“Siamo qui non solo per sostenere ventisei lavoratrici e lavoratori. Siamo qui per difendere un principio che riguarda tutti: il lavoro stabile, dignitoso e riconosciuto non è una concessione, è un diritto”. È quanto riportato nel volantino firmato dalle segreterie regionali dei sindacati Slc Cgil e Uil Fpc, che ieri, mercoledì 20 maggio, hanno promosso un presidio di protesta di fronte al Centro Logistico delle Poste di Cuneo, in via degli Artigiani, per richiedere la trasformazione in full time dei contratti di lavoro degli addetti di produzione, assunti nel 2024 con contratto a tempo indeterminato part-time. “Da due anni questi colleghi lavorano con un part time di 18 ore, esclusivamente notturno, mentre i volumi crescono e l’organizzazione del lavoro si regge sul loro sacrificio”, spiegano i sindacati: “Questa situazione non è un incidente: è il risultato di una scelta aziendale che utilizza il part time come strumento strutturale, invece che come eccezione. Questo per noi è politicamente inaccettabile”. “Poste Italiane - si legge nel comunicato - è un’azienda a partecipazione pubblica, che parla di innovazione, sostenibilità e responsabilità sociale. Ma la responsabilità sociale non si misura nei convegni, si misura nei turni, nei carichi, nei contratti. E se un’azienda pubblica non dà il buon esempio, allora il problema non è solo sindacale: è politico. Noi siamo qui perchè la contrattazione collettiva ha senso solo se difende chi è più esposto: chi lavora di notte, chi tiene in piedi il servizio senza avere in cambio la stabilità che merita. E quando l’azienda non ascolta, il sindacato fa quello che deve fare: porta il conflitto fuori dai cancelli, alla luce del sole”. La richiesta è chiara: trasformazione dei contratti part time in full time. “Il servizio lo richiede, perchè la dignità non può essere compressa per ragioni di bilancio. Oggi mandiamo un messaggio preciso: non accetteremo modelli organizzativi che scaricano sui lavoratori le inefficienze del sistema. Non accetteremo che il part time diventi una gabbia. Non accetteremo che la flessibilità sia sempre a senso unico”. “A questi lavoratori diciamo: non siete soli. A Poste Italiane diciamo: il tempo delle attese è finito. E alla politica diciamo: un’azienda pubblica deve garantire lavoro stabile, non precarietà mascherata”, concludono i sindacati, annunciando che la mobilitazione proseguirà anche nelle prossime settimane.