; acqua. Quindi negli scorsi decenni si &egrave; trasformato il territorio in una monocoltura ad uso dei grandi allevamenti, in particolare di suini, monocoltura che consuma quantitativi sempre pi&ugrave; grandi di acqua. Nel nostro territorio i grossi allevatori, i consorzi irrigui e i grossi proprietari di terreni dedicati al mais da mangime formano un &ldquo;blocco&rdquo; che condiziona fortemente le scelte territoriali, ad esempio per l&rsquo;approvazione di progetti di derivazioni, dighe, condotte idriche al servizio di tale monocoltura, sempre pi&ugrave; assetata. Si tenga presente come ogni ettaro di mais consuma mediamente tra i 5000 e gli 8000 metri cubi d&rsquo;acqua all&rsquo;anno, in parte compensate dalle precipitazioni. In Provincia di Cuneo (fonte Confagricoltura) abbiamo, a seconda delle annate, dalle 30 mila alle 39 mila ettari sono coltivati a mais. Questo mais destinato praticamente in toto agli allevamenti consuma quindi dai 60 milioni di mc ad oltre 300 milioni di mc d&rsquo;acqua all&rsquo;anno. Quantitativi enormi. Nelle annate siccitose, come questa, praticamente tutto il fabbisogno viene prelevato dalle risorse idriche superficiali o sotterranee. Sono stati approvati cos&igrave; i progetti faraonici come ad esempio quello della &ldquo;Serra degli Ulivi" per derivare acque dai torrenti Pesio ed Ellero per essere stoccate al servizio del mais e degli allevamenti situati pi&ugrave; a valle. Per forza che i nostri fiumi, gi&agrave; in difficolt&agrave; a causa dei cambialenti climatici, si prosciugano.</p>
<p>Ma non &egrave; finita. Ogni anno nel Cuneese vengono estratti (fonte Regione Piemonte) e imbottigliati complessivamente circa 1,5 milioni di metri cubi d&rsquo;acqua. Questo volume rappresenta la quota prevalente della produzione dell'intero Piemonte, che a livello regionale tocca circa 2,3 milioni di mc annui. Non embra tanto rispetto ai 300 milioni di mc prelevati per il mais, ma teniamo conto che in questo caso non si tratta della pianura ma di ambienti altamente vulnerabili di sorgenti e corsi d&rsquo;acqua di montagna.</p>
<p>Infine non possiamo ignorare un&rsquo;altra tipologia di prelievi idrici, cio&egrave; quelli destinati alla produzione della cosiddetta &ldquo;neve artificiale&rdquo; degli impianti di risalita. Si cerca insomma di far fronte alla mancanza di neve naturale causata dai cambiamenti climatici, con impianti per la produzione di neve artificiale a partire dall&rsquo;acqua prelevata da sorgenti naturali in quota e poi sparata sulle piste coi &ldquo;cannoni da neve&rdquo;. Si preferisce quindi procedere a tutti i costi con la deturpazione della montagna, con lo sfruttamento di ogni risorsa idrica possibile, fino anche ad esaurirle tutte se occorre, pur di mantenere in piedi una attivit&agrave; che, senza pi&ugrave; nevicate, sarebbe anche discutibile. Anche questo tipo di impianti di innevamento artificiale in quota &egrave; in costante aumento. A questo proposito occorre ricordare che il Consiglio comunale di Mondov&igrave; &egrave; stato convocato per autorizzare la cessione al Comune di Frabosa Sottana di un terreno di propriet&agrave; comunale. L&rsquo;obiettivo sarebbe consentire la realizzazione di un grande invaso d&rsquo;acqua destinato alla produzione di neve artificiale. Trattandosi del Comune di Mondov&igrave;, immaginiamo che il presidente Robaldo ne sia a conoscenza. Eppure, nel suo comunicato ai Comuni sull&rsquo;emergenza idrica, tra gli esempi di spreco d&rsquo;acqua (legato all&rsquo;emergenza contingente) leggiamo di orti, di autolvaggi, ma non leggiamo nulla sulle necessarie politiche di salvaguardia delle risorse idriche per l&rsquo;ambiente e come potenziali risorse potabili delle future generazioni, perch&eacute; non possiamo accontentarci della sola politica dell&rsquo;emergenza. Prendendo innanzitutto in considerazione i consumi, e gli sprechi, pi&ugrave; grandi nel nostro territorio".</p>]]></description><pubDate>Sun, 28 Jun 2026 07:12:00 +0200</pubDate><dc:creator>Redazione</dc:creator><author><name>Redazione</name></author></item><item><title><![CDATA[L’industria che fa la storia. Confindustria celebra il “travaj” piemontese]]></title><link>https://www.cuneodice.it/rubriche/alba-e-langhe/lindustria-che-fa-la-storia-confindustria-celebra-il-travaj-piemontese_122926.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/rubriche/alba-e-langhe/lindustria-che-fa-la-storia-confindustria-celebra-il-travaj-piemontese_122926.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122926/151384.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Il saper fare, il lavoro. Anzi <em>&lsquo;l travaj</em>, una parola che ha un&rsquo;origine tremenda: arriva da <em>tripallium</em>, uno strumento di tortura medievale. Tre pali che trafiggevano il condannato a morte. &ldquo;Si entra nella dimensione della sofferenza, del patimento fisico e magari spirituale&rdquo; spiega l&rsquo;attore e divulgatore della lingua piemontese <strong>Paolo Tibaldi</strong>, dal palco dell&rsquo;assemblea di Confindustria Cuneo al Teatro Sociale di Alba.</p>
<p>Per&ograve; &egrave; una parola che evolve, perch&eacute;&nbsp;<em>travaj</em> nel tempo diventa travaglio e cio&egrave; quel momento che precede il parto, fatto di tribolazione e di sofferenza ma anche dell&rsquo;orgoglio di &ldquo;mettere al mondo&rdquo;: &ldquo;L&rsquo;augurio pi&ugrave; bello del mondo del lavoro &egrave; fare qualcosa che ti somigli il pi&ugrave; possibile&rdquo;. Ma il <em>travaj</em> &egrave; anche un modo per definire un lavoro difficile: un <em>travaj del pentu</em> prevede una grandissima sofferenza a fronte di una scarsa resa. L&rsquo;espressione arriva dalla valle Maira, quando i <em>cavj&egrave;</em> e i <em>pellassiers</em> preparavano le parrucche per la migliore nobilt&agrave; d&rsquo;Europa. Se la domanda era troppa rispetto alle possibilit&agrave;, si cercava appunto di fare &ldquo;il lavoro del pettine&rdquo;, cio&egrave; industriarsi con i pochi capelli rimasti per fare nuove parrucche.</p>
<p>&ldquo;Beica che t&rsquo;ei mac fa &lsquo;l to travaj&rdquo; era la risposta dei genitori piemontesi di un tempo allo scolaro che mostrava un bel voto: ovvero &ldquo;guarda che hai solo fatto il tuo lavoro&rdquo;. Un monito che riflette il carattere riservato e laborioso dei piemontesi, tratteggiato in modo eccezionale da&nbsp;<strong>Giovanni Arpino</strong>: &ldquo;I piemontesi continuano a produrre pi&ugrave; di quanto consumano, seguitano a credere che lavorare bisogna, obbediscono a un codice morale che parla di fedelt&agrave;, di puntiglio, di sacrificio nel presente perch&eacute; questo presente &egrave; il crogiuolo del domani, dei figli, delle cose&rdquo;.</p>
<p>Confindustria ha aperto con questo messaggio un&rsquo;assemblea tutta dedicata alla celebrazione dell&rsquo;&ldquo;industria che fa la storia&rdquo;, della piemontesit&agrave; operosa, orgogliosa ma modesta, comunque attenta a non fare mai il passo pi&ugrave; lungo della gamba. Forse anche perch&eacute;, come ricorda ancora Tibaldi, &ldquo;la storia dell&rsquo;industria piemontese parte dalle campagne, in quella sapienza del lavoro che sa plasmare il paesaggio, un linguaggio, una mentalit&agrave;&rdquo;.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122926/small_151387.jpg" alt="L'assemblea di Confindustria" loading="lazy"></p>
<h2>&ldquo;La nostra forza va difesa ogni giorno&rdquo;</h2>
<p>&ldquo;Cuneo non &egrave; soltanto una terra di eccellenze riconosciute&rdquo; dice il presidente degli industriali cuneesi <strong>Mariano Costamagna</strong>: &ldquo;&Egrave; una delle aree pi&ugrave; produttive e pi&ugrave; solide del Paese. Lo dicono il valore del suo Pil, il peso dell&rsquo;industria, la forza dell&rsquo;agricoltura, la capacit&agrave; di esportare meccanica e componentistica, l&rsquo;alimentare e il vino. Sono numeri molto importanti ma prima, prima ancora, sono la fotografia di una provincia che produce, che ha fatto del made in Italy il suo mantra&rdquo;.</p>
<p>Se anche dopo la pandemia il territorio &ldquo;ha mostrato una capacit&agrave; di reazione che non possiamo dare per scontata&rdquo;, continua Costamagna, pure non va sottovalutato che &ldquo;il primo trimestre 2026 presenta luci ed ombre, il totale dell&rsquo;export provinciale segna una flessione rispetto allo stesso periodo dell&rsquo;anno precedente: &egrave; un segnale che dobbiamo cogliere. La nostra forza va difesa ogni giorno con investimenti, competenza e capacit&agrave; di adattamento&rdquo;.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122926/small_151388.jpg" alt="L'assemblea di Confindustria" loading="lazy"></p>
<h2>La Granda fra le prime 15 province del made in Italy</h2>
<p><em>Esageruma nen</em>, come si dice. Anche se i numeri confortano, ancor pi&ugrave; di quanto non si dica di solito, l&rsquo;immagine di una provincia che sa fare: l&rsquo;economista <strong>Marco Fortis</strong> sottolinea che la Granda ha la prima posizione, tra le province italiane, come export pro capite di prodotti alimentari vari, prodotti da forno, articoli in gomma e prodotti per l&rsquo;alimentazione animale. Il settore bevande la vede al secondo posto dopo Verona, con un quinto posto per produzione di vini dop stimata in migliaia di ettolitri.</p>
<p>Tra tutte le province italiane, nel decennio 2014-2023 Cuneo si &egrave; piazzata quindicesima per crescita del Pil a valori correnti, con un pi&ugrave; 35,9%. I dati dell&rsquo;export, in linea con quelli del Piemonte, vedono una difficolt&agrave; nell&rsquo;ultimo anno non disgiunta per&ograve; dalla forte tenuta di alcuni settori: per quanto concerne le vendite sui mercati extra Ue il contributo della regione Piemonte copre il 7,1% dell&rsquo;export europeo totale e la provincia di Cuneo &egrave; all&rsquo;1,6%. Nelle esportazioni vitivinicole i dato sale al 2,1% per la Granda.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122926/small_151389.jpg" alt="L'assemblea di Confindustria" loading="lazy"></p>
<h2>Solo gli Usa crescono pi&ugrave; dell&rsquo;Italia nel G7</h2>
<p>E l&rsquo;Italia? Anche qui i numeri raccontano una realt&agrave; di lavoro e competenze che non sempre emerge nel dibattito pubblico. &ldquo;L&rsquo;Italia era l&rsquo;ottavo esportatore mondiale, oggi siamo il quinto escludendo i Paesi di puro transito come l&rsquo;Olanda e Hong Kong&rdquo; osserva l&rsquo;economista, direttore della Fondazione Edison: &ldquo;Da maggio 2025 ad aprile 2026 l&rsquo;Italia ha superato il Giappone ed &egrave; diventato il quarto esportatore. A fine anno - avverte - non sar&agrave; pi&ugrave; cos&igrave;, ma solo perch&eacute; Taipei e Corea del Sud stanno esportando quantitativi enormi di microchip per alimentare la bolla dell&rsquo;intelligenza artificiale: molte vengono fatte tre o quattro volte&rdquo;.</p>
<p>Una dinamica interessante &egrave; quella della crescita del Pil pro capite: l&rsquo;Italia l&rsquo;unico grande Paese oltre alla Cina che abbia incrementato il suo surplus commerciale ed &egrave; seconda nel G7 per crescita dietro agli Stati Uniti, con l&rsquo;8,4% in pi&ugrave; dal 2020 al 2025 contro il +10,9%. Nel caso degli Usa, peraltro, questa crescita &egrave; finanziata dall&rsquo;incremento del debito pubblico per altri settemila miliardi di dollari. &ldquo;Ci sono Paesi, - aggiunge Fortis - come la Gran Bretagna e il Canada, il cui Pil complessivo cresce solo perch&eacute; cresce la popolazione. La crescita della Spagna, che sembra fortissima, in termini pro capite vale la met&agrave; del Pil&rdquo;. A proposito di confronti tra &ldquo;cugini&rdquo;, &ldquo;abbiamo 10mila imprese esportatrici medio-grandi che da sole esportano pi&ugrave; dell&rsquo;intera Spagna: le piccole fanno comunque pi&ugrave; di 50 miliardi in esportazioni&rdquo;.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122926/small_151390.jpg" alt="L'assemblea di Confindustria" loading="lazy"></p>
<h2>Il debito pubblico? Mai stati pecore nere</h2>
<p>Resta la &ldquo;bestia nera&rdquo; del debito, che in realt&agrave; &egrave; soprattutto un tema di interessi. &ldquo;L&rsquo;Italia - conferma la relazione - &egrave; in avanzo statale primario gi&agrave; dal 2024 e lo siamo gi&agrave; stati dal 1992 al Covid: siamo il Paese pi&ugrave; frugale del mondo, restiamo in rosso solo per colpa degli interessi. L&rsquo;Italia &egrave; anche creditore netto verso il mondo con 385 miliardi, pur avendo 1000 miliardi di debito pubblico in mani straniere: Francia e Spagna hanno invece stock di posizione patrimoniale sull&rsquo;estero negativi&rdquo;. Gli Usa, si prevede, supereranno il nostro rapporto debito/Pil nel 2030, la Francia fra i 2030 e il 2035 e probabilmente anche la Cina: &ldquo;Tra dieci anni tutti i paradigmi del passato saranno spazzati via e l&rsquo;Italia non sar&agrave; pi&ugrave; la pecora nera del debito pubblico mondiale che in realt&agrave; non &egrave; mai stata. Anche perch&eacute; il debito rapportato non al Pil ma alla ricchezza finanziaria privata &egrave; molto pi&ugrave; basso rispetto alla Francia, alla Spagna e a molti altri. Senn&ograve; non si spiegherebbe perch&eacute; abbiamo 450 miliardi di debito pubblico detenuto da famiglie e imprese&rdquo;.</p>
<p>&ldquo;La vera sfida - conclude Fortis - sar&agrave; come far crescere il Pil dopo i superbonus edilizi e il Pnrr. Serviranno dopo il 2027 35 miliardi di investimenti per evitare che il Pil freni: serve soprattutto sbloccare le autorizzazioni per le energie rinnovabili e gli investimenti per le infrastrutture&rdquo;.</p>]]></description><pubDate>Fri, 26 Jun 2026 15:55:00 +0200</pubDate><dc:creator>Andrea Cascioli</dc:creator><author><name>Andrea Cascioli</name></author></item><item><title><![CDATA[Riorganizzazione del 118, Case e Ospedali di Comunità, i Sindaci del Cuneese chiedono garanzie]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/riorganizzazione-del-118-case-e-ospedali-di-comunita-i-sindaci-del-cuneese-chiedono-garanzie_122939.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/riorganizzazione-del-118-case-e-ospedali-di-comunita-i-sindaci-del-cuneese-chiedono-garanzie_122939.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122939/151416.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Un documento per sintetizzare tutte le osservazioni sulla riorganizzazione del servizio di emergenza-urgenza 118, sulle Case e sugli Ospedali di Comunit&agrave;. L&rsquo;hanno redatto i Sindaci del Distretto Sud Ovest dell&rsquo;Asl CN1, trasmettendolo a Regione Piemonte, Azienda Zero, alla stessa Azienda sanitaria cuneese e alla Provincia.</p>
<p>Il Distretto Sud Ovest &egrave; quello pi&ugrave; popoloso della provincia, il pi&ugrave; esteso e quello con la minore densit&agrave; abitativa. Al suo interno convivono realt&agrave; profondamente differenti, dalla citt&agrave; di Cuneo alle vallate montane, con esigenze organizzative e tempi di percorrenza molto diversi. Proprio queste peculiarit&agrave; hanno spinto i Sindaci ad approfondire alcuni aspetti della&nbsp;proposta di riorganizzazione prima di esprimere una valutazione definitiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La riforma del 118</h2>
<p>Al primo punto il rispetto dei parametri normativi, in cui si fissa l&rsquo;obbligo di una postazione avanzata ogni 60 mila abitanti per le aree urbane, una ogni 350 chilometri quadrati per le extra urbane e una ogni 700 chilometri quadrati per le aree rurali e montane. &ldquo;Chiediamo di conoscere puntualmente se l'attuale&nbsp;dotazione di postazioni avanzate nel Distretto Sud Ovest possa essere considerata coerente con i parametri previsti per popolazione servita ed estensione territoriale. Considerando che il distretto rappresenta il territorio pi&ugrave; vasto dell'Asl CN1 e che la citt&agrave; di Cuneo da sola concentra una quota significativa delle richieste di soccorso provinciali (9%), appare opportuno comprendere se l'attuale presenza di tre postazioni avanzate sia effettivamente sufficiente o se, al contrario, sarebbe opportuno valutare l'istituzione di ulteriori postazioni&rdquo;.</p>
<p>I Sindaci si soffermano poi sul fenomeno del cosiddetto &ldquo;overlapping&rdquo;, la sovrapposizione tra pi&ugrave; interventi di soccorso nello stesso momento: &ldquo;Dai dati pubblici di Azienda Zero e da quelli riportati nello studio AGM Project Consulting, emerge che una quota rilevante dei codici gialli (37%) e rossi (30%) viene gestita da mezzi non medicalizzati. Considerando che secondo la Societ&agrave; Italiana Sistema 118 il tasso di sovrapposizione non dovrebbe superare il 10%, chiediamo quale sia l'incidenza reale dell'overlapping sulle missioni ad alta priorit&agrave; e quali siano i dati puntuali relativi alle sovrapposizioni degli interventi&rdquo;. Nel documento si chiede anche quale sia la percentuale di codici gialli e rossi privi di supporto medico nelle&nbsp;tempistiche previste dalla normativa (8 minuti per le aree urbane, 20 minuti per le aree extra-urbane e montane) a casa dell&rsquo;indisponibilit&agrave; contemporanea delle risorse avanzate.</p>
<p>Le analisi evidenziano infatti picchi con anche venti missioni contemporanee a livello provinciale e numerose sovrapposizioni di eventi ad elevata gravit&agrave;: &ldquo;Situazioni che appaiono difficilmente gestibili con sole cinque automediche&nbsp;provinciali&rdquo;.</p>
<p>Tra le richieste anche garanzie sull&rsquo;uniformit&agrave; dei tempi di risposta: &ldquo;Pur prendendo atto del rispetto dei tempi medi provinciali, emerge una significativa disomogeneit&agrave; tra i diversi Comuni&rdquo;: &ldquo;La disponibilit&agrave; di servizi sanitari tempestivi e adeguati rappresenta infatti non solo una garanzia di tutela della salute, ma anche un elemento fondamentale per la permanenza&nbsp;delle persone nei territori montani e per la loro attrattivit&agrave;. Un eventuale indebolimento della rete dell'emergenza territoriale rischierebbe di aumentare il senso di isolamento delle comunit&agrave; delle terre alte e di contribuire, insieme ad altri fattori, ai processi di spopolamento che da anni interessano queste aree&rdquo;.</p>
<p>Numerosi chiarimenti richiesti anche sul ruolo dell&rsquo;elisoccorso, ritenuto &ldquo;fondamentale per garantire l'equit&agrave; territoriale del sistema&rdquo;, sull&rsquo;eliminazione dell&rsquo;Automedica h12 di Dronero e della nuova postazione di soccorso base di Borgo San Dalmazzo, oltre che sulla disponibilit&agrave; di personale medico e sull&rsquo;effettiva sostenibilit&agrave; del sistema proposto: &ldquo;Dai dati presentati emerge che il sistema dispone attualmente di circa 80 mila ore annue di&nbsp;attivit&agrave; medica, delle quali una quota significativa deriva da prestazioni aggiuntive. Ci domandiamo quindi se l'obiettivo debba necessariamente essere la riduzione della presenza medica territoriale oppure se sia possibile individuare forme organizzative capaci di valorizzare e progressivamente stabilizzare questo patrimonio professionale&rdquo;. &ldquo;Chiediamo quali azioni concrete la Regione intenda mettere in campo per aumentare l'attrattivit&agrave; del sistema dell'emergenza territoriale e se una riduzione delle postazioni mediche non rischi di determinare un ulteriore aggravamento dei carichi e delle condizioni di lavoro&rdquo;, scrivono i Sindaci nel documento, chiedendo garanzie e chiarimenti non solo sulla disponibilit&agrave; di personale medico, ma anche e soprattutto di quello infermieristico.</p>
<p>&ldquo;Comprendiamo - proseguono le osservazioni - la necessit&agrave; di garantire la sostenibilit&agrave; del sistema e di affrontare le criticit&agrave; organizzative esistenti. Tuttavia, riteniamo che il principio guida di qualsiasi riorganizzazione debba essere il miglioramento della qualit&agrave; e dell'equit&agrave; del servizio reso ai cittadini.&nbsp;Per questo motivo chiediamo che venga dimostrato, attraverso dati oggettivi e simulazioni trasparenti, come il modello proposto sia effettivamente migliorativo rispetto alla situazione attuale non soltanto sotto il profilo organizzativo, ma anche sotto quello della tutela della salute delle persone. Le sfide che attendono il sistema sanitario, dall'invecchiamento della popolazione alla carenza di alcune professionalit&agrave;, dalla gestione delle cronicit&agrave; alla sostenibilit&agrave; economica, richiedono infatti sempre pi&ugrave; una visione unitaria e una capacit&agrave; di fare rete tra tutte le istituzioni coinvolte&rdquo;.</p>
<h2><br>Case e Ospedali di Comunit&agrave;</h2>
<p>Una corposa parte del documento &egrave; dedicata, poi, alla richiesta di aggiornamenti sullo stato di attuazione effettiva della rete di Case e Ospedali di Comunit&agrave;: i Sindaci chiedono quali strutture sono gi&agrave; pienamente operative, quali sono in via di implementazione e quali sono le tempistiche per il completamento dell&rsquo;offerta assistenziale. Le richieste riguardano anche le dotazioni strumentali, l&rsquo;attuazione del sistema informatico unico per integrare il lavoro dei diversi professionisti, il ruolo dei medici operanti nelle strutture e i temi legati alla comunicazione e al coinvolgimento del territorio: &ldquo;Le Case della Comunit&agrave; rappresentano una delle principali innovazioni introdotte dal Pnrr nel sistema sanitario territoriale. Tuttavia, dalla percezione raccolta sul territorio emerge come molti cittadini, ma anche numerosi amministratori locali, non abbiano ancora una piena comprensione delle funzioni, delle modalit&agrave; di accesso e dei servizi effettivamente erogati all'interno delle strutture. Chiediamo quali iniziative di comunicazione e informazione siano previste per illustrare ai cittadini il ruolo delle Case della Comunit&agrave; e dell'Ospedale di Comunit&agrave;&rdquo;.</p>
<p>Parallelamente, i Sindaci del Distretto Sud Ovest dell&rsquo;Asl CN1 chiedono di &ldquo;mantenere la massima attenzione sul tema dei medici di Medicina Generale&rdquo;: &ldquo;Il medico di famiglia rappresenta infatti il primo presidio di sanit&agrave; pubblica presente sul territorio, il professionista che meglio conosce la storia clinica, familiare e sociale dei propri assistiti e il primo anello della catena dell'assistenza sanitaria. &Egrave; spesso il punto di riferi mento pi&ugrave; vicino e accessibile per i cittadini, in particolare per le persone anziane, fragili e &nbsp;affette da patologie croniche. Questa funzione assume un valore ancora pi&ugrave; rilevante nei piccoli Comuni e nelle aree montane, dove la presenza del medico di famiglia rappresenta spesso l'unico presidio sa nitario stabile e continuativo a disposizione della popolazione. Chiediamo pertanto che la programmazione sanitaria continui a considerare prioritario il mantenimento di una capillare presenza dei medici di Medicina Generale, con particolare&nbsp;attenzione ai territori periferici e ai piccoli Comuni, affinch&eacute; l'innovazione organizzativa rappresentata dalle Case della Comunit&agrave; possa tradursi in un rafforzamento, e non in un indebolimento, della medicina di prossimit&agrave;&rdquo;.</p>
<p>&ldquo;Le Case della Comunit&agrave; e l'Ospedale di Comunit&agrave; - conclude il documento - rappresentano un investimento importante per il nostro territorio e uno dei principali interventi finanziati attraverso il Pnrr. &Egrave; per&ograve; necessario ricordare che il finanziamento ha consentito principalmente la realizzazione e l'adeguamento delle strutture fisiche. La vera sfida inizia adesso. Il successo di questo progetto non si misurer&agrave; dalla qualit&agrave; degli edifici inaugurati, ma dalla capacit&agrave; di renderli luoghi realmente vissuti, dotati di professionalit&agrave;, competenze, tecnologie e servizi in grado di produrre benefici concreti per i cittadini e di rafforzare la sanit&agrave; territoriale&rdquo;.</p>
<p>Contestualmente alla trasmissione del documento, il comitato dei Sindaci ha ribadito la richiesta di un nuovo incontro (l&rsquo;ultimo lo scorso 5 giugno) con i rappresentanti della Regione Piemonte e di Azienda Zero.</p>]]></description><pubDate>Fri, 26 Jun 2026 15:25:00 +0200</pubDate><dc:creator>Andrea Dalmasso</dc:creator><author><name>Andrea Dalmasso</name></author></item><item><title><![CDATA[Il Piemonte vara nuove misure anti-smog: cancellato il blocco delle auto Euro 5]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/il-piemonte-vara-nuove-misure-anti-smog-cancellato-il-blocco-delle-auto-euro-5_122932.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/il-piemonte-vara-nuove-misure-anti-smog-cancellato-il-blocco-delle-auto-euro-5_122932.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122932/151395.jpg" title="" alt="" /><br /><p>La Regione Piemonte approva l&rsquo;aggiornamento del Piano regionale di qualit&agrave; dell&rsquo;aria e avvia nuove misure anti smog, con interventi innovativi che consentono di raggiungere l&rsquo;equilibrio emissivo. &Egrave; quindi la prima Regione tra quelle del Bacino Padano, che comprende anche Lombardia, Veneto e Emilia Romagna, a cancellare il blocco strutturale delle auto Diesel Euro 5, nei mesi da ottobre ad aprile, nell&rsquo;area metropolitana di Torino e a Novara.</p>
<p>Il decreto, approvato dal governo nel luglio 2025 per le Regioni del Bacino Padano, prevedeva infatti l&rsquo;entrata in vigore da ottobre 2026 del blocco per i veicoli Diesel Euro 5 nei centri urbani con pi&ugrave; di 100 mila abitanti, quindi in Piemonte avrebbe coinvolto l&rsquo;area metropolitana di Torino e Novara. Il blocco sarebbe scattato in assenza di misure compensative che la Regione Piemonte ha invece individuato grazie al lavoro della Struttura speciale avviata lo scorso anno e composta dalle direzioni regionali interessate, Arpa, Ires, Province e Citt&agrave; Metropolitana di Torino, Politecnico di Torino, Universit&agrave; di Torino e del Piemonte Orientale, enti di formazione e ricerca universitaria.</p>
<p>La Struttura speciale in questi mesi ha analizzato e individuato una serie di interventi finalizzati all&rsquo;abbattimento degli inquinanti con un&rsquo;azione coordinata che si sviluppa su pi&ugrave; fronti: la mobilit&agrave;, con incentivi per l&rsquo;utilizzo di biocarburanti sui mezzi per il trasporto pubblico e per le auto private; sistemi di regolazione del traffico basati sull&rsquo;intelligenza artificiale, interventi di rigenerazione urbana e potenziamento della mobilit&agrave; pulita; l&rsquo;agricoltura con la diffusione di colture che riducono la diffusione di gas e ammoniaca nell&rsquo;aria, e l&rsquo;energia, con incentivi per la manutenzione degli impianti di riscaldamento vetusti, l&rsquo;installazione di quelli nuovi e meno inquinanti e con interventi di efficentamento energetico degli immobili e riduzione dei consumi.</p>
<p>L&rsquo;ossatura del provvedimento si fonda sul confronto tra lo scenario sul confronto emissivo con l&rsquo;attivazione del blocco dei veicoli Diesel Euro 5 e quello con le misure compensative attraverso l&rsquo;impiego di modelli avanzati di qualit&agrave; dell&rsquo;aria in grado di riprodurre le complesse dinamiche atmosferiche che regolano il trasporto, la dispersione e l&rsquo;accumulo degli inquinanti in atmosfera. Gli scenari evolutivi delle emissioni si fondano sulle elaborazioni del modello Gains (Greenhouse Gas and Air Pollution Interactions and Synergies) sviluppato dall&rsquo;Iiasa, International Institute for Applied Systems Analysis. Dall&rsquo;analisi emerge che, su scala regionale, i risultati sono comparabili in termini di emissioni e concentrazioni di No2 (biossido di azoto), di Pm10 e di Pm2.5, ovvero i tre inquinanti oggetto dei limiti fissati dalla normativa europea.</p>
<p>"Lo scorso anno abbiamo avviato il lavoro della Struttura speciale con l&rsquo;obiettivo di scongiurare il blocco dei veicoli Diesel Euro 5, ovvero circa 307 mila in tutto il Piemonte. E&rsquo; stato fatto un grande lavoro tecnico e scientifico e oggi approviamo l&rsquo;aggiornamento del Piano regionale di qualit&agrave; dell&rsquo;aria - dichiarano il presidente Cirio e l&rsquo;assessore Marnati &ndash; per rafforzare e anticipare alcune delle misure gi&agrave; previste e introdurre azioni innovative e scientificamente validate, in grado di garantire una riduzione delle emissioni equivalenti a quella che sarebbe derivata dal blocco strutturale degli Euro 5. Siamo la prima Regione tra quelle del Bacino Padano che centra questo obiettivo e riesce a coniugare il rispetto dei parametri emissivi stabiliti dall&rsquo;Europa con azioni sostenibili e senza penalizzare famiglie e imprese. La nostra strategia, scientifica e validata, punta su innovazione, tecnologia, incentivi e ricerca: dall&rsquo;utilizzo dei carburanti rinnovabili alle nuove sperimentazioni per l&rsquo;abbattimento degli inquinanti, fino agli interventi sul riscaldamento domestico e alla mobilit&agrave; sostenibile. &Egrave; un approccio concreto che mette insieme tutela della salute, sostenibilit&agrave; ambientale e sviluppo del territorio".</p>
<p>"I dati ci dicono che il Piemonte sta andando nella direzione giusta - aggiunge l'assessore Marnati - Per la prima volta abbiamo raggiunto il rispetto del valore limite annuale del biossido di azoto su tutto il territorio regionale e continuiamo a registrare un progressivo miglioramento degli indicatori della qualit&agrave; dell&rsquo;aria. Questi risultati sono il frutto di un lavoro costante portato avanti insieme ad Arpa Piemonte, agli enti locali, alle imprese e ai cittadini".</p>
<p>"Prosegue il progressivo e continuo miglioramento della qualit&agrave; dell&rsquo;aria in Piemonte: le concentrazioni degli inquinanti sono state in media le pi&ugrave; basse di tutta la serie storica di misura in particolare per i valori di biossido d&rsquo;azoto nelle stazioni di traffico urbano e per il particolato PM10 che PM2.5 &ndash; dichiara il direttore di Arpa, Secondo Barbero - Permane, circostritto ad alcune stazioni urbane, la criticit&agrave; per il mancato rispetto dei limiti in relazione all&rsquo;indicatore sul breve periodo del particolato PM10 anche se in misura minore rispetto agli anni precedenti".</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122932/small_151396.jpg" alt="Foto" loading="lazy"></p>
<h2>LE NUOVE MISURE PREVISTE DAL PIANO</h2>
<p>La Regione incentiva, con una misura da 14 milioni di euro, l&rsquo;uso dei biocarburanti HVO sui mezzi del trasporto pubblico e per le auto private Diesel Euro 5 e 6 (oltre 300 mila veicoli potenziali, di cui 270 mila auto private) prevedendo un incentivo annuo tra i 50 e i 100 euro sul prezzo del carburante grazie all&rsquo;uso di carte bio-carburante. Grazie a un accordo con le compagnie petrolifere la quota di biocarburante disponibile sulla rete di distribuzione crescer&agrave; nei prossimi anni fino al 150 per cento, passando da subito dagli attuali 80-90 a circa 130-140 milioni di tonnellate/anno. L&rsquo;avvio della misura &egrave; previsto nell&rsquo;inverno 2026.</p>
<p>Il Piemonte &egrave; la prima Regione italiana a introdurre un incentivo per l&rsquo;utilizzo dei biocarburanti HVO, sia per i mezzi del trasporto pubblico locale sia per le auto private diesel. Una misura, da 14 milioni di euro, che si integra con quelle strutturali e punta a tagliare da subito le emissioni di CO2, NOx e polveri sottili, senza attendere i tempi lunghi del rinnovo dei parchi veicolari: l&rsquo;Hov gi&agrave; alla pompa pu&ograve; essere utilizzato nei motori diesel in circolazione. Una scelta che permette di coniugare la tutela dell&rsquo;ambiente e lo sviluppo delle fonti rinnovabili con la sostenibilit&agrave; economica per le famiglie.</p>
<p>Altri 44 milioni sono destinati a diversi bandi che hanno il comune obiettivo di rendere le citt&agrave; pi&ugrave; pulite e pi&ugrave; sostenibili. Si tratta in particolare di 14 milioni assegnati alla Regione dal Ministero dell&rsquo;Ambiente e di 30 milioni di fondi Fesr, che in linea con un utilizzo innovativo e trasversale delle risorse europee avviato da questa amministrazione regionale, vengono destinati a misure a favore per la qualit&agrave; dell&rsquo;aria.</p>
<p>In particolare sono previste misure di promozione del car sharing, incentivi per l&rsquo;uso della bicicletta o dei mezzi pubblici nei tragitti casa-lavoro e per la realizzazione di velostazioni, sicure e protette dagli agenti atmosferici.</p>
<p>Nello stesso ambito sono all&rsquo;avvio attivit&agrave; sperimentali, approfondite con Universit&agrave; di Torino e UPO, come la pulizia dell&rsquo;aria, con cubi filtranti modulari, alimentati da fonti rinnovabili, in grado di abbattere polveri e ossidi di azoto in aree ad alta concentrazione di traffico o nei luoghi sensibili, come ad esempio scuole e ospedali. Si tratta di tecniche gi&agrave; adottate in alcune citt&agrave; europee: a Stoccarda e Monaco, grazie a finanziamento del Ministero per l&rsquo;Ambiente della Baviera; a Rotterdam in Olanda, a Seoul in Corea del Sud, in Brasile, Cina ed India.</p>
<p>In campo anche sistemi di nebulizzazione d&rsquo;acqua che catturano particolato e favoriscono l&rsquo;assorbimento di gas inquinanti, come avviene in numerose citt&agrave; asiatiche particolarmente inquinate come Pechino, Dehli, Seul e Tokio. E&rsquo; poi prevista la sperimentazione di materiali innovativi, come le vernici e i rivestimenti fotocatalitici per strutture stradali, come ad esempio gli elementi di arredo urbano, le barriere antirumore, i new jersey che diventano cos&igrave; in grado di catturare gli inquinanti nell&rsquo;aria e polverizzarli portandoli al suolo, da cui possono poi essere lavati.</p>
<p>Grazie al Bando Citt&agrave; rigenerative sono potenziati gli interventi di pedonalizzazione delle aree urbane, l&rsquo;avvio di nuove Zone 30 e gli interventi di forestazione urbana.</p>
<p>A questo si aggiungono le risorse, 11,5 milioni di euro, per l&rsquo;applicazione dell&rsquo;intelligenza artificiale ai sistemi di infomobilit&agrave;, per la gestione del traffico in tempo reale e la modulazione dinamica dei limiti di velocit&agrave; per migliorare la fluidit&agrave; dei flussi, riducendo emissioni e incidenti. Le sperimentazioni partiranno nell&rsquo;area urbana di Torino in autunno.</p>
<p>Per quanto riguarda l&rsquo;agricoltura, l&rsquo;aggiornamento del piano prevede sostegni, finanziati con 10 milioni di euro, per la diffusione di colture di copertura autunno‑vernine in grado di aumentare la capacit&agrave; del suolo e della vegetazione di assorbire l&rsquo;ammoniaca e gli inquinanti nell&rsquo;aria.</p>
<p>Con altri 14,4 milioni, vengono potenziate le misure per la riduzione delle emissioni dei sistemi di riscaldamento con incentivi per la manutenzione degli impianti pi&ugrave; vecchi e inquinanti e per l&rsquo;acquisto e installazione di nuovi sistemi a biomassa.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122932/small_151397.jpg" alt="Foto" loading="lazy"></p>
<h2>PRINCIPALI INTERVENTI FATTI O IN CORSO</h2>
<p>Concorrono agli obiettivi del piano numerosi inteventi gi&agrave; in corso. Tra quelli principali si evidenziano i Bandi FESR destinati alla riqualificazione energetica, per 207 milioni di euro, il sostegno ad interventi per la riduzione delle emissioni ammoniacali in atmosfera, ulteriori 13 milioni di euro ), incentivi per l&rsquo;acquisto di mezzi commerciali green per 10,36 milioni di euro, Piemove, la tessera che consente agli studenti universitari Under 26 di viaggiare gratis a bordo dei mezzi pubblic, finanziata con 37,3 milioni di euro, il bando ambiti urbani 2022-2025 con 8,3 milioni di euro e infine gli incentivi per la sostituzione dei generatori di calore a biomassa legnosa con 9,5 milioni di euro.</p>
<p>&nbsp;</p>]]></description><pubDate>Fri, 26 Jun 2026 14:06:00 +0200</pubDate><dc:creator>Redazione</dc:creator><author><name>Redazione</name></author></item><item><title><![CDATA[Anche in Piemonte cresce la crisi abitativa: "E il Piano Casa del Governo peggiorerà la situazione"]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/anche-in-piemonte-cresce-la-crisi-abitativa-e-il-piano-casa-del-governo-peggiorera-la-situazione_122928.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/anche-in-piemonte-cresce-la-crisi-abitativa-e-il-piano-casa-del-governo-peggiorera-la-situazione_122928.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122928/151392.jpg" title="" alt="" /><br /><p>&ldquo;Da troppi anni ormai le difficolt&agrave; di accesso a un'abitazione dignitosa e sostenibile sono aumentate in modo significativo. Crescono le domande di edilizia residenziale pubblica, aumentano i costi degli affitti, si riduce il potere d'acquisto delle famiglie e permangono gravi criticit&agrave; nella disponibilit&agrave; di alloggi pubblici e sociali&rdquo;. &Egrave; quanto si legge in un comunicato stampa firmato dai sindacati Sunia, Sicet, Uniat e Unione Inquilini di Cuneo.</p>
<p>Secondo quanto riportato, in Piemonte oltre 5 mila alloggi di edilizia sociale non risultano assegnabili ai cittadini che ne hanno diritto perch&eacute; sono necessarie importanti ristrutturazioni. Nella Granda il numero di alloggi sfitti per carenza di manutenzione &egrave; aumentato del 13,8% tra il 2020 e il 2024.&nbsp;</p>
<p>&ldquo;L'offerta di edilizia residenziale pubblica - scrivono i sindacati - risulta largamente insufficiente e le domande di casa popolare sono ampiamente insoddisfatte: nel 2024, a fronte di circa 2.300 domande valide presentate in provincia di Cuneo, solo il 6,5% ha ricevuto una risposta positiva da parte dell'ATC con l'assegnazione di un alloggio&rdquo;.</p>
<p>Analogamente, il mercato della locazione privata non appare in grado di soddisfare la crescente domanda abitativa, sia per la limitata disponibilit&agrave; di alloggi immessi sul mercato &mdash; a fronte del paradosso rappresentato da un patrimonio immobiliare inutilizzato che in provincia di Cuneo raggiunge circa il 40% degli immobili &mdash; sia per il livello elevato dei canoni di locazione, spesso non sostenibile per una parte significativa della popolazione.</p>
<p>Scrivono i sindacati: &ldquo;Di fronte ad una crisi che ha ormai assunto un carattere strutturale, il Piano Casa presentato dal Governo &ndash; pur rappresentando un tentativo di intervenire su problematiche che, nel corso degli ultimi decenni, si sono progressivamente aggravate senza che i governi succedutisi alla guida del Paese abbiano adottato misure capaci di affrontarle in modo efficace &ndash; si rivela inadeguato rispetto alla profondit&agrave; del disagio abitativo e privo di una visione strutturale capace di incidere realmente sul sistema.</p>
<p>Per questo motivo le organizzazioni sindacali degli inquilini hanno espresso una posizione critica nei confronti del Piano Casa: &ldquo;In particolare, destano preoccupazione l'assenza di un piano organico di rafforzamento dell'edilizia residenziale pubblica, la prospettata vendita degli alloggi pubblici agli assegnatari, l'insufficiente tutela della funzione sociale della casa e del patrimonio pubblico, con una prevalente attenzione a strumenti che privilegiano il mercato privato e non appaiono in grado di garantire risposte efficaci alle esigenze delle famiglie a basso reddito, degli anziani, dei giovani, dei lavoratori precari e delle persone in condizioni di vulnerabilit&agrave; abitativa&rdquo;.</p>
<p>Secondo i sindacati le misure proposte dal Governo &ldquo;rischiano di aggravare ulteriormente la situazione di queste categorie sociali, anche attraverso un disegno di legge finalizzato ad accelerare le procedure di sfratto, senza prevedere contestualmente strumenti efficaci di sostegno e tutela per chi si trova in difficolt&agrave;&rdquo;: &ldquo;A giudizio delle nostre organizzazioni, l'emergenza casa richiede invece un deciso rilancio delle politiche pubbliche, attraverso maggiori risorse per l'edilizia residenziale pubblica, il blocco della dismissione del patrimonio pubblico attraverso vasti programmi di riqualificazione e manutenzione, nuovi programmi di costruzione e acquisizione di abitazioni sociali, nonch&eacute; il rifinanziamento del Fondo per il sostegno alla locazione e per la morosit&agrave; incolpevole&rdquo;.</p>
<p>Per tali ragioni, le citate sigle, insieme alle organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil hanno organizzato per il 30 giugno a Cuneo, in largo Audiffredi alle ore 17.30, un presidio pubblico sul tema del Piano Casa.</p>]]></description><pubDate>Fri, 26 Jun 2026 12:53:00 +0200</pubDate><dc:creator>Redazione</dc:creator><author><name>Redazione</name></author></item><item><title><![CDATA[Siccità, Calderoni: "Non possiamo continuare a ignorare gli effetti della crisi climatica"]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/siccita-calderoni-non-possiamo-continuare-a-ignorare-gli-effetti-della-crisi-climatica_122889.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/siccita-calderoni-non-possiamo-continuare-a-ignorare-gli-effetti-della-crisi-climatica_122889.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122889/151325.jpg" title="Mauro Calderoni" alt="Mauro Calderoni" /><br /><p>"Di fronte a periodi sempre pi&ugrave; frequenti e intensi di siccit&agrave; non possiamo continuare a ignorare gli effetti ormai evidenti della crisi climatica. Servono scelte concrete e una strategia di lungo periodo, non contrapposizioni ideologiche o continue deroghe che finiscono soltanto per rinviare le decisioni necessarie". Lo scrive in una nota il consigliere regionale del Partito Democratico Mauro Calderoni.&nbsp;</p>
<p>Il tema degli invasi &egrave; certamente importante e il confronto sulla realizzazione di nuove opere &nbsp;pu&ograve; rappresentare una parte della risposta. &nbsp;<br>Tuttavia, secondo Calderoni, &egrave; necessario guardare anche a soluzioni immediatamente &nbsp;praticabili e gi&agrave; sperimentate con risultati positivi: "Gi&agrave; durante la mia esperienza alla guida &nbsp;dell&rsquo;Egato 4 Cuneese avevamo iniziato a valutare e sostenere finanziariamente interventi &nbsp;innovativi per una gestione pi&ugrave; efficiente della risorsa idrica. Mentre si progettano nuove &nbsp;infrastrutture, &egrave; opportuno incentivare la diffusione di tecniche irrigue pi&ugrave; efficienti, gi&agrave; &nbsp;sperimentate con successo dalla Fondazione Agrion, intervenire sugli invasi esistenti e &nbsp;accelerare le sperimentazioni sulla ricarica delle falde acquifere".&nbsp;</p>
<p>Un capitolo particolarmente rilevante riguarda proprio gli invasi gi&agrave; presenti sul territorio: "In molti bacini artificiali l&rsquo;accumulo di sedimenti depositati nel corso dei decenni ha ridotto &nbsp;sensibilmente la capacit&agrave; di stoccaggio dell&rsquo;acqua. Recuperare anche solo una parte di &nbsp;questo volume attraverso interventi di manutenzione e rimozione dei sedimenti potrebbe rappresentare una soluzione pi&ugrave; rapida, sostenibile ed economicamente vantaggiosa rispetto &nbsp;alla realizzazione di nuovi invasi, oltre a evitare ulteriore consumo di suolo".</p>
<p>Per Calderoni la priorit&agrave; deve essere quella di valorizzare al meglio le infrastrutture esistenti: "La lotta alla siccit&agrave; richiede investimenti, programmazione e visione, ma anche una &nbsp;gestione efficiente di ci&ograve; che gi&agrave; possediamo. Prima di consumare nuovo territorio, &nbsp;utilizziamo al massimo le potenzialit&agrave; delle opere esistenti. Recuperare la capacit&agrave; degli &nbsp;invasi significa aumentare la resilienza dei nostri territori e affrontare con maggiore &nbsp;efficacia le sfide poste dal cambiamento climatico. Oggi, inoltre, la provincia di Cuneo &nbsp;dispone finalmente anche di un soggetto unico, pubblico, competente e strutturato, dotato &nbsp;delle professionalit&agrave; e delle risorse necessarie per contribuire a progettare e realizzare &nbsp;interventi strategici sulla gestione della risorsa idrica: Cogesi. La presenza del gestore unico &nbsp;del servizio idrico integrato pu&ograve; rappresentare un&rsquo;opportunit&agrave; importante per accompagnare &nbsp;e sostenere interventi di pulizia e recupero degli invasi esistenti, progetti di ricarica delle &nbsp;falde e, dove necessario, anche la realizzazione di nuovi invasi all&rsquo;interno di una &nbsp;pianificazione complessiva e sostenibile".</p>
<p>Infine, il consigliere regionale richiama l&rsquo;attenzione sul tema della ricarica delle falde acquifere: "In provincia di Cuneo &egrave; in corso una sperimentazione importante, mentre in altre &nbsp;regioni italiane queste pratiche sono gi&agrave; una realt&agrave; consolidata. &Egrave; una strada che merita di &nbsp;essere sostenuta e sviluppata perch&eacute; consente di immagazzinare risorse idriche nei periodi &nbsp;pi&ugrave; favorevoli e renderle disponibili nei momenti di maggiore necessit&agrave;. Anche su questo &nbsp;fronte la presenza di Cogesi pu&ograve; rappresentare un valore aggiunto, garantendo competenze&nbsp;<br>tecniche, capacit&agrave; di investimento e una visione integrata della gestione dell&rsquo;acqua a livello &nbsp;provinciale".&nbsp;</p>
<p>"La vera sfida non &egrave; scegliere tra tutela dell&rsquo;ambiente e sviluppo agricolo: &egrave; garantire &nbsp;entrambi attraverso politiche fondate sulla scienza, sull&rsquo;innovazione e sul buon senso. La &nbsp;crisi climatica non si affronta negandola, ma costruendo risposte concrete e tempestive", conclude Calderoni.&nbsp;</p>]]></description><pubDate>Fri, 26 Jun 2026 08:45:00 +0200</pubDate><dc:creator>c.s.</dc:creator><author><name>c.s.</name></author></item><item><title><![CDATA[Attività estrattive, Barbero: “Occorre una modifica al Codice dei Beni Culturali”]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/attivita-estrattive-barbero-occorre-una-modifica-al-codice-dei-beni-culturali_122863.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/attivita-estrattive-barbero-occorre-una-modifica-al-codice-dei-beni-culturali_122863.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122863/151288.jpg" title="Federica Barbero" alt="Federica Barbero" /><br /><p>Federica Barbero, consigliere regionale di Fratelli d&rsquo;Italia, ha presentato un nuovo ordine del giorno che ha come obiettivo quello di snellire le procedure amministrative, eliminare i duplicati burocratici e sostenere la competitivit&agrave; del comparto estrattivo piemontese, senza fare un passo indietro sulla tutela dell'ambiente e del paesaggio. Alla Giunta chiede di attivarsi presso il Governo e il Parlamento per una modifica strategica del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.Lgs. 42/2004).</p>
<p>&ldquo;Il comparto estrattivo e delle pietre ornamentali rappresenta una delle eccellenze storiche e produttive del nostro territorio: &egrave; un pilastro per l'edilizia, le infrastrutture e il Made in Italy - dichiara Federica Barbero. - In Piemonte contiamo circa 289 cave attive, gestite da aziende che operano gi&agrave; sotto un rigidissimo controllo e nel pieno rispetto del Piano Regionale delle Attivit&agrave; Estrattive (PRAE), coniugando impresa e sostenibilit&agrave;&rdquo;.</p>
<p>Il nodo sollevato dall'esponente di Fratelli d'Italia riguarda il disallineamento temporale tra le autorizzazioni per l&rsquo;utilizzo delle cave (che durano dai 10 ai 30 anni) e l'autorizzazione paesaggistica (art. 146 del D.Lgs. 42/2004), che ha un'efficacia temporale ridotta. &ldquo;Ci&ograve; costringe le imprese a reiterare periodicamente complessi iter burocratici anche quando il progetto approvato &egrave; rimasto totalmente invariato&rdquo;.</p>
<p>&ldquo;Questa situazione &ndash; spiega Barbero &ndash; produce solo oneri burocratici ripetitivi e rallentamenti, sia per le imprese sia per gli uffici pubblici, senza aggiungere alcun reale valore alla tutela del nostro paesaggio. La nostra proposta mira a introdurre un principio di buonsenso: l'autorizzazione paesaggistica deve legarsi all&rsquo;intera durata dei lavori autorizzati, a patto che il progetto non subisca variazioni sostanziali&rdquo;.</p>
<p>La proposta contenuta nell&rsquo;Ordine del giorno prevede comunque un rigoroso sistema di garanzie: rimarrebbe in capo alle autorit&agrave; competenti il potere-dovere di effettuare controlli periodici, almeno ogni cinque anni, per verificare la conformit&agrave; dei lavori.</p>
<p>&ldquo;Meno burocrazia non significa meno controlli, ma controlli pi&ugrave; efficienti - conclude il consigliere regionale di FdI. - Chiediamo alla Giunta di farsi portavoce di questa istanza presso i Ministeri della Cultura, dell&rsquo;Ambiente e delle Imprese e del Made in Italy, ma anche in seno alla Conferenza delle Regioni. Il Piemonte deve farsi promotore di una riforma nazionale che sblocchi il potenziale delle nostre imprese, garantendo al contempo la massima valorizzazione e protezione del patrimonio naturale e paesaggistico&rdquo;.</p>]]></description><pubDate>Fri, 26 Jun 2026 07:41:00 +0200</pubDate><dc:creator>c.s.</dc:creator><author><name>c.s.</name></author></item><item><title><![CDATA[Siccità, Marro e Ravinale: "Anche le aziende dell'acqua minerale facciano la loro parte"]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/siccita-marro-e-ravinale-anche-le-aziende-dell-acqua-minerale-facciano-la-loro-parte_122867.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/siccita-marro-e-ravinale-anche-le-aziende-dell-acqua-minerale-facciano-la-loro-parte_122867.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122867/151293.jpg" title="Lo stabilimento Sant'Anna a Vinadio" alt="Lo stabilimento Sant'Anna a Vinadio" /><br /><p>Nelle scorse l&rsquo;ATO 4 Cuneese, tramite una nota inviata alle amministrazioni comunali della provincia di Cuneo, ha invitato la cittadinanza a un uso razionale dell&rsquo;acqua potabile, chiedendo di limitarne l&rsquo;impiego agli usi essenziali. "&Egrave; un appello giusto, ma che pensiamo non possa ricadere solo sulla cittadinanza", scrivono in un comunicato le consigliere regionali di Alleanza Verdi e Sinistra Giulia Marro e Alice Ravinale:&nbsp;"Per questo chiediamo alle aziende che imbottigliano acqua minerale nel Cuneese di compiere, per tutto il periodo estivo, un gesto concreto di responsabilit&agrave; territoriale: ridurre volontariamente, dove tecnicamente possibile e d&rsquo;intesa con gli enti competenti, i prelievi dalle sorgenti e dalle falde, rendendo pubblici i dati sui volumi estratti e sulle eventuali misure adottate.&nbsp;Una riduzione volontaria anche solo del 25% dei prelievi estivi potrebbe lasciare nelle falde e nelle sorgenti del Cuneese decine di milioni di litri d&rsquo;acqua: l&rsquo;equivalente, nello scenario pi&ugrave; prudente, di pi&ugrave; di due settimane di consumo domestico per una citt&agrave; di 10 mila persone".</p>
<p>Proseguono le due esponenti di AVS: "Non si tratta di mettere in discussione attivit&agrave; produttive importanti per il territorio, ma di affermare un principio rispettoso: quando l&rsquo;acqua scarseggia, lo sforzo deve essere condiviso. Se alla cittadinanza si chiede di rinunciare a usi non essenziali, anche le imprese che dall&rsquo;acqua ricavano valore economico devono contribuire con trasparenza e solidariet&agrave;.&nbsp;La crisi idrica non si affronta con misure simboliche, &egrave; vero. Ma &egrave; una conseguenza di responsabilit&agrave; multiple. Serve una gestione pi&ugrave; equa, pubblica e responsabile della risorsa idrica, a partire dai mesi pi&ugrave; critici dell&rsquo;anno".</p>]]></description><pubDate>Thu, 25 Jun 2026 17:45:00 +0200</pubDate><dc:creator>Redazione</dc:creator><author><name>Redazione</name></author></item><item><title><![CDATA[Liste d'attesa, la Regione assicura: “Nessun blocco dei servizi e massima trasparenza”]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/liste-d-attesa-la-regione-assicura-nessun-blocco-dei-servizi-e-massima-trasparenza_122861.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/liste-d-attesa-la-regione-assicura-nessun-blocco-dei-servizi-e-massima-trasparenza_122861.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122861/151286.jpg" title="" alt="" /><br /><p>La Regione Piemonte, dopo aver preso atto della sentenza del TAR Piemonte relativa alla procedura per il Nuovo Centro Unico di Prenotazione regionale, ha confermato la propria volont&agrave; di dare immediata esecuzione a quanto disposto dal giudice amministrativo.</p>
<p>In coerenza con la decisione del TAR, la commissione esaminatrice avvier&agrave; da subito la rivalutazione della sostenibilit&agrave; e congruit&agrave; dell'offerta aggiudicataria, con l&rsquo;obiettivo di completare il percorso entro trenta giorni, nel pieno rispetto delle regole di gara, della trasparenza amministrativa e dell&rsquo;interesse pubblico.</p>
<p>La priorit&agrave; annunciata resta quella di &ldquo;garantire ai cittadini piemontesi un sistema di prenotazione moderno, efficiente, affidabile e capace di sostenere concretamente il governo delle liste d&rsquo;attesa&rdquo;.</p>
<p>La sentenza non mette in discussione la necessit&agrave; strategica del Nuovo CUP regionale, ma richiede un supplemento di valutazione tecnica sulla congruit&agrave; dell&rsquo;offerta. La Regione e Azienda Zero, da parte loro, hanno dichiarato di voler assicurare che ogni passaggio sia svolto nel rispetto delle indicazioni del giudice: &ldquo;Resta naturalmente fermo che ogni attivit&agrave; sar&agrave; condotta fatte salve le eventuali iniziative giudiziarie o amministrative che l&rsquo;attuale aggiudicatario ritenesse di intraprendere nelle sedi competenti&rdquo;.</p>
<p>&ldquo;Non ci sar&agrave; alcun arretramento sull&rsquo;obiettivo politico e amministrativo: il Piemonte deve dotarsi di strumenti digitali pi&ugrave; forti, pi&ugrave; integrati e pi&ugrave; vicini ai bisogni dei cittadini &mdash; precisano dalla Regione &mdash;. La sanit&agrave; digitale &egrave; una leva essenziale per migliorare l&rsquo;accesso alle cure, ridurre i tempi di attesa, rendere pi&ugrave; efficiente il sistema sanitario regionale e garantire a tutti i cittadini il diritto e l&rsquo;accesso alle visite e alle prestazioni offerte dalla sanit&agrave; pubblica. La Regione continuer&agrave; a seguire il procedimento con la massima attenzione, tutelando l&rsquo;interesse pubblico, la continuit&agrave; dei servizi e la piena legittimit&agrave; dell&rsquo;azione amministrativa&rdquo;.</p>]]></description><pubDate>Thu, 25 Jun 2026 16:22:00 +0200</pubDate><dc:creator>Redazione</dc:creator><author><name>Redazione</name></author></item><item><title><![CDATA[Caldo e siccità, l'Ato scrive ai Comuni: "Sensibilizzate i cittadini a un uso responsabile dell'acqua"]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/caldo-e-siccita-l-ato-scrive-ai-comuni-sensibilizzate-i-cittadini-a-un-uso-responsabile-dell-acqua_122855.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/caldo-e-siccita-l-ato-scrive-ai-comuni-sensibilizzate-i-cittadini-a-un-uso-responsabile-dell-acqua_122855.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122855/151270.jpg" title="" alt="" /><br /><p>L&rsquo;ondata di caldo prosegue, le precipitazioni - se non gli sporadici temporali degli ultimi giorni - continuano a latitare: il Piemonte e la provincia di Cuneo si ritrovano a fare i conti con lo spettro della siccit&agrave; e delle difficolt&agrave; nell&rsquo;approvvigionamento della&rsquo;acqua potabile.</p>
<p>Per questa ragione il Gestore del Servizio Idrico Integrato dell&rsquo;ATO4 Cuneese e delle sue societ&agrave; consorziate ha inviato una specifica comunicazione a tutte le amministrazioni comunali della provincia di Cuneo affinch&eacute; la cittadinanza e i singoli utenti siano sensibilizzati sull&rsquo;uso responsabile dell&rsquo;acqua potabile, da riservare quindi per i soli scopi umani (dall&rsquo;igiene personale alle finalit&agrave; alimentari) e da non impiegare in altre attivit&agrave; come l'irrigazione di prati e orti o il lavaggio delle automobili.&nbsp;</p>
<p>"Accogliamo e sottoscriviamo l&rsquo;invito dell&rsquo;ATO4 - il commento del sindaco di Mondov&igrave; e presidente della Provincia Luca Robaldo - e lo condividiamo con i nostri cittadini, affinch&eacute; nell&rsquo;uso dell&rsquo;acqua potabile possa prevalere il buon senso individuale. Se la situazione meteorologica dovesse persistere e se, soprattutto, prevarranno gli utilizzi impropri, mi ritrover&ograve; costretto ad assumere ordinanze restrittive come gi&agrave; avvenuto nel 2022&rdquo;.</p>]]></description><pubDate>Thu, 25 Jun 2026 15:25:00 +0200</pubDate><dc:creator>Redazione</dc:creator><author><name>Redazione</name></author></item><item><title><![CDATA[Troppi lupi in Piemonte, gli allevatori chiedono aiuto: "Dai 260 capi predati del 2015 si è passati a 1.500"]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/troppi-lupi-in-piemonte-gli-allevatori-chiedono-aiuto-dai-260-capi-predati-del-2015-si-e-passati-a-1500_122847.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/troppi-lupi-in-piemonte-gli-allevatori-chiedono-aiuto-dai-260-capi-predati-del-2015-si-e-passati-a-1500_122847.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122847/151255.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Mercoled&igrave; 17 giugno presso il Palazzo della Regione Piemonte le associazioni degli allevatori - Arap, Adialpi e il Comitato Salvaguardia Allevatori VCO - che rappresentano oltre 6 mila allevatori su tutto il territorio piemontese, hanno incontrato l'assessore all'Agricoltura Paolo Bongioanni. Il tema centrale dell&rsquo;incontro &egrave; stato la richiesta di attuare interventi mirati a garantire una gestione sostenibile della presenza del lupo, al fine di tutelare il comparto allevatoriale piemontese e salvaguardare l&rsquo;attivit&agrave; delle aziende zootecniche operanti sul territorio.</p>
<p>Sono pi&ugrave; di mille le famiglie di margari e pastori che praticano l'alpeggio su un territorio, quello del Piemonte, che conta pi&ugrave; di 300 mila ettari di superficie destinata al pascolo, sui quali insistono circa 165 mila bovini e 100 mila ovi-caprini.</p>
<p>L'attivit&agrave; della transumanza, riconosciuta dall'Unesco quale Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanit&agrave;, non solo mantiene viva l'economia agricola nelle aree rurali e montane, ma si rivela fondamentale per la conservazione di razze bovine e ovi-caprine in via d'estinzione, nonch&eacute; per la cura del territorio e la salvaguardia di centinaia di specie vegetali grazie all'azione biologica del pascolo.</p>
<p>Si legge in un comunicato diffuso da Arap: &ldquo;Tuttavia, questa straordinaria risorsa &egrave; oggi seriamente minacciata dal costante incremento delle predazioni da lupo. I dati evidenziano una crescita esponenziale: i capi predati nel solo Piemonte sono passati dai 260 del 2015 agli oltre 1.500 del 2023. Ad oggi non esistono soluzioni di contenimento pienamente efficaci: i sistemi di prevenzione adottati si sono dimostrati fallimentari e il pascolo estensivo &ndash; che la stessa Regione Piemonte promuove e incentiva tramite i bandi del PSR &ndash; ne risulta pesantemente penalizzato&rdquo;.</p>
<p>Le stime ufficiali indicano la presenza di circa 3.500 lupi in Italia, un dato fortemente sottostimato. Nel solo Piemonte si ipotizza la presenza di oltre 1.200 esemplari: un numero notevole, specie se confrontato con i circa mille censiti nell'intera Francia.</p>
<p>Alla luce di tale scenario, le associazioni degli allevatori hanno richiesto congiuntamente l'avvio di un piano straordinario di contenimento numerico della specie. &ldquo;Un primo e fondamentale passo in questa direzione &egrave; rappresentato dal recente declassamento dello status del lupo da &lsquo;strettamente protetto&rsquo; a &lsquo;protett&rsquo;", deliberato dal Comitato Permanente della Convenzione di Berna&rdquo;.</p>
<p>A tal proposito, la nota dell'ISPRA del 12 giugno scorso, inserendosi nel solco dei chiarimenti successivi al declassamento europeo, ha confermato che le Regioni e le Province Autonome dispongono ora di una maggiore autonomia decisionale nella gestione degli esemplari problematici.&nbsp;</p>
<p>Tra i punti chiave, l'ISPRA ha ribadito il via libera all'utilizzo di strumenti di dissuasione. Inoltre, grazie alla nuova cornice normativa, le Regioni possono procedere con azioni di gestione diretta &ndash; inclusi gli abbattimenti controllati &ndash; senza dover richiedere deroghe preventive al Ministero dell'Ambiente. L'ISPRA ha infine stimato una soglia di rimozione del lupo pari al 3-5% della popolazione totale, il che equivarrebbe all'abbattimento di oltre 160 esemplari su scala nazionale.</p>
<p>Guardando al contesto internazionale, interventi analoghi sono gi&agrave; stati adottati. In Francia &egrave; operativo un piano di contenimento che prevede l'abbattimento annuale di circa il 20% della popolazione del predatore, mantenendo stabile il numero complessivo a circa mille esemplari. In Austria si procede all'abbattimento dei lupi che arrecano danni alle aziende, che manifestano eccessiva confidenza avvicinandosi a pastori e mandrie, o che vengono ritenuti pericolosi.</p>
<h2>Le richieste alla Regione</h2>
<p>Riassumendo, le associazioni presenti all&rsquo;incontro hanno chiesto alla Regione di agire con due tipologie di intervento. In primis l'avvio di un piano di contenimento volto a ridurre in modo mirato la densit&agrave; del predatore sul territorio, prevedendo la rimozione sistematica di tutti i lupi pericolosi che attaccano ripetutamente il bestiame e minacciano la sicurezza delle aree antropizzate. In secondo luogo la dotazione agli allevatori di sistemi di dissuasione diretta e la contestuale autorizzazione da parte della Regione, introducendo la possibilit&agrave; di autodifesa in caso di attacchi da parte di allevatori dotati di licenza di caccia.</p>
<p>Bongioanni ha illustrato il piano che la Regione intende attuare, che prevede una fase preliminare di monitoraggio della durata di quattro mesi, affidata al Centro Grandi Carnivori, con il compito di individuare gli esemplari che rispondano ai seguenti criteri: lupi confidenti che frequentano abitualmente i centri abitati; lupi responsabili di attacchi al bestiame nonostante la presenza delle misure di prevenzione e difesa previste dalla Regione.</p>
<p>Al termine dell&rsquo;attivit&agrave; di monitoraggio verranno valutati i risultati ottenuti e, qualora ne ricorrano le condizioni, si proceder&agrave; all&rsquo;abbattimento selettivo degli esemplari ritenuti pericolosi, per un numero massimo di 23 capi.</p>
<p>Dicono da Arap: &ldquo;Dal nostro punto di vista permangono numerosi dubbi, sia sull&rsquo;efficacia di un provvedimento che si propone di ridurre la numerosit&agrave; in misura cos&igrave; limitata, sia, soprattutto, sulle modalit&agrave; con cui verranno individuati, vigilati e accertati i capi da ridurre. Il problema rischia quindi di rimanere irrisolto, lasciando le aziende esposte alle stesse criticit&agrave;, senza alcuna prospettiva di soluzione almeno fino al termine della stagione di monticazione. Si invitano pertanto tutte le aziende che hanno subito attacchi e predazioni a segnalare e denunciare tempestivamente i casi alle autorit&agrave; competenti&rdquo;.</p>
<p>Al termine dell&rsquo;incontro, nel ringraziare l&rsquo;assessore per la disponibilit&agrave; dimostrata, Adialpi ha inoltre richiamato l&rsquo;attenzione sulla situazione di siccit&agrave; in atto, che rischia di provocare ingenti danni ai pascoli. &Egrave; stata evidenziata la concreta possibilit&agrave; di una stagione particolarmente complessa da portare a termine e, qualora le condizioni dovessero aggravarsi, &egrave; stata richiesta l&rsquo;attivazione delle procedure necessarie al riconoscimento delle cause di forza maggiore.</p>]]></description><pubDate>Thu, 25 Jun 2026 14:35:00 +0200</pubDate><dc:creator>Redazione</dc:creator><author><name>Redazione</name></author></item><item><title><![CDATA[Materie prime, energia e credito: l’estate calda dell’edilizia del Piemonte]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/materie-prime-energia-e-credito-lestate-calda-delledilizia-del-piemonte_122833.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/materie-prime-energia-e-credito-lestate-calda-delledilizia-del-piemonte_122833.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122833/151239.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Materie prime, energia e credito: &egrave; l&rsquo;estate calda dell&rsquo;edilizia del Piemonte con le imprese delle costruzioni impegnate nella fase decisiva di realizzazione degli investimenti del PNRR (entro giugno 2026) ma ancora sotto pressione per i costi di produzione.</p>
<p>L'analisi dell'Ufficio Studi di Confartigianato evidenzia come le tensioni geopolitiche in Medio Oriente hanno gi&agrave; prodotto effetti rilevanti sui mercati delle materie prime e dell'energia. A maggio 2026 i prezzi dei metalli e dei minerali hanno registrato un aumento su base annua del 39,3% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, mentre il prezzo dell'alluminio &egrave; cresciuto, sempre su base annua, del 49,7% (l'Italia che importa dal Medio Oriente il 13,7% del proprio fabbisogno di alluminio).</p>
<p>Rincari diffusi anche per altre materie prime fondamentali per la filiera delle costruzioni. A marzo i prezzi all'importazione risultano in aumento dell'8,8% per la metallurgia e i prodotti in metallo e del 7,3% per il legno e i prodotti in legno. Le imprese segnalano oggi aumenti attesi mediamente attorno al 20% per bitume, materie prime polimeriche, trasporti e prodotti ad alta intensit&agrave; energetica, tra cui laterizi e materiali per l'edilizia.</p>
<p>Per le imprese artigiane delle costruzioni e dell'impiantistica il problema non riguarda soltanto il rischio di nuovi rincari. Negli ultimi cinque anni i prezzi alla produzione di numerosi materiali utilizzati nei cantieri hanno gi&agrave; accumulato aumenti significativi. Parquet assemblato, prodotti in calcestruzzo, strutture metalliche, carpenteria in legno, cemento, malte, vetro e laterizi mostrano incrementi compresi tra il 2,5% e il 5,5%.</p>
<p>&ldquo;Le nuove tensioni internazionali si innestano quindi su una filiera che non ha ancora completamente assorbito gli effetti delle forti impennate dei costi registrate a partire dal 2021 &ndash; rileva Enzo Tanino, Presidente Confartigianato Piemonte edilizia &ndash; ma nonostante queste criticit&agrave;, il settore continua a rappresentare uno dei principali motori della crescita economica, anche se si prevede un rallentamento dell&rsquo;attivit&agrave; nel corso dell&rsquo;estate&rdquo;.</p>
<p>La tenuta del comparto resta strettamente legata alla fase conclusiva del PNRR: gli investimenti attivati dal Piano hanno svolto un ruolo determinante nel sostenere la crescita economica degli ultimi anni.</p>
<p>&nbsp;&ldquo;A rendere pi&ugrave; complesso il quadro contribuisce anche il costo del credito &ndash; commenta Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Piemonte - ad aprile 2026 il tasso medio applicato alle imprese ha raggiunto il 3,65%, in aumento rispetto al 3,49% di marzo e superiore di oltre due punti percentuali rispetto ai livelli precedenti all'avvio della stretta monetaria della BCE. Una dinamica che pesa soprattutto sulle piccole imprese e che rischia di rallentare ulteriormente gli investimenti necessari per la crescita del settore&rdquo;.</p>
<p>"L'estate 2026 si apre con cantieri ancora pieni ma con imprese che continuano a guardare con crescente preoccupazione all'evoluzione dello scenario internazionale &ndash; chiarisce Tanino &ndash; la sfida sar&agrave; completare gli investimenti del PNRR senza che una nuova fiammata dei costi energetici e delle materie prime comprometta la sostenibilit&agrave; economica delle aziende. I cantieri devono essere conclusi entro le scadenze previste ma diventano pi&ugrave; vulnerabili quando aumentano i costi e si aggravano le criticit&agrave; negli approvvigionamenti".</p>
<p>"L'edilizia continua a essere uno dei principali motori dell'economia, ma occorre guardare oltre l'orizzonte del 2026 &ndash; conclude Tanino - sar&agrave; fondamentale programmare una nuova stagione di investimenti dedicata alla messa in sicurezza del territorio, alla rigenerazione urbana e alla riqualificazione energetica degli edifici. Le imprese chiedono un quadro stabile e strutturale di incentivi che consenta di accompagnare la transizione del patrimonio edilizio italiano e di garantire continuit&agrave; agli investimenti&rdquo;.</p>
<p>&nbsp;</p>]]></description><pubDate>Thu, 25 Jun 2026 11:21:00 +0200</pubDate><dc:creator>c.s.</dc:creator><author><name>c.s.</name></author></item><item><title><![CDATA[Il Senato approva la nuova legge della caccia. Ciaburro (Fdi): "Riforma necessaria"]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/il-senato-approva-la-nuova-legge-della-caccia-ciaburro-fdi-riforma-necessaria_122793.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/il-senato-approva-la-nuova-legge-della-caccia-ciaburro-fdi-riforma-necessaria_122793.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122793/151181.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Il Senato ha approvato in prima lettura il Ddl sulla caccia. La nuova legge - a firma del Capogruppo di Fratelli d&rsquo;Italia, il senatore piemontese Lucio Malan - dovr&agrave; ora passare all&rsquo;esame della Camera.<br><br>L&rsquo;onorevole di Fratelli d&rsquo;Italia Monica Ciaburro, componente della Commissione Agricoltura, il cui ministro Francesco Lollobrigida, ha fortemente sostenuto la necessit&agrave; di una nuova norma.<br><br>&ldquo;<em>S&igrave;, era necessario fare modifiche e integrazioni</em> - risponde l&rsquo;onorevole Ciaburro -. <em>Dal 1992 tutte le forze politiche, le Regioni e i Comuni hanno chiesto di intervenire in modo organico sulla legge, ormai desueta e superata. Gi&agrave; alla fine degli anni &lsquo;90 si sono registrate le prime istanze di modifica e questo per la necessità di incrementare gli strumenti di gestione della fauna selvatica fuori controllo, come nel caso degli ungulati. Il precedente pi&ugrave; importante &egrave; l&rsquo;affare assegnato numero 337 dalla Commissione Agricoltura che ha conferito un mandato politico-istituzionale al Governo per aggiornare l'impianto che regola l&rsquo;attivit&agrave; venatoria e la gestione della fauna selvatica. La riforma risponde non solo alle esigenze di natura istituzionale, ma chiarisce anche alcuni aspetti che hanno generato numerosissimi contenziosi giudiziari</em>&rdquo;.<br><br>Non &egrave; comunque la prima volta che la legge 157/1992 viene modificata.&nbsp;&ldquo;Ma<em> non in maniera organica. Ora la riforma interviene sul quadro gi&agrave; esistente, lo aggiorna e lo integra. La riforma nasce dalla constatazione che in trent&rsquo;anni sono cambiati il territorio, la distribuzione delle specie, il ruolo delle Regioni e i problemi di convivenza tra fauna selvatica, agricoltura, sicurezza e salute pubblica. Aggiornare una legge quadro non vuol dire distruggerla, ma fare s&igrave; che funzioni</em>&rdquo;.<br><br>Ci saranno pi&ugrave; aree in cui poter cacciare?&nbsp;<em>&ldquo;La pianificazione del territorio resta di competenza regionale, all&rsquo;interno dei principi fissati dalla legge. La riforma punta a rendere pi&ugrave; chiaro l&rsquo;elenco delle aree sottratte all&rsquo;attivit&agrave; che non possono superare i limiti fissati dalla legge, ossia dal 20 al 30% del territorio agro-silvo-pastorale della regione e a consentire una pianificazione pi&ugrave; aderente alla realt&agrave; ecologica attuale. Non si vogliono cancellare le tutele ma evitare che la gestione del territorio resti ferma a fotografie superate&rdquo;.<br></em><br>Riguardo alle aree protette e se saranno di meno l'onorevole si &egrave; espresso cos&igrave;: &ldquo;<em>Non esiste nessun obbligo di ridurre i parchi o le aree protette. La questione riguarda la pianificazione: dove esistono vincoli, aree faunistiche, zone di protezione e territori agricoli serve una mappa coerente e aggiornata nel rispetto dei limiti che la legge sancisce fino a un massimo del 30% del territorio agro-silvo-pastorale della regione</em>&ldquo;.</p>
<p>In questa riforma come si colloca la figura del cacciatore? <em>&ldquo;Non &egrave; assolutamente nemico dell&rsquo;ambiente, anzi tutela la biodiversit&agrave;. Contribuisce con una parte della quota versata ogni anno agli Ambiti Territoriali di Caccia, al ripopolamento della fauna selvatica. Inoltre il cacciatore da anni viene utilizzato dalle Regioni per attivit&agrave; selettive e salvaguardia della biodiversit&agrave;&rdquo;</em>.<br><br>Un tema affrontato &egrave; anche quello relativo alla peste suina.&nbsp; &ldquo;<em>Come detto dal commissario straordinario alla peste suina africana Giovanni Filippini, il contributo dei calciatori &egrave; essenziale per la sorveglianza epidemiologica e il depopolamento selettivo. Grazie alla loro conoscenza capillare dell&rsquo;ambiente rurale e boschivo, collaborano quotidianamente con le autorit&agrave; competenti per individuare carcasse, segnalare situazioni di rischio e contribuire ai piani di contenimento</em>&rdquo;.<br><br>Infine la possibilit&agrave; di cacciare sui valichi alpini o nelle aree innevate, un tema molto discusso.&nbsp; &ldquo;<em>L&rsquo;inclusione di determinate aree quali foreste demaniali, valichi montani o terreni montani, nel territorio oggetto di pianificazione venatoria, non comporta in alcun modo l&rsquo;assenza di regole o limiti. L&rsquo;attivit&agrave; venatoria continua a svolgersi nel rispetto del quadro vincolistico previsto dalla legge numero 157 del 1992, che disciplina in modo puntuale specie cacciabili, periodi di prelievo, distanza di sicurezza specifici e controlli amministrativi di vigilanza</em>&ldquo;.</p>]]></description><pubDate>Thu, 25 Jun 2026 10:24:00 +0200</pubDate><dc:creator>Redazione</dc:creator><author><name>Redazione</name></author></item><item><title><![CDATA["Prima dei reparti servono gli infermieri. Non siamo lavoratori in affitto"]]></title><link>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/prima-dei-reparti-servono-gli-infermieri-non-siamo-lavoratori-in-affitto_122788.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/prima-dei-reparti-servono-gli-infermieri-non-siamo-lavoratori-in-affitto_122788.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122788/151171.jpg" title="" alt="" /><br /><p style="text-align: justify;">Riceviamo e pubblichiamo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Si possono costruire nuove Case di Comunit&agrave;, inaugurare nuovi servizi e aprire nuovi reparti. Ma senza infermieri tutto questo rischia di rimanere soltanto sulla carta.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&Egrave; la posizione espressa dagli Ordini delle Professioni Infermieristiche di Torino e Cuneo in merito al dibattito emerso in queste ore sulla possibilit&agrave; di reclutare infermieri attraverso Amos per garantire il funzionamento delle Case e degli Ospedali di Comunit&agrave; previsti dal PNRR.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>"Gli infermieri per il sistema sanitario non sono lavoratori in affitto e non possono essere trattati come una merce da reperire sul mercato ogni volta che il sistema sanitario non riesce a programmare il proprio fabbisogno di personale", afferma Ivan Bufalo, presidente dell&rsquo;Ordine delle Professioni Infermieristiche di Torino e presidente del Coordinamento degli OPI del Piemonte, che interviene per richiamare l&rsquo;attenzione su quella che considera una deriva pericolosa per il futuro della professione e della sanit&agrave; pubblica.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Secondo OPI Torino e OPI Cuneo, la questione non pu&ograve; essere liquidata come una semplice scelta organizzativa o gestionale.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>"Il problema &egrave; che si continua a discutere di come trovare infermieri senza affrontare il motivo per cui gli infermieri non scelgono pi&ugrave; di lavorare nel Servizio sanitario pubblico. &Egrave; un approccio miope che rischia di nascondere sotto il tappeto problemi ormai strutturali", osserva Remo Galaverna, presidente dell&rsquo;Ordine delle Professioni Infermieristiche di Cuneo. "La carenza infermieristica non si risolve creando nuovi meccanismi di reclutamento, ma rendendo nuovamente attrattiva una professione che da anni denuncia stipendi insufficienti, carichi di lavoro crescenti, aggressioni, scarse prospettive di carriera e condizioni organizzative sempre pi&ugrave; difficili".</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Per gli Ordini, il rischio &egrave; quello di considerare strumenti di intermediazione come una risposta strutturale a una crisi che ha invece origini ben pi&ugrave; profonde.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>"Gli infermieri sono professionisti sanitari iscritti a un Ordine, titolari di autonomia professionale e responsabili di atti complessi che incidono direttamente sulla salute delle persone. Non sono una risorsa fungibile da movimentare attraverso meccanismi di somministrazione di lavoro", sottolinea Bufalo. "Continuare a ragionare in questi termini significa svilire il valore professionale, sociale e scientifico dell&rsquo;infermieristica".</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Gli Ordini ribadiscono che l&rsquo;inserimento degli infermieri nel sistema sanitario deve avvenire prioritariamente attraverso il rapporto di dipendenza con il Servizio Sanitario Nazionale, con le strutture private e private accreditate oppure attraverso forme di autentico esercizio libero-professionale.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>"Modelli fondati sulla somministrazione di lavoro tramite enti in house, cooperative o altri intermediari rischiano di collocare la professione infermieristica in una dimensione che non le appartiene e che non &egrave; coerente con il suo status giuridico e con il ruolo strategico che svolge all&rsquo;interno del sistema salute", osserva Galaverna.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>OPI Torino e OPI Cuneo evidenziano inoltre una contraddizione che rischia di compromettere gli stessi obiettivi della riforma territoriale.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>"Si stanno investendo centinaia di milioni di euro nella costruzione di Case e Ospedali di Comunit&agrave;, ma si continua a ignorare la questione fondamentale: chi ci lavorer&agrave;?", evidenzia Bufalo. "Senza infermieri sufficienti e adeguatamente valorizzati il rischio &egrave; quello di inaugurare strutture che faticano a garantire i servizi per cui sono state progettate. Prima delle mura servono i professionisti".</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Particolarmente critica la valutazione degli Ordini rispetto a chi sostiene tali modelli come soluzione alla carenza di personale.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>"Sconcerta che, di fronte a una crisi senza precedenti della professione infermieristica, qualcuno ritenga che la risposta sia individuare nuovi intermediari anzich&eacute; pretendere migliori condizioni di lavoro, valorizzazione economica, assunzioni stabili e percorsi di crescita professionale", afferma Galaverna. "Difendere gli interessi collettivi significa battersi perch&eacute; gli infermieri e tutti gli altri professionisti sanitari scelgano di restare nel servizio pubblico, non costruire scorciatoie che rischiano di alimentare ulteriormente la precarizzazione".</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Gli Ordini richiamano infine la politica regionale e nazionale ad assumere una posizione chiara.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>"Se oggi mancano gli infermieri, non &egrave; soltanto per un numero insufficiente di professionisti disponibili, ma anche perch&eacute; il sistema ha progressivamente smesso di essere attrattivo", conclude Bufalo. "Continuare a ignorare questa realt&agrave; significa rinviare il problema e condannare il servizio sanitario a rincorrere emergenze sempre pi&ugrave; gravi. La politica deve decidere da che parte stare: dalla valorizzazione delle professioni sanitarie o dalla loro progressiva precarizzazione. Su questo punto non possono esistere ambiguit&agrave;".</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>OPI Cuneo - OPI Torino</strong></p>]]></description><pubDate>Wed, 24 Jun 2026 16:20:00 +0200</pubDate><dc:creator>c.s.</dc:creator><author><name>c.s.</name></author></item></channel></rss>
