CUNEO - Acqua pubblica, Cogesi chiude il rubinetto a Egea: “Ora la tariffa unica provinciale”

La “storia infinita” della ripublicizzazione è al capolinea. Si apre un nuovo capitolo, con un solo gestore: “I prezzi? Meglio avere servizi migliori che pagare poco”

Redazione 19/05/2026 17:01

Il prossimo 13 giugno saranno trascorsi quindici anni esatti dal referendum per l’acqua pubblica, l’ultimo referendum abrogativo ad aver raggiunto il quorum. Tanto ci è voluto per riavere il sospirato gestore pubblico del servizio idrico in provincia. Verrebbe da dire, con una battuta, che è passata fin troppa acqua sotto i ponti. Colpa di una guerra di ricorsi e carte bollate che i privati - uno più di tutti, l’Egea di Pierpaolo Carini - hanno intentato contro Cogesi, spalleggiati da una pattuglia di sindaci e amministratori riottosi, specie tra Langhe e Roero. Cinque i ricorsi presentati, tutti respinti. Il sesto la “nuova” Egea Acque - nel frattempo passata sotto l’egida di Iren - lo ha ritirato sua sponte, avendo ricevuto quanto le spettava per la liquidazione del valore residuo: 68 milioni di euro a pronta cassa, altri sette e rotti sotto forma di compensazioni con Cogesi. In totale 75 milioni e 337mila euro. “Fino a novembre scorso in pochi credevano che Cogesi alla fine sarebbe riuscita a trovare le risorse” fa presente il presidente della società consortile Momo Di Caro: “L’atteggiamento iniziale, col ricorso al Tar, era figlio di questa convinzione”. L’appuntamento in Provincia per “festeggiare” l’acqua pubblica, però, non è solo un’occasione per togliersi i sassolini dalle scarpe. Il presidente Luca Robaldo ne approfitta per ringraziare il suo predecessore Federico Borgna e tutti quanti hanno lavorato all’obiettivo comune, rendendo anche l’onore delle armi a Egea-Iren: “C’è stato un dialogo nuovo con un privato nuovo”. Più fruttuoso, evidentemente, di quello instaurato in precedenza con Carini. Dal 14 maggio l’acqua è di nuovo pubblica, ma cosa cambia? Sul piano tariffario poco o nulla, se non per il fatto che la tariffa dovrà essere unica: “La riflessione sulla tariffa si è posta più volte anche in incontri informali, ma il discorso tariffario discende, per tecnicalità molto complesse, da un quadro normativo nazionale” ricorda Robaldo. Di Caro rassicura circa il fatto che il pagamento del valore residuo non inciderà sui costi pagati dai cittadini: “La tariffa aumenta tendenzialmente se si fanno investimenti, perché il principio è la copertura dei costi. La provincia di Cuneo è nella media italiana, sono molto più alte ad esempio quelle del centro Italia, dove si è già fatto un maggior ammodernamento delle reti”. Il tema degli investimenti è centrale: “L’obiettivo non è tanto di non aumentare la tariffa, ma di dare un servizio sempre migliore. Già adesso stiamo tenendo sotto controllo i Pfas, seguiamo poi un bando per i depuratori con l’obiettivo di reimmettere in natura un’acqua ancora più pulita, eliminando anche le microplastiche”. I lavori in corso vedono già una mole ingente di investimenti: quelli realizzati col Pnrr, quello da 21,7 milioni che l’Acda ha ottenuto, tramite Cogesi, con i fondi ministeriali del Pniissi. Altri ancora più ingenti potrebbero arrivare: le richieste di finanziamento ammontano rispettivamente a 90 milioni e 15 milioni per due progetti ancora da mettere in cantiere. Per la definizione del canone unico Cogesi tratterà con l’Ato 4, l’autorità d’ambito formata dai sindaci, che ha fatto da “arbitro” nella lunga contesa con Egea: “Il servizio idrico è un bene prezioso e le risorse preziose non devono per forza costare poco: servirà trovare un equilibrio” fa sapere il presidente dell’autorità Davide Falletto, sindaco di Serravalle Langhe, al tavolo insieme alla sindaca di Cuneo Patrizia Manassero. Dentro al consorzio Cogesi continueranno a convivere le varie società operative: la cuneese Acda, la monregalese Mondo Acqua, la Alpi Acque per l’area di pianura tra Fossano e Savigliano, eccetera. È una risorsa, perché ognuna assicura una conoscenza più capillare del territorio. Ma anche un problema, che Falletto non nasconde: “Lo svantaggio è altrettanto chiaro, il rischio di campanilismi e di moltiplicazione dei costi, oltre che di diseguaglianze. Alcuni territori rischiano di avere un servizio più o meno efficiente di altri”. Su questo l’Ato promette di mantenere la guardia alta: “Non accetteremo che in questa operazione Cogesi venga utilizzata come ‘utero in affitto’. I numerosissimi ricorsi presentati nel corso degli anni si fondavano sull’incredulità nell’efficienza del pubblico rispetto al privato: dovremo dimostrare il contrario”.