CUNEO - Cuneo chiama Europa: la “casa green” sul banco degli imputati nel confronto con gli europarlamentari

“Italia ultima per patrimonio di case popolari” ricorda Irene Tinagli (Pd). “Guai a forzare le tappe sul Green Deal” è il monito di Giovanni Crosetto (FdI)

Andrea Cascioli 09/02/2026 13:15

Un Consiglio comunale aperto sul tema della casa ha coinvolto la scorsa settimana a Cuneo alcuni degli europarlamentari eletti nella circoscrizione Nord Ovest. In municipio c’era Giovanni Crosetto di Fratelli d’Italia, in collegamento la presidente della commissione per la casa dell’Europarlamento Irene Tinagli e Brando Benifei, entrambi del Partito Democratico. Al confronto hanno partecipato il capo dell’ufficio di Milano del Parlamento Europeo Maurizio Molinari e Claudia Colla, capo della rappresentanza della Commissione Ue per il nord Italia. Dopo il saluto del presidente del Consiglio comunale Marco Vernetti, la sindaca Patrizia Manassero ha ricordato il lavoro svolto in città sul tema, con gli Stati generali dell’abitare ma anche attraverso il Pnrr: “Un progetto importantissimo che a Cuneo abbiamo voluto declinare su tre grandi filoni: la nuova biblioteca, il mondo della scuola e la viabilità connessa e appunto le politiche dell’abitare, restituendo attraverso la ristrutturazione di locali pubblici circa 130 nuove unità abitative”. C’è il problema delle molte case, magari ereditate, che oggi “per la complessità degli interventi richiesti, vengono malgrado tutto tenute ferme”: “Il tema delle case sfitte - sottolinea la sindaca - si intreccia con il lavoro che l’Europa sta facendo sulle ‘case green’: un lavoro che ci è stato sollecitato anche dalla rappresentanza della proprietà diffusa”. È proprio la direttiva Case green, varata nel maggio 2024 dalla Commissione Europea, a polarizzare il dibattito. L’obiettivo è raggiungere “zero emissioni” per i nuovi edifici entro il 2030 e assicurare la neutralità climatica dell’intero patrimonio immobiliare per il 2050. Traguardi su cui tutte le forze politiche concordano, dividendosi però sulle modalità e il livello di coercizione da mettere in campo. Affitti brevi e vincoli ambientali, i nodi europei Irene Tinagli fa notare che sulla questione casa molto si è mosso nei palazzi di Bruxelles e Strasburgo: “A livello europeo stiamo cercando di dare un quadro per aiutare a gestire meglio il tema degli affitti brevi. Non possiamo porre vincoli, però possiamo creare dei criteri per comprendere quando un territorio sia sotto tale pressione abitativa da giustificare un intervento restrittivo sugli affitti brevi, senza rischiare ricorsi. Questo è accaduto purtroppo in tante città e regioni che si sono trovati a emettere provvedimenti su bnb e affitti brevi”. Un altro strumento appena messo sul tavolo è la riforma degli aiuti di Stato: “Per consentire agli Stati di aiutare la ‘fascia grigia’ a rischio perdita di casa, senza incorrere in procedure d’infrazione”. La Commissione ha annunciato inoltre che entro la primavera verrà presentata un’iniziativa di regolamentazione, insieme a una strategia per le “buone pratiche” di costruzione. C’è un problema, però, anche nelle politiche nazionali: “In Italia abbiamo il patrimonio di case popolari più basso d’Europa insieme alla Spagna, questo penalizza i sindaci che non hanno risorse per la manutenzione del patrimonio esistente e per acquisirne di nuovo”. “Da tema assolutamente tabù negli strumenti diretti a livello europeo, per quella che era l’impostazione comunitaria, siamo passati a fare alcuni passi sulla casa con il fondo sociale europeo” conferma Brando Benifei, rivendicando il suo ruolo di relatore del regolamento sulla trasparenza dei dati sugli affitti: “Oggi consente alle amministrazioni pubbliche di avere molte più informazioni. Si sono così infrante l’assenza di trasparenza attorno agli affitti brevi e una serie di opacità”. In questa legislatura, aggiunge l’eurodeputato dem, “abbiamo avviato un percorso di politiche più incisive rispetto agli aiuti di Stato e al piano per il sostegno all’housing sociale”: “Trovo sia ideologico essere contrari nel proseguire l’indebitamento europeo come si è fatto durante il Covid e allo stesso tempo volere il piano europeo per la casa. Abbiamo bisogno di unire le forze e abbandonare l’approccio nazionalistico dell’’ognuno per sé’”. Dal canto suo Giovanni Crosetto si concentra sulle criticità della direttiva Case Green e più in generale del Green Deal: “Voglio condividere una critica non allo stanziamento delle risorse per questa politica o all’obiettivo di ridurre le emissioni entro il 2050, ma a questo forzare esageratamente le tappe e mettere fuori mercato determinate categorie di immobili come di automobili. Ci saranno sempre categorie di persone che per mancanza di reddito o di salute non saranno in condizione di affrontare questi investimenti”. L’europarlamentare piemontese di Fratelli d’Italia ricorda che “il governo Meloni si è sempre rifiutato di recepire questa direttiva e non sta volutamente rispettando le sue scadenze: noi proponiamo un approccio legato alla neutralità ecologica, cioè ottenere il meglio con la tecnologia che abbiamo, senza forzare i consumatori. L’Italia non è assolutamente la pecora nera d’Europa: solo un terzo degli Stati membri sta rispettando la direttiva e tra quelli che non la rispettano ci sono la Francia e la Germania”. A Cuneo 6.500 case vuote: il 20% del patrimonio Il problema casa, ricorda Tinagli, non è più una questione limitata a metropoli come Milano, Berlino o Parigi, strette nella morsa tra overtourism e gentrificazione. Anche Cuneo vive la sua crisi abitativa su scala locale, sintetizzata dai dati che ricorda il consigliere comunale Ugo Sturlese (Cuneo per i Beni Comuni): il 20% degli alloggi disponibili in città sono sfitti, in numeri assoluti circa 6.500 su 32.200 case. “Esiste il problema del recupero della vasta area del non uso, piuttosto che aumentare il consumo di suolo” sottolinea l’esponente della sinistra civica, per il quale “dev’essere affrontata la questione del diritto al non uso della proprietà, un tema sottovalutato”. “Il dato di 6.500 appartamenti vuoti è un fatto di grande peso, a fronte di una domanda che invece non trova risposta” concorda Giancarlo Boselli (Indipendenti): “Pensiamo che almeno cinque o sei edifici in un’area centrale della città debbano essere recuperati. L’altra preoccupazione è che togliendo dall’altipiano l’azienda più importante, l’ospedale, si butta una bomba anche sui prezzi degli alloggi”. “Nella nostra nazione oltre un quarto del patrimonio immobiliare è vuoto mentre la pressione degli affitti sale, Cuneo non è esente da ciò” ricorda Claudio Bongiovanni (Cuneo Mia), menzionando le varie proposte emerse dagli Stati generali dell’abitare, tra incentivi fiscali, regolazioni dell’Imu, fondo per le morosità e subaffitti calmierati: “Occorre anche agire sul piano regolatore, con cambi di destinazione d’uso e semplificazioni burocratiche”. “Come amministrazione Cuneo può vantarsi di avere fatto molto sull’housing sociale ma tanto pensiamo ci sia ancora da fare, grazie anche a quello che l’Europa sta mettendo in campo in termini d’investimento” afferma Claudia Carli, capogruppo del Partito Democratico a nome del quale parla anche Santina Isoardi: “Il recupero e la valorizzazione degli immobili pubblici inutilizzati o sottoutilizzati rappresentano un’opportunità concreta per aumentare l’offerta abitativa a canoni sostenibili, riducendo al contempo il consumo di nuovo suolo e migliorando la qualità urbana”. C’è però una questione da tener presente, osserva Vincenzo Pellegrino (Centro per Cuneo): “Molti edifici storici non possono tecnicamente essere adeguati agli standard richiesti, come l’applicazione di cappotti energetici o interventi sulla facciata. Per la nostra città come per tutto il territorio nazionale una quota rilevantissima di patrimonio edilizio ricade sotto vincolo architettonico: le aree prive di vincoli sono limitate e circoscritte”. Critiche ai diktat europei vengono anche dalla centrista Flavia Barbano, che parla di “un onere burocratico insostenibile per le famiglie e le imprese italiane” e attacca: “Sono anni che la ‘meniamo’ con il Green Deal e poi l’Europa parla di riarmo: il Green Deal è roba da ricchi, i costi di transizione sono enormi e non alla portata di tutti”. “Una scelta europea, quella di continuare a finanziare l’Ucraina e il riarmo, sta mettendo in ginocchio i Paesi” aggiunge Beppe Lauria (Indipendenza), che rimarca l’esistenza di un grande assente nel dibattito: “Il sistema bancario, ovvero il più grande operatore immobiliare del Paese. Appartiene alle banche la gran parte del patrimonio immobiliare e il sistema bancario ha fatto cassa sulla pelle dei cittadini, prendendo i soldi del Pnrr e tenendosi le case”. Nel centrodestra le voci sono tutte allineate alla critica della direttiva Ue sulle case espressa da Crosetto. “Ho assistito al tracollo di tante attività che hanno dovuto chiudere: preoccupa quanto detto dall’onorevole Crosetto. Se non si troverà una dilazione, entro qualche anno ci sarà un disastro” pronostica Franco Civallero. Da Fratelli d’Italia sia Massimo Garnero (“non è una battaglia tra uomo e ambiente, sostenibilità economica e obiettivi ambientali devono necessariamente andare di pari passi”) che Noemi Mallone (“non siamo contrari alla riqualificazione energetica, ma agli obblighi che non tengono conto delle possibilità concrete delle persone”) invitano a ripensare i vincoli, senza cancellare gli obiettivi. C’è anche chi sul territorio si sta già adoperando, insieme alle amministrazioni pubbliche, per mitigare gli effetti della crisi. “Trentatre imprenditori del nostro territorio hanno scelto di investire sull’inserimento e reinserimento di soggetti fragili” dichiara Alessandra Dogliani a nome della Fondazione Industriali, di cui è coordinatrice generale: “Se non si lavora con un fondo di garanzie e attraverso tutele assicurative per la fascia di popolazione che non sempre riesce a garantire affitti stabili, non riusciremo a rispondere al bisogno reale”.