CUNEO - Didattica a distanza, 46 docenti del liceo Pellico-Peano si smarcano: ‘‘Non è il momento di protestare’’

L’iniziativa anti-DAD portata avanti da una prof dell’istituto cuneese ha fatto scalpore. Ma molti colleghi non condividono: “Il Covid fa più di 700 morti al giorno”

a.c. 25/11/2020 15:35

 
La didattica a distanza? Non è una “non scuola”. Ad affermarlo è un gruppo di 46 docenti del liceo classico e scientifico Pellico-Peano, dopo le polemiche che nei giorni scorsi avevano acceso i riflettori sulla protesta di un’insegnante dell’istituto, la professoressa Sara Masoero: munita di tablet, libri e appunti, la docente di storia dell’arte si presenta da giorni sotto i portici di corso Giolitti, davanti alla sede del liceo, per rimarcare la necessità di “cercare alternative alla DAD, nonostante l’emergenza”.
 
Una presa di posizione forte che non tutti i colleghi sembrano però condividere: “Nella attuale situazione, con più di settecento morti al giorno in Italia, Piemonte zona rossa, Cuneo al secondo posto per numero di contagi in regione, ottavo reparto Covid in allestimento all’ospedale Santa Croce, sollevare polemiche in città ci pare un voler negare la realtà dei fatti”. Quanto alle rimostranze di alcuni, si fa notare che “i media stanno dando una certa enfasi alle proteste di una minoranza di docenti e studenti per il ritorno immediato alla didattica in presenza. Siamo d’accordo su alcune motivazioni di fondo della protesta ma non sulla scelta del momento attuale per condurla. Diamo per scontato che la didattica nel senso più pieno sia quella in presenza e che la didattica a distanza sia uno strumento di emergenza. Non ci sentiamo però di definirla ‘non scuola’: grazie all’impegno nostro e di gran parte degli studenti, supplisce decorosamente all’insegnamento tradizionale, anche se, senza dubbio, penalizza gli aspetti relazionali e di condivisione fondamentali per gli adolescenti”.
 
I firmatari della lettera, capitanati dalla professoressa di matematica e fisica Fabrizia De Bernardi, sostengono di essere coscienti delle carenze organizzative pregresse, a cominciare dal mancato incremento dei mezzi di trasporto e di locali adeguati. E analizzano gli errori che, a loro giudizio, hanno portato alla nuova chiusura anticipata delle scuole: “Il distanziamento di un metro da studente a studente, in assenza di mascherina, era assolutamente insufficiente, lo insegna la fluidodinamica. Il ricorso all’uso permanente della mascherina è stato tardivo, quando ormai i contagi si stavano diffondendo. A fine ottobre molti dirigenti si sono trovati a fronteggiare situazioni ingestibili, con metà del corpo docente e delle classi in quarantena, non essendovi una selezione immediata dei positivi mediante tamponi rapidi. Appariva inevitabile il ritorno alla didattica a distanza per tutti, ben prima delle decisioni politiche”.
 
In assenza di un vero tracciamento, si fa notare, mancano dati attendibili sui contagi nella scuola che peraltro non sono mai stati analizzati in maniera approfondita. La preferenza va comunque allo smart working, laddove attuabile, in ossequio al principio di precauzione e tenuto conto che l’istruzione in presenza “comporta spostamenti di masse e permanenza al chiuso di gruppi numerosi per ore (durante l’inverno non sarebbe possibile tenere le finestre aperte)”.
 
“A detta di ministri e opinionisti, - osservano ancora i prof - sembra che qualche mese di didattica a distanza sia la rovina di una generazione di studenti. Ricordiamo che la scuola italiana e i suoi docenti sono stati esautorati progressivamente negli ultimi decenni, l’istruzione è stata oggetto di molte riforme discutibili e di innumerevoli tagli. Il diritto allo studio e la formazione culturale dei cittadini italiani sono stati l’ultima preoccupazione di vari governi miopi: non saranno questi mesi di didattica on line a devastare il sistema dell’istruzione e pregiudicare il futuro degli studenti, soprattutto se i ragazzi agiscono con responsabilità e i docenti li accompagnano con cura”.
 
L’appello conclusivo è rivolto così all’accettazione delle regole e delle difficoltà connesse, “unico comportamento proponibile” al momento: “La scuola insegni, anche in questo frangente, il senso di responsabilità e la razionalità nei comportamenti, il rispetto delle regole anche se sgradite, in breve l’educazione civica. Quando ci saranno le condizioni necessarie, saremo tutti felici di tornare in classe, sperando che il governo consideri finalmente la scuola come priorità e si attivi concretamente quanto prima per farla ripartire in sicurezza, mediante interventi strutturali e norme adeguate”.

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