CUNEO - "I fiumi sono un bene comune, non una risorsa inesauribile da spremere per profitto"

Le riflessioni dell'ex consigliere regionale e sindaco di Gaiola Fabrizio Biolè sulla situazione dei corsi d'acqua, tra reti irrigue antiquate, cementificazione e prelievi per l'imbottigliamento

Redazione 18/06/2026 10:46

Riceviamo e pubblichiamo l'intervento dell'ex consigliere regionale e sindaco di Gaiola Fabrizio Biolè sulla situazione dei fiumi della provincia di Cuneo. Di seguito il testo completo. "Scrivo - usando una serie di iperboli che però sono funzionali all'emergenza di cui all'oggetto - come cittadino preoccupato per la salute dei fiumi e dei torrenti del Cuneese – Stura di Demonte, Gesso, Maira, Grana,Varaita, Tanaro e affluenti vari – che purtroppo si riducono sempre più di frequente a miseri rigagnoli, degni di un documentario sulla desertificazione. Mentre i corsi d’acqua soffrono, si continua a raccontare la favoletta del “delicato equilibrio” tra esigenze agricole, industriali e minimo vitale.
Ma più che di equilibrio, si tratta spesso di un "saccheggio" coordinato, con deroghe permanenti al deflusso minimo vitale, rinviate di anno in anno: 2026, 2027, forse 2030. Tanto le marmorate non votano e gli scazzoni non scazzano, così come i temoli non fanno lobby... Nel frattempo i campi continuano a bere come spugne grazie ad ancora troppo diffuse reti di irrigazione che farebbero vergognare un fiero contadino degli anni ’50: perdite del 40-50%, getti a pioggia che evaporano prima di toccare terra, canali scoperti che perdono più acqua di quanta ne consegnano. Modernizzare: troppo complicato? Troppo costoso? Meglio chiedere un’altra deroga e incolpare il cambiamento climatico, pur presente, ma solo quando serve a giustificare l’immobilismo? E poi c’è l’asfalto. E suo fratello: il cemento. Chilometri quadrati di suolo impermeabilizzato – capannoni, strade, centri commerciali, condomini – che impediscono all’acqua di ricaricare correttamente le falde. L’acqua piovana corre quindi via verso il mare o causa allagamenti. Geniale strategia: sigilliamo il terreno e poi ci stupiamo se le sorgenti tirano le cuoia d’estate. L'ulteriore spinta arriva dalle grandi aziende dell’imbottigliamento: le "eccellenze del cuneese" che imbottigliano centinaia di milioni di litri all’anno di “acqua pura di montagna”, ma, come dice il mio amico giornalista Luca Martinelli: "Vendendo acqua o vendendo petrolio (la materia prima delle bottiglie)?" Acqua dunque che diventa preziosissima quando finisce nelle bottiglie vendute a caro prezzo, ma “risorsa condivisa” quando i fiumi sono in crisi. Come riportato ancora dall'amico Martinelli, che ci é venuto a trovare pochi giorni fa a Cuneo al circolo Arcipelago con il suo libro "Imbottigliati", alcuni gestori del settore sostengono addirittura che le concessioni per l’emungimento dell’acqua non possano essere sottoposte alla Direttiva Bolkenstein perché la risorsa sarebbe inesauribile, derivando da un ciclo chiuso e costantemente autoalimentantesi. Una tesi che appare quantomeno ottimistica e poco aderente alle evidenze di fiumi in sofferenza e falde sotto stress. Mentre si chiedono sacrifici a tutti (agricoltori in primis), queste aziende continuano a pompare dalle stesse sorgenti e falde. Loro fanno marketing sulla “sostenibilità” e sulla “leggera purezza alpina”. A questo punto, mi pare di poter ipotizzare che servano atti concreti: - Ammodernare davvero le reti irrigue, con sistemi a goccia, canalizzazioni chiuse, monitoraggio reale dei prelievi. - Fermare il cemento selvaggio e incentivare la ricarica delle falde (vasche di laminazione, aree permeabili, piccoli invasi collinari). - Mettere un tetto serio e trasparente ai prelievi per imbottigliamento, soprattutto in periodi di stress idrico, invece di trattare le grandi aziende come intoccabili. - Applicare una volta per tutte il deflusso ecologico senza deroghe infinite. I fiumi del Cuneese non sono una risorsa inesauribile da spremere fino all’ultima goccia per profitto privato o per mantenere un’agricoltura spesso idricamente inefficiente. Sono un bene comune. Sarebbe bello che i giornali, locali e non, promuovessero un dibattito informato e coraggioso che coinvolga istituzioni, consorzi, aziende e cittadini. Così magari potremo cambiare rotta prima che il prossimo bollettino Arpa misuri non più le portate, ma solo quanto è profondo il fango rimasto. Con seria preoccupazione per il futuro del nostro territorio...". Fabrizio Biolé