CUNEO - Giustizia, Gabriella Viglione lascia la Procura di Cuneo: guiderà i pm di Ivrea

Domani l’insediamento ufficiale dell’ex procuratore aggiunto, dopo oltre sette anni nella Granda: “Orgogliosa dei risultati raggiunti dall’ufficio”

Andrea Cascioli 15/02/2022 19:30

Prenderà servizio domani (mercoledì 16 febbraio) nel suo nuovo ufficio di Ivrea il neo nominato procuratore capo Gabriella Viglione, in forza negli ultimi sette anni e mezzo come procuratore aggiunto a Cuneo.
 
Sessantaduenne, in magistratura dal 1986, Viglione ha lavorato per ventisette anni nella Procura di Torino, dove ha fatto parte di tutti i gruppi specialistici e della Dda, occupandosi soprattutto di criminalità organizzata, sicurezza del lavoro e delitti contro la pubblica amministrazione. A Ivrea era già stata per nove mesi, tra il 2012 e il 2013, ricoprendo il ruolo di procuratore facente funzioni. Nel 2014 si era poi trasferita nella Granda come procuratore aggiunto e in questa veste ha affiancato prima Francesca Nanni - ora procuratore generale a Milano - e poi l’attuale capo dell’ufficio Onelio Dodero.
 
A Cuneo ha coordinato diversi gruppi di lavoro, tra cui quello relativo alla violenza di genere e contro i minori. Con risultati positivi, spiega: “Ci siamo molto evoluti in senso organizzativo e posso dire di lasciare l’ufficio in una buona situazione”. Qualche esempio? “Il modulo di lavoro con la polizia giudiziaria affiancata ai magistrati e l’affiancamento dei vice procuratori onorari. Ma anche le direttive fornite con l’avvento del ‘codice rosso’ per la tutela contro violenze di genere e maltrattamenti, che ha portato alla costituzione di un numero apposito e dei turni di lavoro in Procura, seguiti da un gruppo molto attivo”. In materia di sicurezza sul lavoro, aggiunge, “i rapporti con lo Spresal sono stati incrementati in modo molto fruttuoso e in epoca Covid abbiamo avuto una collaborazione intensa con l’Asl Cn 1, per le trasmissioni dei decessi nelle Rsa durante la pandemia. Ci sono stati anche importanti momenti di confronto sulle nuove riforme con la polizia giudiziaria”.
 
A Ivrea il procuratore capo troverà una situazione molto più complicata, figlia della riforma che dieci anni fa aveva portato all’accorpamento di 38 procure e alla soppressione di tutte le vecchie sezioni staccate: “A Ivrea sono state accorpate le due sezioni distaccate di Torino più ‘pesanti’ in termini di giustizia penale, ovvero Ciriè e Chivasso. Questo carico di fascicoli si va ad aggiungere a quello del territorio eporediese che già presentava alcune zone critiche in termini di substrato criminale”. Ci sarà molto lavoro da affrontare, spiega: “È una situazione abbastanza disperata, c’è un arretrato imponente con un numero folle di procedimenti per ogni magistrato, anche legati alla criminalità organizzata e in parte ai fenomeni di infiltrazione mafiosa. Oltre a questo c’è un mondo che risente delle crisi produttive: reati economici ed ecologici, infrazioni legate alla sicurezza sul lavoro e alle malattie professionali. Penso alle industrie della gomma nella zona di Settimo e alle aree più segnate dall’esposizione diretta all’amianto”.
 
Alla pm Viglione, come già a Francesca Nanni, il periodo cuneese ha “portato fortuna”. La sua nomina, sancita in gennaio dal Csm, è anche una dimostrazione del fatto che la tradizionale disparità tra uomini e donne nei ruoli apicali della magistratura sta venendo meno: “Il gap è ancora evidente nei ruoli dirigenziali, anche se credo sia soltanto un problema di tempo. Le donne sono entrate più tardi in magistratura, ma ci sono tante colleghe determinate e un buon numero di figure femminili anche nelle procure generali. Certo per una donna non è ancora, banalmente, ‘la stessa cosa’. Anche soltanto per questioni di carico e di organizzazione della vita familiare”.
 
Doveroso un commento sull’attuale dibattito legato alla riforma della giustizia e dei meccanismi di autogoverno dei togati. La magistrata, afferente alla corrente Unicost, osserva il confronto politico senza pregiudizi ma con qualche perplessità: “La scelta di bloccare le ‘porte girevoli’ tra politica e magistratura mi trova assolutamente concorde, è una scelta che peraltro l’Anm invocava da anni. Ma non vorrei che questa riforma finisse per togliere ulteriore credibilità e autonomia alla magistratura, senza tuttavia assicurare un miglior funzionamento dei meccanismi processuali e del personale. L’idea che i problemi della giustizia coincidano con quelli del Csm non corrisponde alla realtà”. Occorre agire soprattutto sul piano delle risorse, insomma: “Quello della giustizia è un settore dove per oltre vent’anni non è stata immessa una sola unità nel personale amministrativo, solo in questi ultimi tempi si è ricominciato a indire i concorsi. Molte procure, compresa Ivrea, non hanno ancora un tecnico di supporto informatico in pianta stabile”. Quanto agli scandali recenti, infine, Viglione avverte: “La magistratura attraversa un momento di crisi d’immagine che deve essere recuperato con una svolta di assoluta serietà. Questa serietà già appartiene alla maggioranza dei colleghi, ma bisogna fare in modo che venga percepita anche all’esterno”.

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