Riceviamo e pubblichiamo: L’ingresso di Azienda Zero nel capitale di Amos, previsto per il 29 gennaio 2026, rappresenta un passaggio delicato e potenzialmente dirompente per la sanità piemontese. Su questo appuntamento ho ricevuto la lettera delle lavoratrici e dei lavoratori di Amos, e ne condivido la preoccupazione. Dalle parole delle lavoratrici e dei lavoratori emerge con forza il timore che si stia andando verso una sanità solo formalmente pubblica, ma sempre più privatizzata nelle condizioni di lavoro, nelle tutele e nei contratti. Amos, pur operando in ambiti cruciali come il NUE 112, la continuità assistenziale, la logistica e i servizi di supporto al sistema sanitario, applica contratti multiservizi con salari bassi, alta flessibilità e minori garanzie, ed è attualmente oggetto di accertamenti ispettivi proprio per l’uso di questi contratti. Il rischio denunciato è che la logica del risparmio e della “managerializzazione” prevalga su qualità del lavoro, sicurezza dei servizi e diritti, con conseguenze dirette sia sui lavoratori sia sui cittadini. Queste preoccupazioni trovano un riscontro concreto nel caso di Mondovì. In Commissione Sanità, il 31 marzo, l’assessore Riboldi aveva rassicurato che l’ingresso di Azienda Zero in Amos non avrebbe comportato peggioramenti contrattuali, né sostituzioni di personale pubblico, e che i risparmi sarebbero derivati solo dal superamento di appalti privati per servizi non sanitari. Oggi, però, la risposta a un question time restituisce un quadro diverso. Nel Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura di Mondovì era inizialmente previsto l’inserimento di nuovi operatori socio-sanitari tramite concorso pubblico indetto da Azienda Zero, in coerenza con quanto dichiarato e con gli accordi sindacali. Questo percorso è stato invece interrotto e il servizio OSS verrà affidato ad Amos a partire dal 1° febbraio 2026, senza un preventivo coinvolgimento delle organizzazioni sindacali. Non si tratta quindi di una riorganizzazione neutra, ma della sostituzione di personale con contratto pubblico con lavoratori di una società esterna al SSR, seppur in house, smentendo di fatto le rassicurazioni fornite in Commissione. Non solo, sembrerebbe che in realtà quel reparto non fosse così sotto organico: sono curiosa di sapere quanto personale Amos verrà coinvolto nel servizio, e se i numeri saranno davvero superiori a quelli che sono stati rimpiazzati. Nel frattempo, l’équipe di OSS che si era formata e specializzata nel tempo, anche investendo risorse personali, è stata sparpagliata sul territorio e su altri servizi anche non ospedalieri. Se ogni ipotetica difficoltà nel reperire personale diventa una giustificazione per ricorrere ad Amos, l’indirizzo politico sulla reinternalizzazione dei servizi rischia di restare solo sulla carta. A questo si aggiungono gravi problemi di trasparenza: il rifiuto di Amos di presentarsi in audizione presso il Comune di Cuneo e la difficoltà a ottenere informazioni complete su organigrammi, contratti, accordi sindacali e sistemi premianti alimentano ulteriormente le perplessità, soprattutto considerando che si tratta di una società interamente pubblica. Chi garantisce che questa soluzione sia davvero temporanea? Chi garantisce che il personale Amos non resti stabilmente nei reparti? Chi garantisce che questo modello non venga esteso ad altri servizi e ad altri territori? Dire che è una scelta transitoria non basta. Servono garanzie politiche chiare. Trattandosi di una società interamente pubblica e in house, le scelte di Amos ricadono sotto la responsabilità politica e amministrativa della Regione Piemonte. Le decisioni che verranno assunte nelle prossime settimane, a partire dall’assemblea del 29 gennaio, saranno oggetto di un attento monitoraggio istituzionale. Infatti, l’ingresso di Azienda Zero Amos non è più una società “di alcune ASL”, ma può operare potenzialmente su tutto il territorio piemontese. Questo rende possibile affidarle servizi ovunque senza dover ogni volta ricorrere a gare o appalti esterni. Quindi diventa possibile, volendo, aggirare il pubblico impiego e i concorsi, sostituendo progressivamente personale sanitario pubblico con lavoratori formalmente “pubblici” ma meno tutelati, trasformando la sanità piemontese in un sistema solo apparentemente pubblico, dove il risparmio sui diritti del lavoro diventa la leva strutturale di governo. Per questo ho chiesto nuovamente la convocazione della IV Commissione, con la presenza di Amos e delle organizzazioni sindacali, per discutere apertamente delle condizioni di lavoro del personale dopo l’ingresso di Azienda Zero in Amos, come avevamo già fatto in Commissione Sanità il 31 marzo insieme agli altri gruppi di opposizione. Giulia Marro, Consigliera Regionale AVS Possibile