CUNEO - Il mondo dopo Capaci: “A Falcone dobbiamo le scuse. Fu isolato e tradito da una parte della magistratura”

Parole pesanti dal procuratore di Cuneo Dodero, ex pm antimafia, nella commemorazione della strage del 1992

Andrea Cascioli 22/05/2026 16:33

Non è stata un rituale vuoto, un esercizio di retorica tra i molti, la commemorazione della strage di Capaci ospitata dal tribunale di Cuneo, a quasi 34 anni dalla morte dei giudici Giovanni Falcone e Francesca Morvillo, con gli agenti di scorta Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Nel silenzio dell’aula assise rimbombano le parole pesanti che il procuratore capo Onelio Dodero, alla sua ultima cerimonia di questo genere (la scadenza dell’incarico è a ottobre), consegna a una platea di magistrati, avvocati e semplici cittadini: “Perché siamo qui? Perché a Capaci non è soltanto saltato un pezzo di autostrada. C’è un prima e un dopo Capaci”. Il mondo “prima di Capaci” è quello in cui Giovanni Falcone si trovò a vivere un’esistenza professionale “segnata da disillusione, umiliazioni e tradimenti”. Anche da parte di chi faceva il suo stesso mestiere, aggiunge Dodero, che oltre agli incarichi nell’antimafia condusse l’inchiesta Capaci bis sul tritolo della strage: “Dobbiamo finalmente avere il coraggio della verità e avere il coraggio di dire che le istituzioni e la magistratura sono ancora in debito con Giovanni Falcone. A lui e alle altre vittime chiedo scusa come magistrato”. Il “prima di Capaci” è fatto di date: il 19 gennaio 1988, quando il Csm preferì Antonino Meli al favorito Falcone come consigliere istruttore della Procura di Palermo. In agosto, la candidatura di Falcone fu affossata anche per l’incarico di alto commissario per la lotta alla mafia, per il quale le toghe scelsero invece Domenico Sica. Un altro prima di Capaci è l’Addaura, l’attentato subito dall’uomo di punta del pool nel 1989, tre anni prima dell’assassinio: “Si disse che Giovanni Falcone si era organizzato l’attentato, e le zampette di un corvo scrissero anche che aveva fatto rientrare Totuccio Contorno a Palermo perché uccidesse i Corleonesi. Questi ‘prima’ dimostrano che Falcone è stato deriso, delegittimato, di fatto isolato anche da una parte della magistratura: ed è ora di dirlo”. Ma il mondo non si è fermato a Capaci. Il “dopo Capaci”, lo ricorda il presidente del tribunale Mario Amato, catanese, anche lui con un passato nell’antimafia, è il punto in cui “attraverso il momento delle stragi, abbiamo assunto consapevolezza della realtà mafiosa, prima considerata come una realtà che riguardava solo una certa parte del Paese”. Le morti eccellenti c’erano anche prima, il sangue scorreva per le strade a fiumi, con centinaia di morti ammazzati ogni anno: “C’era indignazione, ma poi tutto tornava come prima. Solo dopo le stragi si è assunta consapevolezza. Oggi la mafia continua a esistere ma ha cambiato la sua operatività”.