Riceviamo e pubblichiamo. Domani, dalle ore 10, inizierà la marcia per Gaza che attraverserà la Valle Maira fino ad arrivare a Dronero domenica mattina. A cui io parteciperò per alcune tappe. La camminata sarà accompagnata da momenti di riflessione, racconti e condivisione su ciò che sta accadendo e su come ci sentiamo: parte di un’umanità che si informa, si preoccupa e si sente sconvolta e impotente di fronte a un “genocidio in streaming”, come lo ha definito la collega Alice Ravinale in Consiglio regionale. Una presenza numerosa sarebbe importante e darebbe un segnale forte sul territorio. Sappiamo che una marcia da sola non cambierà le decisioni dei governi, ma sarà simbolica in contemporanea ad altre iniziative in Italia e nei giorni in cui dal porto di Genova partiranno le navi della Global Summit Flotilla, il più grande progetto umanitario collettivo internazionale, che tenterà di portare aiuti alla popolazione della Striscia di Gaza. Quanto sta avvenendo ci mette davanti a una realtà che conoscevamo, ma non in forma così evidente e grottesca: anche di fronte a prove chiare di crimini contro l’umanità, vediamo un’opinione pubblica spinta ad accettare il paragone tra la sorte di un prigioniero israeliano e migliaia di civili palestinesi uccisi. Che tollera l’uccisione di giornalisti locali, il divieto di entrata di quelli internazionali e lo show pietoso di influencer pagati per distorcere la visione della realtà. Parliamo di una vera e propria discriminazione di massa, che di fatto riconosce un valore superiore a una parte di mondo che si definisce occidentale, moderno e sviluppato. Ma questo dovrebbe giustificare ciò che sta accadendo? È lo stesso meccanismo che ritroviamo anche nelle nostre città e nei nostri paesi, dove la discriminazione verso lo straniero povero viene tollerata. Fino ad arrivare, su larga scala, allo sterminio. In fondo, i CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio) – luoghi in cui vengono trattenuti i migranti in attesa di espulsione – e le condizioni disumane di molte carceri italiane ci ricordano che la privazione della libertà e la negazione della dignità non sono realtà lontane. Partecipare domani alla marcia è una scelta di sensibilità e responsabilità collettiva. Ci vediamo in Valle: si potrà camminare per tutte le 24 ore oppure unirsi a singole tappe. Giulia Marro Consigliera regionale AVS