Riceviamo e pubblichiamo. Esprimiamo profondo sconcerto e indignazione per l’adesione e la mobilitazione promossa dalla Lega cuneese per la manifestazione del 18 aprile a Milano, lanciata sotto lo slogan “Padroni a casa nostra”, per la quale si sta organizzando anche un pullman gratuito che farà tappa in diverse località della provincia di Cuneo. Un’iniziativa che si richiama apertamente a parole d’ordine incentrate su “sicurezza, controllo dei confini e tutela dell’identità”, come dichiarato dai promotori, e che pretende di parlare a nome di un intero territorio. Ma è proprio questo territorio a smentire, nei fatti, quella narrazione. La nostra provincia sta in piedi anche grazie al lavoro quotidiano di tante persone che hanno alle spalle un percorso migratorio. È particolarmente evidente nel settore agricolo, colonna portante dell’economia locale, dove il contributo dei lavoratori e delle lavoratrici straniere è essenziale e dove lo sfruttamento ha raggiunto proporzioni tali per cui è impossibile chiudere gli occhi, anche per chi ha negato fino ad ora la dimensione del fenomeno. Ignorare questa realtà non è solo miope dal punto di vista umano, ma anche da quello economico e sociale: senza questi lavoratori, intere filiere rischierebbero di fermarsi. E in un territorio segnato dallo spopolamento, dove soprattutto i giovani decidono di emigrare per cercare condizioni di vita e di lavoro migliori, la presenza di nuove comunità rappresenta una possibile risposta, non un problema. Anche sul piano della sicurezza, la retorica della contrapposizione è non solo inefficace, ma dannosa. Continuare a marginalizzare, escludere e stigmatizzare produce soltanto disagio, rabbia e tensione sociale. Non è costruendo muri, materiali o culturali, che si rende una comunità più sicura, ma favorendo inclusione, diritti e partecipazione. Ma è sul piano dei principi che vogliamo soprattutto pronunciarci. Denunciamo con forza un’impostazione che discrimina le persone sulla base della loro provenienza in modo arbitrario e inaccettabile. Non esistono cittadini di serie A e di serie B: esistono diritti fondamentali che devono valere per tutte e tutti. Guardando anche al contesto internazionale, le esperienze e le derive delle destre estreme, dai modelli autoritari alle politiche belliciste, xenofobe e razziste, stanno mostrando tutti i loro limiti e le loro conseguenze disastrose, spesso scaricate direttamente sui cittadini. Continuare ad aggrapparsi a slogan identitari e a politiche dell’esclusione non ha risolto nulla, in nessun luogo. È tempo di voltare pagina. Serve una visione nuova, capace di mettere al centro la dignità delle persone, l’equità sociale e la giustizia. Una visione che riconosca la complessità del presente senza trasformarla in paura, ma in responsabilità condivisa. Per questo respingiamo con forza iniziative come questa e chiediamo a chi le promuove di fare un passo indietro. Le nostre comunità meritano di meglio, molto meglio. AVS - Federazione di Sinistra italiana Cuneo, Europa Verde Cuneo e Cuneo Possibile