CUNEO - Carburante e pedaggi più cari, autotrasporto in ginocchio: in dieci anni Cuneo ha perso quasi 300 imprese

L'analisi della Cgia di Mestre: tra il 2015 e il 2025 la provincia Granda ha visto una riduzione del 29,7 per cento delle aziende attive nel settore

a.d. 09/02/2026 09:38

Tra aumenti dei pedaggi autostradali, rincari per quanto riguarda il carburante e costi fissi conseguentemente saliti alle stelle, il settore dell’autotrasporto si è ritrovato negli ultimi anni a dover fare i conti con numerose difficoltà. Un quadro tracciato in maniera eloquente dall’indagine dell’Ufficio Studi della Cgia di Mestre, con un dato su tutti: negli ultimi dieci anni lo stock complessivo delle imprese attive nel settore presenti in Italia è diminuito di 19.241 unità. Se nel 2015 erano 86.590, nel 2025 sono scese a 67.349 (-22,2%). A livello regionale le situazioni più critiche si sono verificate in Valle d’Aosta con una contrazione del 34,1% (in valore assoluto pari a -29), nelle Marche del 33,4% (-1.062), nel Lazio del 32,5% (-2.238), in Friuli Venezia Giulia del 30,5% (-449) e in Sardegna del 30,2% (-722). Per contro, l’unica regione che può contare su un saldo positivo è il Trentino Alto Adige con il +12,1% (+165). Il Piemonte ha fatto registrare un calo del 29,7%, passando dalle 5.868 imprese attive nel 2015 alle 4.123 del 2025 (-1.745). Le province ad aver registrato un calo più netto sono Imperia (-40,2%), Roma (-39,4%) e Ancona (-39,3%), in una classifica che vede la Granda al 26° posto, alle spalle - in Piemonte - di Torino, Asti e Biella. Tra il 2015 e il 2025 in provincia di Cuneo hanno chiuso 282 sedi di imprese attive nel settore dell’autotrasporto. Si è passati da 948 a 666, per una riduzione del 29,7%. Questa l’analisi della Cgia di Mestre: “Sicuramente le crisi economiche che si sono succedute in questo periodo hanno contribuito in misura determinante a ridurre la platea delle imprese di questo settore. Senza contare che soprattutto nel nord si è fatta sentire la concorrenza dei vettori stranieri, in particolare quelli provenienti dai paesi dell’Europa dell’est. Tuttavia, un contributo importante a questo ridimensionamento è ascrivibile anche all’elevato numero di aggregazioni e acquisizioni che si sono verificate in questo ultimo decennio, provocando, in particolare, una forte decurtazione del numero delle imprese monoveicolari. Un cambiamento non del tutto negativo. Anzi. Grazie agli effetti delle crisi e a questi processi di unione aziendale, la dimensione media delle imprese è aumentata e, conseguentemente, è cresciuto anche il livello di produttività dell’intero sistema logistico”. L’autotrasporto - scrive la Cgia - resta “uno dei pilastri fondamentali dell’economia italiana e riveste un’importanza strategica che spesso viene sottovalutata”: in Italia oltre l’80% delle merci viene movimentato su gomma almeno in una fase del suo percorso. “Senza il contributo degli autotrasportatori, interi settori produttivi si fermerebbero nel giro di poche ore, causando danni economici enormi”, si legge nell’indagine.  “Non va dimenticato il contributo del settore allo sviluppo territoriale. L’autotrasporto consente anche alle zone più periferiche e meno servite dalle grandi infrastrutture di restare collegate ai mercati principali. Questo favorisce la sopravvivenza delle imprese locali, contrasta lo spopolamento e contribuisce a mantenere vivo il tessuto economico delle aree interne del Paese”, prosegue l’indagine. Altro tema di analisi, in conclusione, quello del lavoro: “Il settore dei trasporti fatica ad attrarre nuove persone e a sostituire chi va in pensione. Le condizioni di lavoro impegnative, gli orari irregolari e l’incertezza dei redditi rendono la professione dell’autista poco appetibile, soprattutto per i più giovani. La carenza di personale qualificato incide sulla qualità dei servizi e limita la possibilità di crescere e innovare. A tutto questo si aggiunge la sfida ambientale. Ridurre l’impatto ambientale dei trasporti è una priorità condivisa, ma la transizione verso soluzioni più sostenibili richiede investimenti elevati e tempi lunghi. Il rinnovo dei mezzi, l’adozione di nuove tecnologie e l’adeguamento delle infrastrutture rappresentano un impegno economico significativo, che non tutti gli operatori riescono a sostenere senza adeguati strumenti di supporto”. QUI il rapporto pubblicato dalla Cgia di Mestre.