Rete Cuneo per la Palestina, Mononoke Alba e Collettivo Cohiba hanno deciso di mobilitarsi in vista del passaggio della fiaccola. Domenica 11 gennaio mattina ore 8.40 a Bra in piazza XX Settembre e a seguire alle ore 9.30 in piazza Monsignor Grassi Alba, estendono l’invito a tutti di mobilitarsi con cartelli, bandiere e striscioni per far sentire la loro voce e sottolineare come “Israele non è degna di partecipare alle Olimpiadi. Non esiste alcuna neutralità possibile di fronte a un genocidio”.
Riceviamo e pubblichiamo:
La fiaccola olimpica rappresenta amicizia, fratellanza, unione e rispetto tra i popoli, ed è proprio perché crediamo in questi valori che non possiamo ignorare i meccanismi politici ed economici che oggi li svuotano di significato. Se lo sport dovrebbe unire tutti, perché alcuni Paesi vengono esclusi e altri no? Oggi chiediamo coerenza, non per dividere, ma per immaginare Olimpiadi in cui nessuno sia escluso e tutti rispettino davvero i valori che la fiaccola, “segno di Pace”, deve rappresentare.
Le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 si presentano come un simbolo di pace e unità, ma nascondono una realtà inquietante: un sistema che ignora i diritti umani, normalizza il genocidio e strumentalizza lo sport per coprire crimini. Ecco perché è fondamentale protestare:
Il paradosso olimpico: valori vs crimini
- Giustizia vs Doppi Standard: il Comitato Olimpico legittima gli Stati genocidi suoi alleati mentre esclude altri Paesi protagonisti di guerre d’aggressione.
- Trasparenza vs Sport Washing: i Giochi vengono utilizzati come propaganda per pulire l’immagine di Nazioni colpevoli e complici di crimini contro il Diritto Internazionale, mentre Gaza brucia e colonie illegali e violenza aumentano in Cisgiordania.
- Persone vs Profitto: aziende complici del genocidio e di tanti altri crimini contro l’umanità e il Pianeta come ENI, Coca-Cola e Intesa SanPaolo finanziano i giochi, normalizzando la priorità data al profitto prima che ai diritti umani e alle persone.
- Costruzione vs Distruzione: dai territori palestinesi occupati alle Alpi disboscate per far spazio ad opere costosissime e di lungo impatto, a discapito di istruzione, sanità e politiche sociali.
Contro la propaganda del silenzio
Le istituzioni ci chiedono di:
- Non vedere la violenza sionista contro i palestinesi
- Non ascoltare chi soffre e denuncia.
- Non parlare: delle complicità (aziende, governi, organismi sportivi).
Noi scegliamo la speranza. La fiaccola olimpica deve diventare un megafono per la verità, non uno strumento di censura.
Perché è importante attivarsi ora: la nostra rivoluzione pacifica. Vogliamo accendere i riflettori sullo sport dal popolo e per il popolo, capace di:
- Costruire la Pace: a partire dal periodo dei Giochi ma con l’impegno, come requisito necessario alla partecipazione, di non riprendere i conflitti anche al termine delle competizioni.
- Favorire lo scambio e la collaborazione: meno spazio a campagne pubblicitarie ed elettorali e più spazio ad una narrativa trasparente e reale della situazione in cui vivono i popoli del mondo. Regole chiare contro la censura delle atlete e degli atleti che devono essere libere e liberi di esprimersi e denunciare.
- Creare valore per le comunità: coinvolgere le comunità ospitanti nelle decisioni su come attraversare il territorio e a chi dare visibilità. Non concedere spazio alle aziende complici del genocidio e di tanti altri crimini contro l’umanità e il Pianeta.
- Collegare le lotte: Palestina, Sudan, Venezuela, Sahara Occidentale, e tutti gli altri popoli oppressi – la stessa logica di oppressione unisce le lotte.
Non faremo finta di niente. Non ignoreremo le voci di chi vive e parla. Non resteremo zitti. Palestina libera. Protestare è un diritto. Israele non è degna di partecipare alle Olimpiadi.
Rete Cuneo per la Palestina, Mononoke Alba e Collettivo Cohiba