Riceviamo e pubblichiamo.
Gentile Assessore Riboldi,
Le scrivo con rispetto e profonda preoccupazione per il clima che si sta creando nella sanità cuneese, in particolare nell’area dell’Asl CN1, dell’AO Santa Croce e dei presidi di Mondovì, Ceva e Cuneo.
La vicenda dei radiologi dell’ospedale di Mondovì, con il possibile trasferimento di tre professionisti e del primario, non può essere letta solo come fatto locale o somma di scelte individuali. È il segnale di un disagio più ampio: riguarda attrattività dei presidi, tenuta dei servizi e fiducia tra Regione, territori e professionisti.
Non intendo alimentare uno scontro tra persone che hanno dimostrato valore. Il sindaco Luca Robaldo rappresenta correttamente l’allarme della comunità. Il dottor Giuseppe Guerra ha dimostrato, anche negli anni difficilissimi del Covid, capacità gestionali indiscutibili e senso di responsabilità; anche oggi ha rivendicato iniziative concrete. I professionisti dell’Asl CN1 e del Santa Croce hanno garantito servizi spesso oltre il limite delle forze. Se Robaldo è bravo, se Guerra è bravo, se i professionisti sono bravi, allora forse il problema non è lì: il problema è regionale.
Una parte della provincia percepisce da anni un trattamento non equilibrato. Langhe e Roero oltre ad avere una guida illuminata hanno ricevuto attenzioni e centralità importanti e legittime. Nessuno vuole contrapporre Mondovì ad Alba o Cuneo a Verduno. Ma l’impressione è che a un territorio siano state date risposte rapide e concrete, mentre ad altri siano arrivate soprattutto promesse, sacrifici richiesti e poca fiducia.
La questione delle liste d’attesa ne è una dimostrazione. Un’interrogazione che chiedeva solo chiarimenti su un sistema locale non chiedeva, per quanto risulta, il blocco di uno strumento operativo. Eppure, la risposta regionale è stata il blocco, prima ancora di capire: una scelta percepita come atto di sfiducia. Non si è detto: “Verifichiamo, correggiamo, miglioriamo”. Si è dato il segnale opposto: fermiamo.
Fermare un sistema che, pur perfettibile, aveva dato risultati — e sul quale ad oggi non risulta emersa alcuna illiceità — senza offrire strumenti altrettanto efficaci, ha significato colpevolizzare chi già lavorava al limite, chiedendo di più senza indicare come. Forse timori e cautele regionali hanno prevalso sul dovere di fidarsi di professionisti fino a quel momento riconosciuti per il loro impegno.
Questa ferita è stata compresa più dai cittadini che dalle istituzioni. Riporto, senza nomi, le parole di un medico del territorio inviatemi quando mi ero esposto sui giornali chiarendone il meccanismo del ”sistema Cuneo”: “Grazie per le parole spese a favore di un sistema che funzionava, era trasparente ed evitava una spesa enorme di privato convenzionato. Sto passando giorni difficili e notti insonni, mentre cerco di riportare il reparto all’onore del mondo. Spero che questa analisi possa essere recepita, dove per ora ha trovato solo muri e scherno. Questo a discapito della fiducia tra medici e pazienti, principio primo dell’atto di cura”.
Sono parole che dovrebbero interrogare tutti: non uno sfogo corporativo, ma il segno di una dignità professionale ferita. Mi risulta inoltre che l’Ordine dei Medici di Cuneo abbia chiesto un incontro all’Assessorato per rappresentare queste tensioni prima ancora che esplodesse il caso Mondovì. Se non fosse ancora arrivata risposta, sarebbe un segnale da correggere rapidamente.
Assessore, oggi serve un gesto politico chiaro. Occorre riconoscere il valore strategico dell’Asl CN1, dell’AO Santa Croce e dei presidi di Mondovì, Ceva, Savigliano e Saluzzo; aprire un tavolo stabile con Regione, aziende sanitarie, sindaci, Ordine dei Medici e professionisti; chiarire la vicenda delle liste d’attesa senza delegittimare il lavoro svolto; costruire un piano reale di attrattività del personale per tutta l’area cuneese senza parzialità. Date ai direttori fiducia e supporto concreto.
La provincia di Cuneo non chiede privilegi. Chiede equità, rispetto e fiducia. Chiede che la Regione non lasci litigare tra loro sindaci, direttori e medici, quando il nodo vero è la programmazione regionale. Il rischio non è soltanto perdere alcuni professionisti: è perdere la fiducia. E quando la fiducia si rompe, non bastano comunicati o rassicurazioni: servono atti concreti.
Con osservanza.
Elvio Russi
Direttore del Dipartimento dei servizi Aso e Asl Cn1 Cuneo in pensione