Riceviamo e pubblichiamo l'intervento del gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in Consiglio regionale a proposito del discusso caso di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato per l'uccisione di due rapinatori che avevano assaltato la sua attività. Attualmente detenuto nel carcere di Bollate, il settantaduenne è al centro di un acceso dibattito politico sul tema della legittima difesa: diversi esponenti del Governo ne hanno chiesto la grazia, mentre si discute anche dei risarcimenti alle famiglie dei malviventi uccisi. Di seguito l'intervento di AVS. "Mario Roggero si è costituito nel carcere di Bollate, considerato il modello più avanzato del sistema penitenziario italiano: un istituto nel quale esistono opportunità di lavoro e formazione, le celle sono prevalentemente aperte e la pena può realmente perseguire l’obiettivo del reinserimento sociale previsto dalla Costituzione. Bene per lui. La dignità di una persona detenuta non dovrebbe mai suscitare invidia né essere messa in discussione. Il problema non è che Roggero sia entrato a Bollate: il problema è che Bollate continui a rappresentare un’eccezione quasi irraggiungibile, mentre migliaia di persone aspettano per anni un trasferimento e scontano la propria pena in istituti sovraffollati, privi di attività e spesso lontanissimi dal dettato costituzionale. L’accesso a Bollate prevede normalmente criteri selettivi, un periodo di osservazione, una valutazione positiva del percorso trattamentale e tempi di attesa molto lunghi. Non intendiamo alimentare discussioni sulle ragioni della presenza di Roggero nell’istituto milanese: poniamo però una questione politica evidente. Perché ciò che dovrebbe essere la normalità del sistema penitenziario italiano è garantito soltanto a una piccola minoranza? Se Roggero fosse stato assegnato al carcere di Cuneo, forse la grande mobilitazione politica nata intorno al suo caso avrebbe almeno costretto molti rappresentanti istituzionali a guardare da vicino le condizioni nelle quali vivono le altre persone detenute. Il Cerialdo ospita già circa quattrocento persone e la sua stessa direzione ha segnalato le possibili conseguenze, anche sull’assistenza sanitaria, di un ulteriore aumento delle presenze. Avrebbe passato i suoi primi giorni nel reparto “nuovi giunti” in cui vengono ormai sistematicamente accolti i pazienti con disturbi psichiatrici, per isolarli dagli altri per evitare tensioni. Avrebbe poi condiviso una cella con altre due o tre persone, con docce esterne. Oggi, invece, assistiamo a un doppio paradosso. Cirio ha annunciato in pompa magna un ordine del giorno per la grazia a Roggero, salvo poi rinviarne la discussione forse a settembre, forse al duemilamai. Di conseguenza, è saltata anche la discussione del nostro ordine del giorno sulla necessità di un nuovo indulto e non è stato affrontato neppure il documento presentato dal PD a tutela della magistratura e della separazione dei poteri. Noi abbiamo preso sul serio le parole del Presidente sulla clemenza, sul perdono istituzionale e sulla necessità di non lasciare solo chi ha commesso un grave errore. Ma questi principi non possono valere soltanto per una persona che ha conquistato le prime pagine dei giornali e il sostegno della destra. Non chiediamo che Roggero venga trattato peggio. Chiediamo che le condizioni dignitose e le possibilità di reinserimento offerte da Bollate siano garantite a tutte e tutti".