CUNEO - Coronavirus, Icardi tuona: ‘Non c’è nessun caso Piemonte. In regione meno morti della media nazionale’

L’assessore alla Sanità risponde alle accuse: ‘Fare più tamponi come in Veneto non avrebbe cambiato nulla’. Intanto sono attesi per fine mese i nuovi test sierologici

Andrea Cascioli 08/04/2020 19:43

 
Non esiste nessun ‘caso Piemonte’, assicura l’assessore regionale alla Sanità Luigi Icardi. Mentre si incominciano a tracciare i primi bilanci riguardo alla mortalità del virus nelle diverse regioni, l’ipotesi circolata in queste ore è che in territorio subalpino le vittime siano già state tante, troppe, rispetto all’andamento generale della pandemia nelle altre regioni.
 
Una conclusione che Icardi respinge senza mezzi termini: “Il dato della mortalità nel Piemonte è l’ottavo d’Italia ed è sotto la media nazionale: non abbiamo più morti degli altri, anzi ne abbiamo meno”. In termini di mortalità grezza, ovvero al numero complessivo dei decessi ogni diecimila abitanti, la regione segna un tasso del 3,3%, inferiore a diversi vicini del Nord anche se superiore al Mezzogiorno dove il contagio è stato meno aggressivo. Il dato però non tocca in alcun modo la questione dei tamponi, precisa l’assessore: “L’Emilia Romagna ha fatto quasi il doppio dei nostri tamponi e ha più morti: 2180 contro 1349 registrati ieri. Questo già dimostra che non c’è alcuna correlazione tra le due cose”.
 
Ma perché, si domandano in molti, non si è scelto di seguire la ‘via veneta’ al contrasto del Covid-19, quella dei tamponi a tappeto? La risposta fornita dall’ex sindaco di Santo Stefano Belbo chiama in causa la diversa natura dei focolai epidemici nelle due regioni. Il Veneto ha avuto soltanto piccoli focolai distribuiti su tutto il territorio, più facili da controllare. Il Piemonte invece, al pari di Lombardia ed Emilia Romagna, ha dovuto affrontare vari focolai esplosivi: “incendi”, come li aveva definiti l’assessore lombardo Giulio Gallera. Oltre a questo, aggiunge Icardi, l’assenza in Veneto di aggregati urbani paragonabili all’area metropolitana di Torino e il fatto che gli anziani siano stati colpiti in misura minore (il 26% dei contagi contro il 34% piemontese) potrebbero rendono ragione del miglior ‘contenimento’.
 
“Tante ragioni spiegano perché non c’è un ‘caso Piemonte’, così come non c’è un ‘caso Veneto’” taglia corto l’esponente della giunta Cirio, ricordando come la Regione si sia attenuta alle indicazioni che provenivano dal Consiglio superiore di sanità: “Ci era stato detto di non fare tamponi sugli asintomatici perché possono fornire indicazioni errate. Altri hanno agito in modo differente”. Nel frattempo però la rete dei controlli è stata potenziata: i laboratori di analisi sono passati da due a diciotto e solo ieri sono stati realizzati 3750 test. “Nuovi test sierologici - annuncia Icardi - dovrebbero essere certificati entro fine mese dal ministero: sappiamo che sono particolarmente affidabili e potranno darci migliori indicazioni”.
 
Intanto, la risposta del sistema ospedaliero regionale alla crisi viene valutata nel complesso in modo molto positivo: “Siamo riusciti a fornire cure adeguate a tutti quelli che avevano bisogno di terapia intensiva e subintensiva: non è successo così dappertutto e questo è motivo di vanto per il Piemonte” chiosa ancora il responsabile della sanità, con un riferimento non troppo velato al dramma della Lombardia.
 
Preoccupa però la ‘variabile’ delle case di riposo: molte delle oltre 700 residenze sanitarie per anziani sono state messe in sicurezza ma ce ne sono alcune in cui “per mancata applicazione delle misure di sicurezza o per casualità” si sono sviluppati forti focolai di contagio. Calano comunque sia la curva dei decessi che quella dell’occupazione dei posti in terapia intensiva, più che raddoppiati dall’inizio dell’emergenza fino a raggiungere i quasi 600 letti disponibili.
 
Quanto alla valutazione complessiva sui decessi, la Regione promette di occuparsene a emergenza conclusa: “Il bilancio dei morti – afferma la dottoressa Chiara Pasqualini del SEREMI, il servizio regionale di epidemiologia - va fatto alla fine dell’epidemia. Allora si riuscirà sicuramente a ricostruirne il peso, differenziando anche i morti ‘con’ Covid e quelli ‘per’ Covid che per ora vengono contati assieme”.

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