“La sentenza definitiva della Corte di Cassazione che ha dato ragione alla Regione Lombardia nel contenzioso con i concessionari idroelettrici rappresenta un precedente di straordinaria importanza anche per il Piemonte. La decisione ha infatti consentito di sbloccare oltre 200 milioni di euro destinati ai territori interessati dagli impianti e conferma la piena legittimità dei nuovi canoni e degli obblighi a carico dei concessionari. È una pronuncia destinata ad avere effetti ben oltre i confini lombardi”. Lo dichiara il consigliere regionale del Partito Democratico Mauro Calderoni, che torna sul tema delle concessioni idroelettriche dopo il recente intervento dedicato alle centrali lungo la Stura. “In una fase in cui Province e Comuni vivono una cronica carenza di risorse, non possiamo permetterci di lasciare inutilizzate opportunità che possono rafforzare i bilanci degli enti locali senza gravare sui cittadini. L’acqua è un bene pubblico e il valore economico che genera deve tradursi in maggiori benefici per le comunità che ospitano gli impianti”. Per questo Calderoni rivolge un appello al presidente della Regione Alberto Cirio: “La Regione convochi con urgenza un tavolo con tutte le Province piemontesi per effettuare una ricognizione completa delle derivazioni idroelettriche presenti sul territorio, verificare le scadenze delle concessioni e definire una strategia regionale condivisa. Il Piemonte deve presentarsi preparato alla stagione dei rinnovi e delle nuove assegnazioni, valorizzando tutti gli strumenti che la normativa e la recente giurisprudenza mettono a disposizione”. “La sentenza della Cassazione dimostra che le Regioni possono tutelare con efficacia l’interesse pubblico nei confronti dei grandi concessionari. Anche il Piemonte deve cogliere questa occasione per aggiornare la propria strategia sulle concessioni idroelettriche, rafforzare i canoni e garantire che una quota sempre maggiore del valore prodotto dall’energia idroelettrica resti nei territori montani e nelle Province che sopportano l’impatto delle infrastrutture. È però fondamentale che queste maggiori entrate siano condivise con le vallate che ospitano gli impianti, perché è lì che si produce la ricchezza generata dall’acqua e lì devono tornare i benefici. Questa potrebbe essere anche l’occasione per dare concreta attuazione al percorso di rilancio delle Comunità montane, più volte richiamato dall’assessore regionale Bussalino, superando i limiti dell’attuale sistema delle Unioni montane e restituendo ai territori uno strumento capace di programmare, gestire e redistribuire risorse in modo più efficace. Sarebbe un segnale concreto per sostenere i bilanci degli enti locali, finanziare servizi, manutenzioni e investimenti nelle aree interne e rafforzare il ruolo delle istituzioni che rappresentano la montagna piemontese”.