CUNEO - Fiumi e falde in sofferenza, gli ambientalisti contro la Regione: "L’inazione regna sovrana"

Le associazioni cuneesi contestano i provvedimenti legati al Deflusso Ecologico e la mancanza di una strategia di lungo periodo: "Serve un confronto serio per una gestione sostenibile"

Redazione 23/07/2026 08:56

Dopo un mese di giugno eccezionalmente caldo e povero di precipitazioni, anche in Piemonte si è tornati a dibattere di siccità e crisi idrica e delle potenziali soluzioni per un problema che anno dopo anno sta diventando sempre più strutturale, anziché legato ad emergenze estemporanee. Su questo tema intervengono con un comunicato i referenti delle principali organizzazioni ambientaliste del territorio cuneese. Di seguito il testo completo. “Siamo in piena emergenza idrica in questa estate siccitosa che registra temperature ben al di sopra della media, con i cambiamenti climatici sempre più drammaticamente evidenti e in fase di accelerazione, e i tanto sbandierati adattamenti, per non parlare di mitigazione, ben lontani dall’essere incisivi. L’inazione regna sovrana e ancora una volta siamo alle solite, con l’agricoltura a reclamare sempre più acqua e la maggioranza regionale, ordine del giorno n. 681 primo firmatario il consigliere regionale Sacchetto, a chiedere al Consiglio Regionale di impegnare la Giunta a modificare il regolamento sul Deflusso Ecologico, nonostante il precedente tentativo del 2025, già bocciato con parere negativo del Ministero dell’Ambiente. Proposta ‘sconcertante’, così l’ha definita uno dei massimi esperti di fiumi, il prof Stefano Fenoglio, ‘prosciugare i fiumi per ottenere un beneficio immediato significa arrecare un danno che, nel lungo periodo, può superare di gran lunga il vantaggio iniziale’.  Ricordiamo che lo scorso anno, il 5 agosto, l'Ufficio Legislativo del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica aveva chiesto alla Regione Piemonte l’abrogazione di tre articoli della Legge Regionale “di riordino” 9/2025 per chiara incompatibilità con la normativa ambientale nazionale ed europea. Tra questi in particolare l’articolo 34, quello che tentava di introdurre il concetto di Deflusso Ecologico ‘dinamico’, ovvero non basato sulle medie storiche o su criteri scientifici (e non ideologici) previsti dalla Direttiva Quadro Acque del 2000, ma su una percentuale fissa, che non può superare il 30% della portata effettiva del momento. In altre parole la possibilità di prelevare almeno il 70%, col risultato che si può attingere acqua a scopi irrigui anche quando il fiume è quasi a secco! Il deflusso ecologico, ricordiamo, è stato adottato nel 2017 dalla Conferenza Istituzionale Permanente dell’Autorità di distretto idrografico del fiume Po con l’obiettivo di ottenere un buon stato di salute dei fiumi, ma anche di organizzare in modo efficiente i prelievi a scopo agricolo, in modo da non arrecare danni ai corsi d’acqua, tenendo conto delle minori disponibilità d’acqua nei fiumi come conseguenza del cambiamento climatico. In poche parole si chiedeva già allora all’agricoltura di organizzarsi perché ci sarebbe stata sempre meno acqua a disposizione. Il Piemonte ha recepito la norma nel 2021 e il Regolamento regionale ‘Disposizioni per l’implementazione del deflusso ecologico’ è stato pubblicato sul Bollettino ufficiale il 5 gennaio 2022. Dunque, da allora è legge da applicare, ma la pianificazione in tema di agricoltura ha fatto poco o nulla per adeguarsi! A partire dai tanto sbandierati invasi, che non rappresentano comunque la vera e unica soluzione (e richiederebbero in ogni caso tempi lunghi e spesso incerti per la realizzazione, come dimostra il progetto di Serra degli Ulivi nel Comune di Villanova Mondovì); mancano proposte alternative realmente efficaci quali efficientamento irriguo, rotazioni colturali, varietà meno idroesigenti, miglioramento qualità dei suoli, ecc.; in altre parole assenza di un vero Piano di Gestione, come invece impone la Direttiva Europea Acque. Tutto questo è inaccettabile e i problemi si riproporranno in forma sempre più grave stante la tendenza climatica. I fiumi sono ben altro che una semplice risorsa idrica da sfruttare, beceramente convinti che l’acqua non utilizzata sia acqua ‘sprecata’! Senza entrare nei meccanismi di funzionamento degli ecosistemi fluviali, ricordiamo anche soltanto che i corsi d’acqua alimentano (e sono ‘in simbiosi’ nel senso che all’occorrenza ne vengono alimentati) quell’altra risorsa fondamentale sottovalutata e sovrasfruttata: le acque sotterranee (falde acquifere), una potenziale immensa riserva di acqua che a differenza di quella degli invasi non evapora, non va manutenuta (svasi periodici) ed è (non sempre!) più protetta. Le falde sono a loro volta in sofferenza per prelievi eccessivi e perché non vengono più ricaricate a dovere, in assenza di precipitazioni, dai fiumi in sofferenza, ma anche dal secolare reticolo dei canali irrigui sempre più cementificati/intubati (guarda caso proprio perché “perdono” acqua...verso le falde), e a causa anche delle enormi superfici urbanizzate e impermeabilizzate che hanno distrutto il suolo. Ci si dimentica che una falda ricca è preziosa per l’agricoltura e alimenta risorgive e fontanili, a loro volta importanti anche per l’irrigazione a valle. La proposta di modifica del Regolamento Regionale 14/R/2021 avrebbe avuto l'effetto di abbassare lo standard di protezione ambientale, consentendo un aumento dei prelievi proprio nei momenti di maggiore criticità idrica. Per fortuna non è passata, anche perché i proponenti continuano a non ricordare che la Regione Piemonte non può ‘disciplinare illegittimamente una materia rimessa alla competenza esclusiva dello Stato', contrastando il ‘riparto di competenze in materia di tutela delle acque', ma soprattutto non può ‘introdurre dei limiti e conseguentemente degli obiettivi di qualità meno elevati rispetto a quelli definiti dalla legislazione nazionale e dai provvedimenti settoriali di area vasta’ (dal testo ministeriale che ha bocciato il precedente tentativo del 2025, che ha sottolineato come sia di interesse pubblico, ovvero di tutti, mantenere in salute i corpi idrici superficiali).  E la Corte Costituzionale, sentenza n. 57/2026 che rappresenta una pietra miliare, ha stabilito che: ‘Al legislatore regionale, nell'esercizio delle sue competenze, è consentito incrementare i livelli di tutela fissati dal legislatore statale. Le regioni, dunque, possono adottare norme che interferiscono con la tutela ambientale solo se elevano lo standard di protezione previsto dalla legislazione nazionale, che funge da limite minimo di salvaguardia dell’ambiente’. In conseguenza di queste posizioni e sentenze non impugnabili, la Regione deve prendere atto e cambiare indirizzo: occorre finalmente l’avvio di un confronto serio e trasparente con il mondo agricolo e con gli esperti delle associazioni ambientaliste per una gestione sostenibile della risorsa idrica, basata su dati tecnici e scientifici e non su spinte politiche emergenziali di breve periodo. Per finire, un appunto sulle ordinanze emesse contro gli sprechi di acqua ad uso potabile: sacrosante! Anche le captazioni civili impoveriscono i corsi d’acqua, benché infinitamente meno di quelle irrigue; ma perché equiparare l’utilizzo dell’acqua per lavare le auto con quello per irrigare gli orti? Non c’è confronto, questi servono a produrre cibo, possibilmente di buona qualità; e in casi particolari, laddove non ci siano alternative, si potrebbe derogare al divieto, imponendo però tecniche irrigue al risparmio (tipo goccia a goccia) e in prospettiva e alternativa raccomandare/imporre la raccolta e l’utilizzo dell’acqua piovana (non solo per gli orti, ovviamente). Occorre in senso più generale avviare una riflessione sul tema e affrontare l’adozione (guidata dall’Ente gestore e/o dai Comuni) di buone pratiche a salvaguardia della risorsa acqua. Nel frattempo il Consiglio regionale ha nuovamente approvato la norma che rinvia al 31 dicembre 2026 l’applicazione del deflusso ecologico in Piemonte. Fin da ora preannunciamo che in autunno organizzeremo un importante momento di confronto/approfondimento sul tema ‘Falde acquifere’ anche come risposta all’ emergenza climatica e allo sfruttamento insostenibile dei nostri fiumi. La salute dei nostri fiumi e la qualità dell'acqua che bevono i cittadini piemontesi non sono negoziabili”. Bruno Piacenza, presidente Legambiente Cuneo
Domenico Sanino, presidente Pro Natura Cuneo
Patrizia Rossi, presidente LIPU Cuneo
Alberto Collidà, presidente Italia Nostra Cuneo
Albino Gosmar, presidente Cuneo Birding