Riceviamo e pubblichiamo.
Gentile Direttore,
mi rivolgo a Lei, in qualità di Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Bra, al fine di rappresentare alcune criticità riscontrate nell’ambito delle attività istituzionali e che si ritiene opportuno condividere con i nostri concittadini, quali ad esempio la presenza in città di alcune persone temporaneamente senza fissa dimora.
Dal 2019 ricopro tale incarico con impegno costante e spirito di collaborazione, operando in stretta sinergia con gli uffici competenti, in particolare con la Ripartizione Servizi alla Persona del Comune e con le operatrici dei servizi sociali del territorio braidese. In questi anni ho potuto riscontrare elevati livelli di professionalità, disponibilità alla collaborazione e sensibilità umana, accompagnati da una significativa capacità di ascolto e comprensione delle molteplici forme di disagio sociale che interessano la comunità. Tali situazioni si manifestano in ambiti differenti, quali quello culturale, sociale ed economico, condizioni di fragilità e vulnerabilità legate alla salute fisica e mentale.
Per ogni nucleo familiare e per ogni persona che si rivolge ai servizi viene attivato un percorso strutturato di presa in carico, fondato sull’ascolto del bisogno, sulla valorizzazione delle risorse individuali, sul supporto psicologico e, ove ricorrano le condizioni oggettive di difficoltà economica, sull’eventuale sostegno economico. A ciò si affiancano la ricerca di soluzioni sostenibili e la costruzione di progetti individualizzati, finalizzati al rafforzamento della capacità di tenuta nel medio-lungo periodo.
Nel corso dell’esperienza maturata, ho potuto constatare risultati significativi, pur in presenza di risorse limitate, grazie alla collaborazione tra i diversi attori del territorio: ASL, terzo settore, volontariato, Polizia Locale e Forze dell’Ordine nei casi di emergenza.
Mi ha profondamente colpito un episodio recente, nel quale un volontario, oggi in condizioni di buona salute e con un aspetto sereno e giovanile, mi ha avvicinata ricordandomi il suo nome e chiedendomi come mai non lo avessi riconosciuto. Ho così avuto modo di ricollegare la sua attuale condizione alla situazione di grave difficoltà che, in passato, lo aveva più volte portato a essere seguito e assistito in momenti di estrema fragilità. Tale esperienza evidenzia in modo significativo il valore determinante dell’azione di cura e accompagnamento, come nel caso dell’intervento della Caritas, che attraverso continuità, umanità e costanza ha contribuito a offrire a questa persona una nuova prospettiva di vita.
Tuttavia, è necessario rilevare che la relazione di aiuto e supporto presuppone, per sua natura, una reciprocità di coinvolgimento. Tale condizione non si realizza in tutti i casi che si presentano ai servizi.
Si riscontra, infatti, la presenza – fortunatamente limitata a poche unità – di situazioni in cui i soggetti interessati non intendono accettare alcun tipo di supporto. In tali circostanze, nel rispetto del principio di autodeterminazione, è necessario prendere atto della volontà individuale, fermo restando il rispetto delle norme e della convivenza civile. Si tratta di situazioni caratterizzate da rigidità nei confronti dei servizi, persistenza in condizioni di dipendenza, stili di vita non disponibili al cambiamento e consapevole accettazione dei rischi connessi alla propria salute fisica e mentale.
Alcune persone, seguite da anni con continuità e attenzione dalle operatrici dei servizi, rifiutano sistematicamente le soluzioni proposte in relazione alle proprie condizioni di disagio, quali percorsi di supporto per le dipendenze, interventi di accompagnamento in occasione di eventi familiari significativi, proposte di sostegno nella ricerca abitativa a seguito di sfratti regolari, ovvero soluzioni abitative alternative, anche economicamente sostenibili, preferendo modalità di vita non strutturate.
Con particolare riferimento a tali ultime situazioni, si segnala la possibile interpretazione strumentale dei percorsi di assistenza, finalizzata a sollecitare interventi non dovuti. È opportuno precisare che l’accesso agli alloggi di edilizia residenziale pubblica è regolato da specifiche graduatorie e requisiti oggettivi, in assenza dei quali non sussistono diritti acquisiti. Analogamente, l’erogazione di contributi economici straordinari è subordinata alla verifica puntuale delle condizioni reddituali e dei presupposti previsti dalla normativa vigente.
Le regole esistenti sono applicate in modo uniforme e trasparente, e il Comune effettua le dovute verifiche con rigore e attenzione, secondo i principi di equità e legalità. Contestualmente, è doveroso rispettare il principio di autodeterminazione delle persone che scelgono di non accedere ai percorsi di aiuto, pur nella consapevolezza che tali strumenti possono rappresentare un supporto concreto nei momenti di maggiore difficoltà e contribuire a percorsi di recupero e stabilizzazione.
Resta il rammarico nel constatare come, in alcune circostanze, opportunità di sostegno già disponibili non vengano accolte, con conseguenze rilevanti sul piano personale e sociale. Al tempo stesso, è necessario riconoscere i limiti intrinseci dell’azione pubblica e dei servizi, che possono operare efficacemente solo all’interno di una relazione di aiuto fondata sulla collaborazione e sulla volontarietà dell’adesione ai percorsi proposti.
Distinti saluti.
Lucilla Ciravegna
Assessore al lavoro e politiche sociali Comune di Bra