Chi viaggia su treni e bus extraurbani piemontesi ci avrà fatto caso: dallo scorso 1 luglio, il biglietto costa di più. Con aumenti che variano in funzione della fascia chilometrica, fra 10 e 20 centesimi, ma anche della formula di abbonamento scelta dai pendolari: da 10 a 50 centesimi per i settimanali, da 50 centesimi a 2 euro per i mensili, da 4 a 18 euro per gli annuali. L’aumento vale l’1,32% medio in più, ma si somma a una serie di ritocchi che a partire dal 2021 hanno fatto crescere il costo del biglietto del 20% circa. Un discreto salasso, insomma, pur giustificato dalla necessità di parametrare le tariffe del trasporto pubblico locale all’inflazione. “Prima i miglioramenti del servizio, poi gli aumenti” “Non è giusto chiedere ai cittadini di pagare di più per un servizio che, almeno nella nostra provincia, continua a presentare gravi criticità” osserva a questo riguardo Erio Ambrosino, indipendente del Pd, illustrando l’ordine del giorno che il suo gruppo ha presentato nel Consiglio comunale di Cuneo per chiedere alla Regione di congelare i rincari: “Sappiamo che mantenere un servizio pubblico comporta dei costi, tuttavia riteniamo che l’aumento delle tariffe debba andare di pari passo almeno con un aumento della qualità del servizio. Chiediamo che il principio sia semplice e chiaro: prima i miglioramenti del servizio, poi gli aumenti”. Un principio condiviso fra i consiglieri, tant’è che alla fine l’odg passa con 19 favorevoli, 8 astenuti e un solo contrario (Franco Civallero di Forza Italia). Per Paolo Armellini (Indipendenti) è un’occasione per richiamare l’attenzione sull’isolamento di Cuneo: “I disagi sul Tenda bis appena inaugurato, la tratta Cuneo-Ventimiglia che è internazionale solo nel nome. Ci sono progetti, da tempo immemorabile, sul doppio binario per Fossano che non vanno avanti e uno stato d’incuria della stazione”. Claudio Bongiovanni (Cuneo Mia) rivendica dal canto suo il lavoro fatto insieme a comitati e associazioni, in particolare il Comis che già a marzo aveva chiesto alla Regione di bloccare gli aumenti: “’Meno tasse per tutti’ è lo slogan di chi gestisce Stato e Regione, ma in qualche modo deve rifarsi dei buchi generati nel bilancio e colpisce il ceto medio: non sono certamente i benestanti e l’alta borghesia i maggiori fruitori dei mezzi pubblici”. “La gente inizia a chiedersi se convenga di più usare l’auto, viene meno l’utilità del mezzo pubblico” avverte Elio Beccaria (Cuneo Civica), mentre Silvano Enrici (Centro per Cuneo) ricorda: “Negli anni Sessanta andavo a Torino in 50 minuti di treno, oggi i tempi sono molto più lunghi. Ma il ministro dei trasporti si interessa più delle carceri che dei trasporti”. “Al liceo di Limone - fa notare Carlo Garavagno del Partito Democratico, richiamando l’attenzione sui pendolari della scuola - abbiamo 80 studenti che spesso non riescono ad arrivare a scuola in treno: è successo anche questo, è un tema diritto allo studio”. Maria Laura Risso (Centro per Cuneo) menziona la “scelta lungimirante” della Regione che con il progetto Piemove ha consentito agli studenti di viaggiare gratis sui mezzi urbani in varie città: “La stessa scelta dev’essere fatta per i trasporti ferroviari”. “Ma senza gli aumenti si rischia un circolo vizioso” Qualcuno avanza dubbi, di metodo ma anche di sostanza, sulla richiesta avanzata alla Regione. Su tutti il capogruppo di Centro per Cuneo Vincenzo Pellegrino: “L’adeguamento tariffario di luglio è l’applicazione di una norma del 2013, pensata per proteggere le risorse del trasporto pubblico dall’inflazione e dal rincaro dei costi operativi. Congelare questa entrata, senza coperture alternative, significa privare le aziende dei fondi per il rinnovo dei mezzi e innescare un circolo vizioso che porta a tagli e a un peggioramento dei servizi”. Meglio, sostiene il centrista, “la richiesta di compensazioni e agevolazioni mirate per anziani e fasce deboli”. “Ho perplessità sull’utilità di questi ordini del giorno - argomenta Nino Pittari, indipendente di maggioranza - perché, al di là della sostanza veritiera, non si sa dove reperire i fondi per cambiare realmente le cose. I fondi sono stati dirottati negli armamenti e in strutture come il ponte di Messina”. Ugo Sturlese (Cuneo per i Beni Comuni) taccia invece l’iniziativa del Pd di appartenenza alle “solite scenette pre elettorali”: “Nelle classi dirigenti cuneesi non c’è nessuno che può tirarsi fuori”. La sindaca Patrizia Manassero non raccoglie il guanto di sfida e parla invece, con qualche scetticismo, della proposta di convocare ulteriori tavoli sul tema dei rincari: “Penso non si possa ‘morire’ di tavoli. In Provincia è stato costituito un tavolo di monitoraggio che segue anche la ferrovia Cuneo-Ventimiglia, accanto a questo tavolo c’è quello con i pendolari e permette la condivisione di molte notizie”. Perché i treni non arrivano (sempre) sul binario 1? Fra le richieste avanzate dal proponente Ambrosino spicca quella “di favorire ove possibile l’utilizzo del primo binario da e per Torino, soprattutto nei casi - e sono tanti - di indisponibilità degli ascensori”. “Non ci vuole né il ministro dei trasporti né l’assessore regionale, dovrebbe occuparsene il capo stazione” replica il forzista Civallero. Bongiovanni, però, invita a non semplificare: “Per onestà intellettuale devo dire che tecnicamente non è sempre possibile arrivare sul primo binario, forse si potrebbe farlo più di frequente”. È sempre l’esponente di Cuneo Mia a sollevare invece un’altra questione di carattere tecnico: “Chi va a Torino, intorno alle ore 19-20 alla domenica, non può fare il biglietto online: si viene ribaltati sul capo treno che li fa manualmente. Sono due domeniche consecutive che succede”.