CUNEO - Il ‘‘castigatore’’ della movida: ‘‘Non voglio che Cuneo sia un dormitorio, ma che si possa anche dormire’’

Dal 2006 Claudio Massa è il paladino delle cause contro il Lucertolo’s e gli altri locali nelle aule di giustizia: “Il Comune? Più attento agli esercenti che ai residenti”

Andrea Cascioli 07/02/2021 18:24

 
Nei corridoi del tribunale lo si vede quasi ogni giorno incedere a passo svelto: grande eloquenza, modi garbati e un inconfondibile papillon. Claudio Massa è da quarant’anni una presenza fissa nelle aule di giustizia e dal 2019 è anche presidente dell’Ordine degli Avvocati di Cuneo.
 
Tra le innumerevoli battaglie legali affrontate, però, una gli sta particolarmente a cuore: qualcuno in città l’ha bollata come una crociata contro la “movida”, ma lui respinge l’accusa e preferisce parlare di un impegno civico contro “la maleducazione di alcuni clienti ed esercenti dei locali”. Impegno che ha incominciato a portare avanti prima in veste di residente che come avvocato, quando nei dintorni della sua abitazione aveva aperto i battenti l’allora Avenida. Nel 2006 l’inizio di una contesa destinata a durare per altri cinque anni, fino a quando il Comune ha imposto al locale di viale Angeli di chiudere alle ore 23: “A dimostrazione del fatto che se si vuole si può condurre un locale nel rispetto delle regole, - spiega l’avvocato - non ci sono più state rimostranze contro nessuna delle gestioni che sono seguite e che hanno dimostrato professionalità e attenzione alle esigenze dei residenti: il Baladin, poi l’Altro Baladin e da ultimo il Fea’s”.
 
In compenso la protesta anti-rumore è dilagata in altre aree della città e ha sempre trovato nell’avvocato Massa il paladino delle ragioni legali dei residenti: la Birrovia, l’ex Nuvolari e l’Osteria dei Colori hanno optato per il pagamento di oblazioni, altrettanto ha fatto il ristopub Lucertolo’s in due occasioni prima dell’ultima vicenda giudiziaria, che l’ha visto soccombere dopo la denuncia di un gruppo di vicini. Resta tuttora aperta la questione con gli Ex Lavatoi (la prossima udienza è fissata per il 3 marzo) e non si esclude nemmeno che, passata la buriana del Covid, seguano iniziative analoghe contro altri locali.
 
Avvocato, tra gli esercizi sanzionati figurano birrerie aperte fino a tarda notte e semplici ristoranti, locali nel cuore del centro storico e fuori dal centro, luoghi in cui si trasmette musica ad alto volume e altri che si limitano ad allestire un dehor. Possibile che a Cuneo non si salvi proprio nessuno?
Rispetto al numero dei locali, quelli su cui si sono incentrate le attenzioni dei residenti non sono poi tantissimi: è ovvio che ci siano sensibilità diverse da parte dei gestori. Ho notato con una certa soddisfazione che ora tanti esercizi del centro storico, specie quelli che si trovano in contesti meno angusti del Lucertolo's, appongono cartelli con scritto “vietato lo stazionamento fuori dal locale”. A Cuneo ci sono ben due disposizioni che impongono ai gestori di curare che nelle immediatezze del locale il comportamento degli avventori sia improntato al rispetto dei diritti dei residenti, evitando gli schiamazzi e il vociare.
 
Anche il Lucertolo’s ha apposto un avviso del genere. Perché non è bastato?
La sentenza ha preso atto di una situazione che va oltre le regole dettate: il diritto alla salute e all’inviolabilità del domicilio prevalgono sulla libertà d’impresa. La legge, in particolare, prevede che dopo le 22 non si possa sforare di oltre 3 decibel rispetto al rumore di fondo: perfino tre o quattro persone fuori dal locale, in un posto come vicolo Quattro Martiri, possono provocare un superamento di soglia. Nella denuncia del 2015 era anche stata allegata una perizia fonometrica che attestava questo sforamento.
 
Non sarà allora che le norme sono penalizzanti?
A detta di qualcuno potranno essere norme troppo restrittive, ma ci sono e vanno rispettate: inoltre, l’evoluzione della giurisprudenza ha privilegiato una serie di elementi come la prova testimoniale, proprio perché ci sono situazioni che è difficile documentare con le perizie. L’atteggiamento dell’amministrazione civica di Cuneo non è diverso da quello della maggioranza dei comuni: le pressioni, anche elettorali, delle associazioni dei commercianti contano molto e forse la speranza è che i residenti non vogliano spendere soldi per i tecnici fonometrici e gli avvocati. Di fronte ad amministrazioni locali che badano più alle esigenze degli esercenti che a quelle dei residenti, la giurisprudenza ha pensato bene di cercare un equilibrio.
 
Eppure c’è chi si regola in altro modo: proprio mercoledì scorso (3 febbraio), lo stesso giorno della sentenza contro il Lucertolo’s, la Procura di Torino ha chiesto il proscioglimento dei due animatori del “concertino dal balconcino”, osservando che non sussisteva il pericolo concreto di recare un disturbo “a un numero indeterminato di persone”
La giurisprudenza di Cassazione ha specificato più volte cosa si debba intendere con “numero indeterminato di persone”, che non significa per forza un numero amplissimo: in un’occasione, anzi, la suprema corte ha ritenuto sussistente il disturbo della quiete pubblica in presenza di una sola persona disturbata, cioè l’unico inquilino dell’immobile sovrastante il locale. Il fenomeno della cosiddetta “movida”, comunque, è stato affrontato per vie legali solo in alcune parti della penisola, mentre altrove viene gestito con professionalità dalle amministrazioni o dagli esercenti più consapevoli: non è che tutti gli esercenti o tutti i clienti siano maleducati, ci sono quelli che fanno più attenzione.
 
O forse sono alcuni residenti a essere più insofferenti? Cuneo ha una nomea di “città bogianen” per eccellenza, anche rispetto a contesti vicini come Saluzzo o Bra, che ospita da anni una manifestazione “chiassosa” come gli Aperitivi in Consolle…
In realtà il problema è rappresentato dal fatto che qui si parla di disturbi che proseguono per tutto l’anno, con particolare virulenza nei mesi estivi (tutte le denunce contro il Lucertolo’s risalgono a quel periodo), non di una manifestazione concentrata in un periodo limitato come appunto gli Aperitivi in Consolle. Si badi che in alcuni tribunali, in particolare a Brescia e a Savona, i giudici hanno emesso sentenze che richiamano la responsabilità diretta dell’ente comunale oltre a quella degli esercenti. A Brescia, in una zona molto movimentata della città, si è imposto agli esercenti di istituire a loro spese un servizio di vigilanza per evitare le intemperanze della clientela nei dintorni dei locali: questa può essere una possibile soluzione.
 
Come è possibile però che alcuni locali vengano condannati dal giudice in sede penale senza essere nemmeno mai stati sanzionati dai vigili urbani?
Il fatto che non ci siano interventi sanzionatori precedenti conta poco, peraltro il regolamento dehor del Comune di Cuneo prevede in teoria, all’articolo 23, che l’autorizzazione al dehor venga revocata nel momento in cui c’è una denuncia: non mi pare sia mai stato applicato.
 
Un’applicazione più restrittiva dei regolamenti non rischierebbe di tarpare troppo le ali ai locali? In fondo in questi anni il centro storico di Cuneo si è molto riqualificato grazie alle nuove attività commerciali
La riqualificazione non passa per una generalizzazione dei dehor, come si è fatto - a mio avviso in modo inopportuno - in via Dronero e in vicolo Quattro Martiri. Anche in piazza Galimberti e dalle parti di corso Dante e via Silvio Pellico, o di fronte ai giardini Fresia, si sta creando un po’ di fermento tra i residenti: è ovvio che in questa contingenza non si è ritenuto di dare corso a iniziative, ma si creeranno altri casi se qualcuno non porrà rimedio. Tutte le volte che sento dire che la nostra città deve diventare bella e accogliente per i turisti ricordo che deve essere bella e accogliente per tutti, anche per chi ci vive: siamo perfettamente d’accordo che Cuneo non debba diventare un dormitorio, ma deve restare una città in cui si possa anche dormire.

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