BRA - Slow Food: ‘Non c’è l’ombra della ‘ndrangheta sugli espositori di Cheese’

I fratelli Luppino, arrestati a Bra, avrebbero millantato di poter ‘pilotare’ le assegnazioni dei posti nella manifestazione enogastronomica: ‘Nessuna influenza’ assicura l’associazione di Carlo Petrini

Andrea Cascioli 30/06/2020 20:00

 
Nessuna influenza esterna sulle assegnazioni dei posti tra gli espositori di Cheese. Lo assicurano i vertici di Slow Food, che dal 1997 organizza a Bra la popolarissima kermesse enogastronomica dedicata ai formaggi.
 
La precisazione arriva a poche ore dalla clamorosa operazione anti-mafia, coordinata dalla DDA di Torino, che ha portato all’arresto di dodici persone (otto in carcere e quattro ai domiciliari) e a una trentina di perquisizioni tra le province di Cuneo, Torino e Reggio Calabria. Gli inquirenti ipotizzano la presenza, proprio nella città della Zizzola, di una ‘locale’ di ‘ndrangheta facente capo ai fratelli Luppino: è la prima volta che si ha notizia di una stabile ramificazione mafiosa nella Granda.
 
Salvatore e Vincenzo Luppino, esponenti di una cosca originaria di Sant’Eufemia di Aspromonte (provincia di Reggio Calabria) e collegati alla potente famiglia Alvaro di Sinopoli, avrebbero tra l’altro vantato con alcuni interlocutori la possibilità di influenzare l’assegnazione dei posti destinati agli espositori di Cheese.
 
Slow Food tuttavia esclude che queste voci possano essersi concretizzate in una “qualsiasi forma di influenza” sul catalogo ufficiale della manifestazione: “I soggetti che partecipano all’evento vengono invitati solo a fronte di un’attenta analisi e secondo severi criteri di selezione riguardanti modi di produzione, scelta delle materie prime, storicità, legami con il territorio, qualità del prodotto”. “Bisognerà leggere le carte, per quello che sappiamo adesso si tratterebbe di semplici millanterie. Mi sento comunque di escludere ogni collegamento sia dell’organizzazione che dei nostri espositori, sulla scorta di quanto dichiarato dagli investigatori in conferenza stampa” precisa il responsabile della comunicazione Roberto Burdese.
 
L’associazione della Chiocciola nel frattempo conferma il suo impegno per il miglioramento delle condizioni lavorative nella filiera agricola. Slow Food Piemonte e l’Università di Scienze Gastronomiche sono tra i soggetti che hanno aderito in queste ore all’appello ‘Per una stagione di dignità’, lanciato insieme a Saluzzo Migrante, alla Caritas, a numerose associazioni del territorio e ai sindacati confederali per denunciare alle istituzioni la condizione di oltre un centinaio di braccianti africani arrivati a Saluzzo per la raccolta stagionale della frutta, che da settimane dormono accampati in condizioni indegne nei parchi cittadini e sotto i porticati dei palazzi del centro perché senza dimora.

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