CHERASCO - A Cherasco rilasciato un insetto locale per il contrasto alla cimice asiatica

Si tratta dell'Anastatus bifasciatus, individuato grazie alla ricerca promossa dalla Fondazione CRC in collaborazione con il DISAFA dell’Università di Torino e Coldiretti

18/07/2019 15:58

Un passo avanti importante nel contrasto alla cimice asiatica senza uso di sostanze chimiche. Questa mattina, dopo anni di ricerca, si è aperta la fase finale del progetto HALY-End: per la prima volta in Piemonte è stato rilasciato, in un noccioleto a Cherasco, l’Anastatus bifasciatus, insetto individuato come antagonista naturale della cimice asiatica, allo scopo di verificarne l’azione di contrasto, già testata in laboratorio, anche in campo aperto.
 
È il risultato della ricerca promossa dalla Fondazione CRC nell’ambito del progetto HALY-End, che da tre anni coinvolge il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA) dell’Università di Torino e Coldiretti Cuneo. Un progetto mirato ad individuare soluzioni concrete per contenere sul nostro territorio la proliferazione dell’insetto originario dell’Asia. Sono infatti incalcolabili i danni che la cimice asiatica ha causato da quando, nel 2013, ha fatto la sua comparsa nelle nostre campagne: nutrendosi di oltre 300 specie vegetali − dalla frutta in guscio all’uva, dall’ortofrutta ai cereali fino alle piante ornamentali − la cimice ha colonizzato molto velocemente l’intero territorio provinciale e regionale, causando perdite per le aziende agricole, variabili di anno in anno e a seconda delle zone, fino all’80% dei raccolti.
 
L’Anastatus bifasciatus, che oggi viene introdotto in campo, è un insetto indigeno, già presente sul territorio italiano e pertanto utilizzabile sin da subito, a differenza di altri antagonisti esotici, come la “vespa samurai”, che non possono ancora essere rilasciati in pieno campo nel nostro Paese. Questo insetto si sviluppa a carico delle uova di altri insetti di interesse agrario e forestale, fra cui anche quelle della cimice asiatica. La femmina di Anastatus bifasciatus depone quindi il proprio uovo all’interno dell’uovo della cimice. Da questo uovo non emergerà poi un giovane della cimice, bensì un nuovo adulto dell’antagonista. Il rilascio in noccioleto dell’Anastatus bifasciatus, allevato in massa da una biofabbrica italiana, è finalizzato ad aumentarne la popolazione nelle nostre campagne e valutarne l’efficacia contro le infestazioni di cimice asiatica.
 
Il rilascio in campo di questo insetto locale, a cui oggi abbiamo assistito, rappresenta un primo risultato visibile del progetto di sperimentazione promosso dalla Fondazione CRC” commenta il Presidente della Fondazione CRC, Giandomenico Genta. “La ricerca, realizzata in collaborazione con l’Università di Torino e Coldiretti, passa ora alla fase conclusiva, per verificare in campo aperto l’efficacia di quanto testato in laboratorio. Un progetto significativo con cui vogliamo dare risposta a un problema, quello della cimice asiatica, che da anni ha un pesante impatto sull’intero sistema agroalimentare della provincia di Cuneo”. “Abbiamo raccolto sul territorio piemontese oltre 44.800 uova di cimice asiatica con l’obiettivo di rilevare parassitoidi indigeni in grado di attaccarle e di adattarsi all’ospite esotico” spiegano i professori Alberto Alma e Luciana Tavella, coordinatori del lavoro di ricerca per l’Università di Torino. “È emerso l’Anastatus bifasciatus, che ha dimostrato di svilupparsi nelle uova di cimice asiatica con un tasso, in condizioni naturali, variabile dal 12% nel 2016-2017 al 15% nel 2018. L’introduzione in campo degli adulti di Anastatus bifasciatus avviene in due momenti, tra oggi e la fine di luglio, e il loro impatto sarà verificato mediante un accurato monitoraggio”.
 
Quello di oggi è un grande passo avanti verso il contenimento di una delle più preoccupanti emergenze fitosanitarie per l’agroalimentare cuneese degli ultimi anni” conclude Roberto Moncalvo, Delegato Confederale di Coldiretti Cuneo. “Grazie ai nostri tecnici in campo stiamo combattendo in prima linea l’invasione dell’insetto con metodi sostenibili, per salvaguardare l’ambiente e la qualità delle produzioni locali. Senza dimenticare il monitoraggio attivo sul territorio provinciale: sono 50 i punti di osservazione con trappole attrattive per la cimice che i tecnici Coldiretti controllano settimanalmente per aiutare i produttori agricoli ad impostare le più idonee strategie di lotta”.


c.s.

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