Stop ai furbetti dell’artigianato: dal 7 aprile cambia una regola fondamentale del mercato: le denominazioni “artigianato” e “artigianale” non potranno più essere utilizzate in modo improprio. Entra infatti in vigore la Legge annuale per le PMI che riserva l’uso di questi termini esclusivamente alle imprese iscritte all’Albo delle imprese artigiane. Una svolta attesa da anni e sostenuta con determinazione da Confartigianato, che impone multe salate a chi viola la norma: sanzioni fino all’1% del fatturato, con un minimo di 25.000 euro. Per Confartigianato Imprese Piemonte si tratta di un passaggio strategico non solo sul piano della concorrenza, ma anche nella lotta al fenomeno del falso Made in Italy, che continua a sottrarre valore all’economia reale. Nel 2024 l’analisi regionale del Rapporto Iperico 2024 posiziona il Piemonte come quinta regione italiana con più alto numero di merce sequestrata, con 6,3 milioni di pezzi e + 553% rispetto al 2023. Un segnale d’allarme per il Made in Italy, che attraversa una fase delicata e si trova a dover rafforzare la credibilità, la trasparenza e la legalità lungo tutta la filiera produttiva. Nonostante un decennio difficile che ha visto la chiusura di circa 128.000 aziende, l’artigianato italiano ha chiuso il 2025 all’insegna della resistenza: con 1,23 milioni di imprese attive il settore mostra una stabilità che incoraggia, segnata da un saldo positivo tra aperture e chiusure di 187 unità. “La norma segna un punto di svolta – sottolinea Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte – perché introduce finalmente un presidio giuridico contro pratiche ingannevoli che hanno alimentato per anni una concorrenza sleale. Difendere il termine ‘artigianale’ significa difendere un modello produttivo fatto di competenze, qualità e legame con il territorio”. Nel solo Piemonte operano oltre 113mila imprese artigiane, che rappresentano una componente essenziale del sistema economico regionale e contribuiscono in modo significativo all’export di qualità. La possibilità di distinguere in modo netto ciò che è autenticamente artigiano da ciò che non lo è rafforza la credibilità dell’intero sistema. “È una tutela per i consumatori – conclude Felici – che da oggi avranno una garanzia in più sulla veridicità di ciò che acquistano, ma è anche un riconoscimento concreto del valore delle nostre imprese. Dopo anni di ambiguità, si chiude la stagione dei ‘furbetti’ e si apre una nuova fase di trasparenza e correttezza del mercato”.