CUNEO - Imprenditoria giovanile in Piemonte, dati in calo negli ultimi anni

Dal 2015 la compagine di imprese guidate da under 35 ha avuto un netto calo, con una flessione di 7 mila unità

Immagine di repertorio

01/04/2026 12:12

Il volto dell'imprenditoria giovanileª piemontese sta cambiando, e l’analisi dei dati riferiti all'ultimo decennio delinea uno scenario di profonda evoluzione. Tra il 2015 e il 2025 la compagine di imprese guidate da under 35 ha registrato una contrazione significativa, con una flessione che supera le 7mila unità. Il bilancio parla chiaro: dalle 43.487 imprese giovanili registrate in Piemonte nel 2015 si è scesi a quota 36.228 a fine 2025, con una perdita di circa 17 punti percentuale, in un contesto generale caratterizzato da un’erosione della base imprenditoriale significativamente più contenuta.  Tale andamento è riconducibile alla convergenza di due fattori: da un lato la cessazione di parte delle attività guidate da giovani; dall’altro il fisiologico superamento della soglia anagrafica da parte dei titolari d’azienda, che fuoriescono dal perimetro statistico degli under 35 senza che, sul fronte opposto, il ricambio generazionale sia riuscito a colmare integralmente il divario con nuove aperture.  È quanto emerge dall’analisi dei dati del registro imprese delle Camere di commercio piemontesi, che fotografa la profonda trasformazione del tessuto imprenditoriale regionale, segnata anche dall’inverno demografico in cui è entrata la nostra società.  Le oltre 36mila realtà piemontesi guidate da giovani incidono oggi per l'8,7% sul totale delle 417mila imprese regionali, segnando un arretramento rispetto alla quota del 9,8% registrata dieci anni fa. Nonostante questa flessione, il Piemonte conserva un’incidenza superiore alla media nazionale (8,1%), contribuendo inoltre per il 7,7% all'intera compagine "under 35" del Paese. La geografia del ricambio generazionale premia tuttavia la spinta del Mezzogiorno: Campania e Calabria guidano infatti la classifica per densità imprenditoriale giovanile con quote rispettivamente del 9,8% e 9,4%, precedendo il Trentino-Alto Adige (9,2%) e la Sicilia (8,9%).  

Il panorama dell’imprenditoria giovanile piemontese attraversa una metamorfosi strutturale che riflette la trasformazione dell’economia regionale. Più che una semplice flessione, osserviamo un riposizionamento strategico delle nuove generazioni che abbandonano i comparti tradizionali, come edilizia e commercio, per scommettere con decisione su innovazione tecnologica, ICT e servizi specialistici – commenta Gian Paolo Coscia, presidente Unioncamere Piemonte -. Questa evoluzione verso modelli organizzativi più complessi rappresenta la risposta dei giovani imprenditori a un contesto segnato dall’inverno demografico e da barriere all’entrata sempre più selettive. La sfida per le istituzioni consiste oggi nel sostenere il ricambio generazionale, trasformando la contrazione della base imprenditoriale in un’opportunità di modernizzazione. Nonostante le difficoltà diffuse sul territorio, il Piemonte mantiene una vocazione imprenditoriale vivace, pronta a guidare lo sviluppo futuro attraverso competenze avanzate e digitale”.

La contrazione numerica della base imprenditoriale ha innescato una profonda ricomposizione settoriale. A guidare questo cambiamento sono le attività ICT, i servizi finanziari e immobiliari, che nell’ultimo decennio hanno registrato una crescita del 16,5% con oltre 500 nuove unità, seguite dal comparto dei servizi alle imprese, in aumento del 15,4% per un incremento di circa 700 realtà. Segnali di resilienza giungono anche dall’agricoltura e dai servizi alla persona, che mostrano dinamiche incoraggianti nel decennio.  Di contro, i settori tradizionali subiscono un drastico ridimensionamento: l'edilizia e il commercio registrano le perdite più consistenti, con una flessione di oltre 3mila unità ciascuno. Anche il turismo e l’industria in senso stretto segnano il passo, con una riduzione complessiva che sfiora le 2mila attività tra il 2015 e il 2025. La forte erosione registrata dal comparto giovanile delle costruzioni, in un contesto generale che ha visto, invece, un consolidamento delle realtà del settore, è l’esito di un innalzamento delle barriere all'entrata, tra complessità burocratica e accesso al credito più selettivo. Il comparto ha vissuto un consolidamento verso realtà più strutturate, penalizzando le micro-imprese giovanili meno capitalizzate e maggiormente esposte alla conclusione dei cicli di incentivazione fiscale.  Questa metamorfosi strutturale emerge chiaramente attraverso l’analisi del peso percentuale dei comparti: se nel 2015 commercio e costruzioni rappresentavano insieme quasi il 45% del totale delle imprese under 35, oggi tale quota è scesa al 37%. Parallelamente, cresce sensibilmente l'incidenza dei servizi avanzati (dal 10,3% al 14,2%) e dell'ICT (dal 7,5% al 10,5%), confermando una decisa virata delle nuove generazioni verso l'innovazione tecnologica e i servizi specialistici.  L’analisi per forma giuridica rivela traiettorie divergenti, segnando, anche per il mondo dell’imprenditoria giovanile piemontese, un progressivo passaggio verso modelli organizzativi più complessi. Sebbene le imprese individuali restino la scelta di oltre 8 giovani su 10, questa forma giuridica ha perso circa 5mila unità nel decennio, mentre le società di persone hanno visto la propria presenza quasi dimezzarsi, scendendo dal 10,5% al 6,5% del totale regionale. In netta controtendenza si muovono le società di capitale, unica forma giuridica in espansione, portando la propria incidenza dall’8,5% all’11,9%.   Imprese giovanili registrate in Piemonte per classe di natura giuridica (Anni 2015 e 2025)  Spostando, infine, l'osservazione sui singoli territori, la flessione della componente giovanile appare diffusa sull'intero perimetro regionale, seppur con gradienti d'intensità variabili. Le province di Vercelli, Alessandria, Novara e Verbano-Cusio-Ossola registrano le contrazioni più marcate, con una base imprenditoriale under 35 che si è ridotta di oltre un quarto rispetto a dieci anni fa. Al contrario, Torino e Cuneo emergono come i poli più resilienti del Piemonte, avendo contenuto l'erosione del tessuto produttivo giovanile entro soglie decisamente più ridotte rispetto alla media degli altri territori. 

c.s.