CUNEO - Fondazione Crt, Tardivo lascia il consiglio d’indirizzo

Il professore cuneese era anche presidente del comitato scientifico. Le dimissioni all’indomani dei nuovi scossoni giudiziari sulla governance di palazzo Perrone

Redazione 13/01/2026 18:50

“And then there were none” recita il titolo originale della novella di Agatha Christie, da noi tradotta come “Dieci piccoli indiani”: “E poi non rimase nessuno”. La governance di Fondazione Crt perde un altro pezzo con le dimissioni del professor Giuseppe Tardivo dal consiglio di indirizzo, dove peraltro ricopriva anche la carica di presidente del comitato scientifico. La rinuncia dell’accademico cuneese, formalizzata venerdì scorso e comunicata lunedì dalla presidente Anna Maria Poggi ai consiglieri, fa seguito a quella dell’ex rettore dell’università del Piemonte Orientale Paolo Garbarino, dimessosi già nel periodo natalizio dal “parlamentino” di via XX Settembre. Il passo indietro è motivato dagli interrogatori che in questi giorni si stanno tenendo a Roma, dove il gip dovrà esprimersi in merito all’applicazione delle misure interdittive cautelari che il procuratore Giuseppe Cascini ha chiesto nei confronti di dieci indagati: si tratta di consiglieri della fondazione, vecchi e nuovi, a vario titolo implicati nella vicenda del presunto “patto occulto” denunciato dall’ex presidente Fabrizio Palenzona. I filoni d’inchiesta al riguardo sono due: a Torino si indagano 14 persone per interferenze illecite in assemblea, a Roma invece si procede per l’ipotesi di ostacolo alla vigilanza. Prima di Garbarino e di Tardivo avevano già lasciato Gianluca Gaidano, Fiorenza Viazzo, oltre ai componenti del vecchio cda Caterina Bima (oggi in Equiter), Davide Canavesio (tuttora al vertice di Ogr) e Marco Giovannini. L’economista Tardivo, classe 1948, originario di Peveragno, era stato l’“ago della bilancia” nello scontro tra l’uscente Giovanni Quaglia e Palenzona, poi vincitore della contesa per lo scranno più alto di palazzo Perrone di San Martino. Dopo un anno tormentatissimo, nell’aprile 2024 il banchiere alessandrino aveva a sua volta gettato la spugna, denunciando appunto la presenza di “patti occulti” in fondazione per spartire nomine e incarichi. È su questo che oggi due procure cercano di far luce.