CUNEO - Cuneo, in piazza la protesta delle ‘Mascherine Tricolori’: ‘Dove sono le misure a sostegno dell’economia?’

La manifestazione ‘a distanza’ si è tenuta davanti al Municipio. Nel mirino il Mes e le politiche del governo: ‘Milioni di italiani non hanno visto un euro’

a.c. 02/05/2020 18:30

 
“Ribellarsi oggi significa amare la nostra Nazione. Perché la mascherina non è un bavaglio”: si chiude con queste parole e con l’invocazione “viva la libertà! Viva l’Italia!” il comunicato diffuso dalle ‘Mascherine Tricolori’, gruppo di protesta riunitosi nel pomeriggio in piazza Audiffredi a Cuneo.
 
Di fronte al Municipio i manifestanti, collocati a distanza di sicurezza l’uno dall’altro, si sono radunati per alcuni minuti per leggere ad alta voce la rivendicazione diffusa anche attraverso un volantino. In esso le ‘Mascherine Tricolori’ esprimono il proprio dissenso verso le politiche di governo, in particolare sul versante economico.
 
Tra i presenti c’era il consigliere comunale Beppe Lauria che è intervenuto per sollecitare l’amministrazione comunale a “svegliarsi dal torpore in cui è caduta, senza limitarsi ad aspettare una risposta che da Roma non è arrivata oggi e probabilmente non arriverà neanche domani. Ci sono persone che in questi due mesi non hanno ricevuto un centesimo e casse integrazioni ancora ai blocchi di partenza”.
 
Le ‘Mascherine Tricolori’ hanno annunciato l’intenzione di tornare in piazza ogni sabato. Di seguito il comunicato diffuso nel corso della manifestazione:
 
“Questa è una protesta pacifica, ma determinata. Nel pieno rispetto delle distanze, con la ferma volontà di non mettere a rischio la salute di nessuno. Siamo qui oggi per compiere un atto di libertà, per dimostrare che, nonostante il clima di terrore instaurato, esistono degli italiani che non si arrendono. Per ribadire che questa situazione è figlia degli errori di chi governa, non certo dei cittadini, che fino ad oggi si sono comportati in maniera esemplare.
 
La colpa dell’emergenza sanitaria è di una politica che in questi anni ha chiuso gli ospedali, ha ridotto i posti in terapia intensiva, ha distrutto la produzione nazionale.
 
Se non si fanno abbastanza tamponi, se mancano i ventilatori polmonari, se ai nostri medici in prima linea mancano le mascherine è forse colpa nostra?
 
Chi è che per mesi ha minimizzato? Chi è che si è mosso con colpevole ritardo? Chi è che a gennaio andava in tv a dire “siamo prontissimi”?
 
Siamo forse noi oggi a infrangere la legge? No! Sono piuttosto gli ormai famigerati Dpcm a essere illegittimi, atti amministrativi in nome dei quali è stata sospesa la Costituzione, limitando la libertà di movimento di 60 milioni di italiani. Folle è dare la caccia, con tanto di elicotteri, alle persone che portano il cane in spiaggia. Folle è sguinzagliare i droni nei parchi contro i runner. Folle è istigare il popolo alla delazione, a fare la “spia” al vicino.
 
A questo ci avete portato. Ad una dittatura sanitaria che sembra uscita da un film di fantascienza, ad aspettare la diretta Facebook di un premier che ci riempie di cazzate e ci tratta come bambini. E in tutto questo milioni di italiani ancora non hanno visto un euro. Dove sono le misure a sostegno dell’economia? Qui sul piatto ci sono solo nuovi debiti! Debiti che l’Italia avrà con l’Europa una volta attivato il Mes. Debiti per le imprese, alle quali è stato “gentilmente concesso” di chiedere soldi in prestito alle banche. Niente stop alle tasse, niente soldi a fondo perduto. Solo altri debiti!
 
Chi avrà il coraggio di ripartire in queste condizioni? Quanti commercianti avranno ancora la forza di tirare su la serranda una volta terminata l’emergenza? Chi garantirà i lavoratori, ai quali ancora non è arrivata la cassa integrazione in deroga? Dove sono i soldi per quei milioni di lavoratori autonomi che ancora aspettano il bonus Inps? Dov’è il sostegno alle fasce più deboli della popolazione, ai lavoratori in nero, ai disoccupati?
 
Qualche promessa, tante bugie. Nient’altro. Evidentemente qualcuno ha deciso che l’Italia deve fallire, che l’Italia deve uscire in ginocchio dalla crisi. Qualcuno vuole milioni di disoccupati e milioni di imprenditori falliti, milioni di famiglie alla fame. Non lo consentiremo. Noi combatteremo per difendere il futuro dell’Italia. La parola deve tornare al popolo, non siamo noi gli untori! Nonostante la repressione e i divieti, noi manifesteremo. E’ un nostro diritto, ma soprattutto è un nostro dovere.
 
Ribellarsi oggi significa amare la nostra Nazione.
 
Perché la mascherina non è un bavaglio.
 
Viva la libertà! Viva l’Italia!”

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