VALDIERI - 'Dov'è finito il senso civico?': la rabbia dei gestori del Rifugio Valasco dopo il ponte del 2 giugno

Sulla pagina Facebook della struttura una serie di fotografie: nessun rispetto della raccolta differenziata, rifiuti abbandonati a terra, addirittura una bottiglia di vino vuota lasciata in bagno

Redazione 03/06/2020 08:37

Volevamo ricordare a tutti che a due metri da questo scempio ci sono i bidoni della differenziata. Se il livello di inciviltà continuerà, l'utilizzo dei bagni del rifugio, d'ora in poi, sarà soggetto a pagamento”. E’ il forte appello che i gestori del Rifugio Valasco, nel comune di Valdieri in valle Gesso, hanno pubblicato su Facebook nella serata di ieri, martedì 2 giugno, allegandolo ad alcune fotografie: bidoni della spazzatura stracolmi, nessun rispetto della raccolta differenziata, rifiuti abbandonati a terra, addirittura una bottiglia di vino vuota lasciata in bagno. Istantanee di inciviltà dopo il ponte del 2 giugno, giorni in cui migliaia di persone, complici la fine del “lockdown” e l’impossibilità di raggiungere il mare a causa della chiusura dei confini regionali, si sono riversate in montagna. In alcuni casi, come si è visto nel rifugio dell’alta valle Gesso, senza alcun rispetto dell’ambiente.
 
Si legge nel post pubblicato sulla pagina della struttura: “Premesso che i marchi di birra e di vino (messo ad invecchiare accuratamente in luogo sicuro, oppure voleva essere utilizzato come prodotto sanificante?) non sono venduti dalla nostra struttura, né tanto meno il contenuto dei sacchetti di nylon (accuratamente verificato) mi chiedo il senso civico dove sia finito”.
 
Un pensiero, poi, anche per chi invece ha saputo comportarsi nella maniera corretta, rispettando l’ambiente e gli altri escursionisti: “Ci scusiamo fin da ora con i tanti clienti ineccepibili che sono venuti a farci visita in queste giornate per il disservizio creato con la toilette e lo scempio lasciato intorno alla struttura”.
 
Il tema del rispetto della montagna e dei suoi ambienti, nelle scorse settimane, era stato affrontato sia dal Parco Alpi Marittime che dal CAI, che avevano invitato gli utenti a seguire le giuste norme di comportamento pubblicando veri e propri "decaloghi": con i confini regionali ancora chiusi, come detto, era infatti prevedibile un grande afflusso di persone verso le valli, in molti casi escursionisti “improvvisati”, vincolati dalla mancanza di alternative. La speranza era di evitare le conseguenze che invece, come abbiamo visto, si sono verificate al “Valasco”.
 
 
 

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