CUNEO - Dl Bollette, Confagricoltura Cuneo: "Il Parlamento intervenga per non azzerare biogas e biomasse agricole"

L'associazione chiede modifiche significative al testo approvato dal Consiglio dei ministri. Gli effetti dello stop alle rinnovabili agricole messi in luce a Cavallermaggiore

Redazione 20/02/2026 09:51

Confagricoltura chiede fin d’ora al Parlamento un impegno a rivedere il Decreto-legge Bollette approvato dal Consiglio dei ministri ed evitare così la chiusura di centinaia di impianti, compromettendo la tenuta di migliaia di aziende agrozootecniche e agroforestali che conferiscono prodotti e residui. Il testo approvato dal CdM, pur essendo uno strumento atteso da famiglie e imprese per la riduzione dei costi dell’energia, mette a rischio infatti la tenuta delle aziende agricole che hanno investito in questi anni nelle rinnovabili dando un contributo importante alla transizione ecologica del Paese. Secondo Confagricoltura, l’intento di diminuire i costi energetici alle imprese utilizzatrici nei prossimi tre anni sicuramente è apprezzabile, ma vanno valutati in modo dettagliato gli effetti delle misure previste per i produttori di energia rinnovabile. “In Piemonte – dichiara Enrico Allasia presidente di Confagricoltura Piemonte e Cuneo – ci siamo mossi sin da subito per scongiurare i tagli agli impianti a biogas e biomasse di origine agricola e lo scorso 30 gennaio abbiamo organizzato insieme al Consorzio Monviso Agroenergie (CMA) un convegno proprio su questo tema, a Cavallermaggiore, a cui hanno partecipato diverse centinaia di agricoltori. Continueremo a insistere sull’argomento e a impegnarci in tutte le sedi istituzionali affinché non venga interrotto un percorso di sostenibilità ambientale iniziato oltre 20 anni fa e venga così bloccato ogni investimento e applicazione tecnologica in questo ambito nel settore agricolo”. Nonostante le rassicurazioni di qualche settimana fa, il testo del Dl Bollette approvato non contiene le modifiche richieste e non garantisce, purtroppo, garanzia di continuità al biogas elettrico e agli impianti a biomasse. Due filiere estremamente importanti per la sostenibilità e la resilienza delle imprese agricole e forestali italiane. Le principali novità riguardano gli impianti che escono dalle tariffe incentivanti ed entrano nel sistema dei Prezzi Minimi Garantiti (PMG). Quelli oltre i 300 kW lavoreranno per un numero di ore incentivate massime fissato ad ogni inizio semestre dal GSE, nel rispetto di un limite di spesa fissato per ogni anno, ma solo fino al 31 dicembre 2030 e dovranno impegnarsi a riconvertirsi a biometano. Anche gli impianti sotto i 300 kW potranno funzionare solo per un numero di ore incentivate massime fissato dal GSE, nel rispetto di un limite di spesa annuale fissato, ma fino al 31 dicembre 2037. Inoltre, la dotazione finanziaria prevista per gli anni 2026-2030 non sarà sufficiente a garantire il funzionamento per un numero adeguato di ore per tutti gli impianti. Secondo le stime effettuate dal CMA, per il settore biogas la copertura potrebbe variare fra il 45 e il 60 per cento di quanto necessario. “Il plafond previsto nei prossimi 5 anni per i PMG non è assolutamente sufficiente a sostenere la produzione di energia elettrica di origine agricola – conclude Allasia – e la richiesta di riconversione a biometano potrà riguardare solo una parte degli impianti a biogas esistenti. Inoltre, il meccanismo di incentivazione post PNRR per la riconversione degli impianti a biometano è ancora da definire. In tale scenario, se non ci saranno correttivi significativi al testo approvato, dunque, il nostro Paese rischia fortemente di vedere compromesso per sempre un sistema che, con numerosi e ingenti investimenti, negli anni ha saputo strutturarsi per diventare il motore dell’economia circolare in ambito agricolo”.