In provincia di Cuneo 4,54 abitanti ogni 100 percepiscono una pensione di invalidità. Si tratta di un dato tra i più bassi in Italia: la Granda si piazza al 99° posto, al pari di Milano, davanti solo a Treviso (4,52), Novara (4,43), Trieste (4,39), Firenze (4,12) e Prato (3,89), mentre non sono disponibili i dati di Aosta, Bolzano e Trento. Il totale delle pensioni di invalidità erogate in provincia di Cuneo è di 26.384, suddivise in 5.003 prestazioni per invalidità previdenziale e 21.381 per invalidità civile. I numeri sono raccolti in uno studio elaborato dalla Cgia di Mestre sulla base dei dati Inps riferiti al 2024. La provincia che riporta il dato più alto è Reggio Calabria, con 14,99 prestazioni ogni 100 abitanti, seguono Lecce (14,24), Crotone (13,88), Messina (13,48) e Vibo Valentia (13,10). In generale, tutte le prime dieci posizioni sono occupate da province del sud e delle isole. A livello regionale, è la Calabria a guidare la graduatoria con 13,2 pensioni di invalidità erogate ogni 100 abitanti, seguita da Puglia (11,6) e Umbria (11,3). Il Piemonte presenta il dato più basso (5,1) insieme a Lombardia e Veneto. Si stima che nel 2024 la spesa per le pensioni di invalidità sia stata di 34 miliardi di euro, di cui 13 a copertura delle previdenziali e 21 delle civili. In Piemonte l’importo medio mensile è di 500 euro, per una spesa annuale di 1,09 miliardi di euro. L’importo annuale maggiore è quello della Campania, con 2,73 miliardi di euro, quello più basso del Molise, con 0,12 miliardi di euro. Tra il 2020 e il 2024 - osserva la Cgia - le pensioni previdenziali sono diminuite del 14,5% (-152.309), mentre quelle civili sono aumentate del 7,4% (+234.770), anche se buona parte (pari al +6,2%) sono salite tra il 2022 e il 2024. La cessazione del reddito di cittadinanza e il contestuale incremento delle pensioni di invalidità civile sono correlate? “Ufficialmente, - si legge nel rapporto - le due misure rispondono a finalità distinte: il reddito di cittadinanza era stato concepito come strumento di contrasto alla povertà e di inclusione lavorativa, mentre le pensioni di invalidità tutelano le persone con limitazioni fisiche o psichiche riconosciute. Detto ciò, l’abolizione del reddito di cittadinanza ha comunque lasciato vulnerabile una fascia della popolazione caratterizzata da difficoltà occupazionali strutturali. In tale contesto, l’aumento delle pensioni di invalidità civile potrebbe aver rappresentato per molte famiglie l’unica forma concreta di sostegno economico disponibile. Sia chiaro: dimostrare una correlazione diretta risulta impraticabile, sia a causa della mancanza di dati comparabili, sia per la complessità della tematica che coinvolge diritti fondamentali e condizioni sanitarie. Tuttavia, il dubbio che vi sia stata una qualche connessione tra i due fenomeni rimane. In particolare in alcune aree del Paese”. Concentrando l’attenzione sulle pensioni di invalidità civile, - prosegue lo studio - “la macroarea che tra il 2020 e il 2024 ha visto salire maggiormente il numero delle prestazioni è stato il Mezzogiorno con una variazione del +8,4% (+124.933 assegni). Sempre in quest’area geografica tra il 2022 e il 2024 l’incremento è stato addirittura del 7,2%. Nessun’altra ripartizione geografica del Paese ha registrato in entrambi i confronti degli incrementi così importanti. Segnaliamo, altresì, che nel Mezzogiorno è presente una popolazione di 19,7 milioni di persone, mentre nel Nord ne registriamo 26,3 milioni, tuttavia il primo conta 500 mila invalidi civili in più del secondo”. QUI lo studio completo.