Non si placa a distanza di oltre un mese dal completamento dell’operazione la polemica che ha investito i vertici della Fondazione Crc, dopo l’ingresso nella compagine sociale de La Stampa. Una scelta giustificata in base a esigenze di tutela del territorio che ha portato all’acquisizione del 5% del capitale, ma sulla cui opportunità ci sarebbero forti dubbi perfino ai piani alti di palazzo Vitale. A livello politico i malumori sono trasversali ed espliciti: ne ha parlato senza giri di parole la sindaca di Cuneo Patrizia Manassero, ma prima di lei lo aveva fatto da sinistra il comitato Vivere la Costituzione (dal quale pare stia per giungere un esposto, che sarebbe il secondo stando a ciò che riporta il quotidiano online Lo Spiffero) e da destra Fratelli d’Italia. Ulteriori perplessità erano giunte dal Pd che ha parlato di “operazione non illegittima in sé, ma che, in una fase di crescente fragilità della libertà d'informazione, impone garanzie di trasparenza e autonomia”. Che ci faccia una fondazione nel cda di un giornale se lo sono chiesti in molti, tanto più che dapprincipio l’operazione “salva Stampa” avrebbe dovuto coinvolgere anche le altre realtà istituzionali piemontesi: pare fosse questo il caveat posto per il sì al progetto da alcuni consiglieri, nello specifico dal vicepresidente Francesco Cappello. Fondazione Crc e Compagnia di San Paolo invece si sono sfilate e Cuneo è rimasta da sola a fare da bersaglio alle critiche. Ora che il dado è tratto, nel capoluogo una richiesta di audizione arriva dal gruppo degli Indipendenti. “Aspettiamo il presidente in Commissione o in Consiglio per trasparenza e diritto delle cittadine e dei cittadini ad essere informati” avverte Giancarlo Boselli, ponendo il tema di un confronto pubblico e non relegato alle segrete stanze della conferenza capigruppo: “Fondazione CRC non è del presidente del Cda o del Consiglio generale ma della collettività”. Mauro Gola, fra l’altro, non è ancora venuto a “presentarsi” in municipio a oltre due anni dalla sua elezione, circostanza in cui qualche amministratore ravvisa una scarsa cortesia istituzionale: “Non capisco questo atteggiamento del presidente Gola. - confida Boselli - Non chiediamo che venga in commissione o in consiglio per tirargli le orecchie. Ma per ricostruire un rapporto solido e a nostro avviso necessario in un momento così difficile. Venga soprattutto per confrontarci su un tema: come possiamo investire bene una parte delle risorse a favore e a sostegno dell’imprenditoria dei nostri territori”. Ad Alba, oltre al dissenso del presidente dell’ente turismo Mariano Rabino e dell’ex sindaco di centrodestra Carlo Bo, si registra quello di Carlotta Boffa - capogruppo di Alba al centro - che aveva portato la questione in Consiglio comunale raccogliendo la presa di distanza del sindaco Alberto Gatto: “Respingo ogni indiscrezione o sospetto che possano far pensare a un mio assenso, anche solo formale, alla scelta”. Ora si apre un nuovo fronte nella più “giovane”, dal punto di vista della militanza nella fondazione bancaria, fra le città della Granda. A Bra, infatti, il consigliere di Fratelli d’Italia Carlo Patria chiede conto dell’accaduto in un’interrogazione nella quale si rimarca il fatto che “tra gli scopi sociali della Fondazione Crc non rientrano tali operazioni di natura industriale/commerciale” e si domanda al sindaco di invitare al più presto Gola per palesare il “profondo malcontento per l’esclusione del territorio braidese da tale decisione”. Già che ci siamo, l’esponente del centrodestra braidese solleva la questione della modifica dell’accordo che portò alla fusione per incorporazione della vecchia fondazione Cassa di Risparmio di Bra, nel 2019, “in quanto troppo penalizzante per Bra e per i Comuni dell’area braidese”. All’indomani della bocciatura dell’estensione dei termini del mandato per il presidente, su cui i sindaci di Cuneo, Alba e Mondovì si sono messi di traverso, l’ex leader confindustriale registra un venir meno di quell’ampia convergenza istituzionale che gli aveva consentito di prevalere su Federico Borgna due anni fa. Sullo sfondo resta la questione, ancora aperta, della nomina del nuovo direttore generale: un’altra gatta da pelare.