Riceviamo e pubblichiamo.
Ricevendo l’invito al Consiglio comunale di Cuneo, convocato in sessione straordinaria per lunedì 2 marzo 2026 alle 17 per discutere dello stato di avanzamento - o, più realisticamente, dello stallo - del progetto del nuovo polo ospedaliero e della continuità dei servizi presso l’attuale Ospedale S. Croce e Carle nella fase di transizione, ho provato insieme sollievo e preoccupazione. Sollievo, perché finalmente l’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi, il commissario dell’Aso Livio Tranchida - nonostante il suo incarico sarà nel frattempo giunto a scadenza - e il direttore della Sanità regionale Antonio Sottile riferiranno in una sede istituzionale, davanti al Consiglio e alla città, e non in conferenze stampa preconfezionate.
Preoccupazione, perché dopo la pazienza e il senso di responsabilità dimostrati dalla sindaca Manassero a nome dell’intera comunità cuneese, e alla luce del ricorso annunciato al Consiglio di Stato - che apre una fase carica di ulteriori incertezze - non sarebbe accettabile
che questo passaggio si trasformasse nell’ennesima passerella fatta di annunci. L’hub di Cuneo non riguarda solo il capoluogo. Riguarda un’intera provincia. Non è una questione di bandiere o di equilibri politici: è una questione di diritto alla salute. Per questo servono date certe, risorse stanziate nero su bianco, cronoprogrammi verificabili, obiettivi misurabili.
Dopo sette anni di governo Cirio non è stata posata una sola "prima pietra" di nessuno degli ospedali del piano edilizio sanitario e Cuneo non risulta nemmeno tra quelli prioritari. Non ci sono più alibi. Non sono più accettabili rinvii continui, versioni che cambiano, dichiarazioni che si smentiscono. La sanità pubblica è il cuore del patto tra istituzioni e cittadini. È tempo di chiarezza, di verità sui tempi, di responsabilità assunte fino in fondo. I cittadini meritano rispetto. E il rispetto si dimostra con i fatti.
Mauro Calderoni
Consigliere regionale del Partito Democratico – Piemonte