GRINZANE CAVOUR - Caso Roggero, Cuneo Possibile: "No alla liberalizzazione della violenza travestita da autodifesa"

L'intervento del comitato cuneese sulla condanna del gioielliere di Grinzane Cavour: "I rapinatori erano recidivi: il sistema carcerario non funziona"

07/12/2023 09:47

Riceviamo e pubblichiamo.
 
Sulla vicenda di Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour che ha ricevuto la condanna a 17 anni, è già stato detto di tutto e di più. Ma visto che la questione ci tocca da vicino sia territorialmente sia per le questioni sociali e politiche che solleva, sentiamo che sia importante esprimere una nostra opinione che speriamo sia utile ad un sano dibattito e non foriera di ulteriori polemiche. Quanto accaduto a Grinzane Cavour nel 2021 ci ha sconvolto: sia per la violenza spropositata utilizzata sia per l'enorme numero di persone che si sono schierate apertamente e con forza con il gioielliere condannato per omicidio volontario plurimo. 
 
Ci sentiamo di ribadire il nostro forte no alla liberalizzazione della violenza travestita da autodifesa, come ci sentiamo in dovere di ribadire quanto riteniamo sconcertante l'incapacità dei decisori politici di vedere dietro questa tragedia una falla enorme nel sistema carcerario italiano. Chi ha partecipato alla rapina e ha perso la vita a seguito della reazione di Roggero erano persone recidive e come tali ci sentiamo di dire prodotto di un sistema che non è stato in grado di intervenire con la dovuta attenzione. Inutile dire: servono pene più severe. 
 
Negli anni i crimini calano, la sicurezza aumenta, ma non diminuisce (anzi) l'affollamento delle carceri piene di persone condannate per reati minori che rischiano di finire nel gorgo nero dell'illegalità e della recidività. Non siamo qui a giustificare i rapinatori, ma sarebbe importante per una volta, invece di discutere sul se meritassero o meno di morire, su quanto fa il nostro paese per finanziare e rendere fattivi i programmi di recupero che servono proprio ad evitare che le persone finiscano in una spirale di delinquenza senza via di uscita. 
 
E non è certo l'istituto della Casa di lavoro, di cui abbiamo un raro esempio proprio ad Alba, in cui le persone recidive vengono rinchiuse senza opportunità di reinserimento alcuno, la soluzione che abbiamo in mente. Forse invece di buttare la chiave per tutti i 56.700 detenuti e detenute d'Italia, varrebbe la pena rendersi conto che quello che stiamo facendo non funziona. Con buona pace di Salvini, grande aizzatore delle folle, che nascondendosi dietro l'infame motto "armiamoci e partite" rischia di spingere a gesti criminali e alle dovute conseguenza più di un seguace delle sue medievali teorie.
 
Il Comitato Cuneo Possibile 
 

c.s.

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