Riceviamo e pubblichiamo.
Ho letto delle recenti affermazioni del consigliere regionale del Piemonte Roberto Ravello, con il quale ho avuto la (s)ventura di condividere l’aula di Palazzo Lascaris dal 2010 al 2014 – io come “semplice” consigliere e lui, purtroppo per i piemontesi, come assessore all’Ambiente.
Nelle sue dichiarazioni ha definito le politiche a favore della contraccezione gratuita – in particolare i preservativi – “un definitivo colpo di grazia a un Piemonte che non cresce più”.
Che rappresentino non solo una posizione ideologica fuori dal tempo per un ragazzo di 50 anni, ma una pericolosissima minimizzazione di evidenze epidemiologiche consolidate, è chiaro a chi abbia un minimo di spirito critico...
Mi sembra quasi surreale doverlo scrivere ma: legare la prevenzione sanitaria alla natalità in questo modo ignora il ruolo fondamentale della contraccezione responsabile nella tutela della salute pubblica, nella riduzione delle gravidanze indesiderate e nel contrasto alle infezioni sessualmente trasmissibili.
Contrariamente a quanto sottinteso nelle dichiarazioni del “fratello d’Italia”, che ha minimizzato la priorità epidemiologica, i dati ufficiali dell’Istituto Superiore di Sanità, del Centro Operativo AIDS e dei report regionali piemontesi mostrano un chiaro aumento delle principali infezioni sessualmente trasmissibili, soprattutto tra giovani e giovanissimi.
Alcuni numeri.
A livello nazionale (dati Istituto Superiore di Sanità 2021-2023):
- Gonorrea: in aumento dell'83% tra il 2021 e il 2023, con 1.548 nuovi casi nel 2023 e una quintuplicazione dal 2010.
- Sifilide: in aumento del 5,5% tra il 2021 e il 2023, con 752 casi in quest’ultimo anno.
- Clamidia: in aumento del 21,4% tra il 2021 e il 2023, con un forte impatto nella fascia 15-24 anni.
Oltre agli aumenti esponenziali nel periodo pandemico, le infezioni sessualmente trasmissibili hanno comunque continuato a crescere anche negli anni successivi, riflettendo anche una riduzione nell’uso corretto del preservativo tra gli adolescenti.
A livello regionale in Piemonte nel 2022 sono stati documentati 379 casi di gonorrea e 346 casi di sifilide.
Il trend nazionale di crescita è confermato anche nella nostra regione per gonorrea e sifilide.
Le nuove diagnosi di HIV sembrano essere stabili ma persistenti, in numero di 160 nel 2024.
Tutte queste infezioni non sono “poche” o irrilevanti e soprattutto colpiscono i giovani. Generano inoltre complicanze, come infertilità e problemi neonatali, impattano sul sistema sanitario e sulla produttività, a proposito della regione che “non cresce”.
Al contrario da quanto uscito dalla bocca del consigliere, il Piemonte, come il resto d’Italia, registra aumenti preoccupanti proprio nelle fasce demografiche più rilevanti per la “crescita” della regione.
I preservativi maschili e femminili sono l’unico metodo contraccettivo con doppia protezione comprovata: prevengono gravidanze indesiderate e riducono drasticamente la trasmissione di malattie sessualmente trasmissibili batteriche e virali.
Tutte le organizzazioni che hanno competenza sulla salute, a partire dall’OMS, confermano che l’uso corretto e costante è altamente efficace nella prevenzione.
La gratuità e la facilitazione d’accesso, specialmente per giovani e fasce deboli, aumenta l’aderenza e riduce l’incidenza, come dimostrato da esperienze regionali e internazionali.
Investire in contraccezione gratuita non è uno “spreco” ma una misura di sanità pubblica lungimirante: riduce aborti conseguenza di mancata prevenzione, costi sanitari e complicanze, e supporta scelte consapevoli di genitorialità.
La denatalità piemontese e italiana ha cause strutturali complesse - come lavoro, welfare, housing, conciliazione vita-lavoro - sulle quali Ravello potrebbe dedicare qualche minuto del suo tempo per suggerire al suo presidente del consiglio Giorgia Meloni di cambiare rotta sul nulla devastante che questo governo nazionale ha fatto finora in tal senso.
La denatalità nulla ha a che fare con la disponibilità di profilattici. Anzi, una popolazione più sana e con maggiore controllo sulle proprie scelte riproduttive contribuisce meglio alla crescita demografica sostenibile.
Le affermazioni di Ravello confondono retorica con epidemiologia e rischiano di penalizzare la salute pubblica, in particolare dei giovani.
Penso che la Regione Piemonte dovrebbe procedere con misure basate sulle statistiche e sulle evidenze per l’accesso facilitato alla contraccezione e alla prevenzione, potenziando consultori neutrali, educazione sessuale e campagne informative. La crescita del Piemonte passa dalla salute e dalle opportunità delle nuove generazioni, non dal negazionismo sui dati.
E poi mi piacerebbe tanto capire che cosa pensano delle affermazioni del proprio camerata, in cuor loro e al di là delle serrate file partitiche, le mie/nostre co-provinciali “sorelle d’Italia” Monica Ciaburro, Federica Barbero, Giovanna Giolitti, Noemi Mallone, Annalisa Genta...
Caro Ravello, sarò rude, ma non siamo più o meno noi tutti degli spermatozoi scappati da un profilattico, chi più fortunatamente per se stesso e per gli altri, chi meno fortunatamente per se stesso e per gli altri. O no?
Fabrizio Biolè
Ex consigliere regionale