CUNEO - Confindustria vede rosa: “Altro che licenziamenti, gli imprenditori cuneesi vogliono assumere”

Da fine 2020 il tasso di disoccupazione nella Granda è addirittura sceso, anche a livello giovanile. Per il prossimo trimestre segnali di crescita in molti settori

Andrea Cascioli 16/07/2021 19:35

 
Lo sblocco dei licenziamenti? È un falso problema. Parola di Mauro Gola, presidente di Confindustria Cuneo, sulla base dei numeri raccolti tra le oltre 1100 imprese associate.
 
La Granda, una volta di più, fa storia a sé. Perché se a livello nazionale e in regione l’emergenza Covid ha lasciato macerie dietro di sé, nella nostra provincia il comparto industriale ha addirittura visto un decremento del tasso di disoccupazione. Dal 5% di fine 2020, quindi già dopo il primo lockdown e nel pieno della seconda ondata, si è passati al 4,8%, mentre la disoccupazione giovanile scendeva dal 16,6% al 12,9%. Non meraviglia quindi che ad oggi una sola azienda abbia esternato la necessità di ricorrere a licenziamenti collettivi nel prossimo futuro (nel 2019 le procedure di mobilità aperte fra le associate a Confindustria Cuneo riguardarono sei aziende, con il coinvolgimento di 238 dipendenti).
 
D’altro canto, se il ricorso alla cassa integrazione guadagni ordinaria aveva comportato la presentazione di 943 istanze nel primo semestre del 2020, nello stesso periodo del 2021 il loro numero si è ridotto a 322. A ciò si aggiungono le sottoscrizioni dei premi di risultato: nel periodo gennaio-giugno 2020 lo fecero 11 imprese, mentre nello stesso semestre di quest’anno sono state 33.
 
Il 2020 si è chiuso con un saldo positivo tra assunzioni e cessazioni per 1300 posizioni lavorative. A rendere ancor roseo questo quadro è il fatto che i contratti a tempo indeterminato sono aumentati di 7665 unità a fronte del -1873 registrato dai contratti a termine: segno di un incremento anche qualitativo dell’occupazione. Nei diversi settori il saldo è in positivo per le costruzioni (+3212 addetti) e le attività professionali (+702), negativo per le utilities (-2787) e il comparto logistica (-2291). Contenuto il calo nel manifatturiero (-201), se si tiene conto delle restrizioni che qui hanno colpito duro.
 
Previsioni ottimistiche sul terzo trimestre. Solo i trasporti in controtendenza
 
Può sorprendere il fatto che anche le attese sui livelli occupazionali restino negative per trasporti e logistica (-4,7%): questo perché le grandi catene come Amazon tendono ad avvalersi di piccoli trasportatori, non di quelli industriali. Per il resto, l’analisi sul sentiment di oltre 300 imprese, illustrata dalla responsabile del Centro studi Elena Angaramo, mette in luce attese molto incoraggianti per il terzo trimestre 2021.
 
Nel manifatturiero il 34,2% delle imprese della nostra provincia indica un aumento della produzione, mentre il 10,1% prospetta una diminuzione. Il saldo (pari a +24,1 punti percentuali) è maggiore di quasi 16 punti di quello di marzo. Sono analoghe le previsioni sugli ordinativi: il 33,7% si attende un aumento, l’11,1% una riduzione. Si consolidano le attese sull’export: qui il saldo ottimisti-pessimisti, poco sopra lo zero nel trimestre precedente, sale a +16,8%. Sono in netto miglioramento anche il tasso di utilizzo degli impianti e la situazione dei pagamenti, mentre torna positivo anche il dato sulla redditività.
 
Si rafforzano, seppure in misura ridotta, gli investimenti: la percentuale di aziende con programmi di spesa di un certo impegno aumenta di poco meno di 4 punti portandosi al 27,6%. Scende in modo importante il ricorso alla cassa integrazione guadagni (-12,6 punti percentuali), riavvicinandosi ai livelli prepandemici. Anche nei servizi gli indicatori migliorano in misura sensibile rispetto a marzo. Il 28,7% delle aziende attende un aumento dei livelli di attività e il 5,6% una riduzione, portando il saldo ottimisti-pessimisti a crescere di 13 punti rispetto a marzo (+23,1%). Indicazioni analoghe emergono in merito agli ordinativi (+23,1%).
 
Gli industriali chiedono formazione: “Il reddito di cittadinanza? Un demotivatore”
 
Il presidente degli industriali cuneesi e la direttrice Giuliana Cirio non si sottraggono alla polemica. A cominciare da quella sulla venir meno del blocco dei licenziamenti, cui il mondo imprenditoriale si era dimostrato contrario: “Ha riguardato solo il nostro Paese e può essere considerato un limite alla libertà d’impresa, ma quello che ci preme sottolineare è che vogliamo assumere” dice Gola. Dalla sua ci sono gli elementi che inducono a credere in una possibile ripartenza: “Il tasso di risparmio delle famiglie è doppio rispetto al reddito disponibile, ciò significa che il mercato interno può espandersi”.
 
Centrale è però il tema della formazione, non solo per i giovani ma per tutti i lavoratori: “Lo Stato spende ogni anno 30 miliardi per le politiche del lavoro, ma sono per la quasi totalità destinati agli ammortizzatori sociali” sottolinea Cirio. Immancabile, a questo riguardo, una stoccata polemica alla più controversa tra le misure di sostegno al reddito: “Il reddito di cittadinanza è un demotivatore potente degli inattivi, ancor di più al Sud dove ci sono retribuzioni più basse. Ma siamo disposti ad aprire un discorso sui minimi salariali a livello di contrattazione collettiva”.

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