ALBA - Farinetti cade dal Fico: la Disneyland del cibo chiude e (forse) riparte

L’ex patron di Eataly annuncia un “restart” per il parco tematico agroalimentare: “Si chiamerà Grand tour Italia”. Ma a Bologna il cambio di rotta fa arrabbiare tutti

Andrea Cascioli 24/09/2023 08:33

“Delle cose che non mi sono venute bene Fico è una di queste, quindi va rivisto”: Oscar Farinetti ha annunciato così, con un’intervista a Radio 24, la chiusura del parco tematico agroalimentare di Bologna, la sua scommessa più ardita.
 
Dovrebbe trattarsi in realtà di un “restart” e l’imprenditore di Alba ha già in mente anche la nuova insegna: “Si chiamerà Grand tour Italia e rappresenterà un viaggio nelle regioni. Rappresenteremo la biodiversità con le osterie che cambieranno tutti i mesi, le regioni che porteranno il loro folk”. Sarà. Sta di fatto che per ora si registrano solo reazioni negative, a cominciare da quella del sindaco di Bologna Matteo Lepore: “Credo sia importante - dice rivolto a Farinetti - che presenti al territorio come intende riconvertire questa struttura. È bene che lo voglia fare ed è bene che investa, ma dobbiamo farlo assieme e non a scatola a chiusa”. Ancora più tranchant gli esponenti locali del centrodestra che parlano senza mezzi termini di “fallimento annunciato” e di soldi pubblici buttati.
 
E in effetti quella che doveva essere la Disneyland del cibo italiano è rimasta, per così dire, una gastronomia nel deserto. Nel 2017 era nata con grandi aspettative, sull’onda lunga dell’Expo di Milano (ma il progetto originario era stato presentato cinque anni prima): contava su investimenti privati e pubblici per 140 milioni, nei terreni - ceduti gratis - dell’ex mercato ortofrutticolo di proprietà del comune di Bologna. All’inaugurazione, nella Mecca delle coop, vennero il premier Gentiloni e vari ministri del Pd ancora renziano. Nelle previsioni la “fabbrica italiana contadina” avrebbe dovuto attrarre sei milioni e mezzo di turisti-gourmet all’anno, ma passati i primi mesi di entusiasmo le visite languono e gli utili pure: si arriva al 2019 con meno di 2 milioni di ingressi e perdite nette per oltre 3 milioni. Poi ci si mette il Covid e alla riapertura il progetto, che già languiva, entra in coma profondo: l’ultimo giro di vite è arrivato con l’introduzione di un biglietto a pagamento, per la bellezza di quindici euro (dieci per chi prenota online). Risultato, 400mila visite in tutto il 2022 e bilanci ancora più in rosso.
 
Ancora a maggio scorso, reduce dalla cessione della maggioranza di Eataly a Investindustrial, Farinetti aveva sborsato 15 milioni per acquisire il 100% di Fico srl, dopo che la Coop Alleanza 3.0 che la controllava si era sfilata per diventare solo azionista e finanziatore del fondo immobiliare destinatario dell’affitto. Ora il proprietario (ormai) unico prevede il rientro dal debito di 12 milioni entro il 2025 e giura che tutti i partner saranno riconfermati e nessun lavoratore verrà lasciato a casa. Ma i sindacati non ci credono: “Apprendiamo con sgomento e preoccupazione ed unicamente dagli organi di stampa dell’imminente chiusura del parco Fico per ristrutturazione. - tuonano Cgil, Cisl e Uil - Cosa ancor più grave, a riprova dell’assoluta mancanza di rispetto e di considerazione verso i lavoratori è che gli stessi abbiano appreso la notizia della chiusura del parco negli stessi tempi e con la stessa modalità del recente mese di maggio, quando Farinetti aveva annunciato un ‘robusto piano di rilancio‘ del parco Fico, con l’esclusione di ammortizzatori sociali e con il l’obiettivo di ripianare di tutti i debiti”. La questione dei diritti dei lavoratori è un tema emerso fin dai primordi di quell’esperienza. In un celebre battibecco tv la ricercatrice Marta Fana aveva accusato Farinetti - tra le altre cose - di aver approfittato degli stage gratuiti organizzati dalla Regione Emilia Romagna in Fico: l’imprenditore si arrabbiò in diretta e minacciò querela, non si sa poi come sia finita. Correva l’anno 2017, l’anno zero di Fico.

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