BRA - Rems in Piemonte, Giulia Marro (Avs): “Il carcere non può sostituire la cura”

Le due residenze di Bra e San Maurizio Canavese non bastano, osserva la consigliera regionale: “Servono posti, presa in carico e trasparenza, non soluzioni tampone”

Giulia Marro

27/05/2026 09:11

Il 21° Rapporto di Antigone ha evidenziato, tra gli altri, un dato allarmante rispetto alle persone con disturbi psichiatrici detenute: il carcere Lorusso e Cotugno di Torino risulta quello con il maggior numero di persone in attesa di entrare in REMS (Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza) a livello nazionale. “Persone che dovrebbero trovarsi in strutture sanitarie adeguate e - specifica la consigliera regionale Giulia Marro - che invece restano negli istituti penitenziari ordinari, assolutamente inadeguate alla tutela dei loro diritti e con pesanti ricadute anche sul lavoro della polizia penitenziaria e del personale socio-sanitario, in un sistema carcerario già fortemente in sofferenza”. AVS, tramite Marro, ha presentato il 26 maggio un’interrogazione in Consiglio regionale. Nella risposta, l’assessore alla Sanità Federico Riboldi ammette che alcune persone risultano detenute sine titulo”, cioè senza un titolo detentivo che giustifichi la permanenza in carcere e talvolta addirittura con la pena già scontata, indicando tra le soluzioni anche l’invio alla REMS di Calice al Cornoviglio, in Liguria. “La risposta ricevuta conferma una situazione molto preoccupante: in Piemonte persone con gravi fragilità psichiatriche continuano a restare in carcere in attesa di un posto in REMS, mentre la Regione gestisce l’emergenza inviando pazienti fuori regione, con costi a carico del Piemonte”. Per AVS questo dimostra una carenza strutturale di posti e di presa in carico: oggi in Piemonte esistono soltanto due REMS, insufficienti rispetto ai bisogni reali. “Manca un piano chiaro di rafforzamento della salute mentale e della rete territoriale, mentre la gestione continua a ricadere sugli istituti penitenziari e sul personale che vi lavora”. AVS ricorda inoltre che il Consiglio regionale aveva approvato un ordine del giorno sulla sanità penitenziaria che impegnava la Giunta a garantire monitoraggi periodici e aggiornamenti sul funzionamento della rete regionale. “Queste informazioni però non arrivano e il Consiglio continua a non avere un quadro chiaro delle misure attivate. Il carcere non può sostituire la cura”. “Il tema della salute mentale in carcere continua a non ricevere l’attenzione necessaria, nonostante le criticità sempre più evidenti negli istituti piemontesi. Da mesi come AVS abbiamo inoltre richiesto la convocazione di un Consiglio regionale aperto con sindacati di polizia penitenziaria, operatori socio-sanitari, il garante regionale, vista la situazione drammatica che riscontriamo nei nostri frequenti sopralluoghi e certificati dal rapporto di Antigone: purtroppo, stiamo ancora aspettando che la maggioranza si decida ad affrontare l'argomento”.

c.s.