CUNEO - In 40 comuni della Granda, nel 2019, non è nato nessun bambino

In tutta Italia sono 328 i paesi a natalità zero. A rischio di spopolamento soprattutto le valli Maira e Stura e le aree più isolate del Cebano e dell’alta Langa

Andrea Cascioli 29/12/2020 12:33

 
“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”: è un celebre passo del capolavoro di Cesare Pavese La luna e i falò, che riassume forse meglio di qualunque altro brano cosa significhi rimanere attaccati a una radice.
 
Quelle radici, nella Granda e non solo, si stanno sempre più essiccando. Lo testimonia il fatto che nell’anno 2019 in ben 40 dei 247 comuni della nostra provincia non si è registrata nessuna nuova nascita. Un dato abnorme se si considera che parliamo di un sesto dei comuni cuneesi, ma anche in proporzione alla media nazionale considerando che i comuni italiani a natalità zero sono stati in tutto 328.
 
Lo ricorda un articolo del Post dal titolo Dove non nasce nessuno, che riprende i dati pubblicati dall’Istat. In tutta Italia, segnala la testata, si sono registrate 420.084 nascite, quasi 20mila in meno rispetto al 2018 e oltre 156mila in meno rispetto al 2008. Anche lo scorso anno, come i sei precedenti, ha visto un superamento del record di diminuzione della natalità. La tendenza pare essersi confermata nel 2020, stando ai dati provvisori: nel periodo gennaio-agosto 2020, le nascite sono già state oltre 6.400 in meno rispetto allo stesso periodo del 2019.
 
Secondo l’Istat è ragionevole attendersi una riduzione ulteriore delle nascite quantificata in almeno 10mila unità a fine dicembre. Per valutare i primi effetti della pandemia sulle nascite, invece, serviranno i dati di novembre, dicembre e gennaio, che usciranno tra marzo e aprile 2021. I paesi dove nel 2019 non è nato nessun bambino sono in tutte le regioni italiane, ad eccezione di Toscana e Puglia.
 
Drammatica, come si è detto, la situazione nei territori montani della Granda: in valle Po segnano zero nuovi nati i comuni di Crissolo e Oncino, in valle Varaita quello di Isasca, in valle Bronda il paese di Brondello. A rischio spopolamento la metà dei 14 centri che facevano parte della comunità montana della valle Maira: Canosio, Celle di Macra, Elva, Macra, Marmora, Prazzo e Stroppo, come pure Castelmagno e Montemale di Cuneo in val Grana. In valle Stura lo stesso problema interessa i comuni di Argentera, Moiola, Pietraporzio, Rittana, Sambuco e Valloriate.
 
Spostandoci verso lo spartiacque con la Liguria, troviamo Briga Alta e Caprauna tra i centri dove nello scorso anno non è stato appeso alle porte nemmeno un fiocco rosa o azzurro. A Upega, frazione di Briga Alta, la buona notizia è arrivata solo quest’anno a Santo Stefano: la nascita del piccolo Antonio, figlio dei gestori della Locanda d’Upega, è la prima registrata nella borgata da oltre quarant’anni.
 
Altrettanto preoccupante il quadro delle valli monregalesi, in particolare nel Cebano dove sono al palo in termini di nuovi nati i comuni di Battifollo, Castellino Tanaro, Paroldo, Perlo, Roascio, Sale San Giovanni, Scagnello, Torresina. Sempre nel Monregalese gli abitati di Cigliè, Rocca Cigliè e Pamparato non registrano nessun segno più nell’andamento demografico. Tra l’alta Langa e le valli Bormida e Uzzone, infine, la “zona rossa” a rischio spopolamento si estende su Albaretto della Torre, Bergolo, Cissone, Gottasecca, Gorzegno, San Benedetto Belbo, Torre Bormida e Trezzo Tinella.

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