<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" version="2.0"><channel><title><![CDATA[Cuneodice.it > Rubriche > Close Up > Alba]]></title><link><![CDATA[https://www.cuneodice.it/news/rubriche/close-up/alba-e-langhe/]]></link><atom:link href="https://www.cuneodice.it/rss/news/rubriche/close-up/alba-e-langhe/rss2.0.xml?page=1rss2.0.xml" rel="self" type="application/rss+xml"/><description><![CDATA[Tutte le ultime notizie di Close Up a Alba aggiornate in tempo reale e le news che Cuneo dice]]></description><lastBuildDate>Mon, 20 Jul 2026 17:22:24 +0200</lastBuildDate><image><url>https://static.cuneodice.it/cuneo/images/logo.png</url><title><![CDATA[Cuneodice.it > Rubriche > Close Up > Alba]]></title><link><![CDATA[https://www.cuneodice.it/news/rubriche/close-up/alba-e-langhe/]]></link></image><item><title><![CDATA[Case e Ospedali di Comunità: cosa cambia davvero? ]]></title><link>https://www.cuneodice.it/rubriche/cuneo-e-valli/case-e-ospedali-di-comunita-cosa-cambia-davvero_124294.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/rubriche/cuneo-e-valli/case-e-ospedali-di-comunita-cosa-cambia-davvero_124294.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/124294/153747.jpg" title="L'Ospedale di Comunità di Cuneo" alt="L'Ospedale di Comunità di Cuneo" /><br /><p>La sanit&agrave; territoriale piemontese entra nella sua fase pi&ugrave; concreta anche in provincia di Cuneo. Dopo l'inaugurazione, nello scorso mese di aprile, delle Case della Comunit&agrave; di Verzuolo, Dronero e Borgo San Dalmazzo, mercoled&igrave; 15 luglio l'Asl CN1 ha aggiunto un nuovo tassello al percorso di riorganizzazione previsto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), aprendo ufficialmente l'Ospedale di Comunit&agrave; di Saluzzo, la Casa della Comunit&agrave; di Savigliano e l'Ospedale di Comunit&agrave; di Cuneo, realizzato negli spazi dell'ex Mater Amabilis.</p>
<p>Tre inaugurazioni in un solo giorno, un investimento complessivo di circa 7,5 milioni di euro e un obiettivo dichiarato: cambiare il modo in cui i cittadini accedono ai servizi sanitari, spostando il baricentro dell'assistenza dall'ospedale al territorio.</p>
<p>Una trasformazione destinata a incidere profondamente sull'organizzazione della sanit&agrave; pubblica, ma che continua ad alimentare interrogativi e polemiche. Se da una parte la Regione Piemonte e l'Asl CN1 rivendicano il rispetto dei tempi imposti dal PNRR e l'avvio di un modello assistenziale destinato a rafforzare la medicina di prossimit&agrave;, dall'altra opposizioni e organizzazioni sindacali chiedono garanzie sulla disponibilit&agrave; del personale necessario per rendere realmente operative le nuove strutture.</p>
<p>Per comprendere il dibattito &egrave; necessario partire da una domanda semplice: <strong>che differenza c'&egrave; tra una Casa di Comunit&agrave; e un Ospedale di Comunit&agrave;?</strong></p>
<h2><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/124294/small_153750.jpg" alt="Il taglio del nastro a Saluzzo" loading="lazy"><br><br>Casa di Comunit&agrave; e Ospedale di Comunit&agrave;: due strutture diverse, un unico obiettivo</h2>
<p>I due nomi vengono spesso utilizzati come se indicassero la stessa cosa. In realt&agrave; svolgono funzioni profondamente diverse e rappresentano due pilastri complementari della riforma della sanit&agrave; territoriale introdotta dal Decreto Ministeriale 77.</p>
<p>La <strong>Casa di Comunit&agrave; </strong>&egrave; il punto di riferimento sanitario di prossimit&agrave;. Non &egrave; un ospedale e non prevede ricoveri. &Egrave; il luogo in cui il cittadino pu&ograve; trovare, nello stesso edificio, molti dei servizi che fino a oggi erano distribuiti tra sedi diverse.</p>
<p>Al suo interno trovano spazio i medici di medicina generale, gli infermieri di famiglia e comunit&agrave;, gli specialisti ambulatoriali, i consultori, i punti prelievo, i servizi sociali e numerose attivit&agrave; dedicate alla prevenzione e alla presa in carico dei pazienti cronici.</p>
<p>L'obiettivo &egrave; semplice: evitare che una persona debba rivolgersi all'ospedale anche quando non ne ha realmente bisogno.</p>
<p>Un paziente diabetico, ad esempio, potr&agrave; effettuare controlli periodici, visite specialistiche, esami e monitoraggi nello stesso presidio, con un percorso assistenziale coordinato. Lo stesso vale per persone affette da scompenso cardiaco, broncopneumopatie croniche o altre patologie che richiedono controlli frequenti, ma non un ricovero ospedaliero.</p>
<p>L'<strong>Ospedale di Comunit&agrave;</strong>, invece, &egrave; una struttura residenziale dotata di posti letto. Non si tratta per&ograve; di un reparto ospedaliero tradizionale.</p>
<p>&Egrave; destinato ai cosiddetti pazienti 'non acuti': persone che hanno superato la fase pi&ugrave; critica della malattia, ma che non sono ancora nelle condizioni di rientrare al proprio domicilio in sicurezza.</p>
<p>Pensiamo, ad esempio, a un anziano dimesso dopo una polmonite, un intervento chirurgico o una frattura. Non necessita pi&ugrave; delle cure intensive garantite dall'ospedale, ma ha ancora bisogno di assistenza infermieristica continuativa, fisioterapia o monitoraggio clinico prima del ritorno a casa.</p>
<p>&Egrave; proprio questo il ruolo degli Ospedali di Comunit&agrave;: rappresentare il ponte tra il ricovero ospedaliero e il domicilio, alleggerendo al tempo stesso la pressione sui Pronto Soccorso e sui reparti per acuti.</p>
<p>Le degenze sono generalmente limitate a poche settimane e l'assistenza &egrave; affidata prevalentemente al personale infermieristico, con il supporto dei medici di medicina generale e degli specialisti.</p>
<h2><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/124294/small_153751.jpg" alt="Il taglio del nastro a Savigliano" loading="lazy"><br><br>Il nuovo tassello della rete dell'Asl CN1</h2>
<p>Le tre strutture inaugurate mercoled&igrave; rappresentano un ulteriore passo nel percorso avviato dall'Asl CN1 con le precedenti aperture di Verzuolo, Dronero e Borgo San Dalmazzo.</p>
<p>A <strong>Savigliano</strong> &egrave; stata inaugurata la nuova <strong>Casa della Comunit&agrave;</strong>, realizzata all'interno del Corpo M dell'ospedale cittadino grazie a un investimento di circa 1,85 milioni di euro. L'attivazione dei servizi &egrave; prevista entro la fine del mese e la struttura diventer&agrave; uno dei punti di riferimento per l'assistenza territoriale del distretto.</p>
<p>A <strong>Saluzzo</strong> ha aperto invece il nuovo <strong>Ospedale di Comunit&agrave;</strong>, finanziato con circa 2,5 milioni di euro e dotato di venti posti letto. I primi pazienti saranno accolti a partire dal 21 luglio.</p>
<p>Stessa data anche per l'<strong>Ospedale di Comunit&agrave; di Cuneo</strong>, ricavato negli spazi completamente riqualificati dell'ex Mater Amabilis grazie a un investimento di 3,15 milioni di euro, ai quali si aggiunge il contributo di 250 mila euro della Fondazione CRC destinato alla ristrutturazione di parte degli ambienti.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/124294/small_153752.jpg" alt="Il taglio del nastro a Cuneo" loading="lazy"></p>
<p>La struttura non ospiter&agrave; soltanto i venti posti letto dell'Ospedale di Comunit&agrave;, gestiti in convenzione con l'Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle, ma diventer&agrave; progressivamente una vera cittadella dei servizi sanitari.</p>
<p>Sono gi&agrave; stati trasferiti la Continuit&agrave; assistenziale (l'ex Guardia Medica) e il Consultorio familiare, mentre entro la fine dell'anno arriver&agrave; anche la Neuropsichiatria Infantile. Parallelamente verranno riorganizzati altri servizi aziendali con l'obiettivo di concentrare attivit&agrave; oggi distribuite in sedi differenti e ridurre anche alcuni costi di gestione.<br><br></p>
<h2>Una riforma che guarda oltre gli edifici</h2>
<p>Le nuove strutture fanno parte della pi&ugrave; ampia rete della sanit&agrave; territoriale che l'Asl CN1 sta realizzando grazie ai fondi europei del PNRR.</p>
<p>Sono gi&agrave; operative le quattro Centrali Operative Territoriali di Cuneo, Saluzzo, Savigliano e Mondov&igrave;, mentre entro la fine del mese saranno attive complessivamente nove Case della Comunit&agrave;.</p>
<p>A settembre sono previste ulteriori inaugurazioni, a partire dalla Casa della Comunit&agrave; di Dogliani e dalla restante parte del presidio di Saluzzo, cui seguiranno Ceva e Fossano.</p>
<p>Per l'assessore regionale alla Sanit&agrave;&nbsp;<strong>Federico Riboldi</strong>, il completamento delle opere rappresenta un traguardo importante non solo sotto il profilo edilizio, ma anche amministrativo. "Il Piemonte ha raggiunto il 100% degli obiettivi previsti dal target grazie all'impegno di tutti i soggetti coinvolti che hanno fatto un grande sforzo per rispettare i tempi", ha sottolineato durante l'inaugurazione di Cuneo.</p>
<p>Sulla stessa linea anche il direttore generale dell'Asl CN1 <strong>Giuseppe Guerra</strong>, che ha definito quello compiuto dall'azienda sanitaria "uno sforzo non indifferente" su un territorio vasto come quello della provincia di Cuneo.</p>
<p>L'obiettivo, ha spiegato, &egrave; costruire una rete capace di garantire continuit&agrave; assistenziale, servizi infermieristici e ambulatori specialistici all'interno dei quattro distretti sanitari, rendendo realmente concreta quella medicina di prossimit&agrave; che rappresenta il cuore della riforma.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/124294/small_153755.jpg" alt="Inaugurazione dell'Ospedale di Comunit&agrave; di Cuneo" loading="lazy"></p>
<h2>Dalla teoria alla pratica: "Ora la sfida &egrave; far funzionare queste strutture"</h2>
<p><br>Se la giornata del 15 luglio &egrave; stata caratterizzata da tre tagli del nastro, il messaggio emerso dagli interventi delle istituzioni &egrave; stato sostanzialmente uno: il lavoro sulle strutture &egrave; terminato, ora inizia quello sull'organizzazione dei servizi.</p>
<p>L'assessore regionale alla Sanit&agrave; <strong>Federico Riboldi</strong> ha aperto l'inaugurazione dell'Ospedale di Comunit&agrave; di Cuneo ricordando come il nuovo presidio sia destinato a servire innanzitutto la comunit&agrave; locale. "Perch&eacute; si chiama Ospedale di Comunit&agrave;? Perch&eacute; l'ospedale, come lo intendiamo normalmente, accoglie pazienti che arrivano anche da altre province o da altre regioni. Questi edifici invece nascono per servire la comunit&agrave; di residenza, in questo caso quella della citt&agrave; di Cuneo".</p>
<p>L'assessore ha rivendicato soprattutto il rispetto delle scadenze imposte dall'Unione Europea, sottolineando come il Piemonte sia riuscito a completare gli interventi finanziati dal PNRR senza perdere risorse. "Questa provincia e questa Asl hanno saputo affrontare gli interventi del PNRR con capacit&agrave;, rapidit&agrave; e solerzia. Non abbiamo perso finanziamenti e non tutte le regioni italiane possono dire di aver raggiunto il cento per cento degli obiettivi&rdquo;.</p>
<p>Per Riboldi, tuttavia, il completamento degli edifici rappresenta soltanto il punto di partenza di una trasformazione molto pi&ugrave; ampia: "Questi finanziamenti rappresentano il futuro della sanit&agrave; pubblica. Consentono di fare pi&ugrave; prevenzione, curare le persone vicino a casa e offrire servizi che permettono ai cittadini di trascorrere qui il periodo necessario dopo la dimissione dall'ospedale oppure di essere ricoverati quando non &egrave; necessaria un'assistenza ad alta intensit&agrave;".</p>
<p>L'assessore ha ricordato come la rete piemontese della sanit&agrave; territoriale comprender&agrave; complessivamente circa <strong>170 strutture</strong>, tra Case della Comunit&agrave;, Ospedali di Comunit&agrave; e Centrali Operative Territoriali, alle quali si aggiungeranno numerose Case della Comunit&agrave; "spoke" nate su iniziativa dei territori.</p>
<p>"&Egrave; una rete importante che cambier&agrave; il futuro della sanit&agrave;. &Egrave; stata immaginata durante il primo governo Cirio con l'assessore Icardi e oggi stiamo completando quel percorso".</p>
<h2><br>Guerra: "L'ex Mater Amabilis diventer&agrave; una vera cittadella della salute"</h2>
<p>Se Riboldi ha inquadrato il progetto nella strategia regionale, il direttore generale dell'Asl CN1<strong> Giuseppe Guerra</strong> &egrave; entrato nel dettaglio di ci&ograve; che accadr&agrave; concretamente all'interno dell'ex Mater Amabilis.</p>
<p>Il nuovo Ospedale di Comunit&agrave;, ha spiegato, rappresenta soltanto una parte del progetto.</p>
<p>L'obiettivo dell'Asl &egrave; infatti trasformare l'intero complesso in una vera e propria cittadella sanitaria. "Qui abbiamo gi&agrave; trasferito il Consultorio familiare, la Continuit&agrave; assistenziale, quella che un tempo era la Guardia Medica, dotandola anche di tutti i sistemi di sicurezza e videosorveglianza a tutela degli operatori".</p>
<p>Entro la fine dell'anno arriver&agrave; anche la Neuropsichiatria Infantile, trasferimento che consentir&agrave; di liberare spazi nella sede di corso Francia.</p>
<p>Da l&igrave; prender&agrave; il via un effetto domino che permetter&agrave; di riorganizzare altri servizi aziendali: "La Neuropsichiatria lascer&agrave; liberi i locali di corso Francia, dove potremo trasferire la Medicina Legale, le commissioni invalidi e il servizio vaccinazioni, oggi collocato al primo piano. Portando questi servizi al piano terra miglioreremo l'accessibilit&agrave; per le famiglie e recupereremo ulteriori spazi".</p>
<p>La riorganizzazione consentir&agrave; inoltre di eliminare alcune sedi in affitto: "Appena liberato il primo piano di corso Francia, potremo portare a Cuneo il servizio screening che oggi si trova a Boves, riducendo cos&igrave; anche i costi di gestione. &Egrave; un primo passo nella direzione del contenimento della spesa che la Regione ci ha chiesto".</p>
<p>Un progetto che, ha spiegato Guerra, &egrave; stato possibile anche grazie alla collaborazione con il Comune di Cuneo e al <strong>contributo di 250 mila euro della Fondazione CRC</strong>, utilizzato per completare la riqualificazione degli spazi dell'ex Mater Amabilis.</p>
<h2><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/124294/small_153756.jpg" alt="Franco Ripa, DG Santa Croce, e Giuseppe Guerra, DG Asl CN1" loading="lazy"><br><br>La collaborazione con il Santa Croce</h2>
<p>Tra i passaggi pi&ugrave; significativi dell'intervento del direttore generale c'&egrave; anche quello dedicato al rapporto con l'Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle.</p>
<p>Secondo Guerra, negli ultimi anni la collaborazione tra le due aziende &egrave; diventata sempre pi&ugrave; stretta. Ha ricordato, ad esempio, gli accordi raggiunti sulla Ginecologia e sulla Neurologia e ha annunciato che anche il nuovo Ospedale di Comunit&agrave; nascer&agrave; all'interno di questa logica di rete.</p>
<p>"I venti posti letto saranno inseriti nel modello previsto dal DM77, ma potranno contare anche sulla collaborazione della Geriatria del Santa Croce. Oggi fare rete non &egrave; pi&ugrave; una scelta, &egrave; una necessit&agrave;".</p>
<h2><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/124294/small_153757.jpg" alt="Luigi Genesio Icardi all'inaugurazione a Saluzzo" loading="lazy"><br><br>Icardi: "Il primo luogo di cura &egrave; il domicilio"</h2>
<p>Particolarmente articolato anche l'intervento del presidente della Commissione Sanit&agrave; del Consiglio regionale&nbsp;<strong>Luigi Genesio Icardi</strong>, che ha ricordato come il progetto affondi le proprie radici nel precedente mandato della Giunta Cirio, quando ricopriva l'incarico di assessore regionale alla Sanit&agrave;.</p>
<p>"Mi fa piacere vedere concluso un percorso che abbiamo iniziato anni fa. In Italia non &egrave; cos&igrave; scontato vedere un'opera partire e poi essere completata nei tempi previsti".</p>
<p>Icardi ha posto per&ograve; l'attenzione soprattutto sulla filosofia della riforma sanitaria: "L'Ospedale di Comunit&agrave; &egrave; importante, ma da solo non basta".</p>
<p>Secondo l'ex assessore, il vero cambiamento consiste nel riportare il pi&ugrave; possibile l'assistenza direttamente nelle case dei pazienti: "Come ricorda anche il Decreto Ministeriale 77, il primo luogo di cura &egrave; il domicilio. Tutti coloro che possono essere assistiti a casa devono poter restare a casa. Le strutture territoriali servono proprio a sostenere questo modello".</p>
<p>Una rete che, nelle intenzioni della Regione, dovrebbe contribuire anche a ridurre uno dei problemi pi&ugrave; rilevanti della sanit&agrave; italiana: il sovraffollamento dei Pronto Soccorso.</p>
<p>"Abbiamo ancora troppi accessi impropri. Molti cittadini si rivolgono al Pronto Soccorso per problemi che potrebbero essere affrontati sul territorio. Rafforzare la medicina di prossimit&agrave; significa anche liberare gli ospedali da questa pressione".</p>
<h2><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/124294/small_153758.jpg" alt="Patrizia Manassero, Federico Riboldi e Giuseppe Guerra" loading="lazy"><br><br>Manassero: "Un buon risultato, ma resta un filo di preoccupazione"</h2>
<p>Parole di soddisfazione sono arrivate anche dalla sindaca di Cuneo <strong>Patrizia Manassero</strong>, che ha ricordato il lavoro svolto insieme all'Asl per individuare la sede dell'Ospedale di Comunit&agrave;.</p>
<p>Quando venne richiesto un edificio da destinare al progetto, il Comune individu&ograve; l'ex Mater Amabilis, allora utilizzato come RSA ma ormai non pi&ugrave; adeguato agli standard richiesti. "La trasformazione &egrave; stata davvero importante. Chi conosceva questa struttura sa quanto fosse complesso intervenire su un edificio di questa et&agrave;".</p>
<p>La sindaca ha espresso apprezzamento per l'avvio dei servizi e per le rassicurazioni ricevute sul personale. "Ci rassicurano le parole dell'assessore e il fatto di aver gi&agrave; visto personale infermieristico presente".</p>
<p>Allo stesso tempo, per&ograve;, non ha nascosto che il vero banco di prova inizier&agrave; soltanto con l'apertura: "Continueremo a mantenere quel filo di preoccupazione sulla gestione e sulla tenuta delle strutture, ascoltiamo con attenzione quanto ci viene illustrato".</p>
<h2><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/124294/small_153759.jpg" alt="L'inaugurazione a Cuneo" loading="lazy"><br><br>Il nodo del personale: la vera sfida inizia adesso</h2>
<p>Se sui nuovi edifici il consenso &egrave; pressoch&eacute; unanime, il confronto si accende quando si parla delle persone che dovranno farli funzionare.</p>
<p>La domanda &egrave; semplice quanto decisiva: <strong>chi lavorer&agrave; nelle nuove Case e nei nuovi Ospedali di Comunit&agrave;?</strong></p>
<p>&Egrave; attorno a questo interrogativo che si concentra il dibattito politico e sindacale degli ultimi giorni.</p>
<p>Tra le voci pi&ugrave; critiche c'&egrave; quella della consigliera regionale di Alleanza Verdi Sinistra <strong>Giulia Marro</strong>, presente a tutte e tre le inaugurazioni.</p>
<p>"L'apertura di queste nuove strutture &egrave; certamente una buona notizia per la medicina di prossimit&agrave;, che punta ad avvicinare i servizi alle persone, costruire percorsi di cura meno frammentati e alleggerire la pressione sugli ospedali. Gli edifici, per&ograve;, da soli non bastano per garantire un servizio di qualit&agrave;".</p>
<p>Secondo Marro il successo della riforma non dipender&agrave; dalla conclusione dei cantieri, ma dalla capacit&agrave; di rendere realmente operativi i nuovi presidi: "Il vero obiettivo &egrave; farli funzionare. Oltre alla costruzione di strutture adeguate serve una programmazione puntuale del lavoro del personale e dei servizi erogati. &Egrave; questo che dovranno verificare anche i certificatori europei attesi nei prossimi giorni".</p>
<p>Durante gli incontri inaugurali, ricorda la consigliera regionale, l'Asl CN1 ha confermato che i primi pazienti saranno accolti negli Ospedali di Comunit&agrave; di Cuneo e Saluzzo a partire dal 21 luglio, mentre la Casa della Comunit&agrave; di Savigliano entrer&agrave; progressivamente in funzione entro la fine del mese.</p>
<p>Le rassicurazioni, tuttavia, non dissipano tutti i dubbi: "Il direttore generale Giuseppe Guerra ci ha assicurato che il personale ci sar&agrave; e che a settembre &egrave; previsto un confronto con le organizzazioni sindacali. Sar&agrave; un passaggio importante, soprattutto alla luce della recente circolare regionale sulle assunzioni".</p>
<h2><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/124294/small_153760.jpg" alt="Giulia Marro all'inaugurazione a Cuneo" loading="lazy"><br><br>La circolare della Regione e i dubbi sulle nuove assunzioni</h2>
<p>Negli ultimi giorni il tema degli organici &egrave; tornato al centro dell'attenzione anche per effetto della richiesta avanzata dall'assessore regionale Federico Riboldi alle aziende sanitarie piemontesi di effettuare una ricognizione della spesa e del personale.</p>
<p>L'assessore ha chiarito che non si tratta di un blocco delle assunzioni, ma di un'operazione finalizzata a governare meglio le risorse economiche in una fase complessa per i conti della sanit&agrave; piemontese.</p>
<p>Una spiegazione che, per&ograve;, non convince completamente le opposizioni.<br>"La circolare viene descritta come una semplice ricognizione - osserva Marro - ma nella sostanza indica alle Asl un preciso obiettivo di contenimento della spesa e rischia di tradursi in un forte rallentamento delle nuove assunzioni".</p>
<p>Da qui la domanda che la consigliera regionale continua a porre: "Il personale sar&agrave; aggiuntivo oppure verr&agrave; semplicemente spostato da altri servizi? Se non verranno autorizzate nuove assunzioni pubbliche, con quale personale saranno fatti funzionare questi nuovi presidi?"</p>
<p>Secondo Marro, le rassicurazioni ascoltate durante le inaugurazioni rappresentano un segnale positivo, ma dovranno trovare conferma nei fatti: "La cittadinanza ha bisogno di tornare a credere nella sanit&agrave; pubblica. Se questo modello funzioner&agrave; potr&agrave; restituire fiducia al Servizio sanitario; se invece rester&agrave; incompleto, il rischio &egrave; che sempre pi&ugrave; persone siano costrette a rivolgersi alla sanit&agrave; privata".</p>
<h2><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/124294/small_153763.jpg" alt="Federico Riboldi all'inaugurazione di Saluzzo" loading="lazy"><br><br>Riboldi: "Non sono scatole vuote"</h2>
<p>Le critiche sul personale sono state affrontate direttamente dall'assessore Riboldi durante l'inaugurazione di Cuneo.</p>
<p>Con toni decisi, l'assessore ha respinto l'accusa secondo cui le nuove strutture rischierebbero di trasformarsi in semplici contenitori privi di servizi: "Voglio confutare definitivamente la voce di alcuni che dicono che queste sono scatole vuote".</p>
<p>Riboldi ha ricordato che il completamento delle opere PNRR non viene valutato esclusivamente sotto il profilo edilizio: "I certificatori europei non vengono a verificare se gli edifici sono belli o climatizzati. Controllano la capacit&agrave; delle strutture di offrire servizi. E la capacit&agrave; di offrire servizi &egrave; basata sul personale".</p>
<p>"La Comunit&agrave; Europea non certifica strutture che non hanno personale".</p>
<p>L'assessore ha quindi rivendicato l'incremento degli organici registrato negli ultimi anni in Piemonte: "Dal 2019 a oggi abbiamo aumentato il personale della sanit&agrave; regionale di 4.200 unit&agrave;. Oggi siamo circa il 3% sopra la media nazionale. &Egrave; uno sforzo che costa quasi 200 milioni di euro all'anno, ma che ci permette di affrontare anche la nuova organizzazione della sanit&agrave; territoriale".</p>
<h2><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/124294/small_153764.jpg" alt="Ambulatorio di Savigliano" loading="lazy"><br><br>Dai concorsi Azienda Zero agli avvisi di Amos: la ricerca del personale</h2>
<p>Che il tema degli organici sia oggi la principale sfida della riforma lo dimostra anche un altro elemento: parallelamente all'apertura delle nuove strutture <strong>Amos</strong> ha pubblicato specifici avvisi di manifestazioni di interesse per la formazione di un elenco aperto di infermieri professionali da cui attingere per assegnare singoli incarichi o collaborazioni <strong>con gli Ospedali di Comunit&agrave; di Cuneo e Saluzzo</strong>.</p>
<p>L&rsquo;avviso di Amos complementa il<strong> maxiconcorso regionale di Azienda Zero</strong> per la copertura di <strong>331 posti di infermiere</strong> nelle ASL piemontesi, le cui graduatorie verranno utilizzate anche sul territorio di Cuneo.</p>
<p>Il reclutamento del personale rappresenta quindi una delle priorit&agrave; operative di questa fase: l'avvio dei nuovi servizi non passa soltanto attraverso il completamento degli edifici, ma anche dalla capacit&agrave; di reperire professionisti sufficienti a garantire la piena operativit&agrave; dei reparti.</p>
<h2><br>Le preoccupazioni dei sindacati</h2>
<p>Sul tema continuano a mantenere una posizione critica anche le organizzazioni sindacali.</p>
<p>Nei giorni scorsi la <strong>FP CGIL Cuneo</strong> aveva contestato la scelta dell'Asl CN1 di coprire i turni dei nuovi Ospedali di Comunit&agrave; attraverso la rotazione del personale gi&agrave; impiegato nei Distretti, sostenendo che la medicina territoriale non possa essere rafforzata "sottraendo risorse ai servizi gi&agrave; esistenti".</p>
<p>Analoga la posizione del <strong>NurSind</strong>, che ha lanciato un nuovo allarme sulla carenza di infermieri e operatori socio-sanitari.</p>
<p>Secondo il segretario territoriale <strong>Davide Canetti</strong>, il rischio &egrave; quello di inaugurare strutture moderne senza disporre degli organici necessari per renderle realmente operative: "Non basta costruire nuove strutture se poi mancano gli operatori chiamati a farle funzionare. Senza infermieri e OSS sufficienti il rischio &egrave; quello di sottrarre personale ai reparti e all'assistenza domiciliare, creando difficolt&agrave; in altri servizi gi&agrave; oggi sotto pressione".</p>
<p>Pur riconoscendo l'importanza del concorso regionale bandito attraverso Azienda Zero per l'assunzione di nuovi infermieri, il NurSind ritiene che le procedure richiederanno ancora tempo e che l'emergenza vada affrontata con interventi pi&ugrave; rapidi.</p>
<p>Per il sindacato la sfida della sanit&agrave; territoriale non potr&agrave; essere vinta soltanto con nuove strutture, ma richieder&agrave; un investimento stabile sulle professioni sanitarie.</p>
<h2><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/124294/small_153765.jpg" alt="Ugo Sturlese all'inagurazione di Cuneo" loading="lazy"><br><br>Il caso Cuneo: perch&eacute; manca una Casa della Comunit&agrave;?</h2>
<p>Accanto al tema del personale, un'altra questione continua a riemergere nel dibattito cittadino: fin dalla pubblicazione del piano regionale era stato infatti evidenziato come Cuneo, a differenza di altri centri della provincia, non avrebbe ospitato una Casa della Comunit&agrave;, ma soltanto un Ospedale di Comunit&agrave;.</p>
<p>Una scelta che negli anni ha suscitato perplessit&agrave; da parte di alcuni esponenti politici cittadini, tra cui il consigliere comunale <strong>Ugo Sturlese</strong>, che ha pi&ugrave; volte sostenuto come il capoluogo avrebbe dovuto disporre anche di un presidio dedicato ai servizi territoriali.</p>
<p>Il tema &egrave; riemerso anche durante l'inaugurazione. A margine degli interventi ufficiali, il direttore generale dell'Asl <strong>Giuseppe Guerra</strong> ha spiegato di aver condiviso con l'Amministrazione comunale una soluzione alternativa.</p>
<p>"L'Ospedale di Comunit&agrave; era previsto dal piano nazionale, la Casa della Comunit&agrave; no. Per&ograve; abbiamo deciso che cinque o sei ambulatori presenti all'interno della struttura diventeranno ambulatori della salute, cercando in questo modo di sopperire almeno in parte a quella mancanza".</p>
<p>Una spiegazione che non ha convinto Sturlese: "Secondo me questa non &egrave; una Casa della Comunit&agrave; e non sapete che cos'&egrave; una Casa della Salute", ha replicato il consigliere, confermando una contrapposizione che accompagna il progetto praticamente dalla sua nascita.</p>
<h2><br>La prova del nove inizier&agrave; il 21 luglio</h2>
<p>Il taglio del nastro segna soltanto l'inizio di un percorso, dal 21 luglio i primi pazienti entreranno negli Ospedali di Comunit&agrave; di Cuneo e Saluzzo, mentre entro la fine del mese prender&agrave; forma anche la nuova Casa della Comunit&agrave; di Savigliano. Da quel momento la riforma della sanit&agrave; territoriale uscir&agrave; definitivamente dai progetti, dai cantieri e dai rendering per confrontarsi con la quotidianit&agrave; dell'assistenza.</p>
<p>La sfida, infatti, non riguarda pi&ugrave; gli edifici. Le strutture ci sono, cos&igrave; come gli investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che hanno permesso di realizzarle. Ora il banco di prova sar&agrave; un altro: riuscire a riempire quei muri di servizi, professionisti e percorsi di cura realmente accessibili ai cittadini.</p>
<p>L'obiettivo dichiarato della riforma &egrave; ambizioso: curare le persone il pi&ugrave; possibile vicino a casa, seguire con continuit&agrave; i pazienti cronici, ridurre gli accessi impropri ai Pronto Soccorso e costruire una rete capace di accompagnare il malato lungo tutto il percorso assistenziale, dall'ospedale al domicilio.</p>
<p>Su questo obiettivo, in fondo, sembrano concordare tutti. Maggioranza, opposizioni, amministratori locali e organizzazioni sindacali condividono l'idea che una sanit&agrave; territoriale pi&ugrave; forte rappresenti una necessit&agrave;, soprattutto in una provincia estesa e geograficamente complessa come quella di Cuneo.</p>
<p>Ci&ograve; che divide &egrave; il modo in cui raggiungere quel risultato.</p>
<p>Da una parte la Regione rivendica il rispetto delle scadenze del PNRR, il completamento delle opere e l'aumento degli organici registrato negli ultimi anni.</p>
<p>Dall'altra opposizioni e sindacati chiedono garanzie sul fatto che il personale destinato alle nuove strutture sia realmente sufficiente e aggiuntivo, senza impoverire altri servizi gi&agrave; oggi in difficolt&agrave;.</p>
<p>Sono interrogativi destinati a non trovare risposta nelle conferenze stampa o nei comunicati, ma nell'attivit&agrave; quotidiana dei prossimi mesi.</p>
<p>Saranno i tempi di presa in carico dei pazienti, la capacit&agrave; di alleggerire i Pronto Soccorso, il funzionamento delle &eacute;quipe territoriali e la reale integrazione tra medici di medicina generale, infermieri e specialisti a misurare il successo della riforma.</p>
<p>In altre parole, il futuro delle Case e degli Ospedali di Comunit&agrave; non sar&agrave; deciso il giorno dell'inaugurazione, ma da ci&ograve; che accadr&agrave; quando i cittadini inizieranno a varcarne la soglia.</p>]]></description><pubDate>Fri, 17 Jul 2026 17:45:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Fissore</dc:creator><author><name>Monica Fissore</name></author></item><item><title><![CDATA[Sempre più persone decidono di andare in vacanza nel Cuneese]]></title><link>https://www.cuneodice.it/rubriche/cuneo-e-valli/sempre-piu-persone-decidono-di-andare-in-vacanza-nel-cuneese_123823.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/rubriche/cuneo-e-valli/sempre-piu-persone-decidono-di-andare-in-vacanza-nel-cuneese_123823.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/123823/152906.jpg" title="" alt="" /><br /><p>La provincia di Cuneo sta diventando una meta turistica sempre pi&ugrave; frequentata. Nel 2025 gli arrivi &ndash; cio&egrave; il numero di clienti ospitati negli esercizi ricettivi &ndash; hanno superato quota 993mila. Mentre le presenze &ndash; cio&egrave; il numero di notti trascorse negli esercizi ricettivi &ndash; sono cresciute arrivando a sfiorare i 2,3 milioni. Come si legge nel <a href="https://www.cn.camcom.it/sites/default/files/uploads/documents/RapportoCuneo/RapportoCuneo2026/rapporto%20cuneo%20per%20sito%20v.%2022_6.pdf" target="_blank" rel="nofollow">rapporto</a> della Camera di Commercio di Cuneo, pubblicato a fine giugno 2026 e relativo al 2025, non si tratta di un aumento improvviso o inaspettato, ma questi dati si inseriscono in un trend positivo che &egrave; in corso ormai da anni.</p>
<h2>Un settore che cresce</h2>
<p>Il turismo, oggi, non &egrave; quello di qualche decennio fa. Negli ultimi anni accanto agli alberghi e ai bed and breakfast, si sono moltiplicate case vacanze, tour operator e servizi pensati per offrire a chi viaggia un&rsquo;esperienza che gli permetta di conoscere il territorio a 360 gradi.</p>
<p>Nonostante la crescita, per&ograve;, il peso di questo settore sul totale delle imprese cuneesi si ferma all&rsquo;8,1%, un dato sotto la media regionale pari al 9,6%. Il fenomeno comunque &egrave; probabile che crescer&agrave; ancora: nel 2024 le strutture ricettive erano 5.452, che sono diventate 5.982 nel 2025, per un totale di 61.282 posti letto in tutta la provincia. E andando indietro nel tempo si coglie la portata del cambiamento: nel giro di quattro anni le strutture sono passate da poco pi&ugrave; di 3mila a quasi 6mila.</p>
<p>L&rsquo;aumento per&ograve; non riguarda tutte le strutture ricettive allo stesso modo. A perdere terreno sono proprio gli alberghi, simbolo tradizionale dell&rsquo;ospitalit&agrave;: erano 203 nel 2021, poi scesi a 179 nel 2025, con un calo anche dei posti letto passati da 12.869 a 12.593. A guadagnare spazio &egrave; un modello diverso, quello degli affitti brevi: gli alloggi per vacanze sono saliti da 340 a 439 unit&agrave;, ma il vero balzo riguarda gli immobili privati destinati a soggiorni brevi passati da 1.276 a 3.888 strutture, con posti letto pi&ugrave; che triplicati, da 5.676 a 17.417. &Egrave; il segno pi&ugrave; evidente di come stia cambiando il modo di fare ospitalit&agrave; nel Cuneese, con i privati che affiancano sempre pi&ugrave; spesso gli operatori tradizionali.</p>
<p>Anche il comparto extra-alberghiero nel suo complesso, che include campeggi, ostelli, rifugi e alloggi agrituristici, segue questa direzione, salendo da 28mila a oltre 31mila posti letto. A beneficiare di pi&ugrave; di questa crescita sono, come prevedibile, i territori gi&agrave; radicati nell&rsquo;immaginario turistico cuneese, primi tra tutti le Langhe e i paesi di montagna. Alba guida la classifica con 488 strutture e 3.760 posti letto, seguita da Limone Piemonte (329 strutture, 2.731 letti), dalla citt&agrave; di Cuneo (313 strutture, 2.242 letti) e da Frabosa Sottana (289 strutture, 3.207 letti).</p>
<h2>Da dove arrivano i turisti</h2>
<p>Ma chi sono i turisti che scelgono il Cuneese? La risposta, in larghissima parte, arriva da un solo continente: l&rsquo;Europa, da cui proviene il 93,6% dei visitatori. Tra questi, quasi sei su dieci sono italiani, seguiti dai francesi, svizzeri e tedeschi, con gli olandesi pi&ugrave; distanziati.</p>
<p>Fuori dal continente europeo le presenze si fanno pi&ugrave; rare: l&rsquo;America pesa per il 4,1%, l&rsquo;Asia per l&rsquo;1,3% mentre Africa e Oceania restano marginali, rispettivamente allo 0,3% e allo 0,5%.</p>
<h2>E quanto si fermano</h2>
<p>Non tutti i turisti si fermano a conoscere il cuneese per lo stesso tempo. In media, un soggiorno dura 2,12 giorni, ma alcune nazionalit&agrave; smentiscono questa media. Gli egiziani, ad esempio, si trattengono in media 5 giorni, seguiti dai turisti lettoni, che restano poco pi&ugrave; di 4 giorni, quasi il doppio della media generale.</p>
<p>Cambia anche il ritmo con cui questi flussi si distribuiscono nel corso dell&rsquo;anno. Nonostante gli sforzi per destagionalizzare il turismo e spalmare le presenze sui dodici mesi, l&rsquo;estate resta di gran lunga la stagione con pi&ugrave; visite, seguita da autunno e primavera.</p>
<p>Nel 2025, il mese con pi&ugrave; arrivi &egrave; stato agosto con 131.149 ingressi registrati. Confrontando il 2019 con il 2025, gli arrivi risultano cresciuti in ogni periodo dell&rsquo;anno, con punte pi&ugrave; alte a gennaio (+28%) e a novembre (+29), segno che anche altre stagioni iniziano ad attrarre visitatori, desiderosi di vedere i paesaggi autunnali delle Langhe o di sciare sulla prima neve della stagione. Proprio a settembre gli arrivi sono passati da 60.791 nel 2019 a 76.231 nel 2025. Anche le presenze confermano questa tendenza, con novembre che segna il rialzo pi&ugrave; marcato (+26%): nel complesso, si &egrave; passati da 1.934.145 presenze nel 2019 a 2.326.624 nel 2025.</p>]]></description><pubDate>Fri, 10 Jul 2026 09:00:00 +0200</pubDate><dc:creator>Redazione</dc:creator><author><name>Redazione</name></author></item><item><title><![CDATA[Ha ancora senso considerare la siccità come un’emergenza?]]></title><link>https://www.cuneodice.it/rubriche/cuneo-e-valli/ha-ancora-senso-considerare-la-siccita-come-unemergenza_123442.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/rubriche/cuneo-e-valli/ha-ancora-senso-considerare-la-siccita-come-unemergenza_123442.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/123442/152248.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Non si toccano ancora i livelli del 2022, quando i giorni consecutivi senza precipitazioni significative furono ben 111, ma in Piemonte il combinato disposto tra le alte temperature, il conseguente rapido scioglimento delle riserve nevose in quota e i rovesci scarsi e sporadici sta (ri)conducendo il territorio verso condizioni di siccit&agrave;, con il tema degli invasi che ritorna a farsi spazio nel dibattito pubblico, insieme alle varie altre &ldquo;ricette&rdquo; proposte per far fronte all&rsquo;emergenza idrica. A tracciare il quadro della situazione sono i <a href="https://www.arpa.piemonte.it/notizia/situazione-idrica-piemonte-fine-giugno-2026" target="_blank" rel="follow">dati pubblicati dall&rsquo;Arpa</a> al termine del mese di giugno, il <a href="https://www.cuneodice.it/varie/cuneo-e-valli/un-altro-2003-in-piemonte-si-e-concluso-il-secondo-giugno-piu-caldo-di-sempre_123297.html" target="_blank" rel="follow">secondo pi&ugrave; caldo</a> da quando vengono effettuate le rilevazioni, con una temperatura media superiore alla norma di ben 3,5 gradi e valori molto vicini a quelli da record registrati nel 2003.</p>
<p>L&rsquo;indice sintetico di siccit&agrave; - riporta l&rsquo;Arpa nel suo resoconto - evidenzia condizioni di siccit&agrave; moderata nel nord-est della regione e nel bacino della Dora Baltea e condizioni di siccit&agrave; severa nel sud-ovest. Si tratta di valori dell&rsquo;indice che non si osservavano dal mese di febbraio del 2022, culmine di uno dei periodi di siccit&agrave; pi&ugrave; estremi degli ultimi anni.</p>
<h2>Le precipitazioni</h2>
<p>Le precipitazioni medie del mese di giugno 2026 sul bacino del Po chiuso alla confluenza con il Ticino sono state pari a circa 62 mm, con un deficit del 36% rispetto alla media mensile storica 1991-2020. Gli scarti negativi sono diffusi su gran parte dei bacini piemontesi, generalmente compresi tra -30% e -60%, con le eccezioni dei bacini del Ticino e dello Scrivia, dove i deficit risultano pi&ugrave; contenuti. Nell&rsquo;ultimo trimestre, anche i mesi di aprile e maggio hanno fatto registrare deficit rispettivamente di -56% e -44% contribuenti ad aggravare la siccit&agrave; meteorologica in atto. Il bilancio dell&rsquo;anno idrologico resta negativo, con uno scarto complessivo pari a circa -24%.</p>
<p>A questi deficit si sommano, come detto, le alte temperature, con ondate di calore intense registrate a fine maggio e - in particolare - nella seconda met&agrave; di giugno: "Queste condizioni - scrive Arpa - hanno contribuito ad aumentare in modo deciso l&rsquo;evapotraspirazione, accentuando lo stress idrico dei suoli e della vegetazione e aggravando gli effetti della scarsit&agrave; di precipitazioni sulle portate dei corsi d&rsquo;acqua e sulla disponibilit&agrave; complessiva della risorsa idrica&rdquo;.</p>
<p>Le risorse idriche superficiali complessivamente disponibili al 30 giugno, considerando neve, invasi e lago Maggiore, ammontano a circa 681 milioni di metri cubi, con uno scarto pari a -31% rispetto alla media del periodo. I deficit maggiori si registrano nel Piemonte settentrionale, -42%, e in quello occidentale, -38%. L&rsquo;equivalente di acqua in neve (Snow Water Equivalent) regionale risulta inferiore alla media del periodo di circa -17%, ma con risorsa nivale ormai nulla o fortemente ridotta in diversi bacini meridionali e occidentali.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/123442/small_152249.jpg" alt="Foto" loading="lazy"></p>
<h2>Le portate dei fiumi</h2>
<p>Sono per&ograve; i valori relativi alle portate dei corsi d&rsquo;acqua a rappresentare l&rsquo;elemento di maggiore allarme. Ad eccezione della Dora Baltea, gran parte delle sezioni idrometriche considerate presenta deficit superiori al 40% rispetto alla media storica. Alla sezione di chiusura del bacino piemontese, il Po a Isola Sant&rsquo;Antonio ha registrato una portata media mensile di 138 m&sup3;/s (metri cubi al secondo), pari a un deficit del 76% rispetto alla media storica di giugno.</p>
<p>In provincia di Cuneo a giugno 2026 lo Stura fa registrare a Gaiola un deficit del 41%, ma i valori pi&ugrave; allarmanti sono quelli del Varaita e del Tanaro, che registrano rispettivamente un -89% a Polonghera e un -79% a Farigliano.&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/123442/small_152250.jpg" alt="Tabella" loading="lazy"></p>
<h2>Il confronto con il 2022</h2>
<p>&ldquo;La siccit&agrave; del 2022 fu un evento raro, esteso e progressivo, nato gi&agrave; nella seconda met&agrave; del 2021 e poi aggravato da un inverno eccezionalmente caldo e secco, con oltre cento giorni consecutivi senza precipitazioni significative. A fine giugno 2022 la situazione era pi&ugrave; strutturale e radicata sulle scale temporali medio-lunghe&rdquo;, si legge nel rapporto pubblicato dall&rsquo;Arpa.&nbsp;</p>
<p>A giugno 2022 le precipitazioni mensili furono pari a 77,9 mm, con scarto mensile quasi nella norma rispetto al riferimento allora utilizzato, ma con uno scarto dell&rsquo;anno idrologico pari a -32,3%. La portata del Po alla chiusura del bacino piemontese era di 95 m&sup3;/s. Nel 2026 il quadro appare diverso: il deficit mensile di giugno &egrave; pi&ugrave; marcato (-36%), ma gli indici a 6 e 12 mesi non mostrano, al momento, la stessa diffusione di siccit&agrave; severa o estrema osservata nel 2022.&nbsp;</p>
<p>Le portate fluviali mostrano invece un elemento di continuit&agrave; con il 2022: anche nel giugno 2026 molti corsi d&rsquo;acqua presentano deficit molto marcati. Nel 2022 le principali sezioni fluviali registravano gi&agrave; da mesi portate inferiori alla media storica, con indici SRI compresi tra molto secco ed estremamente secco; nel 2026 il Po a Isola Sant&rsquo;Antonio presenta nuovamente un deficit molto elevato e il Tanaro, il Sesia, il Toce e diversi affluenti occidentali mostrano scarti ampiamente negativi.</p>
<p>&ldquo;In sintesi - conclude l&rsquo;Arpa - la situazione di giugno 2026 non riproduce, allo stato attuale, la stessa evoluzione plurimensile e strutturale della crisi del 2022, ma presenta segnali di attenzione importanti. Il deficit delle portate, la riduzione della risorsa nivale residua, le temperature elevate e la disponibilit&agrave; superficiale inferiore alla media indicano una fase di stress idrologico che richiede un attento monitoraggio nelle prossime settimane, anche in virt&ugrave; di previsioni per il mese di luglio sempre nel solco di una estate secca e calda, ed in particolare nei bacini gi&agrave; classificati in siccit&agrave; severa e nei settori dove la risorsa nivale &egrave; ormai esaurita&rdquo;.</p>
<h2>Il dibattito e le soluzioni proposte</h2>
<p>Come sempre in questi casi, e come pi&ugrave; volte accaduto negli ultimi anni, nelle ultime settimane il tema degli invasi e delle possibili strategie per affrontare l&rsquo;emergenza idrica &egrave; tornato centrale sui giornali e nel dialogo istituzionale. Con una sostanziale differenza rispetto al passato: pi&ugrave; di qualcuno (forse tardivamente?) inizia a far notare come una situazione che si ripete ciclicamente non pu&ograve; pi&ugrave; essere considerata emergenziale, bens&igrave; strutturale. Nei giorni scorsi l&rsquo;Ato, gestore del servizio idrico provinciale, ha invitato i Comuni a sensibilizzare la popolazione sull&rsquo;uso responsabile dell&rsquo;acqua, ma &egrave; chiaro che si tratta di un palliativo che da solo non pu&ograve; bastare.</p>
<p>&ldquo;Non possiamo continuare a rincorrere l'emergenza in estate e dimenticarcene quando piove&rdquo;, ha detto la consigliera regionale Giulia Marro (AVS), che ha portato in question time la <a href="https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/ridurre-i-prelievi-da-sorgenti-e-falde-per-la-regione-non-si-puo-fare-marro-manca-la-volonta-politica_123322.html" target="_blank" rel="follow">proposta di ridurre i prelievi dalle sorgenti e dalle falde</a>, almeno per il periodo estivo, per le aziende di imbottigliamento acqua. Una proposta che la Regione ha giudicato non praticabile. &ldquo;Governare non significa limitarsi a spiegare perch&eacute; qualcosa non &egrave; possibile. - ha spiegato l&rsquo;esponente di Alleanza Verdi e Sinistra - Significa chiedersi se regole scritte oltre vent'anni fa siano ancora adeguate di fronte a una crisi climatica che cambia radicalmente la disponibilit&agrave; di acqua. Nessuno pretendeva una risposta gi&agrave; pronta. Chiedevo che la Regione verificasse se esistessero margini di intervento. Se le regole attuali non lo consentono, allora &egrave; compito della politica chiedersi se siano ancora adeguate. Invece si &egrave; preferito dichiarare impossibile una soluzione ancora prima di provare a cercarla. Ancora una volta il prezzo lo pagano i cittadini. Si chiede loro di ridurre i consumi e di cambiare abitudini, mentre sulle grandi concessioni di una risorsa pubblica non si apre nemmeno una discussione. L'acqua che manca &egrave; quella nei rubinetti e nei fiumi, non quella che continua a finire nelle bottiglie di plastica&rdquo;.</p>
<p>L&rsquo;emergenza idrica &egrave; stata anche il tema di un <a href="https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/siccita-e-invasi-un-ordine-del-giorno-di-sacchetto-fdi-per-lo-stato-di-emergenza_122669.html" target="_blank" rel="follow">ordine del giorno</a> presentato in Regione dal gruppo di Fratelli d&rsquo;Italia. Un documento che vedeva il cuneese Claudio Sacchetto come primo firmatario e in cui si chiedevano interventi per &ldquo;difendere l&rsquo;agricoltura&rdquo;: non solo soluzioni temporanee ed emergenziali, come le deroghe al deflusso ecologico dei fiumi, ma anche piani strutturali, come gli incentivi per la realizzazione di microinvasi aziendali e interaziendali. &ldquo;L'acqua &egrave; oggi la principale infrastruttura strategica per il futuro del Piemonte. Senza acqua non esiste agricoltura, non esiste sicurezza alimentare e vengono meno migliaia di posti di lavoro. Vogliamo aprire una riflessione concreta e avanzare proposte realizzabili per dare risposte al mondo agricolo, che chiede meno burocrazia, pi&ugrave; investimenti e una visione di lungo periodo", ha detto Sacchetto.</p>
<p>A richiedere interventi strutturali anche Coldiretti Cuneo, che nei giorni scorsi ha portato il &ldquo;grido&rdquo; del Piemonte <a href="https://www.cuneodice.it/attualita/cuneo-e-valli/emergenza-idrica-coldiretti-cuneo-porta-a-roma-il-suo-appello-serve-una-rete-di-invasi_123378.html" target="_blank" rel="follow">all&rsquo;assemblea nazionale Anbi di Roma</a>: &ldquo;Di fronte all&rsquo;avanzare della siccit&agrave; e della desertificazione non possiamo pi&ugrave; permetterci di rincorrere le emergenze. Servono scelte immediate e investimenti concreti. Le priorit&agrave; sono chiare: ammodernare una rete idrica che disperde una quantit&agrave; inaccettabile di acqua, realizzare una rete diffusa di invasi con sistemi di pompaggio per aumentare la capacit&agrave; di accumulo e garantire l&rsquo;autosufficienza idrica del settore agricolo, accelerando finalmente la cantierabilit&agrave; delle opere gi&agrave; progettate&rdquo;, ha detto &nbsp;il presidente provinciale dell&rsquo;organizzazione agricola Enrico Nada.</p>
<p>&ldquo;Siamo ancora privi di una politica finalizzata a migliorare la capacit&agrave; di stoccaggio dell&rsquo;acqua e a ridurre, parallelamente, la percentuale di dispersione, nonostante si parli di un piano di micro invasi da anni ormai&rdquo;, gli ha fatto eco il direttore provinciale Francesco Goffredo. Tanti dibattiti, tante proposte, tante parole, insomma, ma le iniziative concrete al momento latitano.</p>
<p>Il mese scorso la Regione Piemonte, dal canto suo, ha scelto di riaprire l&rsquo;Osservatorio regionale per l&rsquo;emergenza idrica, convocando anche un tavolo specifico per quanto riguarda il lago Maggiore: &ldquo;Il quadro segnalato da Arpa &egrave; chiaro: mancano le piogge, le temperature sono ben sopra la media e i nostri fiumi, a partire dal Po, e le falde stanno pagando dazio &ndash; ha detto l&rsquo;assessore regionale all&rsquo;Ambiente Matteo Marnati -. Con l&rsquo;arrivo di queste ondate di calore anomalo, la situazione idrologica &egrave; destinata a peggiorare. Per questo abbiamo scelto di essere tempestivi: riapriamo quindi l&rsquo;Osservatorio regionale per avere un monitoraggio costante e capillare dello scenario attuale e di quello che ci attende in piena estate, e attiviamo un tavolo specifico per il Lago Maggiore. La tutela della risorsa acqua e la sicurezza dei cittadini sono la nostra priorit&agrave;&rdquo;.</p>
<p>Mentre si discute e ci si confronta, i fiumi cuneesi continuano a soffrire, cos&igrave; come tutto ci&ograve; che ai fiumi e all&rsquo;acqua &egrave; strettamente legato. Mentre i dibattiti sull&rsquo;emergenza idrica iniziano a diventare sinistramente ricorrenti, ripetuti e uguali a se stessi di anno in anno, si fa largo una domanda: ha ancora senso considerare la siccit&agrave; come un&rsquo;emergenza?</p>]]></description><pubDate>Fri, 03 Jul 2026 15:14:00 +0200</pubDate><dc:creator>Andrea Dalmasso</dc:creator><author><name>Andrea Dalmasso</name></author></item><item><title><![CDATA[L’industria che fa la storia. Confindustria celebra il “travaj” piemontese]]></title><link>https://www.cuneodice.it/rubriche/alba-e-langhe/lindustria-che-fa-la-storia-confindustria-celebra-il-travaj-piemontese_122926.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/rubriche/alba-e-langhe/lindustria-che-fa-la-storia-confindustria-celebra-il-travaj-piemontese_122926.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122926/151384.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Il saper fare, il lavoro. Anzi <em>&lsquo;l travaj</em>, una parola che ha un&rsquo;origine tremenda: arriva da <em>tripallium</em>, uno strumento di tortura medievale. Tre pali che trafiggevano il condannato a morte. &ldquo;Si entra nella dimensione della sofferenza, del patimento fisico e magari spirituale&rdquo; spiega l&rsquo;attore e divulgatore della lingua piemontese <strong>Paolo Tibaldi</strong>, dal palco dell&rsquo;assemblea di Confindustria Cuneo al Teatro Sociale di Alba.</p>
<p>Per&ograve; &egrave; una parola che evolve, perch&eacute;&nbsp;<em>travaj</em> nel tempo diventa travaglio e cio&egrave; quel momento che precede il parto, fatto di tribolazione e di sofferenza ma anche dell&rsquo;orgoglio di &ldquo;mettere al mondo&rdquo;: &ldquo;L&rsquo;augurio pi&ugrave; bello del mondo del lavoro &egrave; fare qualcosa che ti somigli il pi&ugrave; possibile&rdquo;. Ma il <em>travaj</em> &egrave; anche un modo per definire un lavoro difficile: un <em>travaj del pentu</em> prevede una grandissima sofferenza a fronte di una scarsa resa. L&rsquo;espressione arriva dalla valle Maira, quando i <em>cavj&egrave;</em> e i <em>pellassiers</em> preparavano le parrucche per la migliore nobilt&agrave; d&rsquo;Europa. Se la domanda era troppa rispetto alle possibilit&agrave;, si cercava appunto di fare &ldquo;il lavoro del pettine&rdquo;, cio&egrave; industriarsi con i pochi capelli rimasti per fare nuove parrucche.</p>
<p>&ldquo;Beica che t&rsquo;ei mac fa &lsquo;l to travaj&rdquo; era la risposta dei genitori piemontesi di un tempo allo scolaro che mostrava un bel voto: ovvero &ldquo;guarda che hai solo fatto il tuo lavoro&rdquo;. Un monito che riflette il carattere riservato e laborioso dei piemontesi, tratteggiato in modo eccezionale da&nbsp;<strong>Giovanni Arpino</strong>: &ldquo;I piemontesi continuano a produrre pi&ugrave; di quanto consumano, seguitano a credere che lavorare bisogna, obbediscono a un codice morale che parla di fedelt&agrave;, di puntiglio, di sacrificio nel presente perch&eacute; questo presente &egrave; il crogiuolo del domani, dei figli, delle cose&rdquo;.</p>
<p>Confindustria ha aperto con questo messaggio un&rsquo;assemblea tutta dedicata alla celebrazione dell&rsquo;&ldquo;industria che fa la storia&rdquo;, della piemontesit&agrave; operosa, orgogliosa ma modesta, comunque attenta a non fare mai il passo pi&ugrave; lungo della gamba. Forse anche perch&eacute;, come ricorda ancora Tibaldi, &ldquo;la storia dell&rsquo;industria piemontese parte dalle campagne, in quella sapienza del lavoro che sa plasmare il paesaggio, un linguaggio, una mentalit&agrave;&rdquo;.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122926/small_151387.jpg" alt="L'assemblea di Confindustria" loading="lazy"></p>
<h2>&ldquo;La nostra forza va difesa ogni giorno&rdquo;</h2>
<p>&ldquo;Cuneo non &egrave; soltanto una terra di eccellenze riconosciute&rdquo; dice il presidente degli industriali cuneesi <strong>Mariano Costamagna</strong>: &ldquo;&Egrave; una delle aree pi&ugrave; produttive e pi&ugrave; solide del Paese. Lo dicono il valore del suo Pil, il peso dell&rsquo;industria, la forza dell&rsquo;agricoltura, la capacit&agrave; di esportare meccanica e componentistica, l&rsquo;alimentare e il vino. Sono numeri molto importanti ma prima, prima ancora, sono la fotografia di una provincia che produce, che ha fatto del made in Italy il suo mantra&rdquo;.</p>
<p>Se anche dopo la pandemia il territorio &ldquo;ha mostrato una capacit&agrave; di reazione che non possiamo dare per scontata&rdquo;, continua Costamagna, pure non va sottovalutato che &ldquo;il primo trimestre 2026 presenta luci ed ombre, il totale dell&rsquo;export provinciale segna una flessione rispetto allo stesso periodo dell&rsquo;anno precedente: &egrave; un segnale che dobbiamo cogliere. La nostra forza va difesa ogni giorno con investimenti, competenza e capacit&agrave; di adattamento&rdquo;.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122926/small_151388.jpg" alt="L'assemblea di Confindustria" loading="lazy"></p>
<h2>La Granda fra le prime 15 province del made in Italy</h2>
<p><em>Esageruma nen</em>, come si dice. Anche se i numeri confortano, ancor pi&ugrave; di quanto non si dica di solito, l&rsquo;immagine di una provincia che sa fare: l&rsquo;economista <strong>Marco Fortis</strong> sottolinea che la Granda ha la prima posizione, tra le province italiane, come export pro capite di prodotti alimentari vari, prodotti da forno, articoli in gomma e prodotti per l&rsquo;alimentazione animale. Il settore bevande la vede al secondo posto dopo Verona, con un quinto posto per produzione di vini dop stimata in migliaia di ettolitri.</p>
<p>Tra tutte le province italiane, nel decennio 2014-2023 Cuneo si &egrave; piazzata quindicesima per crescita del Pil a valori correnti, con un pi&ugrave; 35,9%. I dati dell&rsquo;export, in linea con quelli del Piemonte, vedono una difficolt&agrave; nell&rsquo;ultimo anno non disgiunta per&ograve; dalla forte tenuta di alcuni settori: per quanto concerne le vendite sui mercati extra Ue il contributo della regione Piemonte copre il 7,1% dell&rsquo;export europeo totale e la provincia di Cuneo &egrave; all&rsquo;1,6%. Nelle esportazioni vitivinicole i dato sale al 2,1% per la Granda.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122926/small_151389.jpg" alt="L'assemblea di Confindustria" loading="lazy"></p>
<h2>Solo gli Usa crescono pi&ugrave; dell&rsquo;Italia nel G7</h2>
<p>E l&rsquo;Italia? Anche qui i numeri raccontano una realt&agrave; di lavoro e competenze che non sempre emerge nel dibattito pubblico. &ldquo;L&rsquo;Italia era l&rsquo;ottavo esportatore mondiale, oggi siamo il quinto escludendo i Paesi di puro transito come l&rsquo;Olanda e Hong Kong&rdquo; osserva l&rsquo;economista, direttore della Fondazione Edison: &ldquo;Da maggio 2025 ad aprile 2026 l&rsquo;Italia ha superato il Giappone ed &egrave; diventato il quarto esportatore. A fine anno - avverte - non sar&agrave; pi&ugrave; cos&igrave;, ma solo perch&eacute; Taipei e Corea del Sud stanno esportando quantitativi enormi di microchip per alimentare la bolla dell&rsquo;intelligenza artificiale: molte vengono fatte tre o quattro volte&rdquo;.</p>
<p>Una dinamica interessante &egrave; quella della crescita del Pil pro capite: l&rsquo;Italia l&rsquo;unico grande Paese oltre alla Cina che abbia incrementato il suo surplus commerciale ed &egrave; seconda nel G7 per crescita dietro agli Stati Uniti, con l&rsquo;8,4% in pi&ugrave; dal 2020 al 2025 contro il +10,9%. Nel caso degli Usa, peraltro, questa crescita &egrave; finanziata dall&rsquo;incremento del debito pubblico per altri settemila miliardi di dollari. &ldquo;Ci sono Paesi, - aggiunge Fortis - come la Gran Bretagna e il Canada, il cui Pil complessivo cresce solo perch&eacute; cresce la popolazione. La crescita della Spagna, che sembra fortissima, in termini pro capite vale la met&agrave; del Pil&rdquo;. A proposito di confronti tra &ldquo;cugini&rdquo;, &ldquo;abbiamo 10mila imprese esportatrici medio-grandi che da sole esportano pi&ugrave; dell&rsquo;intera Spagna: le piccole fanno comunque pi&ugrave; di 50 miliardi in esportazioni&rdquo;.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122926/small_151390.jpg" alt="L'assemblea di Confindustria" loading="lazy"></p>
<h2>Il debito pubblico? Mai stati pecore nere</h2>
<p>Resta la &ldquo;bestia nera&rdquo; del debito, che in realt&agrave; &egrave; soprattutto un tema di interessi. &ldquo;L&rsquo;Italia - conferma la relazione - &egrave; in avanzo statale primario gi&agrave; dal 2024 e lo siamo gi&agrave; stati dal 1992 al Covid: siamo il Paese pi&ugrave; frugale del mondo, restiamo in rosso solo per colpa degli interessi. L&rsquo;Italia &egrave; anche creditore netto verso il mondo con 385 miliardi, pur avendo 1000 miliardi di debito pubblico in mani straniere: Francia e Spagna hanno invece stock di posizione patrimoniale sull&rsquo;estero negativi&rdquo;. Gli Usa, si prevede, supereranno il nostro rapporto debito/Pil nel 2030, la Francia fra i 2030 e il 2035 e probabilmente anche la Cina: &ldquo;Tra dieci anni tutti i paradigmi del passato saranno spazzati via e l&rsquo;Italia non sar&agrave; pi&ugrave; la pecora nera del debito pubblico mondiale che in realt&agrave; non &egrave; mai stata. Anche perch&eacute; il debito rapportato non al Pil ma alla ricchezza finanziaria privata &egrave; molto pi&ugrave; basso rispetto alla Francia, alla Spagna e a molti altri. Senn&ograve; non si spiegherebbe perch&eacute; abbiamo 450 miliardi di debito pubblico detenuto da famiglie e imprese&rdquo;.</p>
<p>&ldquo;La vera sfida - conclude Fortis - sar&agrave; come far crescere il Pil dopo i superbonus edilizi e il Pnrr. Serviranno dopo il 2027 35 miliardi di investimenti per evitare che il Pil freni: serve soprattutto sbloccare le autorizzazioni per le energie rinnovabili e gli investimenti per le infrastrutture&rdquo;.</p>]]></description><pubDate>Fri, 26 Jun 2026 15:55:00 +0200</pubDate><dc:creator>Andrea Cascioli</dc:creator><author><name>Andrea Cascioli</name></author></item><item><title><![CDATA[Percorso dermochirurgico: l'approccio multidisciplinare che fa del Santa Croce un modello di riferimento]]></title><link>https://www.cuneodice.it/rubriche/cuneo-e-valli/percorso-dermochirurgico-l-approccio-multidisciplinare-che-fa-del-santa-croce-un-modello-di-riferimento_122407.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/rubriche/cuneo-e-valli/percorso-dermochirurgico-l-approccio-multidisciplinare-che-fa-del-santa-croce-un-modello-di-riferimento_122407.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122407/150525.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Con l'estate alle porte e l'aumento delle occasioni di esposizione al sole, parlare di prevenzione dei tumori cutanei significa inevitabilmente parlare di creme solari, nei sospetti e controlli dermatologici. La serata "<strong>Occhio alla pelle</strong>", organizzata dall'associazione<strong> L'Albero dell'Amicizia ETS </strong>presso il Circolo 'L Caprissi di Cuneo lo scorso mercoled&igrave; 10 giugno, ha scelto per&ograve; di andare oltre: accompagnare il pubblico in un vero e proprio viaggio all'interno del percorso che porta dalla prevenzione alla diagnosi e, quando necessario, alla cura.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122407/small_150527.jpg" alt="Il pubblico in sala" loading="lazy"></p>
<p>Un percorso che coinvolge dermatologi, chirurghi, oncologi, medici di famiglia, anatomopatologi e associazioni di volontariato e che rappresenta oggi uno dei modelli organizzativi pi&ugrave; significativi sviluppati all'interno dell'Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle.</p>
<p>Ad aprire l'incontro &egrave; stato il direttore generale dell'Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle di Cuneo <strong>Franco Ripa</strong>&nbsp;che ha sottolineato <strong>il valore della collaborazione tra ospedale, territorio e associazionismo</strong>. Nel suo discorso il dottor&nbsp;Ripa ha ribadito l&rsquo;importanza di una prevenzione che passi innanzitutto dalla diffusione della conoscenza.&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122407/small_150528.jpg" alt="Franco Ripa" loading="lazy"></p>
<p>A fargli seguito, il direttore sanitario <strong>Giuseppe Lauria</strong> ha posto l'accento sul concetto che ha poi attraversato l'intera serata: le patologie complesse non possono essere affrontate da una singola specialit&agrave;. &ldquo;Vogliamo rappresentare un modello che vede nella multispecialit&agrave;, nella convergenza dei saperi e nella comunione delle competenze lo strumento per dare una risposta ai bisogni dei pazienti&rdquo;, ha spiegato.</p>
<p>Un concetto che trova una delle sue applicazioni pi&ugrave; concrete proprio nel caso dei tumori cutanei.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122407/small_150529.jpg" alt="Giuseppe Lauria" loading="lazy"></p>
<h2>La prevenzione &egrave; una responsabilit&agrave; collettiva</h2>
<p>L'intervento di <strong>Luigi Genesio Icardi</strong>, presidente della Commissione Sanit&agrave; della Regione Piemonte, ha fornito la cornice istituzionale, collocando il tema del melanoma e dei tumori cutanei all'interno di una riflessione pi&ugrave; ampia sulla sanit&agrave; pubblica. Il punto di partenza sono stati i numeri: in Italia si registrano quasi 13 mila nuovi casi di melanoma ogni anno e l'incidenza continua a crescere. Pur rappresentando una quota relativamente ridotta dei tumori della pelle, il melanoma resta una delle forme pi&ugrave; aggressive quando viene diagnosticato tardivamente, mentre una diagnosi precoce &egrave; in grado di modificare radicalmente le prospettive di cura.</p>
<p>Icardi ha ricordato come negli ultimi decenni la ricerca abbia cambiato profondamente l'approccio alle patologie cutanee, passando dall'osservazione clinica tradizionale alla biologia molecolare, al sequenziamento genetico e a strumenti diagnostici sempre pi&ugrave; precoci e accurati. Un'evoluzione che ha permesso lo sviluppo di terapie innovative e sempre pi&ugrave; personalizzate, ma che richiede allo stesso tempo una forte organizzazione del sistema sanitario.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122407/small_150533.jpg" alt="Luigi Genesio Icardi" loading="lazy"></p>
<p>Ampio spazio &egrave; stato dedicato al ruolo delle campagne di sensibilizzazione, a partire da Euromelanoma, che da oltre vent'anni promuove in tutta Europa una corretta informazione sui rischi dell'esposizione ai raggi ultravioletti, sull'importanza dei controlli dermatologici per soggetti a rischio e sulla necessit&agrave; di contrastare false convinzioni ancora molto diffuse riguardo all'abbronzatura, alle lampade solari e all'uso delle protezioni.</p>
<p>La lotta ai tumori della pelle, ha sottolineato Icardi, significa anche costruire reti cliniche efficienti, garantire l'accesso alle prestazioni appropriate, sostenere la ricerca e favorire percorsi multidisciplinari in grado di accompagnare il paziente lungo tutto il percorso diagnostico e terapeutico. In questo senso, la Rete Oncologica del Piemonte e della Valle d'Aosta rappresenta uno strumento fondamentale per assicurare standard elevati di cura e ridurre le disuguaglianze territoriali.</p>
<p>Il messaggio emerso &egrave; stato che la prevenzione &egrave; un investimento sulla salute individuale, ma anche uno strumento di equit&agrave; sociale: riportarla al centro della medicina significa costruire un sistema sanitario capace non solo di curare le malattie, ma di intercettarle prima che diventino un problema.</p>
<h2>Dalla prevenzione alla cura: un percorso costruito tappa dopo tappa</h2>
<p>A introdurre gli intervendi dei medici &egrave; stato <strong>Giorgio Giraudo</strong>, responsabile della SSD Day e Week Surgery e promotore dell'iniziativa, che ha definito l'incontro come un "viaggio all'interno della dermochirurgia". Un viaggio che si &egrave; sviluppato tappa dopo tappa: la panoramica delle principali patologie cutanee, come prevenire, quando si tratta di tumore e come &egrave; strutturato il percorso dermochirurgico. A conclusione, una tavola rotonda tra specialisti ha affrontato la tematica dai vari punti di vista.&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122407/small_150530.jpg" alt="Giorgio Giraudo" loading="lazy"></p>
<p>La prima tappa &egrave; stata affidata alla dermatologa <strong>Veronica Arese</strong>, che ha affrontato un tema tanto semplice quanto cruciale: riconoscere le patologie cutanee e capire quando sia davvero necessario rivolgersi allo specialista.</p>
<p>Un messaggio emerso con forza riguarda infatti un equivoco molto diffuso. La prevenzione nel campo dei tumori della pelle non consiste nel sottoporre indiscriminatamente la popolazione a controlli continui e a effettuare screening di massa.</p>
<p>L'<strong>obiettivo &egrave; invece individuare i soggetti maggiormente a rischio e diffondere maggior consapevolezza</strong> per aiutare a riconoscere le lesioni sospette che meritino attenzione specialistica.</p>
<p>La visita dermatologica comprende attivit&agrave; molto diverse tra loro: screening dei pazienti a rischio, diagnosi di lesioni sospette, controlli periodici, trattamenti ambulatoriali e indicazione ai percorsi chirurgici quando necessari. Al centro c'&egrave; il concetto di appropriatezza.</p>
<p>Arese ha illustrato il ruolo della dermatoscopia e della videodermatoscopia, comunemente nota come mappatura dei nei, chiarendo come quest'ultima non rappresenti un esame da proporre indistintamente a tutti ma uno strumento da utilizzare nei pazienti che presentano specifici fattori di rischio.</p>
<p>Tra questi figurano la presenza di numerosi nevi, la familiarit&agrave; per melanoma, alcune sindromi genetiche, particolari condizioni di immunodepressione e un'esposizione significativa ai raggi ultravioletti.</p>
<p>Particolarmente utile per il pubblico &egrave; stato il richiamo alla regola dell'ABCDE e al criterio del "brutto anatroccolo": il segnale pi&ugrave; importante non &egrave; tanto la presenza di un neo, quanto il suo cambiamento nel tempo o la comparsa di una lesione diversa dalle altre.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122407/small_150534.jpg" alt="Veronica Arese" loading="lazy"></p>
<h2>La prevenzione comincia molto prima della visita</h2>
<p>Se Arese ha spiegato come riconoscere i segnali che meritano attenzione, la dottoressa <strong>Eleonora Bongiovanni </strong>ha affrontato il tema della prevenzione primaria, cio&egrave; tutto ci&ograve; che si pu&ograve; fare prima ancora che una malattia compaia.</p>
<p>Il suo intervento si &egrave; trasformato in una sorta di guida pratica alla protezione della pelle.</p>
<p>Dall'importanza di limitare l'esposizione nelle ore centrali della giornata all'utilizzo corretto delle creme solari ad ampio spettro, fino al ruolo dell'abbigliamento protettivo, il messaggio &egrave; stato chiaro: la prevenzione non si esaurisce in una visita specialistica, ma si costruisce attraverso comportamenti quotidiani.</p>
<p>Particolare attenzione &egrave; stata dedicata ai bambini. Le evidenze scientifiche mostrano infatti come le scottature e l'intensa esposizione ai raggi UV durante l'infanzia e l'adolescenza aumentino significativamente il rischio di sviluppare tumori cutanei in et&agrave; adulta.</p>
<p>Bongiovanni ha inoltre sfatato alcuni luoghi comuni ancora molto diffusi, tra questi quello relativo alla vitamina D. L'uso delle protezioni solari, ha chiarito Bongiovanni, non impedisce una corretta produzione di vitamina D: per la sua sintesi sono infatti sufficienti circa 15-30 minuti di esposizione quotidiana al sole, senza la necessit&agrave; di esporsi in modo prolungato o non protetto.</p>
<p>Netta anche la posizione sulle lampade abbronzanti, considerate dall'Organizzazione mondiale della sanit&agrave; tra i cancerogeni certi e associate a un aumento significativo del rischio di melanoma e altri tumori della pelle.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122407/small_150535.jpg" alt="Eleonora Bongiovanni" loading="lazy"></p>
<h2>Quando il tumore c'&egrave;: una rete di specialisti intorno al paziente</h2>
<p>La domanda pi&ugrave; delicata della serata &egrave; arrivata con l'intervento delle oncologhe <strong>Marcella Occelli</strong> e <strong>Michela Milanesio</strong>: cosa succede quando una lesione cutanea si rivela effettivamente un tumore?</p>
<p>La risposta &egrave; stata chiara: non esiste un percorso standard valido per tutti.</p>
<p>Dopo la diagnosi istologica, ogni caso viene valutato tenendo conto del tipo di tumore, delle sue caratteristiche biologiche, della sede anatomica, dell'et&agrave; del paziente e delle sue condizioni generali.</p>
<p>Che si tratti di un carcinoma basocellulare, di un carcinoma squamocellulare, di un melanoma o di forme pi&ugrave; rare come il carcinoma a cellule di Merkel, il principio resta sempre lo stesso: costruire il trattamento pi&ugrave; appropriato per quella persona.</p>
<p><strong>Questo approccio &ldquo;su misura, sartoriale&rdquo; &egrave; reso possibile grazie alla multidisciplinariet&agrave;</strong>.&nbsp;Attorno al paziente si attiva infatti una rete che coinvolge dermatologi, oncologi, chirurghi, radioterapisti, anatomopatologi, infermieri specializzati e personale dedicato alla presa in carico. A seconda delle necessit&agrave; possono entrare nel percorso anche radiologi, medici nucleari, psicologi, dietologi, palliativisti e biologi molecolari.</p>
<p>La chirurgia rappresenta spesso il primo passaggio terapeutico, ma raramente &egrave; l'unico. Ogni decisione viene discussa collegialmente con l'obiettivo di evitare sia ritardi nelle cure sia trattamenti eccessivi.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122407/small_150536.jpg" alt="Marcella Occelli e Michela Milanesio" loading="lazy"></p>
<h2>Il percorso dermochirurgico: quando l'organizzazione diventa cura</h2>
<p>La relazione della dottoressa <strong>Stefania Martina</strong> ha mostrato come questa filosofia si traduca concretamente nell'organizzazione ospedaliera.</p>
<p>Il percorso dermochirurgico del Santa Croce si fonda su tre pilastri: prevenzione, diagnosi e cura, lavoro di squadra.</p>
<p>Il cittadino entra nel sistema attraverso il medico di famiglia o la visita specialistica; da quel momento il percorso si sviluppa attraverso una continua interazione tra dermatologo e chirurgo, che condividono informazioni e decisioni.</p>
<p><strong>La scelta del trattamento dipende da molte variabili</strong>: tipo di lesione, dimensioni, sede anatomica, risultato oncologico atteso, impatto funzionale ed estetico.</p>
<p>Per questo non esiste un unico setting assistenziale. Alcuni pazienti vengono trattati in ambulatorio semplice, altri in ambulatorio complesso, altri ancora in day surgery o con ricovero breve.</p>
<p>Ogni passaggio &egrave; pensato per garantire il massimo risultato con il minimo impatto possibile sulla persona.</p>
<p>Una volta effettuato l'intervento entra in gioco l'anatomia patologica, che attraverso sistemi di tracciabilit&agrave; avanzati accompagna il campione fino alla definizione della diagnosi definitiva. Se necessario, si attiva immediatamente il confronto multidisciplinare per programmare ulteriori trattamenti.</p>
<p>In altre parole, il paziente non viene mai lasciato solo a orientarsi tra specialit&agrave; diverse: &egrave; il sistema a costruire attorno a lui il percorso pi&ugrave; appropriato.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122407/small_150537.jpg" alt="Stefania Martina" loading="lazy"></p>
<h2>Il segreto del modello cuneese: non solo multidisciplinariet&agrave;, ma rapporto umano</h2>
<p>Se la parola pi&ugrave; pronunciata durante la serata &egrave; stata "multidisciplinariet&agrave;", il concetto pi&ugrave; interessante emerso &egrave; forse un altro.</p>
<p>A sottolinearlo sono stati praticamente tutti i relatori della tavola rotonda finale. Quando si parla di percorso dermochirurgico, infatti, non si fa riferimento soltanto alla presenza di molte specialit&agrave; coinvolte: molti ospedali, infatti, dispongono di dermatologi, chirurghi, oncologi e anatomopatologi.</p>
<p>La differenza, nel caso del Santa Croce, sembra risiedere soprattutto nel modo in cui queste professionalit&agrave; collaborano.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122407/small_150538.jpg" alt="La tavola rotonda" loading="lazy"></p>
<p><strong>Filippo Rivarossa</strong>, dirigente medico della Chirurgia Plastica, lo ha spiegato con grande chiarezza: &ldquo;<strong>il percorso funziona perch&eacute; esiste un rapporto umano forte tra le persone che ne fanno parte</strong>&rdquo;.</p>
<p>I pazienti vengono indirizzati da uno specialista all'altro senza resistenze, senza compartimenti stagni, con l'obiettivo condiviso di trovare la soluzione migliore.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122407/small_150539.jpg" alt="Filippo Rivarossa" loading="lazy"></p>
<p>Lo stesso concetto &egrave; stato ripreso da <strong>Giraudo</strong>, che ha raccontato il lavoro svolto negli ultimi cinque anni per strutturare il percorso. &ldquo;In realt&agrave; il percorso c'era gi&agrave;. Si &egrave; trattato di far dialogare le persone&rdquo; ha spiegato.</p>
<p>Una frase apparentemente semplice ma che racconta bene il valore aggiunto di questo modello: competenze elevate, ma anche fiducia reciproca, confronto continuo e capacit&agrave; di lavorare come un'unica squadra.</p>
<p>&Egrave; anche grazie a questa collaborazione che il Santa Croce &egrave; riuscito a raggiungere risultati organizzativi significativi, arrivando a garantire in molti casi l'accesso all'intervento chirurgico entro 10-15 giorni dalla diagnosi, tempi che gli stessi specialisti definiscono difficilmente replicabili in molte altre realt&agrave; italiane.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122407/small_150540.jpg" alt="Giorgio Giraudo" loading="lazy"></p>
<h2>Prevenzione non significa visitare tutti</h2>
<p>La tavola rotonda finale ha affrontato anche un tema delicato ma centrale: come conciliare la crescente attenzione verso la prevenzione con la disponibilit&agrave; limitata di specialisti.</p>
<p>Il direttore della Dermatologia, <strong>Massimo Chiarpenello</strong>, ha ricordato come sia impossibile offrire controlli dermatologici sistematici a tutta la popolazione: considerando il numero di cittadini della provincia, ci vorrebbero oltre 20 dermatologi impegnati a tempo pieno e dedicati esclusivamente a questo tipo di servizio, tralasciando tutto il resto del loro lavoro. Per una prevenzione efficace, invece, le risorse devono essere indirizzate verso chi presenta reali fattori di rischio o lesioni sospette.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122407/small_150541.jpg" alt="Massimo Chiarpenello" loading="lazy"></p>
<p>Un concetto ripreso anche da <strong>Elvio Russi</strong>, vicepresidente della LILT Cuneo, che ha invitato a distinguere tra screening e visite di controllo mirate.</p>
<p>Lo screening viene proposto indiscriminatamente a tutta una popolazione e ha dimostrato di ridurre mortalit&agrave; e incidenza di una malattia, ma nel caso dei tumori cutanei non &egrave; il tipo di prevenzione indicato: il valore maggiore risiede nell'identificare correttamente le persone a rischio e garantire loro percorsi rapidi di valutazione.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122407/small_150542.jpg" alt="Elvio Russi" loading="lazy"></p>
<p>In questo contesto il ruolo dei medici di famiglia diventa fondamentale. Come ha spiegato <strong>Carla Mandrile</strong>, sono loro le prime sentinelle del sistema sanitario: devono saper tranquillizzare quando non esistono segnali di allarme, ma anche riconoscere rapidamente le situazioni che richiedono un approfondimento specialistico.</p>
<p>Sedare l'ansia del paziente non significa minimizzare il problema. Significa utilizzare correttamente le risorse disponibili affinch&eacute; chi ha davvero bisogno di cure possa riceverle in tempi adeguati.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122407/small_150543.jpg" alt="Carla Mandrile" loading="lazy"></p>
<p>Ed &egrave; proprio qui che incontri come "<strong>Occhio alla pelle</strong>" assumono il loro significato pi&ugrave; profondo. Non sono semplici occasioni divulgative, ma strumenti di prevenzione a tutti gli effetti: aiutano i cittadini a conoscere i fattori di rischio, a riconoscere i segnali importanti e a comprendere quando sia davvero necessario rivolgersi a uno specialista.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/122407/small_150544.jpg" alt="Associazione L'Albero dell'Amicizia" loading="lazy"></p>
<p>In fondo, come ha ricordato <strong>Giorgio Giraudo</strong> citando uno dei principi della campagna internazionale <strong>Choosing Wisely</strong>, il vero obiettivo della medicina moderna &egrave; uno soltanto: "<strong>Fare il pi&ugrave; possibile per il paziente, facendo il meno possibile al paziente</strong>".</p>
<p>Una frase che sintetizza perfettamente lo spirito dell'intera serata e, forse, anche il segreto del percorso dermochirurgico cuneese.</p>
<p>Qui sotto &egrave; possibile rivedere il video integrale della serata, suddiviso in capitoli.</p>]]></description><pubDate>Fri, 19 Jun 2026 09:00:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Fissore</dc:creator><author><name>Monica Fissore</name></author></item><item><title><![CDATA[Tra donne pagate meno degli uomini e welfare che manca: come stanno i lavoratori cuneesi?]]></title><link>https://www.cuneodice.it/rubriche/cuneo-e-valli/tra-donne-pagate-meno-degli-uomini-e-welfare-che-manca-come-stanno-i-lavoratori-cuneesi_121634.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/rubriche/cuneo-e-valli/tra-donne-pagate-meno-degli-uomini-e-welfare-che-manca-come-stanno-i-lavoratori-cuneesi_121634.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/121634/149154.jpg" title="" alt="" /><br /><p>&ldquo;Il benessere (&egrave;) produttivo - Bisogni emergenti e welfare territoriale&rdquo;: questo il titolo del Quaderno 49 della Fondazione CRC, presentato nei giorni scorsi. Il volume, realizzato come di consueto dal Ufficio Studi e Ricerche della Fondazione (insieme, in questo caso, a Percorsi di Secondo Welfare), prosegue la collana di pubblicazioni che esplorano temi di interesse per la comunit&agrave; e le aziende cuneesi, al fine di contribuire a delineare programmazioni e progettazioni della Fondazione stessa.</p>
<p>Al centro di questa edizione del Quaderno il tema del welfare, con un ricco capitolo dedicato a quello aziendale: l&rsquo;insieme dei benefit, dei servizi e delle misure che un'azienda offre ai propri dipendenti oltre alla normale retribuzione, per migliorarne la qualit&agrave; della vita, sia privata che lavorativa. I bisogni delle famiglie - e quindi dei lavoratori - di oggi stanno cambiando profondamente e rapidamente: con un&rsquo;aspettativa di vita sempre pi&ugrave; alta cresce il lavoro di cura richiesto, cambiano le strutture familiari, di conseguenza si riorganizzano i tempi di vita e di lavoro e le esigenze individuali. In sintesi: cambiano i bisogni delle persone, attente, oggi molto pi&ugrave; che in passato, ad una giusta conciliazione del lavoro con la vita privata, il tempo libero e il benessere personale. Un cambiamento che le aziende sono chiamate a intercettare e assecondare. Su questi e su tanti altri temi si &egrave; concentrata l&rsquo;indagine dell&rsquo;Ufficio Studi e Ricerche della CRC, che ha prodotto un volume ricco di dati, approfondimenti e considerazioni che entrano nel profondo della vita delle aziende cuneesi, nel loro presente e nelle prospettive future.</p>
<p>L&rsquo;indagine &egrave; stata condotta tra settembre e ottobre 2025 su un campione composto da 1.007 lavoratori e lavoratrici della provincia di Cuneo, di et&agrave; compresa tra i 18 e i 64 anni. A tutti loro &egrave; stato sottoposto un questionario di trentuno domande, strutturato i quattro sezioni tematiche, mirato ad esplorare i bisogni sociali, familiari e professionali.&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/121634/small_149157.jpg" alt="Foto"></p>
<h2>Stress e affaticamento per oltre la met&agrave; dei lavoratori</h2>
<p>Oltre la met&agrave; degli intervistati (il 55%) dichiara di provare stress o affaticamento legati al lavoro &ldquo;abbastanza o molto spesso&rdquo;. Solo il 26,7% dichiara invece di non aver mai provato questa sensazione negli ultimi dodici mesi. Emerge quindi uno scenario in cui gran parte delle persone vive ripercussioni negative sul benessere personale provocate dal lavoro. Le principali cause sono il carico di lavoro (84%), gli orari (70%) e le difficolt&agrave; legate alla comunicazione interna (61%). Altro elemento che emerge in maniera chiara &egrave; la precariet&agrave; contrattuale: chi ha un contratto a tempo determinato presenta una probabilit&agrave; di riportare stress elevato superiore di 38 punti percentuali rispetto a chi ha una posizione a tempo indeterminato.</p>
<p>Tra i bisogni pi&ugrave; trasversali evidenziati dall&rsquo;indagine c&rsquo;&egrave; la conciliazione tra lavoro e vita personale. Il 59,1% degli intervistati dichiara difficolt&agrave; nel gestire il tempo libero, il 34,5% nella gestione dei figli. Le percentuali si abbassano, ma restano significative, per quanto riguarda le difficolt&agrave; nella gestione di familiari con disabilit&agrave; (18,4%) o anziani non autosufficienti (24,5%).&nbsp;</p>
<p>Le criticit&agrave;, in ogni caso, sono anche di tipo economico: il 53% dichiara difficolt&agrave; a coprire le spese mensili essenziali con il solo reddito da lavoro, una percentuale che inevitabilmente cresce nelle fasce di reddito pi&ugrave; basse. Tra le spese essenziali ci sono ovviamente quelle per la salute: il 17% degli intervistati dichiara di avere rinunciato ad almeno una cura per ragioni economiche ed organizzative (costi alti, liste d&rsquo;attesa troppo lunghe, mancanza di tempo e difficolt&agrave; di conciliazione con il lavoro).&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/121634/small_149158.jpg" alt="Foto"></p>
<h2>Welfare aziendale solo per un intervistato su due</h2>
<p>Un capitolo consistente della ricerca &egrave; dedicato come detto al welfare aziendale: ne emerge - si legge nel rapporto - &ldquo;<em>un sistema di welfare aziendale parziale, segmentato e diseguale, dominato da strumenti a basso costo ed elevata visibilit&agrave;, ma scarsamente strutturato nei servizi di protezione sociale o di conciliazione vita-lavoro</em>&rdquo;. In estrema sintesi, da questo punto di vista il &ldquo;modello Cuneo&rdquo;, spesso decantato, presenta ancora ampi margini di miglioramento.&nbsp;</p>
<p>Un dato su tutti delinea lo scenario generale: il 54% degli intervistati dichiara di avere accesso ad almeno una misura di welfare. Ne consegue che quasi una persona su due lavora in contesti completamente privi di sistemi di welfare. La percentuale di chi &egrave; sprovvisto di queste misure sale al 70% tra chi dichiara redditi inferiori ai 1.500 euro al mese.</p>
<p>La misura pi&ugrave; diffusa sono i buoni pasto e buoni spesa (37%), mentre una minima parte gode di sostegni che riguardano il tempo libero (4%), rimborsi per l&rsquo;infanzia (7%) o affitti e mutui (4%).</p>
<p>Una grande variabilit&agrave; &egrave; come prevedibile legata alla dimensione delle imprese: tra quelle con meno di dieci addetti, solo il 14,9%, per esempio, offre buoni pasto o buoni spesa (contro il 37% di media provinciale visto poco sopra). La percentuale sfiora il 70% (68,9%) nelle imprese con oltre 250 addetti.</p>
<p>Significativo anche il dato relativo alle misure per la sanit&agrave; integrativa, presenti nel 14% delle piccole aziende e nel 62% di quelle di grandi dimensioni.</p>
<p>La ricerca segnala anche le motivazioni dell&rsquo;eventuale mancato utilizzo delle misure di welfare: il 6% dichiara di non esserne informato, una piccola percentuale (1%) afferma invece che le misure siano riservate solo ad alcuni addetti dell&rsquo;azienda.</p>
<h2>Smart working e gender pay gap</h2>
<p>Altro dato che emerge &egrave; quello relativo alla scarsa diffusione dello smart working: ne beneficia solo il 9,8% degli intervistati, un dato inferiore sia a quello regionale (15,1%) che a quello nazionale (14,2%) riportati dall&rsquo;Istat nel 2024. Singolare in una provincia, la Granda, in cui la presenza di numerose valli montane e aree definite "marginali", unita a un sistema viario non sempre all'altezza, dovrebbe invece fungere da propulsore per l'utilizzo del cosiddetto "lavoro agile".</p>
<p>Evidente il "Gender pay gap", il divario di genere per quanto riguarda il reddito: tra chi ha dichiarato di guadagnare meno di 750 euro al mese il 78% &egrave; donna, mentre tra chi ha dichiarato uno stipendio da oltre 2.500 euro al mese l&rsquo;80% &egrave; uomo. Dato eloquente che delinea una differenza marcata, che si intreccia con la minore presenza di donne nei livelli professionali pi&ugrave; elevati: &ldquo;<em>Il quadro evidenza una segregazione di genere che si manifesta su pi&ugrave; piani</em>&rdquo;, si legge nell&rsquo;indagine.&nbsp;</p>
<p>Nella postfazione &egrave; Franca Maino, direttrice scientifica del laboratorio di ricerca Percorsi di Secondo Welfare, a sintetizzare le conclusioni e indicare la strada: &ldquo;<em>La sfida, oggi, non &egrave; solo comprendere questi bisogni, ma anche costruire le condizioni istituzionali e organizzative affinch&eacute; possano trovare risposte continuative e territorialmente radicate. Questo lavoro pu&ograve; rappresentare non un punto di arrivo, ma un punto di partenza per rafforzare il welfare di comunit&agrave; e renderlo sempre pi&ugrave; capace di rispondere ai bisogni di una societ&agrave; in trasformazione</em>&rdquo;.&nbsp;</p>]]></description><pubDate>Fri, 05 Jun 2026 15:35:00 +0200</pubDate><dc:creator>Andrea Dalmasso</dc:creator><author><name>Andrea Dalmasso</name></author></item><item><title><![CDATA[La scarsa natalità nel Cuneese non interessa solo i piccoli Comuni]]></title><link>https://www.cuneodice.it/rubriche/cuneo-e-valli/la-scarsa-natalita-nel-cuneese-non-interessa-solo-i-piccoli-comuni_121150.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/rubriche/cuneo-e-valli/la-scarsa-natalita-nel-cuneese-non-interessa-solo-i-piccoli-comuni_121150.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/121150/148362.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Del calo delle nascite si discute ormai da anni, ma al momento non si &egrave; ancora trovata una soluzione per invertire la tendenza, nemmeno in provincia di Cuneo. E i numeri lo dimostrano.</p>
<p>Secondo le elaborazioni diffuse dalla fondazione indipendente Openpolis e basate su dati Istat, il calo delle nascite continua anche in provincia di Cuneo e coinvolge ormai tanto i piccoli comuni quanto i centri maggiori della Granda. A Cuneo citt&agrave;, nel 2022, il tasso di natalit&agrave; era di 6,2 nuovi nati ogni mille abitanti: il dato pi&ugrave; basso registrato dal 2014. Cinque anni prima, nel 2017, il capoluogo aveva raggiunto quota 7,9, il dato pi&ugrave; alto degli ultimi anni. Il confronto con la media nazionale mostra come anche il Cuneese segua la tendenza generale del Paese: nel 2022 in Italia il tasso di natalit&agrave; era pari a 6,7 nati ogni mille abitanti.</p>
<p>Tra i comuni della Granda con i valori pi&ugrave; bassi ci sono Camerana, un comune di circa 500 abitanti verso il confine con la Liguria dove nel 2022 si sono registrati 1,7 nati ogni mille residenti, Serralunga d&rsquo;Alba con 1,9 e Roburent, Sale delle Langhe e Benevello tutte a quota 2,1.</p>
<p>Nelle citt&agrave; pi&ugrave; popolose i numeri sono pi&ugrave; alti, ma in calo rispetto agli anni precedenti. Il dato di Boves &egrave; uguale a quello di Cuneo: 6,2 nati ogni mille abitanti, anche in questo caso il valore pi&ugrave; basso dal 2014. Con 6,3 nati ogni mille abitanti, il dato di Alba &egrave; leggermente pi&ugrave; alto del capoluogo, ma in peggioramento rispetto all&rsquo;8,1 di otto anni prima. Saluzzo &egrave; passata da 9,1 a 6,8; mentre Bra ha mostrato una flessione pi&ugrave; contenuta, da 8,7 a 7,2. La citt&agrave; di Fossano invece si &egrave; fermata a 7,3.</p>
<p>Il quadro locale si inserisce in una dinamica nazionale ormai strutturale. Secondo le rilevazioni provvisorie Istat, nel 2025 in Italia sono nati circa 355 mila bambini, pari a 6 nati ogni mille abitanti. Rispetto all&rsquo;anno precedente si tratta di un calo del 3,9%, con circa 15 mila nascite in meno. Il numero medio di figli per donna &egrave; sceso a 1,14, il valore pi&ugrave; basso mai registrato nel Paese. A incidere &egrave; anche la diminuzione della popolazione in et&agrave; fertile: le donne tra i 15 e i 49 anni sono passate da 14,3 milioni nel 1995 a 11,4 milioni nel 2025.</p>
<p>Secondo Istat, tra i fattori che possono contribuire a rallentare il calo delle nascite c&rsquo;&egrave; la presenza di servizi per l&rsquo;infanzia. Maggiori strutture dedicate ai pi&ugrave; piccoli, infatti, possono avere effetti positivi sulla decisione dei giovani di diventare genitori. Sul calo delle nascite per&ograve; influiscono molti altri fattori, dal costo della vita alla diminuzione dell&rsquo;et&agrave; fertile. Per questo, un ruolo importante dovrebbe essere giocato da politiche pubbliche integrate, da sviluppare su scala nazionale, ma anche a livello locale.</p>]]></description><pubDate>Fri, 29 May 2026 09:00:00 +0200</pubDate><dc:creator>Redazione</dc:creator><author><name>Redazione</name></author></item><item><title><![CDATA[Solo una donna su cinque tra i candidati a Sindaco in provincia di Cuneo]]></title><link>https://www.cuneodice.it/rubriche/cuneo-e-valli/solo-una-donna-su-cinque-tra-i-candidati-a-sindaco-in-provincia-di-cuneo_120722.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/rubriche/cuneo-e-valli/solo-una-donna-su-cinque-tra-i-candidati-a-sindaco-in-provincia-di-cuneo_120722.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/120722/147628.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Domenica e luned&igrave; si voter&agrave; per eleggere sindaci e consiglieri in oltre 700 comuni italiani. Di questi, 19 <a href="https://dait.interno.gov.it/documenti/amministrative-2026-elenco-enti-al-voto-I-semestre.pdf" target="_blank" rel="nofollow">si trovano</a> in provincia di Cuneo. Sono tutti piccoli o piccolissimi centri sotto la soglia dei 15mila abitanti. Il pi&ugrave; popoloso al voto &egrave; Verzuolo, nel Saluzzese, che sfiora i 6.500 residenti, mentre il pi&ugrave; piccolo &egrave; Briga Alta, al confine con la Liguria, con appena 40 abitanti. In tutto il Piemonte saranno 80 i Comuni chiamati alle urne: 19 nel Cuneese, 23 nel Torinese, 16 nell&rsquo;Alessandrino, 6 nel Novarese, 5 sia nel Verbano-Cusio-Ossola sia nel Vercellese e 3 sia nell&rsquo;Astigiano che nel Biellese.</p>
<p>Nel Cuneese i candidati Sindaco sono complessivamente 36: 28 uomini e 8 donne. Appena una donna su cinque. La presenza femminile si ferma quindi al 22,2% del totale, contro il 77,8% degli uomini. Un dato che conferma come la rappresentanza femminile nelle elezioni amministrative resti ancora limitata in Italia.</p>
<p>Le candidate sono Marina Rinaldi a Benevello, Federica Lanteri a Briga Alta, Maria Borgia a Castiglione Tinella, Cristina Taricco a Diano d&rsquo;Alba, Manuela Mattalia a Elva, Michela Tomatis a Magliano Alpi, Laura Capra a Santo Stefano Belbo e, infine, Bianca Mascolo a Treiso. In Granda, sono 11 i Comuni in cui i candidati che concorrono sono tutti uomini; uno quello in cui ci sono solo donne; e 7 quelli in cui a contendersi la carica di Sindaco o Sindaca sono sia donne che uomini.</p>
<p>Avere una percentuale elevata di candidati uomini alla carica di sindaco non &egrave; una novit&agrave;, n&eacute; un fenomeno che riguarda solo il Cuneese o solo i piccoli comuni. Se si prendono in considerazione tutti i capoluoghi italiani che vanno al voto il 24 e 25 maggio, infatti, le donne candidate sono poco pi&ugrave; del 10%, contro quasi il 90% di uomini; un dato quindi ancora pi&ugrave; basso di quello registrato nei piccoli centri della Granda.</p>
<h2>L&rsquo;et&agrave; dei candidati</h2>
<p>Per quanto riguarda l&rsquo;et&agrave; dei candidati, considerando che questo dato &egrave; noto per 33 candidati su 36, 21 hanno pi&ugrave; di 50 anni e 12 meno di 50. Gli over 50 rappresentano quindi il 63,6% del totale preso in esame, mentre gli under 50 sono il 36,4%.</p>
<p>In molti Comuni si va verso sfide tra liste civiche, spesso costruite attorno a figure gi&agrave; affermate sul territorio. In diversi casi la corsa sar&agrave; una competizione a due, come a Verzuolo, dove a contendersi la guida del municipio saranno Mattia Quaglia e Valentino Inaudi. Altrove, invece, il confronto sar&agrave; pi&ugrave; affollato: Benevello, Castiglione Tinella, Diano D&rsquo;Alba, Elva, Peveragno, Roaschia e Treiso presentano tre candidati ciascuno. Non mancano poi i casi in cui il candidato o la candidata &egrave; uno solo.</p>]]></description><pubDate>Fri, 22 May 2026 14:43:00 +0200</pubDate><dc:creator>Redazione</dc:creator><author><name>Redazione</name></author></item><item><title><![CDATA[Il disagio invisibile degli adolescenti: "La generazione più infelice di sempre"]]></title><link>https://www.cuneodice.it/rubriche/cuneo-e-valli/il-disagio-invisibile-degli-adolescenti-la-generazione-piu-infelice-di-sempre_120176.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/rubriche/cuneo-e-valli/il-disagio-invisibile-degli-adolescenti-la-generazione-piu-infelice-di-sempre_120176.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/120176/146627.jpg" title="Laura Dalla Ragione" alt="Laura Dalla Ragione" /><br /><p>L&rsquo;evento organizzato dalla neonata associazione <strong><em>L&rsquo;Albero dell&rsquo;Amicizia ETS</em></strong> al Circolo &lsquo;L Caprissi di Cuneo, nella serata di marted&igrave; 12 maggio, non &egrave; stato un classico convegno specialistico. &Egrave; stato piuttosto un tentativo collettivo di comprendere una delle emergenze pi&ugrave; profonde del nostro tempo: <strong>il rapporto sempre pi&ugrave; fragile degli adolescenti con s&eacute; stessi, con il proprio corpo e con il mondo</strong>.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/120176/small_146631.jpg" alt="I relatori dell'evento Attacco al corpo" loading="lazy"></p>
<p>Il titolo dell&rsquo;incontro, &ldquo;<strong>Attacco al corpo&rdquo;</strong>, riprende quello del volume curato dalla psichiatra e psicoterapeuta <strong>Laura Dalla Ragione</strong> insieme a <strong>Renata Nacinovich</strong>; sul tavolo di confronto, durante la serata, i temi trattati sono stati disturbi alimentari, bullismo, autolesionismo, ritiro sociale, dipendenza dai social, ansia da prestazione, vuoto relazionale e incapacit&agrave; crescente degli adulti di leggere il linguaggio del disagio giovanile.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/120176/small_146632.jpg" alt="Libro Attacco al Corpo" loading="lazy"></p>
<p>Una sala piena, un silenzio attento, domande che arrivano dritte da genitori, insegnanti, educatori e ragazzi.&nbsp;A dialogare con il pubblico sono stati la stessa <strong>Laura Dalla Ragione</strong>, l&rsquo;insegnante <strong>Roberta Dalmasso</strong> e lo studente quindicenne <strong>Luca Cavallera</strong>, in un confronto che ha alternato riflessioni cliniche, esperienze scolastiche e punti di vista generazionali.&nbsp;&Egrave; possibile rivedere l'intero incontro nel <strong>video</strong> al fondo di questo articolo.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/120176/small_146633.jpg" alt="Circolo 'l Caprissi" loading="lazy"></p>
<h2>Il corpo come luogo della sofferenza</h2>
<p>Il cuore della riflessione proposta da Laura Dalla Ragione parte da un concetto preciso: oggi il corpo &egrave; diventato il principale luogo di espressione del dolore adolescenziale.</p>
<p>Quando mancano le parole, quando le emozioni non trovano uno spazio per essere riconosciute e accolte, il disagio si trasferisce sul corpo. &Egrave; l&igrave; che compaiono restrizioni alimentari, abbuffate compulsive, autolesionismo, ossessioni estetiche, rifiuto di s&eacute; e comportamenti estremi.</p>
<p>&ldquo;<em>Il corpo &egrave; diventato il teatro della sofferenza</em>&rdquo;, ha spiegato la psichiatra. Un corpo che non viene pi&ugrave; vissuto come casa o identit&agrave;, ma come qualcosa da controllare, modificare, punire o esibire.</p>
<p>Secondo Dalla Ragione, ci&ograve; che colpisce maggiormente &egrave; la rapidit&agrave; con cui il disagio sta crescendo e abbassando la propria et&agrave; di esordio. Bambini e preadolescenti arrivano sempre pi&ugrave; frequentemente ai servizi sanitari con problematiche che fino a pochi anni fa riguardavano et&agrave; molto pi&ugrave; avanzate.</p>
<p>Nel messaggio inviato agli organizzatori e letto in apertura dell&rsquo;incontro, il presidente della Commissione Sanit&agrave; della Regione Piemonte <strong>Luigi Genesio Icardi</strong> ha citato dati che restituiscono la dimensione del fenomeno: tra il 2019 e il 2023 circa tre milioni di italiani hanno sofferto di disturbi della nutrizione e dell&rsquo;alimentazione, con un incremento impressionante dei casi dopo la pandemia. Oltre il 30% dei pazienti ha meno di 14 anni.&nbsp;Numeri che hanno portato Icardi a definire il fenomeno &ldquo;<em>una vera emergenza sanitaria e sociale</em>&rdquo;.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/120176/small_146634.jpg" alt="Laura Dalla Ragione" loading="lazy"></p>
<h2>&ldquo;La generazione pi&ugrave; infelice di sempre&rdquo;</h2>
<p>Uno dei passaggi pi&ugrave; forti della serata &egrave; arrivato quando Laura Dalla Ragione ha affrontato il tema della fragilit&agrave; contemporanea.</p>
<p>&ldquo;<em>Volevamo costruire la generazione pi&ugrave; felice di sempre e invece abbiamo costruito la generazione pi&ugrave; infelice di sempre</em>&rdquo;, ha osservato.</p>
<p>Per descrivere il clima emotivo che attraversa il mondo adolescenziale, la psichiatra ha citato lo scrittore francese Georges Bernanos: &ldquo;<em>Quando i giovani hanno freddo, tutta l&rsquo;umanit&agrave; batte i denti</em>&rdquo;. Una frase usata per spiegare quanto il disagio giovanile non sia un problema marginale o privato, ma un segnale che riguarda l&rsquo;intera societ&agrave;.</p>
<p>Secondo Dalla Ragione, la pandemia ha funzionato da detonatore di una sofferenza gi&agrave; presente: &ldquo;<em>Ha scoperchiato qualcosa che esisteva gi&agrave;</em>&rdquo;. Ma il problema non nasce soltanto dagli ultimi anni o dalla tecnologia. &Egrave; pi&ugrave; profondo e riguarda il senso stesso dell&rsquo;esistenza.<br><br></p>
<h2>&ldquo;L&rsquo;essere umano non sopporta l&rsquo;insignificanza&rdquo;</h2>
<p>Nel corso del suo intervento, la psichiatra ha spiegato come l&rsquo;essere umano possieda una straordinaria capacit&agrave; di sopravvivere anche a esperienze molto dolorose:&nbsp;&ldquo;<em>Possiamo sopportare un lutto, una separazione, una malattia, un trauma. Possiamo sopportare dolori terribili. Ma dobbiamo riuscire a dare senso a quello che viviamo</em>&rdquo;.</p>
<p>&Egrave; qui che si aprirebbe la vera fragilit&agrave; contemporanea: molti adolescenti faticano a trovare un significato stabile alla propria esperienza, alle relazioni, al futuro e persino al proprio posto nel mondo.</p>
<p>&ldquo;<em>L&rsquo;essere umano non sopporta l&rsquo;insignificanza</em>&rdquo;, ha detto Dalla Ragione, indicando quella mancanza di senso come una delle radici pi&ugrave; profonde del disagio contemporaneo.</p>
<p>I ragazzi di oggi &mdash; ha sottolineato &mdash; non sono cos&igrave; diversi da quelli delle generazioni precedenti. Cercano ancora amore, riconoscimento, ascolto, appartenenza. Ma crescono in un contesto dove spesso gli adulti appaiono distratti, assenti o incapaci di intercettare davvero il loro dolore.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/120176/small_146638.jpg" alt="Riflessioni del pubblico" loading="lazy"></p>
<h2>&ldquo;Non mi sento visto&rdquo;</h2>
<p>Tra i concetti che hanno attraversato con pi&ugrave; forza la serata c&rsquo;&egrave; stato quello dello &ldquo;<em>sguardo</em>&rdquo;.</p>
<p>Secondo Dalla Ragione, quasi tutti gli adolescenti che incontra nei percorsi terapeutici &mdash; indipendentemente dalla patologia &mdash; ripetono le stesse frasi: &ldquo;<em>Non mi sento visto</em>&rdquo;, &ldquo;<em>Non mi sento accolto</em>&rdquo;, &ldquo;<em>Non mi sento guardato</em>&rdquo;.</p>
<p>La psichiatra ha citato una ricerca Censis condotta su 16mila adolescenti tra i 14 e i 18 anni. Alla domanda &ldquo;<em>Sapresti a chi chiedere aiuto se stessi male?</em>&rdquo;, l&rsquo;80% ha risposto di no.&nbsp;Un dato che racconta un enorme vuoto relazionale. Molti ragazzi non sanno a chi rivolgersi davanti a un dolore, a un episodio di bullismo, a una crisi personale o a un trauma. <em>&ldquo;Esiste come un muro tra gli adulti e gli adolescenti</em>&rdquo;, ha spiegato Dalla Ragione. &ldquo;<em>Parliamo linguaggi diversi</em>&rdquo;.</p>
<p>Eppure il bisogno resta lo stesso di sempre: sentirsi riconosciuti. Perch&eacute; lo sguardo adulto, quando &egrave; autentico, permette ai ragazzi di sentirsi legittimati a esistere.&nbsp;&ldquo;<em>Ti toglie dalla terra degli sbagliati</em>&rdquo;, ha detto la psichiatra. "<em>Ti fa sentire che il mondo ti accetta per quello che sei</em>".</p>
<p>Quando questo sguardo manca, molti adolescenti finiscono per sentirsi profondamente inadeguati, fino a sviluppare convinzioni devastanti: "<em>Non ho diritto a essere felice</em>", "<em>Non ho diritto ad avere un posto nel mondo</em>".</p>
<p>Frasi che, ha osservato Dalla Ragione, vengono pronunciate anche da ragazzi intelligenti, brillanti, apparentemente &ldquo;<em>perfetti</em>&rdquo;, ma interiormente convinti di non essere abbastanza.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/120176/small_146641.jpg" alt="Laura Dalla Ragione" loading="lazy"></p>
<h2>Il fallimento della cultura della performance</h2>
<p>Una parte importante del dibattito ha riguardato il modello educativo contemporaneo e la pressione costante sulle performance.</p>
<p>Secondo Dalla Ragione, molti adolescenti crescono sentendosi continuamente valutati: scuola, sport, relazioni sociali, immagine, successo personale. Ma il problema non &egrave; soltanto l&rsquo;eccesso di aspettative. &Egrave; il fatto che spesso gli adulti chiedano ai ragazzi di essere diversi da ci&ograve; che sono realmente.</p>
<p>Ha citato una riflessione del poeta Rilke: "<em>Quando mai si pretenderebbe da un cigno una delle prove destinate al leone?</em>".&nbsp;Una metafora usata per raccontare quanto frequentemente genitori, scuola e societ&agrave; proiettino sui ragazzi desideri e modelli irrealistici.</p>
<p>"<em>Chiediamo loro troppo</em>", sostiene. "<em>Non soltanto nei risultati scolastici o sportivi, ma nelle richieste profonde: essere sempre forti, sicuri, adeguati, performanti</em>".</p>
<p>Per spiegare questa dinamica, Dalla Ragione ha richiamato anche una frase di Sant&rsquo;Agostino: &ldquo;<em>Volo ut sis &mdash; voglio che tu sia ci&ograve; che sei</em>&rdquo;: "<em>Sembra la cosa pi&ugrave; semplice del mondo</em>", ha osservato, "<em>ma &egrave; forse la pi&ugrave; difficile</em>". Perch&eacute; accettare davvero l&rsquo;altro significa rinunciare alle proprie aspettative e proiezioni.</p>
<p>La riflessione si &egrave; intrecciata anche con la critica a quella che Dalla Ragione ha definito &ldquo;<em>l&rsquo;ossessione contemporanea per la felicit&agrave;</em>&rdquo;.</p>
<p>Molti genitori &mdash; ha spiegato &mdash; cercano inconsapevolmente di eliminare ogni ostacolo dal percorso dei figli, trasformandosi in &ldquo;<em>genitori spazzaneve</em>&rdquo;: adulti che preparano una strada priva di frustrazioni, sconfitte e fallimenti.</p>
<p>Ma crescere significa inevitabilmente confrontarsi anche con il limite, con il dolore e con le difficolt&agrave; reali della vita. Privare i ragazzi di questa esperienza rischia di renderli ancora pi&ugrave; fragili proprio nel momento in cui si troveranno davanti a ostacoli inevitabili.&nbsp;Educare non significa evitare ogni sofferenza ai figli, ma aiutarli ad attraversarla.<br><br></p>
<h2>Il crollo delle &ldquo;cornici&rdquo; educative</h2>
<p>Secondo la psichiatra, un altro elemento decisivo della crisi attuale &egrave; la progressiva perdita di riferimenti condivisi.&nbsp;In passato &mdash; ha spiegato &mdash; esistevano cornici pi&ugrave; definite: sistemi valoriali, confini educativi e soprattutto differenze pi&ugrave; nette tra mondo adulto e mondo adolescenziale. Oggi quelle strutture sono molto pi&ugrave; fragili.</p>
<p>Famiglia e scuola si trovano spesso sole davanti a problemi complessi, senza strumenti sufficienti per interpretarli.&nbsp;"<em>Incontro continuamente genitori e insegnanti che mi dicono: non li capiamo pi&ugrave;</em>".&nbsp;Una difficolt&agrave; che emerge soprattutto davanti ai comportamenti pi&ugrave; estremi, come l&rsquo;autolesionismo.<br><br></p>
<h2>&ldquo;Si fanno male per sentirsi vivi&rdquo;</h2>
<p>Uno dei passaggi pi&ugrave; intensi dell&rsquo;intervento ha riguardato proprio il tema dell&rsquo;<strong>autolesionismo</strong>.&nbsp;Dalla Ragione ha voluto chiarire che, nella maggior parte dei casi, tagliarsi o procurarsi dolore fisico non rappresenta un tentativo di suicidio. &Egrave; qualcosa di diverso e, per certi versi, ancora pi&ugrave; inquietante: "<em>Lo fanno per sentirsi vivi</em>".</p>
<p>Il dolore fisico diventa una prova di esistenza, un modo per sentire il limite del corpo quando il mondo emotivo appare anestetizzato o incomprensibile.&nbsp;Un meccanismo che la psichiatra ha definito &ldquo;<em>perverso</em>&rdquo;, ma che racconta con estrema chiarezza il livello di smarrimento vissuto da molti adolescenti contemporanei.<br><br></p>
<h2>Gli adolescenti di oggi&nbsp;</h2>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/120176/small_146635.jpg" alt="Luca Cavallera" loading="lazy"></p>
<p>Particolarmente significativo &egrave; stato anche il contributo del pi&ugrave; giovane tra i relatori,&nbsp;<strong>Luca Cavallera</strong>, che ha raccontato dall&rsquo;interno il mondo degli adolescenti contemporanei.&nbsp;Tutti gli adulti sono stati adolescenti, ma lo sono stati in un periodo e contesto storico e sociale molto diverso da quello attuale.</p>
<p>La sua generazione &mdash; ha spiegato &mdash; &egrave; cresciuta immersa nella tecnologia fin dall&rsquo;infanzia. Smartphone, social network, video brevi, notifiche continue e connessione permanente hanno modificato il modo stesso di vivere relazioni, tempo e identit&agrave;.</p>
<p>Oggi &egrave; quasi sparita la dimensione dell&rsquo;attesa. Musica, contenuti, relazioni e gratificazioni sono immediatamente accessibili. Tutto arriva subito. E questa immediatezza rischia di rendere pi&ugrave; difficile sviluppare tolleranza alla frustrazione e capacit&agrave; di gestire il limite.</p>
<p>L&rsquo;insegnante <strong>Roberta Dalmasso</strong> ha invece portato lo sguardo della scuola, raccontando come gli insegnanti si trovino sempre pi&ugrave; spesso a intercettare forme di disagio silenzioso: ragazzi apparentemente &ldquo;normali&rdquo;, ma emotivamente fragili, isolati o incapaci di sostenere la pressione sociale e relazionale.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/120176/small_146636.jpg" alt="Roberta Dalmasso" loading="lazy"></p>
<h2>Social network, confronto continuo&nbsp;</h2>
<p>Durante la serata &egrave; emersa con forza anche la questione dei social network, descritti non come causa unica del disagio ma come amplificatori potenti delle fragilit&agrave; adolescenziali.</p>
<p>Gli adolescenti vivono immersi in un confronto continuo con gli altri: corpi perfetti, vite filtrate, successi esibiti, felicit&agrave; apparentemente costante. Una dinamica che alimenta ansia, senso di inadeguatezza e bisogno di approvazione.&nbsp;Paradossalmente nell&rsquo;epoca della massima connessione cresce una fortissima solitudine individuale.</p>
<p>Laura Dalla Ragione ha insistito sulla necessit&agrave; di introdurre una vera alfabetizzazione digitale gi&agrave; nelle scuole primarie. Non soltanto imparare a usare gli strumenti tecnologici, ma comprenderne gli effetti emotivi, psicologici e relazionali.</p>
<h2>Bullismo e violenza relazionale</h2>
<p>Nel corso dell&rsquo;incontro &egrave; stato affrontato anche il tema del bullismo e delle nuove forme di violenza relazionale tra adolescenti. Non soltanto episodi espliciti di aggressione o esclusione, ma anche dinamiche pi&ugrave; sottili legate al cyberbullismo, all&rsquo;umiliazione pubblica e alle relazioni tossiche tra coetanei.</p>
<p>Sul tema Luca Cavallera ha raccontato la propria esperienza con un lavoro svolto a scuola di grande impatto: la sua classe ha avuto la possibilit&agrave; di incontrare e ascoltare la testimonianza diretta di <strong>Camilla Mancini</strong>, autrice del romanzo &ldquo;<em>Libera di essere me</em>&rdquo;.</p>
<p>Il libro rappresenta un intenso racconto di rinascita e un'importante riflessione sulla salute mentale. L'autrice condivide la sua esperienza personale legata alla paresi facciale con cui convive fin dalla nascita a causa di una complicazione durante il parto. Questa condizione estetica l'ha resa per lungo tempo bersaglio di bullismo, insulti e isolamento sociale durante gli anni della scuola.</p>
<p>Durante l&rsquo;evento Luca ha spiegato quanto questo incontro con l&rsquo;autrice abbia avuto un grandissimo impatto su tutta la sua classe, sottolineando come le esperienze dirette riescano spesso ad arrivare ai ragazzi pi&ugrave; di molte lezioni teoriche.</p>
<p>Anche per Roberta Dalmasso il lavoro educativo non pu&ograve; limitarsi alla punizione dei comportamenti sbagliati: serve un percorso continuo di educazione emotiva, empatia e consapevolezza relazionale, capace di intervenire prima che il disagio degeneri in violenza o isolamento.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/120176/small_146640.jpg" alt="Luca Cavallera e Roberta Dalmasso" loading="lazy"></p>
<h2>&ldquo;Sostare nel dolore&rdquo;: il compito difficile degli adulti</h2>
<p>Tra i concetti pi&ugrave; profondi emersi durante la serata c&rsquo;&egrave; stato quello espresso da Roberta Dalmasso: la necessit&agrave; per gli adulti di <strong>imparare a &ldquo;<em>sostare nel dolore</em>&rdquo; dei ragazzi</strong>.&nbsp;Non cercare subito la soluzione. Non minimizzare. Non spaventarsi davanti alla sofferenza adolescenziale.</p>
<p>La scuola, ha spiegato l&rsquo;insegnante, non pu&ograve; limitarsi a correggere comportamenti o a intervenire soltanto quando emergono episodi evidenti. Deve diventare uno spazio capace di ascoltare e riconoscere il disagio prima che esploda.</p>
<p>Anche Laura Dalla Ragione ha insistito molto sul tema della presenza adulta. I ragazzi, ha detto, hanno bisogno prima di tutto di sentirsi <strong>visti</strong>. Non giudicati, non continuamente valutati, ma riconosciuti nella loro esistenza e nella loro fragilit&agrave;.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/120176/small_146637.jpg" alt="Roberta Dalmasso e Laura Dalla Ragione" loading="lazy"></p>
<h2>Una generazione iperconnessa ma invisibile</h2>
<p>Nel finale dell&rsquo;incontro Laura Dalla Ragione ha richiamato una riflessione della filosofa Hannah Arendt sul concetto di &ldquo;<em><strong>patria</strong></em>&rdquo;: non un luogo geografico, ma lo spazio che nasce tra due persone che si riconoscono e si fidano reciprocamente.</p>
<p>Un&rsquo;immagine potente per descrivere ci&ograve; che oggi manca a molti adolescenti: relazioni profonde, stabili, autentiche.&nbsp;&Egrave; forse questa la contraddizione pi&ugrave; evidente: i ragazzi di oggi non sono mai stati cos&igrave; connessi, esposti e raggiungibili, eppure molti di loro si sentono invisibili.</p>
<p>Da qui la necessit&agrave; &mdash; condivisa da tutti i relatori &mdash; di costruire una vera alleanza educativa tra famiglie, scuola, servizi sanitari e territorio. Nessuna realt&agrave;, da sola, pu&ograve; affrontare questa "<em><strong>esplosione di disagio</strong></em>" giovanile contemporaneo.</p>
<p>L&rsquo;impressione finale lasciata dall&rsquo;incontro &egrave; stata quella di un bisogno enorme di confronto e ascolto; non soltanto da parte degli adolescenti, ma anche degli adulti, spesso disorientati davanti a un mondo che cambia pi&ugrave; rapidamente della capacit&agrave; collettiva di comprenderlo.</p>
<p>E forse proprio da qui bisogna ripartire: dal coraggio di fermarsi ad ascoltare ci&ograve; che i ragazzi stanno tentando di dire, anche quando non riescono pi&ugrave; a farlo con le parole.</p>
<p>Nel video qui sotto l'intero evento.</p>]]></description><pubDate>Fri, 15 May 2026 09:00:00 +0200</pubDate><dc:creator>Monica Fissore</dc:creator><author><name>Monica Fissore</name></author></item><item><title><![CDATA[I piemontesi spendono sempre di più per i farmaci]]></title><link>https://www.cuneodice.it/rubriche/cuneo-e-valli/i-piemontesi-spendono-sempre-di-piu-per-i-farmaci_119704.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/rubriche/cuneo-e-valli/i-piemontesi-spendono-sempre-di-piu-per-i-farmaci_119704.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/119704/145858.jpg" title="" alt="" /><br /><p>In Italia la spesa farmaceutica continua a crescere, e il Piemonte non fa eccezione. &Egrave; quanto emerge dal nuovo monitoraggio dell&rsquo;Aifa, l&rsquo;Agenzia italiana del farmaco, che ha analizzato i dati dei primi dieci mesi del 2025. A livello nazionale la <a href="https://www.aifa.gov.it/documents/20142/3073807/Monitoraggio_Spesa_gennaio-ottobre-2025.pdf#page=40" target="_blank" rel="nofollow">spesa complessiva</a> per i medicinali &ndash; cio&egrave; la somma tra la spesa convenzionata e gli acquisti diretti &ndash; ha superato i 21 miliardi di euro, mentre in Piemonte ha superato il miliardo.</p>
<p>Il dato che pesa di pi&ugrave; riguarda i farmaci acquistati direttamente dalle strutture sanitarie, quindi ospedali e ASL. &Egrave; qui che si concentra la crescita maggiore dei costi. In Piemonte, tra gennaio e ottobre 2025, la spesa per acquisti diretti ha raggiunto i 946,9 milioni di euro, un livello che supera ampiamente il tetto nazionale programmato per la spesa farmaceutica. Lo &ldquo;sforamento&rdquo; piemontese rispetto alla spesa prevista, cio&egrave; la differenza tra quanto una Regione avrebbe dovuto spendere secondo il tetto programmato e quanto ha effettivamente speso, &egrave; pari a oltre 262 milioni di euro, mentre l&rsquo;incidenza della spesa sul fondo sanitario regionale arriva all&rsquo;11,48%. In pratica, la quota destinata ai farmaci ospedalieri e alle terapie distribuite direttamente dal Sistema sanitario regionale continua ad aumentare pi&ugrave; velocemente delle risorse disponibili.</p>
<p>Diversa invece la situazione della farmaceutica convenzionata, cio&egrave; quella legata alle prescrizioni dei medici di famiglia e alle farmacie territoriali. In questo settore il Piemonte mostra una crescita pi&ugrave; contenuta. La spesa netta nei primi dieci mesi del 2025 &egrave; stata di 483,4 milioni di euro, seconda nel Nord Italia soltanto alla Lombardia in valori assoluti. L&rsquo;aumento della spesa lorda rispetto allo stesso periodo del 2024 &egrave; stato del 3,8%.</p>
<p>Resta stabile anche il numero delle ricette. In Piemonte tra gennaio e ottobre ne sono state registrate oltre 32 milioni, con un leggero calo dello 0,2% rispetto all&rsquo;anno precedente. A crescere sono i ticket pagati dai cittadini.&nbsp;Sul territorio piemontese l&rsquo;aumento della compartecipazione alla spesa farmaceutica &egrave; stato del 7% rispetto al 2024. A livello nazionale, solo Valle d&rsquo;Aosta (-3,9%), Lazio (-5,1%) e Abruzzo (-5,5%) mostrano una diminuzione rispetto allo scorso anno.</p>
<p>Nel dettaglio degli acquisti diretti, la parte pi&ugrave; consistente della spesa piemontese riguarda i farmaci di fascia H, cio&egrave; quelli utilizzati in ospedale, che rappresentano il 58,6% del totale. Seguono i medicinali di fascia A, rimborsati dal servizio sanitario, con il 35,9%, mentre la fascia C pesa per il 5,6%.</p>
<p>Il report di Aifa evidenzia inoltre il contributo delle aziende farmaceutiche attraverso i meccanismi di payback, cio&egrave; le somme restituite per compensare lo sforamento della spesa. In Piemonte il valore supera i 12,5 milioni di euro: meno della Lombardia, che supera i 41 milioni, ma vicino ai livelli del Veneto.</p>]]></description><pubDate>Fri, 08 May 2026 10:09:00 +0200</pubDate><dc:creator>Redazione</dc:creator><author><name>Redazione</name></author></item><item><title><![CDATA[Quanto guadagnano i cuneesi? Roddi guida la classifica dei redditi]]></title><link>https://www.cuneodice.it/rubriche/cuneo-e-valli/quanto-guadagnano-i-cuneesi-roddi-guida-la-classifica-dei-redditi_119127.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/rubriche/cuneo-e-valli/quanto-guadagnano-i-cuneesi-roddi-guida-la-classifica-dei-redditi_119127.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/119127/144961.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Castelmagno &egrave; il Comune piemontese con il reddito imponibile medio per contribuente pi&ugrave; basso: appena 12.020 euro. Al secondo posto c&rsquo;&egrave; Elva, con meno di 14 mila euro, seguita a poca distanza dal piccolo Comune di Oncino.</p>
<p>I dati emergono dagli <a href="https://www1.finanze.gov.it/finanze/analisi_stat/public/index.php?search_class%5b0%5d=cCOMUNE&amp;opendata=yes" target="_blank">open data</a> del Dipartimento delle Finanze del Ministero dell&rsquo;Economia e delle Finanze, relativi alle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2025 (anno d&rsquo;imposta 2024) e pubblicati in questi giorni. Il dataset raccoglie, per ciascun Comune italiano, alcune delle principali variabili fiscali IRPEF, tra cui il numero di contribuenti, il reddito complessivo, imponibile e le imposte dichiarate.</p>
<p>I valori di Castelmagno, Elva e Oncino fanno riferimento al reddito imponibile medio per contribuente, calcolato dividendo il totale del reddito imponibile per il numero dei contribuenti. In parole semplici, indicano quanto reddito tassabile risulta in media per ciascun contribuente. Questo tipo di indicatore &egrave; utile per fare confronti, ma va letto con alcune cautele.</p>
<p>Non corrisponde al reddito netto, cio&egrave; a quanto rimane dopo il pagamento delle imposte, e non coincide nemmeno con il reddito medio di tutti i residenti: nel dataset sono infatti considerati solo i contribuenti, e non l&rsquo;intera popolazione. Rientrano quindi nel calcolo anche pensionati e persone con redditi diversi dal lavoro, mentre sono esclusi i residenti senza redditi propri, come minori, molti studenti o persone fiscalmente a carico. Inoltre, non sono considerati i redditi non dichiarati. Per questo motivo il dato restituisce una fotografia parziale, anche se comunque indicativa, della situazione economica locale.</p>
<p>Guardando alla provincia di Cuneo, tra i Comuni con i redditi pi&ugrave; bassi compaiono diversi piccoli centri, come Igliano, Canosio, Prazzo e Castiglione Tinella. Si tratta spesso di territori con popolazione ridotta e una presenza limitata di attivit&agrave; economiche strutturate, fattori che possono incidere sul livello medio dei redditi dichiarati.</p>
<p>All&rsquo;estremo opposto della classifica si colloca invece Cuneo: con oltre 26 mila euro medi per contribuente &egrave; il nono Comune della Granda per reddito imponibile. Al primo posto c&rsquo;&egrave; Roddi, borgo di poco pi&ugrave; di 1.500 abitanti nelle Langhe, che con quasi 32 mila euro per contribuente guida la classifica. Subito dopo si trovano Argentera, con oltre 29.300 euro, e Vignolo, con circa 29.100 euro. Anche in questo caso si tratta di Comuni di dimensioni contenute, dove il dato medio pu&ograve; essere influenzato in modo significativo dalla presenza di contribuenti con redditi particolarmente elevati. La presenza di piccoli Comuni nelle prime posizioni non &egrave; quindi un&rsquo;eccezione. Trattandosi di una media, nei centri con pochi abitanti il valore pu&ograve; variare sensibilmente anche per effetto di singoli casi.</p>
<p>Le citt&agrave; pi&ugrave; grandi del Cuneese si collocano nella parte alta della graduatoria. Secondo i dati del Ministero dell&rsquo;Economia, ad Alba nel 2024 il reddito medio per contribuente era di oltre 27.600 euro, oltre il doppio rispetto al dato di Castelmagno. Saluzzo, Fossano e Mondov&igrave; si attestano invece attorno ai 25 mila euro, leggermente pi&ugrave; in basso ma comunque sopra la media di molti piccoli centri della provincia.&nbsp;</p>]]></description><pubDate>Fri, 01 May 2026 07:00:00 +0200</pubDate><dc:creator>Redazione</dc:creator><author><name>Redazione</name></author></item><item><title><![CDATA[I centri estivi, supporto concreto per le famiglie: tutte le proposte in provincia di Cuneo]]></title><link>https://www.cuneodice.it/rubriche/cuneo-e-valli/i-centri-estivi-supporto-concreto-per-le-famiglie-tutte-le-proposte-in-provincia-di-cuneo_118326.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/rubriche/cuneo-e-valli/i-centri-estivi-supporto-concreto-per-le-famiglie-tutte-le-proposte-in-provincia-di-cuneo_118326.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/118326/143505.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Se quello dell&rsquo;ultima campanella dell&rsquo;anno scolastico &egrave; un suono dolce per la gran parte di bambini e ragazzi, allo stesso tempo segna l&rsquo;inizio di un periodo complicato da gestire per molte famiglie, soprattutto in Italia, uno dei Paesi con la pausa scolastica estiva pi&ugrave; lunga d&rsquo;Europa. L&rsquo;organizzazione del tempo dei figli diventa una questione centrale e una matassa non semplice da sbrogliare, soprattutto per i genitori che lavorano e che non possono contare su una rete famigliare - molto spesso rappresentata dai nonni - a supporto. In questo contesto, i centri estivi assumono un ruolo cruciale, fondamentale sia per le famiglie, dal punto di vista logistico, che per i bambini stessi, che hanno cos&igrave; occasione di vivere momenti di socialit&agrave; anche in estate e non disperdere quanto appreso e assimilato durante l&rsquo;anno scolastico.</p>
<p>I centri estivi nascono insomma innanzitutto come risposta a un bisogno pratico: conciliare i tempi di lavoro dei genitori con la gestione dei figli durante i mesi estivi. In assenza di scuola, molte famiglie si trovano a dover trovare soluzioni alternative per garantire ai bambini un ambiente sicuro, una sfida non sempre scontata. Oltre alla funzione logistica, per&ograve;, i centri estivi svolgono anche un importante ruolo educativo. Non permettono semplicemente di poter contare su un luogo in cui &ldquo;custodire&rdquo; i bambini, ma offrono attivit&agrave; formative, culturali, sportive e creative che contribuiscono allo sviluppo personale.</p>
<p>Tuttavia, l&rsquo;accesso a questi servizi non &egrave; uniforme su tutto il territorio nazionale: spesso i costi rappresentano un ostacolo e la distribuzione dei centri &egrave; disomogenea, creando disuguaglianze tra aree diverse del Paese.&nbsp;All&rsquo;interno di questo scenario, il caso di Cuneo emerge come particolarmente virtuoso a livello nazionale. Secondo i pi&ugrave; recenti dati disponibili, riportati da Openpolis e riferiti al 2021, il capoluogo della Granda &egrave; infatti quello con la pi&ugrave; alta percentuale di bambini che frequentano centri estivi rispetto alla popolazione residente tra 3 e 14 anni.</p>
<p>A Cuneo si registrano 51,6 utenti ogni 100 bambini, un valore nettamente superiore alla media nazionale, che si attesta intorno ai 9,1 ogni 100. Una differenza significativa, che testimonia tra le altre cose una eccezionale capacit&agrave; del territorio della Granda di rispondere ai bisogni delle famiglie.&nbsp;Anche il confronto con altri capoluoghi del Piemonte &egrave; indicativo: il secondo &egrave; Torino con 10,6 utenti ogni 100 bambini, seguito poi da Verbania (8,7). Al quarto posto Novara (5,9), subito dopo Vercelli (4,1) e Asti (3,2). Biella (2,4) e Alessandria (0,7) invece non raggiungono nemmeno il dato di 3 utenti ogni 100 bambini residenti. Per quanto riguarda la provincia Granda, oltre a Cuneo, le altre principali citt&agrave; sono lontane dai 50 utenti ogni 100 bambini. Ad esempio, a Saluzzo il dato si ferma a 15,5 e a Bra scende a 13,8. Peggio ad Alba, dove ci sono 6,9 utenti ogni 100 bambini.</p>
<p>Un ulteriore elemento che contribuisce al successo dei centri estivi in provincia di Cuneo &egrave; dato dal ruolo delle istituzioni, sia in termini di collaborazione diretta nell&rsquo;organizzazione delle iniziative, sia dal punto di vista delle agevolazioni pensate per favorire sostenere le famiglie. &Egrave; il caso, in primis, del cosiddetto <a href="https://www.cuneodice.it/varie/cuneo-e-valli/voucher-vesta-il-21-aprile-a-mezzogiorno-un-nuovo-click-day_117714.html" target="_blank">Voucher Vesta</a>, il finanziamento regionale per famiglie con bambini fino a 6 anni e Isee fino a 40 mila euro, tramite il quale si possono ottenere rimborsi per le spese sostenute per i servizi per l&rsquo;infanzia (il 21 aprile &egrave; in programma il nuovo &ldquo;click day&rdquo;). Non mancano, per&ograve;, anche le iniziative a livello locale, come quella del Comune di Cuneo, che propone a sua volta voucher per la partecipazione alle iniziative previste dal calendario <a href="https://www.cuneodice.it/varie/cuneo-e-valli/tempo-estate-anche-questanno-le-agevolazioni-del-comune-di-cuneo-per-le-famiglie_118222.html" target="_blank">&ldquo;Tempo Estate&rdquo;</a>. Importante anche il supporto della Fondazione CRC, che ai centri estivi dedica ogni anno un bando specifico, <a href="https://fondazionecrc.it/cosafacciamo/estate-insieme-2026/" target="_blank">"Estate Insieme"</a>, con il quale vengono erogati contributi biennali per gli enti della provincia di Cuneo attivi nella creazione e nella gestione di iniziative rivolte a bambini e ragazzi di et&agrave; compresa tra i 3 e i 18 anni.</p>
<p>L&rsquo;esempio della provincia di Cuneo, insomma, dimostra come i centri estivi possano diventare un pilastro concreto del welfare locale, agevolando la vita quotidiana delle famiglie nei mesi di chiusura delle scuole e offrendo ai bambini iniziative stimolanti ed esperienze preziose.</p>
<p>Su Cuneodice abbiamo raccolto le principali iniziative proposte in provincia, suddivise per zona geografica. Di seguito i link area per area (chi organizza attivit&agrave; che non risultano incluse negli elenchi pu&ograve; segnalarlo a redazione@cuneodice.it).</p>
<p><a href="https://www.cuneodice.it/varie/cuneo-e-valli/estate-ragazzi-2026-le-proposte-nel-cuneese_116910.html" target="_blank">I CENTRI ESTIVI NEL CUNEESE</a></p>
<p><a href="https://www.cuneodice.it/varie/monregalese/estate-ragazzi-2026-le-proposte-nel-monregalese_117566.html" target="_blank">I CENTRI ESTIVI NEL MONREGALESE</a></p>
<p><a href="https://www.cuneodice.it/varie/fossanese/estate-ragazzi-2026-le-proposte-nel-fossanese_118174.html" target="_blank">I CENTRI ESTIVI NEL FOSSANESE</a></p>
<p><a href="https://www.cuneodice.it/varie/alba-e-langhe/estate-ragazzi-2026-le-proposte-nelle-langhe-roero-e-braidese_118163.html" target="_blank">I CENTRI ESTIVI NELLE LANGHE E NEL ROERO</a></p>
<p><a href="https://www.cuneodice.it/varie/saviglianese/estate-ragazzi-2026-le-proposte-nel-saviglianese-e-saluzzese_118257.html" target="_blank">I CENTRI ESTIVI NEL SALUZZESE E NEL SAVIGLIANESE</a></p>]]></description><pubDate>Fri, 17 Apr 2026 09:00:00 +0200</pubDate><dc:creator>Redazione</dc:creator><author><name>Redazione</name></author></item><item><title><![CDATA[Al Toselli la Polizia di Stato in festa: "Celebriamo 174 anni di impegno e dedizione verso la collettività"]]></title><link>https://www.cuneodice.it/rubriche/cuneo-e-valli/al-toselli-la-polizia-di-stato-in-festa-celebriamo-174-anni-di-impegno-e-dedizione-verso-la-collettivita_117947.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/rubriche/cuneo-e-valli/al-toselli-la-polizia-di-stato-in-festa-celebriamo-174-anni-di-impegno-e-dedizione-verso-la-collettivita_117947.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/117947/142948.jpg" title="" alt="" /><br /><p>&ldquo;<em>Sono profondamente emozionata di essere qui come questore della provincia Granda. Il fatto che sia il Teatro Toselli ad ospitare questo momento &egrave; testimonianza del legame consolidato dell'istituzione con la citt&agrave;</em>&rdquo;. Cos&igrave; il questore di Cuneo Rosanna Minucci ha aperto stamattina, venerd&igrave; 10 aprile, il suo intervento durante le celebrazioni per il 174&deg; anniversario della fondazione della Polizia di Stato. La mattinata si era aperta in Questura, con l&rsquo;onore ai caduti e la deposizione di una corona di fiori sulla lapide commemorativa.&nbsp;</p>
<p>Al Toselli, alla presenza di autorit&agrave; civili, militari e religiose, la tradizionale cerimonia, aperta dalla lettura dei saluti del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, del Ministro dell&rsquo;Interno Matteo Piantedosi e del Capo della Polizia Vittorio Pisani.&nbsp;</p>
<p>Poi l&rsquo;intervento del Questore, di rientro a Cuneo lo scorso autunno, dopo aver trascorso nella Granda buona parte della sua carriera in Polizia, fin dagli anni &rsquo;90: &ldquo;<em>Qui ho gi&agrave; vissuto a lungo, qui ho cresciuto i miei figli, sono profondamente grata per l&rsquo;accoglienza che comunit&agrave; e istituzioni mi hanno riservato. Sono passati cinque mesi dal mio insediamento, mi preme sottolineare la grande collaborazione con i vertici delle altre forze dell'ordine del territorio, anche col coordinamento del Prefetto, per garantire sicurezza e benessere sociale</em>&rdquo;.</p>
<p>Nelle sue riflessioni sul significato della ricorrenza, Minucci ha posto in particolare l&rsquo;accento sul valore del legame tra Polizia, territorio e popolazione: &ldquo;<em>Oggi celebriamo 174 anni di impegno e dedizione verso la collettivit&agrave;, un servizio vissuto come valore tangibile di sicurezza e legalit&agrave;, un servizio che siamo orgogliosi di prestare. Deve essere privilegiato costantemente il contatto con il territorio: siamo chiamati a interpretare la societ&agrave; civile anche con una coraggiosa apertura verso l&rsquo;esterno, diffondendo cultura della legalit&agrave;, per consegnare a giovani e figli una societ&agrave; migliore. Viviamo tempi particolari, le guerre di questi giorni a cui purtroppo siamo quasi abituati si riflettono su nostra vita quotidiana, noi dobbiamo garantire presenza e aumentare la percezione di sicurezza della comunit&agrave;</em>&rdquo;. Poi un esempio concreto di questo contatto tra la Polizia e la comunit&agrave;: &ldquo;<em>Ieri ho ricevuto una lettera da una signora anziana disabile, che oggi &egrave; qui con noi, che aveva subito il furto del bancomat: le sue parole di ringraziamento sono il miglior riconoscimento per il nostro personale</em>&rdquo;.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/117947/small_142950.jpg" alt="Foto"></p>
<h2>I dati sull&rsquo;attivit&agrave;</h2>
<p>Come di consueto, la cerimonia &egrave; poi stata occasione per illustrare i dati relativi all&rsquo;attivit&agrave; della Polizia di Stato, con le sue varie articolazioni, nell&rsquo;ultimo anno in provincia di Cuneo. I numeri sono riferiti al periodo marzo 2025-marzo 2026.</p>
<p>In totale sono state controllate 137.509 persone e 38.675 veicoli. In particolare, per quanto riguarda l&rsquo;attivit&agrave; condotta dal personale dell&rsquo;Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, sono state identificate 35.261 persone ed eseguiti accertamenti su 12.297 veicoli; 562 sono stati gli interventi di iniziativa, procedendo all&rsquo;arresto di 15 persone ed indagandone altre 132.</p>
<p>La sala operativa della Questura ha gestito 7.297 chiamate: su richiesta del 112 sono stati effettuati 3.178 interventi. Di questi, 370 hanno riguardato liti, delle quali 99 svoltesi in ambito famigliare, 28 hanno riguardato l&rsquo;abuso di alcool e 34 quello di stupefacenti; 352 sono stati gli interventi per disagio psicologico.&nbsp;</p>
<p>L&rsquo;attivit&agrave; di controllo e di soccorso pubblico sulle piste da sci &egrave; stata garantita da otto dipendenti distaccati a Prato Nevoso e Limone Piemonte, i quali hanno effettuato 596 interventi a Limone Piemonte e 370 a Prato Nevoso.</p>
<p>L&rsquo;attivit&agrave; di prevenzione e di controllo del territorio, supportata sia in citt&agrave; che in provincia dall&rsquo;impiego del Reparto Prevenzione Crimine del Piemonte, ha permesso di controllare 1.451 persone e 474 veicoli. Inoltre, il personale dell&rsquo;Unit&agrave; Operative Primo Intervento ha effettuato 242 servizi a presidio degli obiettivi sensibili inseriti nei piani antiterrorismo.<br>&nbsp;<br>La Divisione Anticrimine ha predisposto e notificato 44 avvisi orali, 148 fogli di via obbligatori, 15 Daspo &ldquo;Willy&rdquo;, 8 Daspo urbani e 12 per manifestazioni sportive. Sono stati emessi, inoltre, 36 ammonimenti per stalking e 21 per violenza domestica, mentre 4 sono state le Sorveglianze speciali applicate.</p>
<p>La Squadra Mobile ha eseguito 106 arresti e denunciato 128 persone a vario titolo. L&rsquo;attivit&agrave; specifica di polizia giudiziaria, in particolare nel contrasto alla detenzione e allo spaccio di sostanze stupefacenti, svolta prevalentemente contro il dilagare del crack, ha consentito di procedere all&rsquo;arresto di 12 persone. A questo proposito &egrave; stato evidenziato l&rsquo;arresto di 4 soggetti italiani, tra i Comuni di Bra e di Cherasco, trovati in possesso di di diversi chili di hashish e marijuana, ecstasy e sostanze da taglio che sono stati sottoposti a sequestro. Sono state arrestate 12 persone per reati contro il patrimonio e altrettante per reati contro la persona e in danno di minori.</p>
<p>La Divisione Amministrativa e Sociale, presente anche ad Alba, Bra e Ceva, ha rilasciato 25.000 passaporti, 2.300 porti d&rsquo;arma per uso caccia e tiro a volo, ha rigettato 96 istanze e rilasciato 253 licenze. &Egrave; stata poi svolta una costante attivit&agrave; di controllo del territorio attraverso mirate verifiche ad esercizi sottoposti ad autorizzazioni di pubblica sicurezza, adottando le conseguenti sanzioni. L&rsquo;Autorit&agrave; Giudiziaria &egrave; stata interessata con 31 notizie di reato, mentre sono stati effettuati 30 controlli ad attivit&agrave; commerciali che hanno determinato l&rsquo;elevazione di 45 sanzioni amministrative.</p>
<p>L&rsquo;Ufficio Immigrazione ha consegnato circa 24.000 permessi di soggiorno, su una popolazione regolare di 54.363 cittadini stranieri. Sono state comminate dal Prefetto 105 espulsioni amministrative, mentre 19 sono quelle state quelle emesse dall&rsquo;Autorit&agrave; Giudiziaria. Complessivamente, nei confronti di cittadini stranieri irregolari, sono stati eseguiti 42 rimpatri immediati in frontiera, 49 accompagnamenti presso il CPR ed emessi 72 Ordini del questore a lasciare il territorio entro sette giorni.</p>
<p>L&rsquo;Ufficio di Gabinetto ha predisposto 560 servizi di ordine pubblico in concorso anche con le altre forze dell&rsquo;ordine, in alcuni casi con il contributo dei reparti di rinforzo. Gli operatori in forza al Gabinetto Provinciale Polizia Scientifica, hanno effettuato 716 fotosegnalamenti e 108 sopralluoghi, garantendo una documentazione videofotografica di 140 servizi di ordine pubblico e delle attivit&agrave; di polizia giudiziaria.</p>
<p>La Polizia Stradale ha impiegato 5.767 pattuglie, controllando 32.549 persone e 21.977 veicoli. Sono stati decurtati 15.225 punti, ritirate 773 patenti e 610 carte di circolazione. Sono stati, altres&igrave;, rilevati 494 incidenti, effettuati 327 soccorsi stradali e sono state contestate 16.583 violazioni. Nello specifico sono state elevate 143 contestazioni per guida in stato di ebrezza e 13 per positivit&agrave; a sostanze stupefacenti.&nbsp;</p>
<p>La Polizia Postale per la Sicurezza Cibernetica ha indagato in stato di libert&agrave; 56 persone e ha ricevuto 176 denunce per reati contro il patrimonio, alcune delle quali perpetrate mediante attacchi ai sistemi informatici di grandi e medie imprese; 28 denunce per reati contro la persona, 12 denunce per reati di pedopornografia e 26 per accessi abusivi ai sistemi informatici. Il personale, inoltre, nell&rsquo;ambito dei progetti di educazione e di polizia di prossimit&agrave;, ha effettuato undici incontri nelle scuole, a cui hanno partecipato complessivamente1.694 studenti.</p>
<p>La Polizia Ferroviaria ha identificato 30.449 persone ed eseguito controlli e scorte su 957 treni, ha arrestato 2 persone e ha denunciato all&rsquo;Autorit&agrave; Giudiziaria 28 persone in stato di libert&agrave;, elevando 39 contravvenzioni amministrative.</p>
<p>La Polizia di Frontiera Aerea e Terrestre ha infine impiegato 656 pattuglie per il controllo complessivo di 3.845 veicoli e 37.799 persone, eseguendo accertamenti su 569 treni e 296 voli. Nell&rsquo;ambito dei vari servizi sono stati eseguiti 6 arresti e sono state denunciate all&rsquo;Autorit&agrave; Giudiziaria in stato di libert&agrave; 16 persone.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/117947/small_142949.jpg" alt="Foto"></p>
<h2>I riconoscimenti</h2>
<p>Come di consueto al termine della cerimonia sono stati consegnati riconoscimenti ad alcuni agenti per meriti conseguiti durante l&rsquo;attivit&agrave;. Di seguito i premiati:<br>- Attestato di pubblica benemerenza al merito civile all&rsquo;Ispettore Francesco Allegro;<br>- Encomio all&rsquo;Ispettore Mazzola Cristian ed al vice Sovrintendente Giordano Angelo;<br>- Encomio all&rsquo;Ispettore Ajera Marco, al vice Sovrintendente Giordano Angelo, agli assistenti capo coordinatore Abb&agrave; Luca, Chiamba Andrea ed agli agenti Daziano Matteo e Gagliardi Alex;<br>- Encomio all&rsquo;assistente capo Picchio Davide e lode al Sovrintendente Ceccarelli Luca;<br>- Encomio all&rsquo;agente scelto Minasola Andrea e lode al vice ispettore Zunino Erica;<br>- Lode al vice sovrintendente Gagliardi Salvatore;<br>- Lode all&rsquo;assistente Bima Daniele.</p>]]></description><pubDate>Fri, 10 Apr 2026 13:34:00 +0200</pubDate><dc:creator>a.d.</dc:creator><author><name>a.d.</name></author></item><item><title><![CDATA[In 67 Comuni cuneesi tutte le scuole statali sono prive di palestre]]></title><link>https://www.cuneodice.it/rubriche/cuneo-e-valli/in-67-comuni-cuneesi-tutte-le-scuole-statali-sono-prive-di-palestre_117614.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/rubriche/cuneo-e-valli/in-67-comuni-cuneesi-tutte-le-scuole-statali-sono-prive-di-palestre_117614.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/117614/142516.jpg" title="" alt="" /><br /><p>La mancata qualificazione dell&rsquo;Italia ai Mondiali di calcio, la terza consecutiva, ha aperto come prevedibile un ampio dibattito che, partendo dai vertici della piramide del pallone azzurro, &egrave; arrivato a toccare anche i temi legati alla base, alla &ldquo;coltivazione&rdquo; del talento e al diritto allo sport per i giovani. Un diritto che - dati alla mano - in Italia ancora non &egrave; garantito in modo equo.</p>
<p>Secondo i pi&ugrave; recenti dati Istat oltre il 60% dei giovanissimi - tra gli 11 e i 19 anni - pratica sport al di fuori dell&rsquo;orario scolastico: questa media nasconde per&ograve; profonde disuguaglianze dettate dal genere, dal contesto sociale, dalle zone geografiche e dalle possibilit&agrave; economiche delle famiglie.</p>
<p>&Egrave; in particolare su quest&rsquo;ultimo aspetto, quello legato alle possibilit&agrave; famigliari, che si &egrave; concentrata l&rsquo;ultima indagine Istat, pubblicata a dicembre dello scorso anno: ne &egrave; emerso che oltre il 75% dei figli di laureati pratica regolarmente sport, mentre la quota sensibilmente nelle famiglie con livelli di istruzione inferiori. In questo contesto, assume un ruolo fondamentale la promozione della pratica sportiva in ambito scolastico, a sua volta subordinata, per&ograve;, alla disponibilit&agrave; delle strutture all&rsquo;interno degli istituti pubblici. Proprio su quest&rsquo;ultimo dato si &egrave; concentrata l&rsquo;indagine pubblicata da Openpolis.</p>
<p>&ldquo;<em>L&rsquo;assenza della palestra a scuola, ovviamente, da sola non significa in automatico un problema, potendo utilizzare per l&rsquo;educazione fisica altri istituti o impianti sportivi del territorio, magari limitrofi. Ma &egrave; comunque un&rsquo;indicazione rispetto alla dotazione infrastrutturale delle scuole sul territorio, rispetto alla necessit&agrave; di fare sport</em>&rdquo;, si legge nello studio diffuso pochi giorni fa, che si basa sui dati forniti dal Ministero dell&rsquo;Istruzione riferiti all&rsquo;anno scolastico 2024-2025.</p>
<p>In Italia, su circa 40 mila edifici scolastici statali, sono solo 15.067 quelli per cui &egrave; segnalata la presenza di una palestra o di una piscina (38,3%). Per 24 mila non &egrave; dichiarata la presenza di tali dotazioni, mentre per 271 l&rsquo;informazione non &egrave; censita. Un quadro che - va precisato - nell&rsquo;ultimo anno sta sensibilmente cambiando grazie alle strutture realizzate con i finanziamenti del PNRR: tra le ultime ad essere inaugurate quella del "Virginio Donadio" di Dronero e quella a servizio dei licei "Pinot Gallizio" e "Cocito" di Alba.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La situazione regione per regione</h2>
<p>La regione che presenta la situazione migliore &egrave; la Liguria, dove il 53,7% degli edifici scolastici statali &egrave; dotato di una palestra o di una piscina. Poi Puglia e Lombardia, con il 49,2% e il 48,8% degli edifici che risultano attrezzati. Il Piemonte si attesta sotto la media italiana, con il 35,1% delle scuole statali che hanno a disposizione una palestra o una piscina (1.142 su 3.253). In Calabria (21,8%) il dato peggiore.&nbsp;</p>
<p>Questo non significa che gli alunni che frequentano scuole non attrezzate non abbiano accesso alla palestra, che pu&ograve; essere in altri istituti o in impianti sportivi della zona, ma i dati forniscono comunque un&rsquo;indicazione rispetto alla dotazione infrastrutturale delle scuole italiane.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Le disparit&agrave; territoriali</h2>
<p>L&rsquo;analisi Comune per Comune, come prevedibile e forse inevitabile, rivela una correlazione tra la centralit&agrave; territoriale e la dotazione infrastrutturale. I Comuni definiti come &ldquo;polo&rdquo;, baricentrici in termini di servizi, registrano infatti una percentuale di copertura superiore al 42%, in quelli delle aree interne il dato scende intorno al 30-35%.</p>
<p>&ldquo;<em>Le aree interne sono i territori del paese pi&ugrave; distanti dai servizi essenziali (quali istruzione, salute, mobilit&agrave;). Parliamo di circa 4 mila Comuni, con 13 milioni di abitanti, a forte rischio spopolamento (in particolare per i giovani), e dove la qualit&agrave; dell'offerta educativa risulta spesso compromessa</em>&rdquo;, si legge nell&rsquo;analisi di Openpolis.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>La provincia di Cuneo</h2>
<p>In provincia di Cuneo ben 150 Comuni (su un totale di 247) non hanno nemmeno un istituto scolastico dotato di palestra. In molti casi si tratta di centri di piccole dimensioni, spesso nelle aree montane, che semplicemente non hanno istituti scolastici: quelli in cui sono presenti solo scuole prive di palestre sono in totale 67.</p>
<p>Non mancano i Comuni di medie dimensioni che, pur avendo diverse scuole sul territorio, non sono attrezzati da questo punto di vista. &Egrave; il caso, per esempio, di Centallo e Pocapaglia, prive di palestre pur avendo quattro strutture scolastiche, oppure di Cavallermaggiore e Trinit&agrave;, dove le scuole sono tre.</p>
<p>Per quanto riguarda le &ldquo;sette sorelle&rdquo;, quella che fa registrare la copertura migliore &egrave; Mondov&igrave; (58%, con 15 istituti su 26 dotati di palestra), seguono Fossano (41%, 7 su 17), Cuneo (35%, 16 su 45), Bra (35%, 10 su 28) e Saluzzo (35%, 7 su 20). In coda Savigliano (25%, 4 su 16) e Alba (20%, 6 su 30).&nbsp;Tra i capoluoghi di provincia del Piemonte il dato migliore &egrave; quello di Torino (60%), seguita da Novara (53%), Asti (49%), Alessandria (44%) e Vercelli (42%). Peggio di Cuneo solo Biella e Verbania, rispettivamente con il 34% e il 30%.</p>
<p>&ldquo;<em>Lo sport &egrave; universalmente riconosciuto come uno strumento fondamentale per lo sviluppo fisico, la socializzazione e l&rsquo;apprendimento di valori come il rispetto delle regole e il gioco di squadra. Eppure, in Italia, il diritto alla pratica sportiva per i giovanissimi &egrave; tutt&rsquo;altro che garantito in modo equo</em>&rdquo;, chiude l'analisi di Openpolis.</p>
<p><a href="https://www.openpolis.it/cosa-prevede-il-pnrr-per-potenziare-lo-sport-a-scuola/" target="_blank">QUI lo studio completo.</a></p>
<p>&nbsp;</p>]]></description><pubDate>Fri, 03 Apr 2026 15:18:00 +0200</pubDate><dc:creator>Andrea Dalmasso</dc:creator><author><name>Andrea Dalmasso</name></author></item><item><title><![CDATA[Dai medical drama alla realtà: la neurochirurgia spiegata ai cittadini ]]></title><link>https://www.cuneodice.it/rubriche/cuneo-e-valli/dai-medical-drama-alla-realta-la-neurochirurgia-spiegata-ai-cittadini_117158.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/rubriche/cuneo-e-valli/dai-medical-drama-alla-realta-la-neurochirurgia-spiegata-ai-cittadini_117158.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/117158/141846.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Diciamoci la verit&agrave;: quando si parla di chirurgia e di ospedali, l&rsquo;immaginazione corre subito a quello che siamo abituati a vedere nei medical drama pi&ugrave; famosi. Ma com&rsquo;&egrave; davvero la realt&agrave;?</p>
<p>&ldquo;<em>&Egrave; quello a cui cerchiamo di rispondere con i nostri eventi</em>&rdquo;, spiegano i membri della neonata associazione <strong>L&rsquo;Albero dell&rsquo;Amicizia</strong>, un gruppo di persone che da un anno si impegna a organizzare incontri tra specialisti e cittadini per promuovere la prevenzione, la cultura della salute e la conoscenza delle eccellenze mediche del territorio.</p>
<p>Anche l&rsquo;ultimo evento dell&rsquo;Albero dell&rsquo;Amicizia &egrave; stato organizzato in quest&rsquo;ottica: mercoled&igrave; 18 marzo, presso il Centro Incontri della Provincia, davanti a una Sala Falco gremita di spettatori attenti, si &egrave; tenuto l&rsquo;incontro dal titolo &ldquo;<strong>Neurochirurgia, questa sconosciuta!</strong>&rdquo;.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/117158/small_141847.jpg" alt=""></p>
<p>Il successo &egrave; stato evidente fin da subito. Una delle frasi pi&ugrave; ripetute a fine evento dal pubblico, rivolgendosi agli specialisti, &egrave; stata &ldquo;<em>Voi fate miracoli!</em>&rdquo;.</p>
<p>Chi &egrave; davvero il neurochirurgo? Di cosa si occupa e quali patologie tratta? Chi sono le figure che lavorano con lui e quali competenze e formazione devono avere?&nbsp;E infine: perch&eacute; questo reparto non &egrave; presente in tutti gli ospedali? Nella nostra provincia, ad esempio, &egrave; presente solo al Santa Croce e Carle di Cuneo.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/117158/small_141848.jpg" alt=""></p>
<p>A guidare il pubblico durante l&rsquo;incontro &egrave; stato il dottor <strong>Michele D&rsquo;Agruma</strong>, direttore della Struttura Complessa di Neurochirurgia di Cuneo, che insieme al suo staff ha accompagnato i presenti in un vero e proprio viaggio all&rsquo;interno di un reparto ad altissima specializzazione.</p>
<p>Nel suo primo intervento, il dottor D&rsquo;Agruma ha spiegato la struttura del reparto, sottolineando quanto sia fondamentale la multidisciplinariet&agrave;. Neuroradiologia, neurologia, neurorianimazione, neuroanestesia, algologia, neuropatologia, radioterapia e fisiatria sono solo alcune delle specialit&agrave; coinvolte: un lavoro di squadra continuo, indispensabile per affrontare casi complessi.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/117158/small_141849.jpg" alt=""></p>
<p>Nel descrivere l&rsquo;organizzazione del sistema sanitario, che distingue tra ospedali &ldquo;Hub&rdquo; &ndash; gli unici in cui pu&ograve; essere presente la neurochirurgia &ndash; e ospedali &ldquo;Spoke&rdquo;, il dottor D&rsquo;Agruma &egrave; stato affiancato da <strong>Luigi Genesio Icardi</strong>, attuale presidente della Commissione Sanit&agrave; Regione Piemonte che rivestiva il ruolo di Assessore alla Sanit&agrave; Regionale durante il periodo Covid, quando questo modello &egrave; stato applicato in modo esteso.</p>
<p>Il suo intervento ha evidenziato come questa organizzazione consenta di garantire al cittadino <strong>maggiore sicurezza e qualit&agrave; delle cure</strong>, soprattutto nei casi pi&ugrave; complessi.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/117158/small_141850.jpg" alt=""></p>
<p>Ad entrare nel dettaglio dell&rsquo;organizzazione &egrave; stato il dottor <strong>Andrea Garnero</strong>, neurochirurgo del Santa Croce e Carle, formatosi presso la scuola di specializzazione di Cuneo.</p>
<p>Garnero, il pi&ugrave; giovane dell&rsquo;&eacute;quipe del dottor D&rsquo;Agruma, ha illustrato le diverse modalit&agrave; con cui i pazienti arrivano alla neurochirurgia, per poi descrivere l&rsquo;organizzazione del blocco operatorio e delle sale chirurgiche.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/117158/small_141851.jpg" alt=""></p>
<p>Il dottor <strong>Filippo Veneziani</strong>, anche lui neurochirurgo dell&rsquo;&eacute;quipe, ha invece approfondito il tema delle tecnologie, mostrando come strumenti sempre pi&ugrave; avanzati permettano di ridurre l&rsquo;invasivit&agrave; degli interventi.</p>
<p>Pur rimanendo indispensabile la competenza del neurochirurgo, le tecnologie aiutano a ridurre drasticamente l'invasivit&agrave;: la combinazione &ldquo;<em>expertise chirurgo</em>&rdquo; e &ldquo;<em>avanzata dotazione tecnologia</em>&rdquo; permette la realizzazione di interventi molto complessi e d&rsquo;avanguardia.</p>
<p>L&rsquo;organizzazione del reparto &egrave; stata poi raccontata dalle referenti infermieristiche.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/117158/small_141852.jpg" alt=""></p>
<p>L&rsquo;infermiera <strong>Elena Veglia</strong> ha illustrato le camere di degenza, la terapia sub-intensiva e le tecnologie utilizzate per il monitoraggio continuo dei pazienti e per la loro mobilizzazione.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/117158/small_141853.jpg" alt=""></p>
<p>L&rsquo;infermiera <strong>Annalisa Dutto</strong> ha spiegato il percorso di ricovero, dalla preparazione pre-operatoria all&rsquo;assistenza post-intervento, soffermandosi anche su un aspetto fondamentale: i bisogni del paziente non sono solo fisici, ma anche psicologici.</p>
<p>Un&rsquo;attenzione che coinvolge inevitabilmente anche familiari e caregiver e che richiama il tema, sempre pi&ugrave; centrale, dell&rsquo;umanizzazione delle cure: ambienti, relazioni e supporto emotivo diventano parte integrante del percorso terapeutico.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/117158/small_141854.jpg" alt=""></p>
<p>Con l&rsquo;infermiere strumentista<strong> Alberto Aimar</strong>, il pubblico &egrave; entrato nel dettaglio dell&rsquo;organizzazione della sala operatoria.</p>
<p>Dalla preparazione degli strumenti alla gestione della sterilit&agrave;, dal coordinamento del personale al corretto posizionamento del paziente &ndash; spesso sottoposto a interventi molto lunghi &ndash; ogni fase richiede precisione assoluta e competenze altamente specializzate.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/117158/small_141855.jpg" alt=""></p>
<p>La dottoressa <strong>Marilicia Mileto</strong>, neuroanestesista, ha invece posto l&rsquo;attenzione sulle peculiarit&agrave; di questo ambito.</p>
<p>La neuroanestesia richiede una stretta collaborazione con il neurochirurgo: comunicazione costante e monitoraggio continuo dei parametri sono essenziali, perch&eacute; ogni minima variazione pu&ograve; influire direttamente sull&rsquo;intervento.</p>
<p>Il lavoro dell&rsquo;anestesista non si limita alla sala operatoria: inizia con la valutazione del paziente, prosegue con il confronto con il chirurgo e con il dialogo con il paziente e i familiari, e continua nel post-operatorio.</p>
<p>L&rsquo;obiettivo &egrave; uno solo: <strong>garantire la massima sicurezza del paziente</strong>, attraverso tecnologie avanzate e un controllo costante delle funzioni vitali.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/117158/small_141856.jpg" alt=""></p>
<p>La parte finale dell&rsquo;incontro &egrave; stata dedicata ai <strong>casi clinici</strong>, il momento che pi&ugrave; di tutti ha catturato l&rsquo;attenzione del pubblico.</p>
<p>Il dottor D&rsquo;Agruma ha mostrato alcuni filmati di interventi reali, accompagnandoli con spiegazioni puntuali. Alcuni casi erano particolari e rari, altri pi&ugrave; frequenti, ma tutti hanno reso evidente il livello di complessit&agrave; e precisione richiesto.</p>
<p>In sala lo stupore era evidente ogni volta che veniva indicata la dimensione reale dell&rsquo;area operata: spesso pochi millimetri, uno o due centimetri al massimo.</p>
<p>Non &egrave; mancato il momento delle domande e degli interventi da parte del pubblico, segno del grande interesse scaturito nei presenti.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/117158/small_141857.jpg" alt=""></p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/117158/small_141858.jpg" alt=""></p>
<p>Al termine dell&rsquo;incontro la sensazione condivisa era quella di aver scoperto un mondo poco conosciuto, fatto non solo di tecnologia avanzata, ma soprattutto di competenze, organizzazione e lavoro di squadra.</p>
<p>La frase &ldquo;<em>Voi fate miracoli</em>&rdquo; restituisce bene l&rsquo;emozione del pubblico, ma la serata ha mostrato come, dietro a risultati che possono sembrare straordinari, ci siano in realt&agrave; formazione, competenze, esperienza e una struttura sanitaria pensata per affrontare la complessit&agrave;.</p>
<p>&Egrave; proprio questo il valore di incontri come questo: avvicinare i cittadini alla medicina, rendere comprensibili temi complessi e far conoscere da vicino le eccellenze presenti sul territorio.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/117158/small_141859.jpg" alt=""></p>
<p>Sotto al presente articolo &egrave; disponibile il video completo dell&rsquo;evento, suddiviso in capitoli per ogni intervento, per rivedere e approfondire i contenuti della serata.</p>]]></description><pubDate>Fri, 27 Mar 2026 09:00:00 +0100</pubDate><dc:creator>Monica Fissore</dc:creator><author><name>Monica Fissore</name></author></item><item><title><![CDATA[Medio Oriente, le imprese cuneesi tra ottimismo e incertezza: "Ora arginiamo, ma i segnali non sono buoni"]]></title><link>https://www.cuneodice.it/rubriche/cuneo-e-valli/medio-oriente-le-imprese-cuneesi-tra-ottimismo-e-incertezza-ora-arginiamo-ma-i-segnali-non-sono-buoni_116725.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/rubriche/cuneo-e-valli/medio-oriente-le-imprese-cuneesi-tra-ottimismo-e-incertezza-ora-arginiamo-ma-i-segnali-non-sono-buoni_116725.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/116725/141264.jpg" title="" alt="" /><br /><p>&ldquo;<em>Lo scopo &egrave; fare squadra tra di noi, conoscerci meglio, confrontarci su temi comuni per intervenire laddove abbiamo la possibilit&agrave; di farlo</em>&rdquo;. &Egrave; il presidente di Confindustria Cuneo Mariano Costamagna a delineare lo spirito che anima gli appuntamenti periodici organizzati dall&rsquo;associazione di categoria per incontrare le aziende e le istituzioni del territorio. Oggi, gioved&igrave; 19 marzo, il &ldquo;Pranzo col presidente&rdquo; si &egrave; tenuto al ristorante &ldquo;Da Costa&rdquo; di Cuneo, dove si sono riuniti molti imprenditori dell&rsquo;area del capoluogo. Si &egrave; trattato del primo incontro &ldquo;post crisi&rdquo;: la guerra in Medio Oriente e le sue conseguenze per il tessuto imprenditoriale ed economico sono stati inevitabilmente temi centrali del dibattito.</p>
<p>Nel Comune di Cuneo sono 176 le aziende associate a Confindustria, le quali impiegano 11.293 addetti. Rappresentano il 14,5% delle associate a Confindustria Cuneo e il 18,7% della forza lavoro, registrano 7,1 miliardi di euro di fatturato (anno 2024, il 17,4% del fatturato complessivo delle aziende associate) di cui il 22,8% &egrave; verso l&rsquo;estero.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/116725/small_141267.jpg" alt="Foto"></p>
<h2>Un momento di ascolto</h2>
<p>Per l&rsquo;amministrazione comunale cuneese era presente la sindaca Patrizia Manassero, accompagnata dal suo vice Luca Serale e dall&rsquo;assessore Alessandro Spedale. &ldquo;<em>Questo &egrave; un importante momento di ascolto:</em> - ha detto la prima cittadina - <em>per noi &egrave; fondamentale mettere in campo politiche che permettano alla comunit&agrave; di crescere e con Confindustria c&rsquo;&egrave; un confronto costante su vari temi. Le aziende presenti oggi rappresentano una realt&agrave; importante per il territorio, l&rsquo;impegno &egrave; sempre ricercare il giusto equilibrio tra la crescita delle imprese che lavorano e quella della componente famiglie e persone</em>&rdquo;.</p>
<p>A guardare con apprensione alla situazione internazionale non sono solamente le aziende: <em>&ldquo;Il contesto internazionale ci preoccupa, e le preoccupazioni delle imprese sono anche quelle dei Comuni: anche noi amministrazioni abbiamo progetti in corso e bollette da pagare</em>&rdquo;, ha detto Manassero.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/116725/small_141265.jpg" alt="Manassero"></p>
<h2>Tra ottimismo e incertezza</h2>
<p>Argomento dominante, come detto, &egrave; stato inevitabilmente quello legato alle attuali tensioni internazionali. &ldquo;<em>Ogni imprenditore ha bisogno di certezze, da un po' di anni invece ci troviamo a fare i conti con problemi ormai diventati atavici</em>&rdquo;, ha detto Costamagna.&nbsp;</p>
<p>Ad entrare pi&ugrave; nel dettaglio &egrave; stato il vicepresidente di Confindustria Cuneo Bartolomeo Salomone: &ldquo;<em>Essere imprenditore &egrave; un continuo atto di ottimismo verso il futuro, ma allo stesso tempo non bisogna nascondere i rischi. Tra questi rischi ce ne sono alcuni a cui non possiamo porre rimedio come imprese: se parliamo di crisi internazionali, guerre e tensioni un imprenditore ha poche possibilit&agrave; di intervento. Serve comunque sapersi dire chiaramente che certi rischi esistono. La maggiore preoccupazione oggi &egrave; la speculazione sui mercati. &Egrave; un tema che passa sopra le nostre teste, non possiamo farci molto, ma incrementa rischi e variabili. Non pu&ograve; competere a noi risolvere queste situazioni, questi drammi umani che hanno effetti sui tessuti economici. Per ora possiamo arginare, ma se i tempi diventassero lunghi si aprirebbero altri scenari. Vivevamo anche una fase di politica espansiva interessante delle banche, ora la situazione sta cambiando e siamo in balia di questo contesto: i segnali all&rsquo;orizzonte non sono certamente buoni</em>&rdquo;.</p>
<p>Quali i possibili strumenti in mano agli imprenditori per far fronte alla crisi? Per Salomone &ldquo;<em>serve puntare ancora di pi&ugrave; su punti di forza, sulla nostra capacit&agrave; di essere diversi: noi non siamo il &lsquo;copia e incolla&rsquo; che si vede a livello internazionale, abbiamo una creativit&agrave; che non si vede altrove. Dobbiamo ancorarci a questo, ai nostri tratti distintivi</em>&rdquo;.</p>
<p>Una &ldquo;ricetta&rdquo; condivisa anche da Costamagna: "<em>Il Made in Italy &egrave; invidiato in tutto il mondo. La sfida &egrave; continuare a migliorare qualit&agrave; e performance anche in questo momento di rallentamento dell'economia mondiale. Dobbiamo far valere quello che siamo, quello che ci distingue dagli altri</em>&rdquo;.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/116725/small_141266.jpg" alt="Costamagna"></p>
<h2>Il tema abitativo</h2>
<p>Si &egrave; parlato anche di politiche abitative, questione che riguarda da vicino la Fondazione Industriali, ente del terzo settore nato a fine 2024 che si propone di realizzare azioni di valore sociale, utilizzando il lavoro come strumento tramite il quale prendersi cura della societ&agrave;.&nbsp;&ldquo;<em>In provincia la quota di alloggi sfitti &egrave; del 40%. In molti sono restii ad affittare a persone che considerano diverse, ma abbiamo bisogno di loro, integrarle &egrave; fondamentale</em>&rdquo;, ha detto il presidente Costamagna.</p>
<p>&ldquo;<em>Il tema abitativo &egrave; centrale e il Comune di Cuneo &egrave; stato il primo a considerarlo preoccupante</em>&rdquo;, ha aggiunto Giuliana Cirio, direttrice di Confindustria Cuneo e presidente della Fondazione: &ldquo;<em>Siamo in uno scenario in cui per chi ha una propriet&agrave; &egrave; pi&ugrave; conveniente l&rsquo;affitto breve, sfruttando il turismo piuttosto che entrare nel mondo degli affitti stabili. Casa e trasporto sono per&ograve; temi abilitanti per un lavoro stabile. Serve un sistema di garanzie per i possessori di abitazioni che faccia rimettere in circolo quel 40% di alloggi sfitti in provincia di Cuneo, una percentuale pazzesca. Senza garanzie non si pu&ograve; fare solo moral suasion. Stiamo lavorando a un progetto in questo senso, lo presenteremo prossimamente coinvolgendo i Comuni</em>&rdquo;.</p>
<p>&ldquo;<em>Il problema passa anche attraverso un patrimonio immobiliare che passando di generazione in generazione oggi avrebbe bisogno di interventi per essere messo a norma e in sicurezza, e chi ne &egrave; proprietario oggi probabilmente non ne ha la forza. Nel momento in cui ci fossero a disposizione risorse, sarebbe opportuno lavorare sull'esistente senza costruire nuovi edifici. Noi siamo aperti a collaborare nel solco di questa buona alleanza con Confindustria</em>&rdquo;, ha concluso la sindaca Patrizia Manassero.</p>]]></description><pubDate>Thu, 19 Mar 2026 16:59:00 +0100</pubDate><dc:creator>Andrea Dalmasso</dc:creator><author><name>Andrea Dalmasso</name></author></item><item><title><![CDATA[Referendum, dieci domande scomode ai sostenitori del sì e del no]]></title><link>https://www.cuneodice.it/rubriche/cuneo-e-valli/referendum-dieci-domande-scomode-ai-sostenitori-del-si-e-del-no_116353.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/rubriche/cuneo-e-valli/referendum-dieci-domande-scomode-ai-sostenitori-del-si-e-del-no_116353.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/116353/140743.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Diciamoci la verit&agrave;: ammesso che prima fosse diversa, negli ultimi giorni la campagna referendaria ha preso una piega davvero deprimente. Fra le accuse di contiguit&agrave; alla <em>&ldquo;massoneria deviata&rdquo;</em> da magistrati schierati per il no come <strong>Nicola Gratteri</strong> e gli inviti a votare s&igrave; per <em>&ldquo;togliersi di mezzo la magistratura&rdquo;</em> formulati dalla capo gabinetto del ministro Nordio, <strong>Giusi Bartolozzi</strong>, la gazzarra politica non aiuta a capire su cosa, in concreto, i cittadini dovranno votare il 22 e 23 marzo.</p>
<p>Lo ricordiamo in breve: il quesito tocca la separazione delle carriere tra pm e giudici, la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura e l&rsquo;istituzione di un&rsquo;Alta Corte disciplinare per giudicare eventuali irregolarit&agrave; commesse dai magistrati, come oggi fa l&rsquo;apposita sezione disciplinare del Csm.</p>
<p>Abbiamo deciso di concentrarci solo su questo e di esaminare criticit&agrave; e punti di forza dell&rsquo;una e dell&rsquo;altra posizione con due esperti: l&rsquo;avvocato&nbsp;<strong>Carla Sapino</strong>, presidente dell&rsquo;associazione culturale Panta Rei, per il s&igrave;. Il procuratore capo di Cuneo <strong>Onelio Dodero</strong> per il no. A ciascuno abbiamo rivolto cinque domande precise sugli aspetti che pi&ugrave; vengono contestati ai fautori delle rispettive posizioni.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/116353/small_140745.jpg" alt="Carla Sapino"></p>
<h2>Perch&eacute; s&igrave;: &ldquo;Chi sbaglia paga. La politica non c&rsquo;entra&rdquo;</h2>
<p><strong>Partiamo dal tema della separazione delle carriere, su cui in realt&agrave; &egrave; gi&agrave; intervenuta la riforma Cartabia. Oggi il passaggio lo fanno poche decine di giovani magistrati all&rsquo;anno, perlopi&ugrave; per avvicinarsi a casa. Valeva la pena di fare una riforma costituzionale per questo?</strong></p>
<p>Vale la pena di farlo, perch&eacute; la separazione di carriera riguarda qualcosa di molto pi&ugrave; ampio: il ruolo svolto all&rsquo;interno delle aule di giustizia. Accusa e difesa hanno la stessa funzione, mentre il giudice &egrave; quello che deve decidere se la partita sia regolare. L&rsquo;esempio che porto sempre &egrave; questo: immaginiamo che il giudice sia l&rsquo;arbitro di un derby tra Juve e Toro. Se una squadra e l&rsquo;arbitro si allenano nello stesso campo, uno dei due sicuramente viene penalizzato nella sua preparazione: in campo devono fare cose diverse e anche l&rsquo;allenamento deve essere diverso. L&rsquo;esempio lampante lo vediamo a Cuneo: anche mentalmente c&rsquo;&egrave; una predisposizione ad accorpare. Perch&eacute; in via Bonelli hanno messo il tribunale civile, anzich&eacute; la Procura?</p>
<p>Sono gli stessi padri costituenti ad aver previsto che l&rsquo;ordinamento potesse essere modificato. La sesta e la settima disposizione preliminare parlano di questo. Nel 1988 un giurista ex partigiano, Giuliano Vassalli, inizi&ograve; il processo di riforma dando il via alla prima importante modifica sul punto. Giovanni Falcone affermava a proposito del pubblico ministero che <em>&ldquo;gli organi di questa funzione dovrebbero essere nettamente distinti da quelli della funzione giudiziaria&rdquo;</em>.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Un&rsquo;obiezione &egrave; relativa al fatto che con questa settorializzazione i pubblici ministeri potrebbero percepirsi meno come magistrati terzi e pi&ugrave; come &ldquo;superpoliziotti&rdquo;: questo rischio non vi preoccupa?</strong></p>
<p>Potrei rispondere provocatoriamente che metterli al livello degli avvocati non &egrave; certo una &ldquo;diminuzione&rdquo;. A me sembra solo uno slogan politico, perch&eacute; il pubblico ministero non sar&agrave; minimamente toccato nelle funzioni di <em>&ldquo;ordine indipendente e autonomo&rdquo;</em>, come previsto dall&rsquo;articolo 104 della costituzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Si fa notare che gi&agrave; oggi un gran numero di processi monocratici sono decisi da giudici onorari (Got) e pm onorari (Vpo), oltre ai giudici di pace. Cio&egrave; da avvocati che rappresentano il tribunale o la procura. Perch&eacute; i magistrati togati dovrebbero essere pi&ugrave; sospettabili di parzialit&agrave; rispetto a questi avvocati?</strong></p>
<p>Quand&rsquo;anche ci fosse da mettere ordine in questo sistema, non ci sarebbe bisogno di una riforma costituzionale. I due Csm sono la conseguenza logica della separazione e di un principio di semplice civilt&agrave;: chi sbaglia, paga. Per tutto il resto sono sufficienti norme ordinarie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>A proposito del sorteggio per i membri di Csm e Alta Corte, l&rsquo;obiezione pi&ugrave; ricorrente &egrave; che nessun Paese europeo prevede un meccanismo analogo. Che senso ha affidarsi a un modello che non segue nessuno e toglie ai magistrati la possibilit&agrave; di decidere sulle proprie cariche?</strong></p>
<p>Quali altri Paesi hanno il sistema correntizio che esiste in Italia? Magistrati come Palamara hanno vuotato il sacco raccontando come stavano le cose. Lo stesso Falcone venne silurato dal Csm e disse che era avvenuto&nbsp;<em>&ldquo;perch&eacute; non appartenevo alla corrente pi&ugrave; forte&rdquo;</em>. Il sistema correntizio premia l&rsquo;appartenenza a un gruppo, come in politica: peccato che il ruolo di chi amministra la giustizia sia un altro.</p>
<p>Il sorteggio &egrave; il metodo pi&ugrave; efficace per spaccare le correnti. I requisiti per l&rsquo;ammissione saranno connessi alle capacit&agrave;, non si pu&ograve; sostenere che ci&ograve; porti a diminuire il prestigio della magistratura. Quando poi si dice che sui nomi dei laici decider&agrave; il parlamento, ci si dimentica di dire che lo far&agrave; in seduta comune.</p>
<p>Si obietta: <em>&ldquo;Sorteggereste mai il chirurgo che vi opera?&rdquo;</em>. Ma in quel caso non parliamo di una funzione pubblica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>I profili problematici legati al funzionamento dell&rsquo;Alta Corte disciplinare sono molteplici, il principale &egrave; relativo all&rsquo;appellabilit&agrave; delle sentenze: ci sar&agrave; un secondo grado di giudizio davanti alla stessa Alta Corte, in composizione diversa. Poi non &egrave; chiaro se si potr&agrave; impugnare in Cassazione, come avviene oggi. Non si sa nemmeno in quali numeri giudici e pm saranno presenti nei collegi che giudicheranno i colleghi, e se i membri laici saranno in numero maggiore o minore rispetto a loro</strong></p>
<p>Anche gli avvocati inizialmente venivano giudicati dal consiglio dell&rsquo;ordine, poi si &egrave; deciso di designare un organo terzo. Noi non abbiamo nessun grado di appello nel merito, mentre i magistrati s&igrave;. Ritengo che potranno ricorrere anche alla Cassazione perch&eacute; questo ricorso &egrave; sempre ammesso, salvo che non sia esplicitamente vietato.</p>
<p>I membri dell&rsquo;Alta Corte saranno nominati in numero di tre dal presidente della Repubblica, altri tre verranno sorteggiati da un elenco predisposto dal parlamento in seduta comune, sei tra magistrati giudicanti con almeno 20 anni di carriera ed esperienza in Cassazione e tre dai magistrati inquirenti con gli stessi requisiti. Quindi l&rsquo;unico a scegliere senza passare dal sorteggio sar&agrave; il presidente della Repubblica. &Egrave; una riforma di assoluta garanzia. La punibilit&agrave; sar&agrave; comunque molto limitata e semmai i magistrati, come gi&agrave; fanno gli avvocati, i medici e i dentisti, potranno assicurarsi in caso di &ldquo;dolo o colpa grave&rdquo;.</p>
<p>Concludo invitando a non politicizzare il voto: di politica parleremo alle elezioni nel 2027, mentre la giustizia &egrave; un treno che passa solo oggi e quel che si decide rester&agrave; anche per i nostri figli.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/116353/small_140746.jpg" alt="Onelio Dodero"></p>
<h2>Perch&eacute; no: &ldquo;Vogliono pm burocrati e giudici pavidi&rdquo;</h2>
<p><strong>Partiamo dal tema della separazione delle carriere. Per quanto riguardi un numero ristretto di magistrati, si tratta comunque di introdurre un modello che &egrave; gi&agrave; in vigore in circa 2/3 dei Paesi europei. Perch&eacute; allora dovrebbe rappresentare un rischio per l&rsquo;Italia?</strong></p>
<p>Non c&rsquo;&egrave; in realt&agrave; un modello uguale all&rsquo;altro: i francesi, per esempio, guardano molto al modello italiano e pensavano di uniformarsi a noi. Per la separazione delle carriere, aggiungo, non occorreva riformare la costituzione: basta una legge ordinaria, come ha chiarito la Corte costituzionale per due volte.</p>
<p>Si dice: se separiamo le carriere realizzeremo il cosiddetto giusto processo, perch&eacute; finalmente avremo un giudice terzo e imparziale. Nell&rsquo;articolo 111 &egrave; gi&agrave; prevista la parit&agrave; delle parti, come principio processuale. L&rsquo;accusa e la difesa hanno gli stessi poteri in materia di prova, al di l&agrave; di questo la parit&agrave; delle parti non &egrave; assolutamente possibile, perch&eacute; il pm deve avere strumenti e obiettivi diversi, avendo come scopo di accertare la verit&agrave; dei fatti: la difesa ha un altro compito, quello di far assolvere l&rsquo;assistito o addirittura di non farlo processare. Si sostiene che &ldquo;staccando&rdquo; il giudice dal pm, questi sar&agrave; pi&ugrave; equo: mi chiedo, finora &egrave; stato iniquo? E quali sono le sentenze in cui ci&ograve; &egrave; stato dimostrato?</p>
<p>Quel che mi lascia molto perplesso &egrave; che questa riforma non &egrave; stata discussa in parlamento: &egrave; una riforma &ldquo;bloccata&rdquo; e arriva in un momento in cui vi sono venti forti di securitarismo e di autoritarismo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>A proposito del sorteggio: si rileva che &egrave; l&rsquo;unico sistema che potenzialmente possa sottrarre il Csm al gioco delle correnti da cui &egrave; dominato. E perch&eacute; un qualunque magistrato, che ogni giorno decide su questioni gravose come la privazione della libert&agrave; personale, non dovrebbe essere in grado di decidere sulle nomine degli uffici giudiziari?</strong></p>
<p>Il cuore della riforma &egrave; appunto la disintegrazione dell&rsquo;attuale Csm, ossia l&rsquo;organo di governo autonomo della magistratura. Ci sono numerosissimi criteri da valutare: il Csm fornisce pareri, si confronta col ministero, realizza norme per una giustizia pi&ugrave; celere. Non tutti sono capaci a farlo, conosco ottimi magistrati che &egrave; meglio continuino a fare solo i magistrati. Inoltre sarebbe l&rsquo;unico collegio di rilevanza costituzionale permanente i cui membri vengono sorteggiati. Ha senso nominare un buon cardiologo direttore dell&rsquo;Asl? Non se non ha capacit&agrave; amministrative.</p>
<p>Con questa riforma, i due Csm diventano organi di &ldquo;alta amministrazione&rdquo;, perch&eacute; si occuperanno solo dell&rsquo;organizzazione della magistratura. Ma il Csm non ha solo queste funzioni: &egrave; un organo che riguarda l&rsquo;intera magistratura e che era stato cos&igrave; pensato per evitare qualsiasi intromissione di ogni altro potere. Con due Csm separati non avremo pi&ugrave; la possibilit&agrave; di un costante e continuo confronto tra i due corpi e ci&ograve; produrr&agrave; difficolt&agrave; organizzative, perch&eacute; giudici e pm baderanno solo ai rispettivi interessi. Per riformare la magistratura sarebbe bastato dividere il Csm in due sezioni, cos&igrave; invece l&rsquo;unico organo di raccordo sar&agrave; il presidente della Repubblica.</p>
<p>Sono terrorizzato da un Csm di pubblici ministeri, perch&eacute; diventerebbe autoreferenziale, privato del confronto con l&rsquo;altra parte: chi sar&agrave; valutato &ldquo;idoneo&rdquo; da un organo di questo tipo? Il pm che ha ottenuto pi&ugrave; condanne o pi&ugrave; assoluzioni?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Un tema collegato al sorteggio &egrave; la trasparenza nella valutazione dei magistrati. Nel 2021 i magistrati con valutazione positiva nel quinquennio precedente erano stati il 99,2%, nel 2025 sono saliti al 99,47%. Il dato assoluto non combacia nemmeno con le condanne comminate dalla sezione disciplinare del Csm, che sono di pi&ugrave;. Non &egrave; il segno di una difficolt&agrave; persistente ad autovalutarsi?</strong></p>
<p>Meno male che il 99% dei magistrati supera la valutazione, vuol dire che il livello &egrave; buono. Un conto poi &egrave; la violazione disciplinare, un altro la valutazione di professionalit&agrave;: bisognerebbe in questi casi valutare il caso concreto. Si lamenta che la sezione disciplinare non funziona, ma quel che non si dice &egrave; che oggi pu&ograve; essere investita solo dal ministro di giustizia o dal pg presso la Corte di Cassazione: questo avviene in media in 80 casi all&rsquo;anno. In tutti gli altri l&rsquo;archiviazione viene disposta perch&eacute; chi ha il potere di farlo non esercita l&rsquo;azione. Negli ultimi tre anni il ministro ha esercitato l&rsquo;azione in 27 casi nel 2023, in 26 casi nel 2024 e in 33 casi nel 2025.</p>
<p>Qualcuno sostiene che il Csm assolve nel 75% dei casi: le assoluzioni in realt&agrave; sono il 47%, nemmeno la met&agrave;. Non solo, il pg e il ministro hanno facolt&agrave; di impugnare queste assoluzioni. Il nostro Csm, in ogni caso, condanna tre volte tanto rispetto alla Spagna e cinque volte di pi&ugrave; rispetto al Regno Unito. Anche sulle valutazioni c&rsquo;&egrave; un problema. Coi due Csm distinti il pubblico ministero non potr&agrave; pi&ugrave; valutare il giudice e viceversa, mentre i membri laici - cio&egrave; gli avvocati - valuteranno gli uni e gli altri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Riguardo all&rsquo;Alta Corte, i fautori della riforma rilevano che il ricorso in Cassazione dopo l&rsquo;appello, non essendo stato escluso, verr&agrave; mantenuto. Qualcosa porta invece a escluderlo?</strong></p>
<p>Questo &egrave; un problema molto delicato. C&rsquo;&egrave; un tema di diritto, riguardo al fatto che l&rsquo;Alta Corte sia o no un giudice speciale, la cui istituzione &egrave; vietata dalla costituzione. Altro problema forse pi&ugrave; pregnante &egrave; il ricorso per Cassazione: l&rsquo;articolo 105 riformato afferma che <em>&ldquo;contro le sentenze emesse dall&rsquo;Alta Corte in prima istanza &egrave; ammessa impugnazione, anche per motivi di merito, soltanto dinanzi alla stessa Alta Corte&rdquo;</em>. C&rsquo;&egrave; spazio per la possibilit&agrave; di ricorrere per Cassazione? &Egrave; dubbio. Se l&rsquo;interpretazione fosse che non si pu&ograve; ricorrere per Cassazione avremmo un assurdo. Un magistrato che contesti una nomina potrebbe ricorrere per Cassazione, chi viene sottoposto a sanzione disciplinare invece no. C&rsquo;&egrave; anche un enorme mancato coordinamento con l&rsquo;articolo 107 riformato: l&rsquo;Alta Corte pu&ograve; trasferire i magistrati, ma &egrave; il <em>&ldquo;rispettivo Csm&rdquo;</em> a decidere. Cosa succeder&agrave; se non saranno in accordo? Il Csm dovr&agrave; solo eseguire le sentenze oppure no?</p>
<p>In generale, l&rsquo;Alta Corte composta anche da pm far&agrave; &ldquo;il processo&rdquo; ai giudici: &egrave; un grimaldello per arrivare a quella &ldquo;normalizzazione&rdquo; che a mio parere &egrave; lo scopo ultimo. Si vuole un pm sempre pi&ugrave; burocrate e sempre pi&ugrave; inserito nella pubblica accusa e un giudice un po&rsquo; pi&ugrave; pavido di quello che &egrave;. Quali saranno le condotte sanzionate? Quelle che &ldquo;invadono&rdquo; il campo del governo, come si sente dire?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L&rsquo;Anm si &egrave; spesa in modo forte contro questo referendum, con un attivismo criticato da pi&ugrave; parti. Questa spaccatura non lascer&agrave; strascichi dal 24 marzo?</strong></p>
<p>L&rsquo;Anm non &egrave; il Csm, &egrave; un sindacato che tutela la categoria e a cui sono iscritti la maggior parte dei magistrati. Ma anche il Csm, un organo presieduto dal presidente della Repubblica e che ha come vicepresidente un laico, ha dato un articolatissimo parere contrario a questa riforma. La gente dovrebbe avere fiducia nella magistratura, perch&eacute; la giustizia &egrave; un valore assoluto: questa campagna invece ha visto offeso e sempre pi&ugrave; delegittimato un potere dello Stato, da parte di un altro potere dello Stato.</p>]]></description><pubDate>Fri, 13 Mar 2026 10:40:00 +0100</pubDate><dc:creator>Andrea Cascioli</dc:creator><author><name>Andrea Cascioli</name></author></item><item><title><![CDATA[Dismorfofobia: quando lo specchio diventa un nemico]]></title><link>https://www.cuneodice.it/rubriche/fossanese/dismorfofobia-quando-lo-specchio-diventa-un-nemico_115907.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/rubriche/fossanese/dismorfofobia-quando-lo-specchio-diventa-un-nemico_115907.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/115907/140084.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Gioved&igrave; 26 febbraio, nella Sala Barbero del Castello degli Acaja di Fossano, si &egrave; svolto l&rsquo;incontro <strong>&ldquo;Sei come ti vedi? La corretta percezione di s&eacute;&rdquo;</strong>, una serata di approfondimento dedicata al tema della dismorfofobia organizzata dall&rsquo;associazione <strong>L&rsquo;Albero dell&rsquo;Amicizia</strong> con il supporto della <strong>Clinica Biomed</strong>.</p>
<p>L&rsquo;evento ha registrato una grande partecipazione di pubblico, segno di quanto il tema della percezione del corpo e del rapporto con la propria immagine sia oggi centrale, soprattutto tra i pi&ugrave; giovani.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/115907/small_140099.jpg" alt=""></p>
<p>La <strong>dismorfofobia</strong>, o disturbo da dismorfismo corporeo, &egrave; una condizione psicologica caratterizzata da una preoccupazione eccessiva per difetti fisici minimi o addirittura inesistenti. Chi ne soffre tende a percepire il proprio corpo in modo profondamente distorto, arrivando a sviluppare comportamenti ossessivi come il controllo continuo allo specchio, l&rsquo;evitamento della propria immagine o la ricerca di soluzioni drastiche per modificare il proprio aspetto.</p>
<p>Durante la serata, diversi specialisti hanno affrontato il tema da prospettive differenti &ndash; sanitaria, psicologica, chirurgica e sportiva &ndash; offrendo una visione multidisciplinare di un fenomeno sempre pi&ugrave; diffuso nella societ&agrave; contemporanea.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/115907/small_140092.jpg" alt=""></p>
<h2>Social media e nuovi modelli estetici</h2>
<p>Dopo il saluto iniziale del sindaco di Fossano <strong>Dario Tallone</strong>, ad aprire gli interventi &egrave; stato <strong>Luigi Genesio Icardi</strong>, presidente della Commissione Sanit&agrave; della Regione Piemonte, che ha inquadrato la dismorfofobia nel contesto dei profondi cambiamenti culturali e tecnologici degli ultimi anni.</p>
<p>Secondo Icardi, uno degli elementi chiave che influenzano oggi la percezione del corpo &egrave; il ruolo delle piattaforme digitali e dei social media. Strumenti come Instagram, TikTok o YouTube rappresentano senza dubbio potenti mezzi di comunicazione e condivisione, ma allo stesso tempo contribuiscono a diffondere modelli estetici spesso irrealistici.</p>
<p>Filtri digitali, immagini ritoccate e strategie di marketing costruiscono infatti un&rsquo;idea di bellezza artificiale, difficile se non impossibile da raggiungere nella vita reale. Questo fenomeno &egrave; particolarmente evidente tra gli adolescenti, che si trovano costantemente esposti a immagini di corpi perfetti e idealizzati.</p>
<p>In questo contesto si inserisce anche la cosiddetta &ldquo;selfie dysmorphia&rdquo;, una forma di insoddisfazione verso il proprio aspetto legata al confronto con le immagini filtrate e modificate viste online.</p>
<p>Il relatore ha inoltre presentato alcuni dati preoccupanti sulla salute mentale delle nuove generazioni. Negli ultimi anni si &egrave; registrato un aumento significativo delle consulenze psichiatriche tra bambini e adolescenti, cos&igrave; come dei comportamenti autolesivi e delle problematiche legate all&rsquo;ansia, ai disturbi alimentari e all&rsquo;ideazione suicidaria.</p>
<p>Anche in Piemonte i servizi sanitari hanno osservato un forte incremento degli accessi per disturbi mentali e del comportamento alimentare tra i pi&ugrave; giovani.</p>
<p>Di fronte a questo scenario, Icardi ha sottolineato l&rsquo;importanza di politiche di prevenzione integrate, basate sulla collaborazione tra sanit&agrave;, scuola e comunit&agrave;. Tra gli strumenti principali figurano il Piano Nazionale e il Piano Regionale della Prevenzione, che promuovono interventi educativi e iniziative di sensibilizzazione rivolte a famiglie, insegnanti e operatori sanitari.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/115907/small_140093.jpg" alt=""></p>
<h2>I disturbi alimentari e il rifiuto del proprio corpo</h2>
<p>Il secondo intervento della serata &egrave; stato affidato alla dottoressa <strong>Silvia Margherita Croce</strong>, psichiatra del Centro Disturbi Alimentari del Dipartimento di Salute Mentale dell&rsquo;ASL CN1.</p>
<p>La relatrice ha affrontato il tema dei <strong>disturbi della nutrizione e dell&rsquo;alimentazione</strong>, patologie sempre pi&ugrave; diffuse tra adolescenti e giovani adulti e considerate oggi tra le principali cause di disabilit&agrave; nei giovani.</p>
<p>Questi disturbi non riguardano soltanto il comportamento alimentare, ma coinvolgono la percezione del corpo, i processi cognitivi e l&rsquo;equilibrio emotivo della persona.</p>
<p>Tra le forme pi&ugrave; conosciute figurano l&rsquo;<strong>anoressia nervosa</strong>, caratterizzata da una forte perdita di peso accompagnata da un&rsquo;intensa paura di ingrassare e da una distorsione dell&rsquo;immagine corporea; la <strong>bulimia nervosa</strong>, contraddistinta da episodi ricorrenti di abbuffate seguiti da comportamenti compensatori come vomito autoindotto o uso improprio di farmaci; e il <strong>binge eating disorder</strong>, in cui le abbuffate non sono seguite da comportamenti compensatori e spesso si associano a obesit&agrave; e forte senso di colpa.</p>
<p>Accanto a queste forme esistono anche altri disturbi meno noti, come il <strong>disturbo evitante-restrittivo dell&rsquo;assunzione di cibo</strong> o alcune forme atipiche che non soddisfano completamente i criteri diagnostici ma hanno comunque un impatto significativo sulla salute.</p>
<p>Un aspetto particolarmente importante riguarda i <strong>segnali precoci</strong>, che spesso vengono sottovalutati. Tra questi figurano il rifiuto del proprio corpo, il controllo eccessivo dell&rsquo;alimentazione, l&rsquo;eliminazione di determinati cibi, l&rsquo;aumento improvviso dell&rsquo;attivit&agrave; fisica e il confronto continuo con modelli estetici irrealistici.</p>
<p>Secondo Croce, lo sviluppo di questi disturbi dipende dall&rsquo;interazione di diversi fattori: individuali, come bassa autostima o perfezionismo; familiari, legati alle dinamiche relazionali; e sociali e culturali, tra cui la pressione esercitata dai media e dai modelli estetici dominanti.</p>
<p>La prevenzione passa quindi attraverso il rafforzamento dei <strong>fattori protettivi</strong>, come la promozione dell&rsquo;autostima, l&rsquo;educazione alimentare e lo sviluppo di una visione critica nei confronti dei modelli proposti dai media.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/115907/small_140094.jpg" alt=""></p>
<h2>Chirurgia plastica: quando &egrave; indicata?</h2>
<p>Il dottor <strong>Alberto Rivarossa</strong>, direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Plastica dell&rsquo;ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo, ha offerto una riflessione sulla chirurgia plastica distinguendo chiaramente tra la sua dimensione ricostruttiva e quella estetica.</p>
<p>La chirurgia plastica, ha spiegato, comprende infatti diversi ambiti: la chirurgia ricostruttiva, la chirurgia estetica e la medicina rigenerativa.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/115907/small_140095.jpg" alt=""></p>
<p>La chirurgia ricostruttiva ha origini antichissime e nasce con l&rsquo;obiettivo di riparare lesioni, traumi o malformazioni. Attraverso esempi clinici e immagini di interventi, Rivarossa ha mostrato come questa disciplina possa restituire funzionalit&agrave; e qualit&agrave; di vita a pazienti colpiti da tumori cutanei, traumi o interventi oncologici, come nel caso della ricostruzione mammaria dopo una mastectomia.</p>
<p>Diverso &egrave; invece il discorso per la chirurgia estetica, che nasce spesso dal desiderio di migliorare l&rsquo;armonia del proprio corpo o di rafforzare la propria autostima.</p>
<p>Il rischio, tuttavia, &egrave; che in alcuni casi questa ricerca si trasformi in una c<strong>orsa alla perfezione</strong>, portando le persone a sottoporsi a interventi ripetuti senza mai sentirsi realmente soddisfatte.</p>
<p>Per questo motivo il chirurgo ha sottolineato l&rsquo;importanza di una corretta informazione e della scelta di professionisti qualificati, mettendo in guardia contro il cosiddetto <strong>turismo sanitario</strong> e le offerte di chirurgia estetica a basso costo.</p>
<p>Migliorare il proprio aspetto, ha concluso Rivarossa, non significa inseguire modelli irrealistici o imitare celebrit&agrave;, ma valorizzare la propria unicit&agrave; nel rispetto della sicurezza medica e dell&rsquo;equilibrio psicologico del paziente.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/115907/small_140096.jpg" alt=""></p>
<h2>La dimensione psicologica</h2>
<p>Il punto di vista psichiatrico &egrave; stato approfondito dalla dottoressa <strong>Erika Paradiso</strong>, dirigente medico presso l&rsquo;ospedale Santissima Annunziata di Savigliano.</p>
<p>Il suo intervento &egrave; partito dal concetto di <strong>immagine corporea</strong>, intesa come la rappresentazione mentale che ciascuno ha del proprio corpo.</p>
<p>Non si tratta di una fotografia oggettiva della realt&agrave;, ma di una costruzione psicologica complessa influenzata da percezioni, emozioni, pensieri e comportamenti. Questa rappresentazione si sviluppa nel corso della vita attraverso l&rsquo;interazione tra fattori biologici, psicologici e sociali.</p>
<p>L&rsquo;immagine corporea comprende diverse componenti - percettiva, affettiva, cognitiva e comportamentale - e si forma fin dall&rsquo;infanzia attraverso le relazioni, il confronto sociale e l&rsquo;influenza dei media.</p>
<p>Paradiso ha richiamato anche alcuni concetti della psicoanalisi, come quello di &ldquo;<strong>Io-pelle&rdquo;</strong>, secondo cui la pelle rappresenta non solo un organo biologico ma anche un confine psichico tra il s&eacute; e il mondo esterno.</p>
<p>Quando questo equilibrio si rompe, il disagio pu&ograve; manifestarsi attraverso il corpo, dando origine a disturbi psicosomatici o a tentativi di modificazione corporea utilizzati per compensare fragilit&agrave; interiori.</p>
<p>Nel caso della dismorfofobia, la persona sviluppa una preoccupazione eccessiva per difetti fisici minimi o inesistenti, accompagnata da comportamenti ripetitivi come il controllo continuo allo specchio o l&rsquo;evitamento della propria immagine.&nbsp;</p>
<p>Il disturbo pu&ograve; compromettere in modo significativo la vita sociale, affettiva e lavorativa.&nbsp;Per questo motivo &egrave; fondamentale la collaborazione tra chirurghi plastici e psichiatri: il chirurgo non deve limitarsi alla dimensione tecnica dell&rsquo;intervento, ma svolgere anche un ruolo di filtro clinico ed etico, valutando quando sia opportuno intervenire e quando, invece, sia necessario indirizzare il paziente verso un percorso psicologico o psichiatrico.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/115907/small_140097.jpg" alt=""></p>
<h2>Quando lo sport diventa compulsivo</h2>
<p>A chiudere la serata &egrave; stato l&rsquo;intervento del professor <strong>Fabrizio Solferino</strong>, docente nazionale della Federazione Pallavolo e operatore del benessere.</p>
<p>Solferino ha affrontato il rapporto tra sport, immagine corporea e benessere psicologico, ricordando come l&rsquo;attivit&agrave; fisica rappresenti uno strumento fondamentale per il mantenimento dell&rsquo;equilibrio tra dimensione fisica, psicologica ed emotiva.</p>
<p>Lo sport pu&ograve; contribuire a migliorare la percezione del proprio corpo, rafforzare l&rsquo;identit&agrave; personale e sviluppare una maggiore consapevolezza di s&eacute;.&nbsp;Tuttavia, anche in questo ambito esiste un rischio: quando l&rsquo;attivit&agrave; sportiva diventa un mezzo per inseguire un ideale corporeo irrealistico o per compensare insicurezze personali, pu&ograve; trasformarsi in un comportamento compulsivo.</p>
<p>In questi casi possono emergere segnali di disagio come affaticamento ingiustificato, perdita di peso eccessiva, irregolarit&agrave; del ciclo mestruale o una crescente distanza tra la percezione che una persona ha di s&eacute; e la propria realt&agrave; fisica.</p>
<p>Secondo Solferino, la prevenzione passa attraverso l&rsquo;educazione a una pratica sportiva equilibrata e attraverso la collaborazione tra diverse figure professionali. Gli sport di gruppo sono preferibili a quelli individuali, in quanto la componente della socialit&agrave; e dello spirito di squadra possono fare la differenza.&nbsp;La figura dell'allenatore, inoltre, pu&ograve; intercettare precocemente situazioni di rischio e promuovere una relazione sana tra corpo, sport e identit&agrave; personale.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/115907/small_140098.jpg" alt=""></p>]]></description><pubDate>Fri, 06 Mar 2026 09:00:00 +0100</pubDate><dc:creator>Monica Fissore</dc:creator><author><name>Monica Fissore</name></author></item><item><title><![CDATA[Sulle montagne piemontesi nel 2025 sono morte 79 persone. Interventi in aumento per il Soccorso Alpino]]></title><link>https://www.cuneodice.it/rubriche/cuneo-e-valli/sulle-montagne-piemontesi-nel-2025-sono-morte-79-persone-interventi-in-aumento-per-il-soccorso-alpino_115548.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/rubriche/cuneo-e-valli/sulle-montagne-piemontesi-nel-2025-sono-morte-79-persone-interventi-in-aumento-per-il-soccorso-alpino_115548.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/115548/139564.jpg" title="" alt="" /><br /><p>Il Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese ha reso noti tutti i dati relativi all&rsquo;attivit&agrave; del 2025: un anno segnato da un nuovo aumento degli interventi, dopo la flessione che si era registrata nel 2024. L&rsquo;anno scorso ha fatto registrare 2.070 eventi di soccorso, 1.471 missioni di soccorso e 1.548 persone soccorse. Complessivamente il dato &egrave; nettamente pi&ugrave; alto rispetto al 2024, anno che per&ograve; era stato caratterizzato da condizioni meteorologiche avverse. Questo tipo di attivit&agrave; viene svolto dal servizio piemontese del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) a cui la Repubblica Italiana attribuisce le attivit&agrave; di soccorso e recupero degli infortunati in montagna, in ambiente ipogeo e in terreno impervio con le leggi 74/2001 e 126/2020. Il SASP effettua attivit&agrave; di soccorso sanitario in convenzione con l&rsquo;Azienda Zero della Regione Piemonte.&nbsp;</p>
<h2>Le chiamate in Centrale Operativa </h2>
<p>L&rsquo;allertamento della Centrale Operativa &egrave; il primo passo per l&rsquo;attivazione di un&rsquo;operazione di soccorso alpino o speleologico. L&rsquo;utente effettua la chiamata al Numero Unico delle Emergenze 112 che gira gli allarmi provenienti da terreno impervio al Tecnico del Soccorso Alpino presente h24 presso la sala dell&rsquo;Emergenza Sanitaria di Grugliasco (TO). Nel 2025 le chiamate gestite dai Tecnici di Centrale Operativa SASP sono state 2.070, in linea con l&rsquo;andamento degli ultimi anni e nettamente superiore al 2024 quando erano state 1.916. Oltre al miglioramento delle infrastrutture telefoniche mobili che consente di effettuare una chiamata di emergenza anche dalle aree pi&ugrave; remote della regione e alla sempre pi&ugrave; radicata abitudine a rivolgersi ai numeri telefonici d&rsquo;emergenza, occorre segnalare che aumentano gli allarmi lanciati tramite applicazioni per smartphone tra cui Georesq sviluppata dal CNSAS e tramite device come smartwatch.&nbsp;</p>
<h2>Le missioni di soccorso </h2>
<p>Delle chiamate che sono transitate presso la Centrale Operativa nel 2024, 1.471 sono state le missioni effettivamente attivate sul territorio, di cui 1.396 interventi di soccorso sanitario e 75 operazioni di Protezione Civile.&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/115548/small_139565.jpg" alt="Tabella"></p>
<h2>Operazioni aeree o via terra </h2>
<p>Gli interventi di soccorso alpino vengono condotti in due modi: con il supporto dell&rsquo;eliambulanza del Servizio Regionale di Elisoccorso (il tecnico SASP &egrave; a bordo in tutte le missioni) oppure esclusivamente dalle squadre a terra. Nel 2025, l&rsquo;elicottero &egrave; intervenuto nel 70% delle missioni. Tuttavia il contributo generale offerto dalla presenza delle squadre a terra rimane fondamentale se si considera il dato delle persone soccorse che ammonta al 49% recuperate soltanto via terra, senza l&rsquo;ausilio degli elicotteri.&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/115548/small_139567.jpg" alt="Tabella"></p>
<h2>Le persone soccorse </h2>
<p>Nel computo delle persone soccorse, per la prima volta si &egrave; deciso di includere esclusivamente le operazioni in cui vi &egrave; stata un&rsquo;attivazione della componente territoriale del Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese, escludendo sostanzialmente i pazienti recuperati dal Servizio Regionale di Elisoccorso nei comprensori sciistici dove le operazioni sono gestite in collaborazione con i servizi di soccorso piste. Per questo motivo, il numero di persone soccorse nel 2025, che ammonta a 1.548, risulta inferiore agli anni precedenti. Aggiungendo gli infortunati sulle piste da sci (187) il dato complessivo confrontabile con gli anni scorsi sale a 1735, il secondo dato pi&ugrave; alto di sempre dopo quanto registrato nel 2023 (1.793): 520 sono stati gli illesi, 949 i feriti e 79 i deceduti. Le principali cause di infortunio in montagna sono le cadute (36%) seguite dai malori (32%), e riguardano gli uomini nel 75% dei casi e le donne nel 25%. Infine, l&rsquo;84% delle persone soccorse praticava attivit&agrave; del tempo libero contro l&rsquo;11% di residenti in montagna e il 5% di persone infortunatesi in terreno impervio per lavoro. In nessun caso sono state applicate le spese di compartecipazione agli interventi previste dalla deliberazione n. 27-2363/2015 della Giunta Regionale piemontese.&nbsp;<br><br></p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/115548/small_139566.jpg" alt="Tabella"></p>
<p>Scorrendo nelle immagini &egrave; disponibile il dettaglio dell'attivit&agrave; delle delegazioni di Soccorso Alpino della provincia di Cuneo.</p>]]></description><pubDate>Fri, 27 Feb 2026 08:00:00 +0100</pubDate><dc:creator>Redazione</dc:creator><author><name>Redazione</name></author></item><item><title><![CDATA[Morti sul lavoro, la Granda è in "zona rossa"]]></title><link>https://www.cuneodice.it/rubriche/cuneo-e-valli/morti-sul-lavoro-la-granda-e-in-zona-rossa_114383.html</link><guid>https://www.cuneodice.it/rubriche/cuneo-e-valli/morti-sul-lavoro-la-granda-e-in-zona-rossa_114383.html</guid><description><![CDATA[<img src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/114383/137753.jpg" title="" alt="" /><br /><p>La provincia di Cuneo &egrave; in &ldquo;zona rossa&rdquo; per quanto riguarda i morti sul lavoro. &Egrave; quanto emerge dallo studio dell&rsquo;Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente pubblicato da Vega Engineering, che raccoglie le statistiche relative al 2025 sulla base dei dati Inail. Lo scorso anno la Granda ha pianto dodici vittime, con un&rsquo;incidenza di 45,7 infortuni mortali ogni milione di occupati. Cuneo &egrave; trentesima a livello nazionale ed &egrave; la seconda provincia peggiore del Piemonte dopo il Verbano Cusio Ossola. Maglia nera a Savona, con dieci vittime e un&rsquo;incidenza di 94,3 infortuni mortali ogni milione di occupati. In totale i morti sul lavoro in Italia nel 2025 sono stati 798 (616 italiani, 182 stranieri; 752 uomini, 46 donne). Dallo studio sono esclusi gli infortuni in itinere, vale a dire quelli che avvengono durante il normale percorso di andata e ritorno tra abitazione e luogo di lavoro, o tra due sedi lavorative.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/114383/small_137755.jpg" alt="Tabella"></p>
<p>In Piemonte i morti totali sono stati 65, per un&rsquo;incidenza di 35,1 che pone la regione al nono posto a livello nazionale con l&rsquo;8,1% dei decessi totali in Italia nel 2025. Il numero pi&ugrave; alto di vittime &egrave; quello della Lombardia (112, il 14% del totale). L&rsquo;incidenza pi&ugrave; alta in relazione agli occupati &egrave; invece quella della Basilicata, con 61 infortuni mortali ogni milione di occupati. Il Piemonte rientra in quella che viene classificata come &ldquo;zona arancione&rdquo; insieme a Liguria, Calabria e Veneto. In zona rossa Basilicata, Campania, Umbria, Puglia e Sicilia, dati migliori per le restanti regioni. Per la nostra regione si tratta di un peggioramento: lo stesso studio, nella scorsa edizione sulla base dei dati del 2024, inseriva il Piemonte in zona gialla.&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/114383/small_137754.jpg" alt="Tabella"></p>
<h2>I settori pi&ugrave; a rischio</h2>
<p>Lo studio offre anche una classificazione per settori, con l&rsquo;esclusione di 212 casi (il 26,6% del totale) in cui il comparto non &egrave; specificato. Il settore pi&ugrave; a rischio &egrave; quello delle costruzioni, con 148 decessi (18,5%) seguito dal manifatturiero (117 morti, 14,7%) e dal trasporto e magazzinaggio (110 morti, 13,8%).&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/114383/small_137756.jpg" alt="Tabella"></p>
<h2>La divisione per et&agrave;</h2>
<p>La gran parte degli incidenti mortali riguardano lavoratori in et&agrave; pi&ugrave; avanzata: 223 vittime avevano tra i 45 e i 54 anni, 300 tra i 55 e i 64 anni, 85 pi&ugrave; di 65 anni. La larga parte dei decessi, inoltre, si concentra nei giorni dal luned&igrave; al venerd&igrave;: solo il 9% degli incidenti mortali si &egrave; verificato nel weekend. Il giorno pi&ugrave; pericoloso risulta essere il luned&igrave;, con il 21,8% per le vittime.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://static.cuneodice.it/cuneo/foto/114383/small_137757.jpg" alt="Tabella"></p>
<h2>I dati provinciali</h2>
<p>La classificazione per colori viene elaborata rapportando l&rsquo;incidenza provinciale con l&rsquo;incidenza media nazionale (33,3 vittime ogni milione di occupati): le province con un un&rsquo;incidenza superiore a 1,25 volte la media nazionale sono in zona rossa, quelle tra 1 e 1,25 in zona arancione, quelle tra 0,75 e 1 in zona gialla, mentre sono in zona bianca quelle con un&rsquo;incidenza inferiore a 0,75 volte l&rsquo;incidenza media nazionale. La Granda, come detto, rientra in zona rossa, come altre trentacinque province italiane.&nbsp;</p>
<p>I dati peggiori sono quelli di Savona, Macerata e Brindisi, mentre l&rsquo;unica provincia che nel 2025 non ha registrato morti sul lavoro &egrave; Trieste.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Denunce di infortunio in aumento</h2>
<p>Sono in generale in crescita le denunce di infortunio: 495.590 in totale, erano state 490.725 nel 2024 (+1%). Tendenza analogo per le denunce di infortunio in itinere: erano state 98.846 nel 2024, sono state 102.120 nel 2025, per un aumento del 3,3%.</p>
<p>&ldquo;<em>Il 2025 si chiude con numeri che ci ricordano quanto sia fondamentale mantenere alta l&rsquo;attenzione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Le 1.093 vittime totali, di cui 798 in occasione di lavoro, confermano che ci sono settori, come l&rsquo;edilizia, le attivit&agrave; manifatturiere e i trasporti e magazzinaggio, in cui le fragilit&agrave; della sicurezza restano evidenti. Sebbene rispetto al 2024 si registri un aumento di tre vittime, questa &ldquo;stabilit&agrave;&rdquo; non pu&ograve; farci abbassare la guardia: ogni numero rappresenta una vita persa e sottolinea quanto sia fondamentale continuare a investire in prevenzione e cultura della sicurezza</em>&rdquo;, il commento di Mauro Rossato, presidente dell&rsquo;Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega.</p>
<p><a href="https://www.vegaengineering.com/comunicati/morti-sul-lavoro-nel-2025-da-gennaio-a-dicembre-2025-sono-1-093-le-vittime-totali-rischio-di-morte-piu-elevato-al-sud-e-piu-che-doppio-tra-gli-stranieri/#:~:text=Sono%20251%20gli%20stranieri%20vittime,a%20quello%20dei%20lavoratori%20italiani." target="_blank">QUI</a> il rapporto completo.<br><br></p>]]></description><pubDate>Fri, 06 Feb 2026 09:00:00 +0100</pubDate><dc:creator>Andrea Dalmasso</dc:creator><author><name>Andrea Dalmasso</name></author></item></channel></rss>
