Cuneo potrebbe non essere più il “supercarcere” dei mafiosi e dei criminali al 41 bis. Da mesi ormai si discute del piano del governo, presentato nella conferenza Stato-regioni di dicembre, per l’accentramento dei detenuti in regime speciale in alcuni istituti destinati ad ospitare solo questa tipologia. In Piemonte il penitenziario designato è il San Michele di Alessandria. Per Cuneo significherebbe il trasferimento di 45 detenuti, oggi rinchiusi nel reparto dei 41 bis, ma anche un possibile ingresso di circa 150 reclusi nel circuito della media o dell’alta sicurezza. Un’eventualità che preoccupa molto il direttore del Cerialdo Domenico Minervini: “Ove questo scenario si realizzasse, - avverte - l’istituto si troverebbe ad ospitare più di 500 detenuti, con probabili ricadute a livello gestionale e di sicurezza. Un ambito su cui ciò andrà sicuramente ad impattare sarà l’assistenza sanitaria nei confronti della popolazione detenuta”. Il Cerialdo è già oggi un carcere sottoposto a grande pressione, con una popolazione di circa quattrocento detenuti: quasi metà degli 894 rinchiusi nei quattro penitenziari della provincia (oltre a Cuneo ci sono Saluzzo, Alba e Fossano). La festa della Polizia Penitenziaria, celebrata questa mattina, è stata l’occasione per fare il punto sulle criticità ma anche sui miglioramenti intervenuti nell’ultimo anno. Tra i segnali positivi, il principale riguarda la sicurezza interna: “Quest’anno tracciamo un bilancio sicuramente positivo a differenza del precedente” dice Minervini. Merito degli incrementi di organico che ci sono stati ma che ora, segnala il direttore, si stanno riducendo a causa delle politiche di mobilità nazionali. La tecnologia ha giocato un ruolo cruciale: grazie a orientamenti “più avanzati” della magistratura di sorveglianza è stato possibile aumentare i colloqui dei detenuti al 41 bis in videoconferenza. La recente sottoscrizione di un protocollo ha implementato in maniera significativa anche la partecipazione a distanza dei detenuti nelle udienze del tribunale di sorveglianza. Restano i problemi legati a una percentuale di stranieri che a Cuneo supera il 60%, di fronte a una media regionale del 43%, e alla forte presenza di tossicodipendenti: l’Asl ha potenziato e diversificato i trattamenti proprio in favore di queste tipologie di detenuti. La sanità carceraria vede aumentare gli specialisti e le attrezzature, con una riduzione dei trasferimenti verso l’ospedale. Nell’ambito della salute il direttore elogia il progetto di Caritas che ha messo a disposizione settemila euro per le protesi dentarie dei detenuti indigenti. Sul fronte trattamentale, quest’anno sono erogati dalla Camera di Commercio due ulteriori corsi professionali, per panettiere-pasticcere e addetto alle buste paga, grazie a un finanziamento della Fondazione Crc. “Ora - aggiunge Minervini - è necessario che queste attività vengano messe a sistema, diventando stabili e non più occasionali, in modo che ne fruiscano i detenuti giovani delle seconde generazioni per i quali il rischio di recidiva resta elevatissimo, con ricadute sulla sicurezza delle nostre città”. Un ringraziamento va ai componenti di un reparto formato per più del 50% da agenti con meno di due anni di servizio: “Frutto delle discutibili politiche nazionali di assegnazione dei neoagenti e della troppo frequente mobilità sul territorio nazionale”. A loro si rivolge il comandante della Polizia Penitenziaria Daniele Cutugno, ricordando i numeri dell’attività provinciale nel 2025: i sequestri sono stati 130 a fronte del rinvenimento di 115 cellulari, di 22 rinvenimenti di sostanze stupefacenti (perlopiù hashish, crack e cocaina) e di 25 oggetti idonei all’offesa, prevalentemente armi bianche e oggetti contundenti. Nel corso dell’anno sono state 5.079 le perquisizioni ordinarie e quattro le perquisizioni straordinarie, di cui tre presso la casa circondariale di Cuneo. I registri hanno segnato 721 ingressi e 709 dimissioni, 2.932 traduzioni di cui 172 trasferimenti, 734 spostamenti per esigenze di giustizia, 1.486 per motivi di salute e 31 piantonamenti ospedalieri. Tra le novità, oltre all’avvento del manuale operativo e ai corsi professionalizzanti, c’è l’introduzione delle bodycam il cui utilizzo è stato sperimentato proprio a Cuneo. La cerimonia si è conclusa con la consegna degli encomi, da parte del prefetto Mariano Savastano, al sostituto commissario Marino Spinardi e al sovrintendente Claudio Aimar della casa di reclusione di Fossano, nonché agli assistenti capo coordinatori Giorgio Pallotta, Pasquale De Masi, Andrea Golino, Ignazio Gioi e Stefano Maccioni della casa di reclusione di Alba.