CUNEO - Donne e lavoro: in Piemonte sono quasi 94mila le imprese femminili

Nonostante le lavoratrici si confermino una componente strutturale del sistema produttivo, continua a pesare l’ostacolo della burocrazia

03/03/2026 15:09

Le imprese femminili registrate al 31 dicembre sono 93.489 (19.735 artigiane pari al 21,1%). A fine 2025 le imprenditrici artigiane sono 30.584, pari al 22% del totale degli imprenditori artigiani, un’incidenza superiore alla media nazionale (21,9%). Nell’ultimo anno la contrazione femminile è stata di -0,8%, inferiore al calo complessivo (-1,2%). Una dinamica che evidenzia una maggiore capacità di tenuta del tessuto imprenditoriale femminile, pur dentro una fase economica complessa. Il Piemonte è la quarta regione italiana per numero di donne con cariche nelle imprese artigiane, dopo la Lombardia, Veneto e Emilia Romagna. Il 55,7 % ricopre il ruolo di titolare, il 20,6% è amministratore e il 20% è socia. Le imprese sono di piccola dimensione e fortemente radicate nel territorio: oltre il 50% ha tra 1 e 9 addetti, con una struttura che tiene insieme imprenditorialità, occupazione e comunità. I settori di attività confermano il ruolo strategico delle donne nell’economia reale: 49,1% nei servizi alla persona, 26,4% nel manifatturiero, 14,6% nei servizi alle imprese, 10,1% nelle costruzioni. I dati sono stati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese su fonte Unioncamere-Infocamere. Tra gli ostacoli rilevati dalle imprenditrici artigiane prevale in nodo della burocrazia (54,5%), perché spesso sproporzionata rispetto alla dimensione delle imprese artigiane. Subito dopo emerge il tema della conciliazione tra lavoro e vita privata (53,4%), che riguarda imprese di ogni dimensione, con o senza dipendenti. Infine, la liquidità e l’accesso al credito (41,7%), particolarmente critici nelle fasi economiche incerte. Il 27,1%, invece, lamenta la mancanza di tempo per formazione e aggiornamento delle competenze.
 
Un dato significativo che abbiamo rilevato è che una minima parte di imprese femminili ha utilizzato misure di sostegno specifiche – rileva Sara Origlia, Presidente del Movimento Donne di Confartigianato Imprese Piemonte – e questo non perché non ci sia necessità, ma spesso per scarsa conoscenza delle opportunità, perché le procedure sono complesse o perché i requisiti non sono conformi con la realtà delle piccole imprese artigiane. È, quindi, necessario aprire una riflessione sull’efficacia delle politiche pubbliche, non basta stanziare risorse, serve renderle accessibili e realmente utilizzabili anche dalle micro e piccole imprese”. “Inoltre, il sostegno alle imprese guidate da donne – continua Origlia - non può essere una tantum e non deve essere inteso come un’azione di assistenza e di integrazione al reddito. Deve essere, invece, affrontato in modo strutturale, come aspetto fondamentale della politica economica del Paese per rendere le donne realmente partecipi del processo di crescita competitiva dell’Italia. Sostenere l’imprenditoria femminile non deve essere una ‘politica di genere’, ma una scelta di sviluppo economico che riguarda tutti: istituzioni, associazioni di categoria, sistema bancario”. “La conciliazione rimane uno dei principali ostacoli alla competitività, - incalza Origlia - e su questo continueremo a lavorare cercando di portare proposte e azioni concrete, poiché ad oggi la famiglia continua ad essere talvolta l’unico supporto. Sono consapevole che ‘battiamo’ sempre sullo stesso argomento ma è fondamentale che vengano attivati strumenti di conciliazione, anche se non sembra esserci la giusta attenzione. Infatti, le imprenditrici e in generale le donne piemontesi ed italiane fanno ogni giorno i conti con la carenza di politiche a favore dell’occupazione femminile e con un welfare che non aiuta a conciliare il lavoro con la cura della famiglia. Serve anche rafforzare la spesa sul welfare per famiglie e giovani. Da qui l’importanza di agire anche sulla leva della fiscalità prevedendo la detraibilità delle spese sostenute per l’acquisizione di servizi a supporto dei lavori di cura e conciliazione vita-lavoro”. “Non si tratta di una questione di quote rosa – conclude Origlia -, ma di un reale riconoscimento delle capacità, delle competenze e della valorizzazione del talento femminile, che diventa valore aggiunto e non quindi solo una mera questione di equità. Un sistema che offre alle donne le stesse opportunità di realizzazione è un sistema più forte, più innovativo e più competitivo”.

c.s.