CUNEO - Cuneo, presidio permanente davanti al Comune contro l’ordinanza anti-bivacco del sindaco

Da lunedì 21 ogni mattina partiti di sinistra e associazioni animeranno l’iniziativa: ‘Un’azione simbolica contro le soluzioni emergenziali e punitive’

20/09/2020 19:00

 
A partire da lunedì 21 settembre l’APS MiCò, Emmaus, Cuneo per i Beni Comuni, Radicali, AIFO, LVIA, Orizzonti di Pace, Comunità di Mambre, Papa Giovanni XXIII, la pastorale Sociale del Lavoro, Sinistra Italiana, Santos Milani e Scuola di Pace di Boves animeranno un presidio quotidiano mattutino davanti al Comune di Cuneo: “Un’azione simbolica contro l’ordinanza antibivacco, per informare la cittadinanza di ciò che sta succedendo, per schierarsi contro le soluzioni emergenziali e punitive, per difendere il diritto di tutti a un’esistenza dignitosa e quello ad essere solidali”. L’iniziativa è sostenuta dalla Rete Minerali Clandestini, che raggruppa a Cuneo 50 associazioni impegnate sul fronte della solidarietà sociale.
 
Con la presenza al presidio, spiegano gli organizzatori, si vuole esprimere una posizione fortemente critica verso le iniziative intraprese dall’amministrazione comunale: “Riconosciamo il positivo impegno per garantire l'apertura estiva del dormitorio della Croce Rossa (50 letti), ma denunciamo l'assurda e anacronistica ordinanza anti-bivacco, che vorrebbe punire i senza fissa dimora con multe e DASPO, come se il problema si limitasse al solo decoro urbano. La Rete sostiene che a non essere decorose sono la miseria e la difficoltà delle persone e non serve spostare il problema un po’ più in là e dare risposte semplicistiche a problematiche complesse, che richiedono un altro tipo di approccio”. Dopo l’azione di Polizia che ha portato allo sgombero il Movicentro in data 7 settembre, denunciano gli attivisti, alcune persone hanno trovato riparo in capannoni abbandonati, pericolanti e non idonei. Ma lontano dagli occhi dei residenti: “Gli aderenti alla Rete condividono la necessità di cancellare ogni utilizzo improprio del Movicentro (arrivato ad ospitare 90 persone nei giorni precedenti lo sgombero). Ma nel contempo richiedono e propongono soluzioni immediate quali l’allestimento di moduli abitativi su aree comunali e soluzioni a più lungo termine quali il recupero di edifici e terreni di proprietà comunale (ad es. cascine), onde garantire un dignitoso alloggiamento e fornire occasioni di lavoro per gli ospiti, sulla base di una progettualità di alto livello che si avvalga dell’apporto di competenze diverse da quelle architettoniche a quelle sociali e antropologiche a quelle agronomiche. Si ricorda che a norma dell’art.103 comma 20 del Decreto Rilancio, le amministrazioni dello Stato e le Regioni sono tenute ad adottare soluzioni e misure urgenti idonee a garantire la salubrità̀ e la sicurezza delle condizioni alloggiative dei cittadini stranieri impegnati in attività̀ lavorative (come è il caso della grande maggioranza delle persone controllate)”.
 
Inoltre con il presidio si vuole chiedere risposta al Comune rispetto all’impegno preso nel “Protocollo d’Intesa per la gestione dei migranti impegnati nella stagione agricola”, sottoscritto il 30 giugno dove Cuneo si impegna a cercare una sede per ospitare alcuni stagionali con contratto di lavoro.  Il Protocollo è stato siglato insieme alla Prefettura di Cuneo, dai Comuni di Costigliole Saluzzo, Busca, Bagnasco, Saluzzo, Savigliano, Tarantasca, Verzuolo, Regione Piemonte, Provincia di Cuneo, associazioni datoriali di categoria del mondo agricolo, Caritas, associazione Papa Giovanni XXIII e Forze dell’Ordine. Cuneo, dopo aver individuato una struttura a Tetti Roero e aver svolto una commissione consigliare il 3 settembre per visitarla, ha accertato che la struttura non aprirà sicuramente per la stagione 2020: “Consideriamo grave ora la mancata comunicazione su come il Comune intende muoversi per rispettare l’impegno di aprire un centro d’accoglienza come da accordi presi”.
 
Infine le associazioni si mobilitano per chiedere all’amministrazione comunale di elaborare una progettualità di più ampio respiro: “Occorre definire meglio i ruoli nei tavoli decisionali, e più conoscenza (condivisa) della condizione lavorativa e legale delle persone coinvolte dal fenomeno. Occorrono nuove risorse nel pubblico e nel privato: i datori di lavoro devono aumentare ancora l’assolvimento dell’obbligo di ospitalità, le organizzazioni del terzo settore che collaborano col Comune devono aumentare il loro già grande impegno, sia in termini di operatori, sia di edifici di accoglienza, e tutti dovrebbero farlo anche con esperienze nuove di riuso di locali, cascine, caserme, con la prospettiva di un impiego lavorativo delle persone ospitate. Stiamo parlando di decine di braccianti stagionali che lavorano nelle nostre campagne o che un lavoro lo stanno cercando. Stiamo parlando di persone a cui va riconosciuta una dignità, e che sarebbero disposte a pagare per avere un letto, un pasto caldo, una doccia. Ma stiamo parlando anche della frutta che finisce sulle nostre tavole, del nostro comparto agricolo, e della tenuta sociale della città. C'è una precisa responsabilità istituzionale che riteniamo vada assolta. Voltarsi dall'altra parte, scaricare le responsabilità, nascondere la polvere sotto il tappeto: queste non sono risposte accettabili”.

c.s.

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