CUNEO - Il pasticcio dei 200mila tamponi piemontesi ‘‘scomparsi’’ in un giorno: cosa è successo davvero?

La Regione ha conteggiato fino a venerdì scorso anche i test rapidi, meno affidabili di quelli molecolari. Dopo lo stop del governo è arrivata la marcia indietro

Andrea Cascioli 20/12/2020 13:45

 
A far scoppiare la bomba è stato un post su Facebook, pubblicato dal ricercatore e manager torinese Marco Riva Governanda a commento dei dati ministeriali sui contagi da Covid-19 di venerdì 18 dicembre.
 
Quel che salta agli occhi è che il dato sui test in Piemonte risulta pari a 1.595.851 “tamponi effettuati processati con test molecolare”, mentre il giorno prima nella stessa colonna era stata indicata la cifra di 1.819.188. Come è possibile che ben 223.337 tamponi molecolari si siano volatilizzati da un giorno all’altro? La spiegazione, come riporta un articolo de Lo Spiffero che per primo ha rilevato l’incongruenza, è nelle scarne righe al fondo del bollettino diffuso dalla Regione Piemonte: “Il dato delle persone testate e dei tamponi processati con test molecolare è stato ricalcolato sulla base delle indicazioni ministeriali”.
 
Fino a giovedì 17, infatti, il numero dei tamponi comunicato da Torino sommava insieme i test rapidi antigenici e i test molecolari. Una prassi che il governo ha chiarito fin da principio di voler evitare per una questione di affidabilità: i test rapidi infatti ricercano le proteine superficiali del virus (antigeni) e non il genoma virale (come accade invece con il test molecolare). Come chiarisce una nota dell’ospedale Humanitas, questo tipo di rilevamento ha una valida applicazione nel campo dello screening (ad esempio in campo scolastico o per isolare casi sospetti in aeroporti e porti), ma non può essere considerato un test diagnostico in ambito clinico perché presenta dei limiti importanti: è possibile, infatti, che si ottengano dei “falsi negativi” e che dunque pazienti che risultano negativi al test siano in realtà positivi.
 
Scorporando il dato dei test antigenici da quelli molecolari, il Piemonte scende al settimo posto tra le regioni per numero di tamponi effettuati dall’inizio della pandemia, pur essendo la seconda per numero di ricoverati e di vittime dopo la Lombardia. Un problema già denunciato in ottobre dal virologo Giovanni Di Perri dell’Amedeo di Savoia e dalla Fondazione GIMBE, che in primavera aveva sostanzialmente “promosso” la gestione dei test a livello regionale ma ha valutato con preoccupazione i dati del periodo compreso fra il 12 agosto e l’11 ottobre: in questo lasso di tempo il Piemonte si era posizionato addirittura terzultimo per numero di tamponi processati in rapporto alla popolazione, seguito soltanto da Marche e Sicilia.
 
C’è ora chi, come il fisico dell’università di Torino Alessandro Ferretti, accusa senza mezzi termini la giunta Cirio di aver messo in atto “un maneggio per favorire il rientro a zona arancione”: “In pratica, tutto quello che sapevamo sul tracciamento in Piemonte durante la seconda ondata era falso e la storia dei tamponi andrà riscritta da zero”. Ancora oggi, rileva Lo Spiffero, “il Piemonte ha un numero di decessi molto alto e i ricoverati, sia in terapia intensiva sia negli altri reparti, stanno diminuendo molto meno rispetto al crollo dei contagi”. Sulla questione ha già annunciato un’interrogazione urgente il consigliere regionale Pd Daniele Valle, a capo della commissione d’indagine sulla gestione della pandemia in Piemonte.
 
In attesa della replica, che potrebbe arrivare già domani in commissione per voce dell’assessore alla Sanità Luigi Icardi o dello stesso governatore Alberto Cirio, tocca all’assessore Matteo Marnati chiarire la posizione di piazza Castello: “Noi siamo stati più scrupolosi del ministero” ribatte il responsabile regionale della Protezione Civile, assicurando che “non ci abbiamo guadagnato niente, anzi: al massimo abbiamo più positivi rispetto agli altri. Usiamo gli antigenici perché dal 3 dicembre l’Europa li ha equiparati”.

Notizie interessanti:

Vedi altro