CUNEO - "La Asti-Cuneo può dirsi realizzata: è giusto ricordarne gli artefici"

L'ex consigliere provinciale Paolo Chiarenza ripercorre la travagliata storia dell'autostrada: "In questo caso si può dire che la vittoria ha avuto molti padri"

22/04/2026 08:23

Riceviamo e pubblichiamo.
 
Egregio direttore,
l’autostrada Asti-Cuneo si può dire finalmente realizzata, e da vecchio uomo politico e amministratore cuneese, memoria storica della Destra, credo che sia doveroso ed opportuno un breve ripasso sulla sua funzione strategica e sul giusto riconoscimento dei suoi maggiori artefici. Fu il 3 dicembre 1985, nel salone del Consiglio comunale di Borgo San Dalmazzo, che i tecnici della SATAP (Società concessionaria dell’autostrada Torino-Piacenza-Brescia) illustrarono due bozze di progetto autostradale fra Asti e Cuneo, come collegamento fra la A6 e la A21 e come servizio ad un capoluogo di provincia isolato. Ne sono pionieri il Presidente della Provincia Guido Bonino, l’Assessore provinciale ai Trasporti Pier Giorgio Pagano e l’on. Natale Carlotto.
 
È ovvio che a rivendicare i meriti della realizzazione siano oggi il ministro dei Trasporti Salvini e il governatore del Piemonte Cirio, con il sen. Bergesio, come è logico che da sinistra si avanzino sempre riserve, che rientrano nella logica della sotterranea opposizione di sempre al tracciato, come pure la contestazione aprioristica degli ambientalisti. Quello che non si comprende è l’assenza visibile degli esponenti dell’ex Alleanza Nazionale e di FdI per rivendicare tanti anni di impegno a sostegno della costruzione dell’opera.
 
Cuneo non può più essere vista come “marca di frontiera” ma come provincia cerniera fra le correnti di traffico tra la Pianura padana e il centro-est europeo e la Francia del sud e la penisola iberica: è una dinamica a livello europeo denominata E72. Il percorso non è scelto come collegamento diretto fra i due capoluoghi di provincia Asti e Cuneo; la bretella Cuneo-Massimini di Carrù ha senso come raccordo con l’autostrada Torino-Savona; è un tracciato che equilibra i flussi di traffico verso Torino e verso Savona.
 
È da tenere conto che in data 28 agosto 2001 il Presidente della Provincia di Cuneo Giovanni Quaglia in una lettera al ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi riassume esaurientemente il punto dei lavori dell’autostrada: ”La Asti-Cuneo non potrà ritenersi completamente e pienamente funzionale se non verranno realizzate opere complementari di grande rilevanza”. La denuncia è di ben 25 anni fa!
 
Arriviamo alla conclusiva manifestazione di ieri (lunedì, ndr). Ritengo vada fatta memoria degli artefici più importanti: l’incessante lavoro del Presidente della Provincia Giovanni Quaglia, il determinante apporto dell’assessore provinciale alle Grandi Infrastrutture Francesco Revelli, l’indirizzo progettuale a livello nazionale del viceministro ai Trasporti Ugo Martinat, la Camera di Commercio di Ferruccio Dardanello, l’Unione Industriale di Ottaviano Anselmino e Damiano Piasco, l’impegno politico del sen. Giuseppe Menardi e tecnico dell’ing. Giuseppe Vassallo, nonché l’impegno dell’on. Raffaele Costa e dell’assessore provinciale ai Trasporti Ambrogio Invernizzi che vollero fare stampare a cura della Provincia la storia dell’autostrada, “La strada infinita”. Infine, non si può dimenticare la costante, competente opera di informazione dei giornalisti Giampaolo Garassino, Claudio Puppione e Gianfranco Collidà.
 
In questo caso si può dire che la vittoria ha avuto molti padri.
 
Ringrazio per la pubblicazione, distintamente.
 
Paolo Chiarenza (ex consigliere provinciale)

c.s.