CUNEO - “Con il voto di noi donne e il diritto di essere elette, l’Italia si fece più libera e democratica”

La portavoce Democratiche Cuneo Rosita Serra in una lettera scritta per l’8 marzo: “Sembra che invece di progredire si stia tornando indietro, in un mondo sempre più discriminatorio”

Rosita Serra

Redazione 04/03/2026 12:23

Riceviamo e pubblichiamo: Gentile direttore, in occasione dell’8 marzo, mi permetto di approfittare delle sua tradizionale ospitalità per ricordare che 80 anni fa, con la partecipazione al voto di noi donne e con il diritto di essere elette, frutto della nostra attiva presenza nella lotta di liberazione contro il nazismo e il fascismo, l’Italia si fece più libera e democratica. Con la democrazia, con il nostro impegno politico e sindacale, con cortei, comizi, lettere ai giornali, manifestazioni e associazioni, abbiamo fatto molti passi avanti, per noi donne e per tutti gli italiani. Nel 1963 con l’accesso delle donne agli impieghi pubblici, nel 1970 con il divorzio, nel 1975 con la riforma del diritto di famiglia, nel 1978 con l’interruzione volontaria della gravidanza, nel 1981 con il passaggio della violenza di genere da delitto d’onore a delitto contro la persona, nel 2009 con la tutela dallo stalking, nel 2010 con la parità di trattamento sul lavoro, nel 2011 con le quote rosa nei consigli di amministrazione, nel 2013 con la legge contro il femminicidio e la violenza sulle donne, nel 2016 con la rappresentanza di genere  nelle leggi elettorali, nel 2019 col “codice rosso” vale a dire il rafforzamento della tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, nel 2021 col sistema di certificazione della parità di genere in ambito professionale. Nel mondo viviamo tempi difficili, più difficili per noi donne. Che paghiamo di più per le guerre e per i loro crimini, dall’Ucraina ad Israele e alla Palestina, dall’Afghanistan, imprigionate nei  burka, al Sudan, stuprate e lapidate, al Mediterraneo, cimitero di donne e bambini annegati in cerca di un futuro migliore. La campana delle loro tragedie suona anche per noi. E noi dobbiamo essere dalla loro parte, e sostenere le ragazze iraniane, vita donna e libertà, e quelle che manifestano in Usa contro la prepotenza di Trump a caccia delle più povere, e quelle che nelle comunità indigene lottano per l’ambiente e lo sviluppo dal basso, e ancora tutte quelle che in Italia e in tutto il mondo  manifestano per la giustizia e per la pace. Da noi, in Italia è ormai definitivamente chiaro che la prima donna presidente del Consiglio dei Ministri non sta dalla parte delle donne, non ha a cuore la vita delle donne. Una delusione? No, era solo un’illusione sperarlo, viste le sue radici culturali e politiche. Basta guardare agli ultimi mesi. La Presidente ha fatto saltare l’accordo negoziato con la leader della minoranza e segretaria del PD, Elly Schlein, di tradurre in legge il concetto del “consenso libero e attuale in caso di violenza sessuale”. Che vuol dire che solo si è si. Lo ha fatto annacquare e sostanzialmente tradire, purtroppo, con la complicità di un’altra donna, l’onorevole e avvocata Bongiorno. Confidiamo comunque che possa essere l’Europa a portarci avanti, visto che in questi giorni proprio quel consenso è al centro di una proposta di legge del Parlamento europeo. Inoltre ha fatto saltare l’introduzione del congedo parentale paritario, 5 mesi obbligatori per mamma e papà,  dicendo che non ci sono le risorse necessarie, ma chissà come mai, in certa politica,  le risorse limitate, con le quali non si può fare tutto, lasciano sempre indietro questioni come quelle a favore della maternità e della famiglia, per quella certa politica, ritenute meno importanti, a favore di bonus, aiutini più o meno clientelari, incentivi a pioggia se non a nebbia, sempre in chiave elettoralistica e magari con la vergogna dei click day. Noi vogliamo e lavoreremo per una politica seria, stabile e continuativa a favore di maternità e famiglia. A partire da più asili e nidi per l’infanzia, e più accessibili. Continua il gap retributivo, noi donne guadagniamo meno degli uomini a parità di ruolo: certo il problema è preesistente all’attuale governo, ma anche in questo caso la Presidente non si è distinta per un qualsiasi tipo di intervento, limitandosi anzi a contrastare il salario mimino, che potrebbe tutelare almeno le lavoratrici con paghe più basse. E noi donne studiamo di più, abbiamo risultati migliori, ma quando finiamo la scuola o rinunciamo alla famiglia, o rinunciamo alla carriera: i minori e gli anziani, in mancanza di servizi adeguati, gravano su noi  donne, a costo zero, così anche dello stato sociale si può fare a meno. E allora ci vuole una legge sui care giver, il rinnovo dei contratti dei settori ad alta intensità di lavoro femminile, a partire da quello delle lavoratrici domestiche, norme contro la precarietà del lavoro. E pensioni più dignitose, specie per le donne anziane che vivono da sole, anche perché non debbano rinunciare alle cure mediche, sempre meno accessibili. Infine, molto si parla di mancanza di sicurezza. Più comportamenti diventano reati e vengono previste pene più gravi per ogni reato, aldilà della loro possibilità di gestione. La politica securitaria  è una cifra “distintiva” di questo governo, ma le statistiche ci dicono che c’è un unico reato che aumenta in termini numerici, ed è la violenza di genere, commessa nella stragrande maggioranza dei casi in ambiente familiare, cosa che impedisce di nascondersi dietro l’alibi della responsabilità agli stranieri. E allora si devono rafforzare le strutture istituzionali e il volontariato, che proteggono e accolgono le donne e i loro bambini, quando hanno bisogno di assistenza e di cure. A volte sembra che invece di progredire si stia tornando indietro, anche nel linguaggio, nel costume, in un mondo reale e social sempre più discriminatorio nei confronti delle donne (ricordate, tanto per fare un esempio, il gruppo facebook “Mia moglie”, finito sotto inchiesta per la diffusione di foto intime di mogli da parte dei mariti, ovviamente senza il loro consenso?), con buona pace del Ministro alla istruzione secondo cui  l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole non è rilevante. Care tutte, cari tutti, buon 8 marzo. Molti passi avanti abbiamo ancora da fare, il lavoro non ci manca, la volontà non ci manca. Per noi ogni giorno è 8 marzo. Rosita Serra, portavoce Democratiche Cuneo