CUNEO - La preoccupazione dei gestori dei rifugi alpini cuneesi: "Dovrebbe esserci il doppio dell’acqua che c’è"

Condizioni difficili in tutte le valli. Tra chi spera nella pioggia e chi si organizza per gli approvvigionamenti, in vista dell'estate in molti non escludono la chiusura anticipata

Il rifugio Quintino Sella al Monviso

Micol Maccario 06/05/2023 07:41

La pioggia e la neve di questi giorni non basteranno da sole a garantire una stagione estiva tranquilla. A dirlo sono molti dei gestori di rifugi piemontesi, preoccupati per l’aumento delle temperature e per la carenza di rovesci invernali e primaverili. 
 
Una volta per raggiungere il rifugio Genova Figari, situato nel cuore del Parco delle Alpi Marittime a 2020 metri s.l.m., era obbligatorio aspettare la metà di giugno perché prima non era raggiungibile e per arrivarci era necessario spesso creare un varco tagliando la neve con la motosega. “Quest’anno non avremo quell’incombenza e, se da un lato può essere bello, in realtà è molto preoccupante”, afferma Susanna Gioffredo. Il Genova Figari ha accesso a una sorgente che però non assicura la portata fino alla fine della stagione, per questo l’anno scorso sono state installate un’altra pompa e due cisterne. “Ma non siamo sicuri che sia la soluzione finale”, aggiunge. È possibile che, se l’acqua mancherà, non saranno garantiti tutti i servizi, come quello della doccia. Nella situazione peggiore si valuterà una chiusura anticipata. Il problema per questo rifugio, come per molti altri, è che “alla fonte dove prendiamo l’acqua - dice Gioffredo - era stato fatto un lavoro all’inizio degli anni del rifugio. Ora però la situazione è cambiata, ospitiamo molte più persone. Sarebbero necessari ulteriori lavori, ma non possiamo finanziare tutto di tasca nostra perché sarebbe insostenibile. Noi cerchiamo di adeguarci, ma non dipende solo dalla nostra volontà”, conclude.
 
In valle Grana, al rifugio Fauniera, “di solito ci sono otto/dieci metri di neve, quest’anno ce ne sono solo due. Le falde sono al minimo storico”, dice il gestore Marco Vittori. L’anno scorso a fine luglio il rifugio - che si trova a 2305 metri - si è trovato in una situazione di grave crisi, per fortuna poi risolta dalle piogge di agosto. “Se l’inizio dell’estate non avrà precipitazioni costanti con almeno un giorno alla settimana di pioggia dovremo ricorrere a cisterne, sempre se il costo sarà sostenibile. Per ora abbiamo acqua fino a fine luglio”.
 
Anche in valle Gesso la situazione è critica. “Il livello del lago delle Portette si è ancora abbassato - spiega il gestore del rifugio Questa Marco Bassino -, ciò indica una carenza idrica importante nella zona. Le precipitazioni sono sempre più scarse”. L’anno scorso la stagione è stata garantita grazie all’immagazzinamento dell’acqua nelle cisterne. “Ricorrere al trasporto idrico con gli elicotteri è molto oneroso. Le previsioni per quest’anno credo saranno ancora peggiori a meno che non piova un po’ d’estate. In casi estremi saremo costretti a una chiusura anticipata”, dice Bassino.
 
Livio Bertaina, che da ventotto anni gestisce il rifugio Livio Bianco, conferma la situazione: “Quest’anno è peggio dell’anno scorso perché non ci sono stati accumuli e quindi la neve va via prima”. Il Livio Bianco però attinge da una sorgente che arriva da quota 2300 metri e che, per adesso, continua a buttare. “Se mancasse l’acqua ai servizi in qualche modo faremo fronte alla situazione perché c’è il lago cinquanta metri più in basso. Nel caso in cui, invece, mancasse l’acqua potabile sarebbe un grosso problema per noi”.
 
Ci sono anche situazioni idriche più positive, come quella del rifugio Garelli, situato sulle Alpi Liguri, nei pressi di Chiusa Pesio. Ma, nonostante la presenza di acqua sia garantita da una buona sorgente, è impossibile non vedere la differenza rispetto agli anni passati. “La sorgente è dimezzata. L’anno scorso abbiamo avuto molta paura”, spiega Guido Colombo, gestore del rifugio dal 1980. “Normalmente sulla terrazza dovrebbero esserci due metri di neve in questo periodo, ma non ci sono. Le temperature poi sono sempre più alte. Oggi, rispetto a quarant’anni fa, la minima del mattino è salita di almeno 10-12 gradi. L’anno scorso alcuni escursionisti sono partiti con 17 gradi all’alba nei primi di giugno, ma siamo a 1970 metri s.l.m.”. Il Garelli ha avuto difficoltà con la produzione di luce perché “ci vorrebbe molta più acqua per fare l’energia. A inizio agosto l’anno scorso eravamo nelle condizioni che solitamente ci sono a fine mese”, dice il gestore.
Anche il rifugio del Laus, in valle Stura, denuncia il problema della corrente elettrica. “Noi con l’acqua produciamo anche la corrente. Se cala tanto io produco poco”, afferma Emilio Belmondo. “Rischiamo di dover ricorrere a un gruppo elettrogeno”. Dal ’98 il gestore non aveva mai riscontrato problemi con la mancanza d’acqua, ma “lo scorso luglio ho visto un grosso calo. Rispetto agli anni prima avevamo poco più della metà dell’acqua. Avevo misurato quattro litri e mezzo al secondo al posto dei soliti sette”. Nel 2022, Belmondo ha integrato molto con il gruppo elettrogeno di sera, nelle ore in cui non c’era nessuno. “Produciamo energia elettrica e mettiamo tutto su batteria, poi assorbiamo da lì. È un impianto con un una corrente abbastanza costante, ma a volte le batterie non riuscivano a riprendersi”. Secondo il gestore “quest’anno sarà peggio dello scorso. Adesso dovrebbe esserci il doppio dell’acqua che c’è”.
 
Al rifugio Quintino Sella al Monviso, nel comune di Crissolo, la situazione sembrerebbe essere migliore se confrontata con il 2022. “È un’ipotesi perché non siamo ancora al rifugio - dice Alessandro Tranchero -, ma le precipitazioni dovrebbero essere superiori rispetto all’anno scorso. Questo però non significa che ci siamo lasciati l’emergenza alle spalle”. Il rifugio è attrezzato per potabilizzare l’acqua non potabile, però “abbiamo capito che nell’estate 2022 ha fatto così caldo da sciogliere le scorte di ghiaccio presenti sotto le morene. È ghiaccio che non credo che qualcuno in vita possa aver visto. Ci era già capitato di rimanere senz’acqua ma non aveva mai fatto così caldo da sciogliere quella di scorta”, aggiunge il gestore.
La situazione al rifugio Soria Ellena al momento è buona perché “c’è poca neve, ma di acqua ce n’è”, dice Luca Galfrè. La previsione è quella di avere acqua per tutta l’estate, anche perché il rifugio è situato “sotto l’ultimo residuo di ghiacciaio presente in Marittime, che è quello del Gelas”. Probabilmente il problema arriverà in futuro perché “l’anno scorso ha piovuto poco, quest’anno anche e le due cose si sommano; quindi, è probabile che avremo davvero dei problemi”. L’ipotesi è remota ma, nel caso in cui non ci sia più acqua, il rifugio chiuderà perché, secondo il gestore, portare l’acqua in alta quota è impensabile. Nonostante la buona situazione del Soria Ellena Luca Galfrè, con quindici anni di esperienza nel settore, ha visto un cambiamento nel tempo. “Posso dire che la situazione è critica”, ha concluso.
 
Il rifugio Prati del Vallone, a Pontebernardo, si inserisce nel piccolo gruppo di quelli che non hanno riscontrato nessun problema. “Abbiamo una sorgente dove c’è l’acqua potabile. Non ho mai avuto difficoltà per ora”, spiega Alessandro Vola. “Nel caso in cui l’acqua mancasse provvederò a tirare un tubo per andarla a prendere più in alto”, conclude.
 
In generale, quindi, le prospettive non sono ottime. E, secondo il gestore del Quintino Sella, “il focus dell’attenzione non è che un rifugio apra o chiuda prima. Ma se un rifugio che storicamente ha sempre avuto acqua, come il nostro, inizia ad avere problemi, bisogna preoccuparsi di quanta acqua c’è ancora nei territori sottostanti”.

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