CUNEO - "Cuneo deve uscire dalla sua roccaforte"

A seguito di un intervento dell'avvocato Sergio Pasi, il dottor Elvio Russi propone una riflessione da cittadino: "Cuneo vuole restare alla fine di una strada o tornare a essere uno snodo?"

L’avvocato Sergio Pasi

Elvio Russi 23/05/2026 09:21

Gentile Direttore, non mi sono mai occupato professionalmente di viabilità né di grandi infrastrutture. Proprio per questo, dopo l’incontro svoltosi presso l’Automobile Club di Cuneo, vorrei proporre una riflessione da cittadino, nata soprattutto ascoltando l’intervento dell’avvocato Sergio Pasi e le considerazioni del presidente della Provincia Luca Robaldo. L’intervento dell’avvocato Pasi mi è parso di rara qualità: chiaro, documentato, ordinato, capace di rendere comprensibile a tutti una materia complessa. Non una relazione tecnica riservata agli addetti ai lavori, ma una lettura civile del futuro di Cuneo. Da quelle parole è emersa una domanda semplice e decisiva: Cuneo vuole restare alla fine di una strada o tornare a essere uno snodo? Se guardassimo la città dall’alto, vedremmo una realtà splendida, ma anche chiusa in una sorta di roccaforte naturale: montagne, valli, passaggi difficili, collegamenti fragili. Per secoli questa posizione ha avuto una funzione strategica. Cuneo era città di confine, presidio, luogo da difendere. Lo Stato vi investiva anche per questo: caserme, strutture militari, guardie di frontiera, attività e indotto. Oggi, però, venuta meno quella funzione, la stessa geografia rischia di trasformarsi da protezione in limite. Cuneo può diventare un ramo terminale: bella, laboriosa, orgogliosa, ma progressivamente laterale rispetto ai grandi flussi economici, commerciali e turistici. Il problema non è soltanto costruire qualche strada in più. Il problema è decidere se vogliamo aprire davvero il territorio verso la Francia, la Liguria, i porti, il Mediterraneo e l’Europa. Senza questi sbocchi, anche la straordinaria capacità di lavoro degli imprenditori cuneesi rischia di non bastare. Non penso solo all’Albese, ma a molte aree della provincia dove esistono imprese solide, spesso internazionali, abituate a competere senza clamore. Se però collegamenti e infrastrutture restano deboli, prima o poi quelle energie saranno spinte a guardare altrove.
A questo proposito, accanto alle strade, viene spontaneo pensare anche alla ferrovia. Una connessione ferroviaria più efficace verso Torino-Caselle e verso Ventimiglia potrebbe rappresentare una vera via di respiro: un modo per collegare Cuneo agli aeroporti, alla costa ligure, alla Francia e ai corridoi europei. Naturalmente serviranno verifiche tecniche, costi, progetti e priorità; ma la direzione culturale mi pare evidente: Cuneo deve uscire dallo strangolamento infrastrutturale. Molto importante, in questo senso, anche il richiamo di Robaldo alla Provincia come luogo di coordinamento. La Granda è fatta di molti Comuni, spesso piccoli, ciascuno con esigenze legittime. Ma se ogni territorio difende solo il proprio tratto di strada, la propria valle, la propria urgenza, l’intera provincia si indebolisce. Non ci salveremo combattendoci tra noi per poche risorse. Ci salveremo solo facendo squadra, con priorità condivise e una voce unica davanti a Regione, Governo ed Europa. Cuneo non può vivere soltanto della propria capacità di resistere. Resistere è stato necessario; ora serve aprirsi. Altrimenti il rischio è un lento avvizzimento: imprese costrette a spostarsi, giovani attratti altrove, energie locali disperse, città ridotta progressivamente a periferia.
L’appello ascoltato all’Automobile Club non dovrebbe cadere nel vuoto. Occorre una voce comune, ferma, non lamentosa: istituzioni, categorie economiche, cittadini e territori devono chiedere insieme collegamenti moderni, stradali e ferroviari, verso la Francia, la Liguria, l’aeroporto, i porti e l’Europa. Cuneo ha ancora molto da dare. Ma per continuare a dare deve poter uscire dalla sua roccaforte. Non per perdere la propria identità, ma per salvarla.