CUNEO - Dal foro boario alla frontiera dell’idrogeno. Il Miac cambia pelle e nome: ecco la sfida di Nexo

Il nuovo cda punta sul Polo Agrifood, ma anche sulle rinnovabili, stringendo alleanze con Agrion e Michelin. Le opposizioni scettiche: “Si tiene in vita un moribondo”

Andrea Cascioli 11/02/2026 17:30

Niente più Mercato Ingrosso Agroalimentare di Cuneo, ma un nuovo soggetto che insieme alla denominazione cambierà - in parte - il proprio “core business”. Il nuovo nome dovrebbe essere Nexo: “Dal latino nexus che significa connessione” spiega il presidente Massimo Gramondi, precisando che la ragione sociale avrà come inciso Agrifood Hub. L’obiettivo è sintetizzato dal commercialista, al vertice del nuovo cda tecnico, in una frase: “Da luogo di scambio di merci a luogo di scambio di idee”. Il Miac che ha vissuto nell’ultimo trentennio una palingenesi, dal trasferimento dall’ex foro boario fino alla chiusura del mercato bovino (era l’ultimo in Italia), ora vuole risorgere dalle sue ceneri puntando su tre direttrici di sviluppo. In primo luogo la gestione e il potenziamento del polo Agrifood che fa riferimento alla Regione e vale la quasi totalità dei ricavi attuali (circa 800mila euro su un fatturato di 846mila nell’ultimo triennio). Poi la creazione di un hub d’innovazione e infine il riutilizzo delle strutture mercatali, al momento adibite ad area camper. Il Miac ha una superficie di 46mila metri quadrati e questi spazi sono “un asset pubblico importante che merita una nuova vocazione”. Quale? L’insediamento di fonti di energia rinnovabili, innanzitutto. “Ci è stata sollecitata la candidatura a un progetto legato agli impianti pilota di produzione di idrogeno” spiega Gramondi: “I requisiti ci sono e in esito all’interlocuzione con importanti gruppi industriali, su tutti la confinante Michelin, abbiamo acquisito manifestazioni di interesse a rendersi utilizzatori dell’idrogeno prodotto”. Alla partnership con la multinazionale francese delle gomme si guarda con interesse anche perché potrebbe portare con sé le conoscenze tecniche di Edison Energia, che ha creato l’impianto di trigenerazione della Michelin e pare abbia manifestato “marcato interesse” per il progetto del Miac. “Il driver principale - assicura il presidente - è costituito dalla creazione di alleanze strategiche: Miac deve catalizzare innovazione e competitività. Abbiamo ritenuto opportuno ridefinire convenzioni e contratti con i principali player: le imprese della filiera, i partner tecnologici, le università e Agrion”. In questo aiuta il traino di Agrifood, uno dei sette poli di sviluppo che la Regione finanzia: in questi anni il Miac ha lavorato a favore di 170 soggetti affiliati al polo, prevalentemente imprese alimentari, coinvolgendo dalla sua nascita più di 600 aziende del segmento agrifood, con 275 iniziative e 25 milioni di investimenti. Sulle linee guida elaborate dal consiglio di amministrazione dovrà ora esprimersi l’assemblea dei soci, costituita all’85% da soggetti pubblici: oltre al Comune di Cuneo (con una partecipazione del 36,48%) e alla Regione Piemonte attraverso Finpiemonte (33%), ci sono la Camera di Commercio con l’8% e la Provincia con il 7,2%. La Fondazione Crc detiene un ulteriore 11%. Nuova energia per il Miac? “Giusto provarci” L’abbozzo di piano industriale presentato da Gramondi ai consiglieri ha il placet della sindaca Patrizia Manassero, titolare della delega sulle partecipate. Tenere in vita il Miac ha senso, dice, perché “abbiamo perso il mercato dei bovini ma il settore dell’agricoltura continua ad essere preponderante nel nostro territorio. Quello che possiamo fare è mettere a disposizione l’attività del polo e lavorare con le due grandi università, il Politecnico e Unito, per una collaborazione tra enti pubblici a favore del settore”. “È difficile programmare il futuro ma è giusto provarci, anche perché sennò dovremmo pensare a cosa fare di quei 46mila metri quadri” osserva Carlo Garavagno (Partito Democratico), approvando l’idea di un competence center a Ronchi. Elio Beccaria, ex presidente del comitato frazionale e oggi consigliere di Cuneo Civica, pone l’accento sui risvolti energetici: “Sempre più spesso vediamo che zone agricole anche molto fertili vengono coperte con impianti agrivoltaici. Se riusciamo a creare energia senza occupare suolo saremo tutti contenti, a maggior ragione se forniremo energia a un sito che è il più grande per la Michelin nel sud Europa: oggi stanno chiudendo stabilimenti in Francia”. Vincenzo Pellegrino (Centro per Cuneo) avanza un’ulteriore proposta: “Un obiettivo può essere quello di farlo diventare un polo delle partecipate: Acda ha necessità di una sede”. L’ironia di chi dice no: “Manca solo l’aerospaziale” Da sinistra a destra il “piano Gramondi” lascia scettiche le minoranze, poco convinte che un futuro per l’ex mercato bovino ci sia. “Sembra che venga ripresa quella commistione di campi d’interesse che ha nuociuto alla gestione precedente e portato a risultati disastrosi” dice Ugo Sturlese (Cuneo per i Beni Comuni), che raccomanda di evitare l’eccessiva “indistinzione”. Una piccola apertura di credito comunque c’è: “Ci riserviamo di dare un giudizio in base a come in concreto sarà il progetto operativo”. Chi invece chiude a ogni possibilità è Giancarlo Boselli, a nome degli Indipendenti: “Non ritenendo più utile la società Miac, riteniamo ancora che non ci sia una strada alternativa alla sua liquidazione. Pensiamo che la sindaca e la maggioranza stiano portando avanti un’operazione di accanimento terapeutico: a tutti i costi si vuole tenere in vita una società che non serve più al Comune e agli altri soci. Si è cercato un buon “medico” e gli si è chiesto di trovare motivi per far sopravvivere il moribondo”. Boselli ricorda il precedente della vendita dei terreni ad Amazon “per tenere in piedi il carrozzone” e contesta la fattibilità del nuovo piano: “Se guardiamo alla delibera che proponete, manca solo l’aerospaziale: per il resto c’è tutto. Non siamo convinti che ci serva una società per fare qualsiasi cosa, per la durata di 45 anni, addirittura in concorrenza con altre partecipate del Comune e potendone diventare socia”. Il Miac, aggiunge Boselli, sarebbe anche al centro di rilievi che pare siano stati mossi al Comune dalla Corte dei Conti. “Per anni si è andati avanti a dare ‘una sistemata’ al bilancio” concorda Franco Civallero (Forza Italia), riservando una stilettata all’ex presidente Marcello Cavallo: “Qualcuno, accorgendosi che non c’era un futuro, ha pensato di dare le dimissioni dopo essersi raddoppiato lo stipendio”. Anche per l’ex candidato sindaco del centrodestra l’aspettativa è limitata: “Mi auguro che questa società che negli anni ha dilapidato capitali riesca a portare qualcosa di concreto: voglio dare fiducia a questo cda, con un atto di fede”.