Con l’avvicinarsi della primavera e l’intensificarsi delle attività nei campi, torna centrale il tema della manodopera agricola stagionale. Coldiretti Cuneo rilancia la necessità di dotare le imprese agricole di strumenti concreti per rendere sostenibile e dignitosa l’ospitalità dei lavoratori impiegati nei periodi di raccolta intensiva. In una provincia dove i comparti frutticolo e vitivinicolo rappresentano pilastri dell’economia locale, i picchi di lavoro vedono impiegati più di diecimila lavoratori stagionali, di cui almeno duemila arrivano ogni anno attraverso il sistema dei flussi regolati. Coldiretti sottolinea come questa dinamica produttiva sia strettamente legata ai cicli naturali delle colture e non costituisca una forma di precarietà, ma la fisiologia stessa del lavoro agricolo. Secondo il presidente di Coldiretti Cuneo Enrico Nada, "a volte nella narrazione si rischia di confondere la stagionalità con lo sfruttamento, generando semplificazioni che non aiutano nessuno. L’agricoltura vive di raccolte concentrate nel tempo, il che crea una domanda inevitabile di manodopera stagionale". Nella Granda si cita come modello il cosiddetto “modello Saluzzo”, sviluppato nel corso degli anni con la collaborazione dei Comuni di Lagnasco, Saluzzo, Verzuolo e l’intero territorio. Questo sistema di gestione dell’accoglienza dei lavoratori rappresenta un punto di riferimento nazionale e dimostra la possibilità di coniugare esigenze produttive, legalità e coesione sociale. Anche in Langhe e Roero si evidenzia attenzione al tema: durante un recente incontro ad Alba, il Comune di Mango ha rilanciato la questione dell’abitare dignitoso per i lavoratori stagionali. Il direttore di Coldiretti Cuneo, Francesco Goffredo, propone il recupero di fabbricati rurali e strutture esistenti a fini di accoglienza, sottolineando come investire nell’ospitalità contribuisca a rafforzare la legalità e a prevenire fenomeni di sfruttamento.